16 marzo 2017

Riduzione in schiavitù, sequestro di persona e violenza sessuale: con queste accuse il personale della Squadra Mobile e del Commissariato di Gioia Tauro, ha sottoposto a fermo d’indiziato di delitto J.O., una nigeriana attualmente domiciliata presso la tendopoli di San Ferdinando.
La donna, insieme al fratello, S.O., arrestato a novembre dell’anno scorso, avrebbe sequestrato e ridotto in schiavitù una connazionale 20enne, B.I., approfittando della sua situazione di vulnerabilità, mantenendola in uno stato di soggezione fisica e psicologica continuativa, oltre che tenendola segregata, in condizioni igieniche pessime, in una stanza di un appartamento di Rosarno, costringendola a prostituirsi.
La vittima sarebbe stata anche obbligata a versare loro l’intero importo di ogni prestazione sessuale,minacciandola di infliggerle lesioni personali e di uccidere i parenti nel suo Paese di origine, se non si fosse prostituita per riscattare il debito di 20 mila euro contratto per raggiungere l’Italia.
LE INDAGINI, coordinate dalla Procura della Repubblica di Palmi, hanno avuto inizio nel mese di novembre 2016, quando la Squadra Mobile venne a conoscenza che a Rosarno era stata segregata e tenuta sotto stretta sorveglianza da un uomo e una donna di colore, una giovane nigeriana che veniva costretta, insieme ad altre sue connazionali, a vendere il suo copro.
La ragazza era riuscita a mettersi in contatto e a chiedere aiuto ad un suo amico, un connazionale residente nel centro Italia, al quale aveva fornito alcune indicazioni di massima sul luogo dove si trovava. Nel corso delle conseguenti ricerche, gli investigatori, insieme al personale del Commissariato di Polizia di Gioia Tauro, individuarono l’abitazione all’interno della quale era presente la vittima insieme al suo sfruttatore e ad altre due ragazze costrette a prostituirsi.
Nell’appartamento gli agenti constatarono che le donne vivevano in stanze di piccole dimensioni, con alcune brandine, in condizioni igienico-sanitarie estremamente precarie.
La vittima, B.I., sentita dagli investigatori, riferì che le sue peripezie erano, iniziate nel giugno 2015: che veniva costretta a prostituirsi con numerosi soggetti, a tutte le ore del giorno e della sera, e che per la prestazione i suoi aguzzini chiedevano 10 euro che riscuotevano direttamente dai clienti.
Nel momento dell’irruzione, la “sfruttatrice”, dichiarata dalle vittime come la sorella dell’arrestato, non era presente nell’abitazione e risultò irreperibile alle ricerche.
Nella giornata del 9 marzo scorso, però, nell’ambito dei servizi di controllo straordinario del territorio, la donna è stata rintracciata all’interno della tendopoli e arrestata. Il fermo è stato convalidato dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Palmi che ha applicato la custodia in carcere.


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