1 novembre 2015

GB - Lesbica abbandonata dalla compagna, per vendetta uccide il figlio dell’ex coppia
Come di prassi per le madri infanticide, i giudici ne mascherano la responsabilità adducendo la depressione post partum
9 marzo 1998 - Una tragedia. E' finita così la storia di due lesbiche inglesi che hanno messo al mondo un figlio con gli spermatozoi di un amico e hanno poi cercato di crescerlo nell'inconsueta famiglia. Quando e' stata abbandonata dalla compagna, la madre biologica ha perso il controllo: ha preso il piccolo, lo ha annegato nella vasca da bagno e gli ha stretto una corda attorno al collo per essere proprio sicura che fosse morto.
Carol Stokes - questo il nome della madre processata per infanticidio - ha 32 anni e si era innamorata di Colleen O'Neil nel 1994, dopo averla conosciuta tramite un annuncio di giornale per "cuori solitari" ("Signora tranquilla vuole incontrare una donna amichevole"). Carol e Colleen hanno messo su casa vicino a Cardiff, la capitale del Galles, e a un certo punto hanno sentito il forte bisogno di un figlio a completamento del loro ménage.
Si sono rivolte allora a un amico sposato, che ha prestato volentieri il suo sperma per l'inseminazione artificiale di Carol. E' nato un bel maschietto, Lewis, e tutto e' filato liscio fino a quando l'amore tra le due donne non si e' spento. Carol non ha sopportato la rottura, consumata nello scorso ottobre, e una settimana dopo ha preso il figlio di sedici mesi e l'ha soffocato nell’acqua.
"Quando mi hanno detto che avrebbero avuto un figlio assieme - ha raccontato in aula Ethel Stokes, madre dell'imputata - rimasi inorridita, ma non riuscii a far cambiare idea a mia figlia. Era felice quando trovò un amico per l'inseminazione, ma capii che non poteva funzionare. Quando Lewis nacque, Colleen era al settimo cielo e in ospedale si mise a danzare e canto': "sono padre, sono padre”.
Ethel Stokes si e' detta convinta che "se Carol avesse avuto un rapporto stabile e normale con un uomo la tragedia non sarebbe successa”.
Per Carol Stokes il tribunale di Cardiff ha ieri ordinato il ricovero a tempo indeterminato in un ospedale psichiatrico. Ha infatti preso atto che dopo il parto la donna aveva perso in parte la capacità di intendere e volere in seguito a una grave forma di depressione e in un'occasione cercò di uccidere se stessa e il bambino con le scariche elettriche. L'avvocato difensore ha insistito sul tasto che i servizi di assistenza sociale hanno una certa responsabilità nel dramma: avevano inserito Lewis in una lista di bambini a rischio, ma non sono poi intervenuti come avrebbero dovuto.

USA - Coppia lesbica tortura bambino di 7 anni
21 novembre 2007 - Il piccolo Sean G. di 7 anni è stato trovato mentre vagava in un parco e elemosinava cibo. Il povero bambino pesava solo 17 kg. Viveva presso la coppia lesbica S.S. (45 anni) e J.L.M. (26 anni), ora accusate di abuso su minore aggravato.
Le due vengono accusate di averlo costretto a bere shampoo, di averlo bruciato con sigarette, drogato con un narcotico per adulti, minacciato con un coltello, legato per i polsi e costretto a stare in posizione verticale per ore, costretto ad usare un armadio come gabinetto, di avergli amputato l’alluce del piede sinistro, che era rotto.
Aveva ustioni da corda sui polsi, essendo stato lasciato appeso ad un lampadario. La testa di Sean era coperta di lividi e bozzi, ritenuti essere segni di pugni o colpi inferti con altri oggetti. Aveva ustioni sui lati delle orecchie, ritenute essere causate dall’essere stato trascinato. Il dottore che ha fornito le prime cure teme che i calci ripetuti possano avergli danneggiato gli organi interni.

Le donne non hanno fornito giustificazioni per gli abusi. Le due sono state arrestate e si accusano a vicenda di avere guidato gli abusi. Nel timore che gli abusi venissero notati, non hanno permesso al piccolo di frequentare la scuola; e ci si chiede come mai nessuno ha notato quello che stava accadendo prima che il piccolo riuscisse a salvarsi da solo. Il piccolo è parente di una ex compagna della lesbica più anziana, che si era procurata un falso certificato di nascita.
Il piccolo Sean è stato ricoverato in ospedale: il dottore Dobson crede che riuscirà a riprendersi e commenta “da 35 anni che faccio questo lavoro, non avevo mai visto un bambino brutalizzato in così tanti modi”.

Olanda - Lesbica violenta per due anni figlia della compagna, la quale era complice
6 settembre 2009 - Una donna olandese di 35 anni e' stata condannata a 5 anni di reclusione per lo stupro dell'allora quattordicenne figlia della sua compagna mediante l'uso di un vibratore.
La cinquantenne madre della vittima è stata condannata a 2 anni (condanna con sentenza sospesa, una specie di probation all’americana, in poche parole non va in galera) per aver acconsentito allo stupro e non essere intervenuta in alcun modo in difesa della figlia.
La trentacinquenne di Hardenberg aveva una relazione con la madre della vittima e la coppia viveva insieme a Neerpelt in Belgio. La trentacinquenne voleva avere rapporti sessuali con figlia quattordicenne della sua partner. La madre minacciava la ragazzina di non portarla con loro quando la coppia sarebbe emigrata in Australia se non avesse acconsentito alle pretese sessuali della sua compagna.
A causa di ciò la ragazza è stata stuprata almeno una volta alla settimana mediante l'uso di un vibratore, nel periodo compreso tra luglio 2004 e gennaio 2006.
Alla fine la madre ha deciso di denunciare la sua compagna per stupro, e il tribunale ha ordinato l'immediato arresto della trentacinquenne olandese che è stata condannata a 5 anni di reclusione e all'interdizione dal partecipare ad attività con minori.
La corte ha biasimato particolarmente l'imputata per la sua evidente mancanza di valori e di morale e ha ordinato un risarcimento a favore della ragazza, ora diciassettenne e di suo padre.
link alla notizia tradotta:
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Besana in Brianza - Madre lesbica coinvolge figlio 16enne in sesso a tre

Per salvarla la dichiarano "incapace d'intendere e di volere al momento del fatto"
10 ottobre 2009 - Una madre che coinvolge il figlio di neanche 16 anni in rapporti sessuali incestuosi, aperti anche ad una "amica convivente" e fotografati su commissione di un terzo conoscente, un bergamasco, che riceveva gli scatti via mms.
Una storia agghiacciante di presunti abusi fisici e psicologici, che ora è arrivata a processo davanti al collegio di giudici del Tribunale di Monza presieduto da Italo Ghitti. Una vicenda di degrado sociale e familiare che risalirebbe al 2007 e che è già passata attraverso alcune fasi di giudizio dagli esiti che lasciano a bocca aperta.
In udienza preliminare la madre del ragazzo, che ora è stato dato in affido a un’altra famiglia, è stata completamente prosciolta dalla pesante accusa di concorso in violenza sessuale, perché una perizia psichiatrica disposta dal giudice d’ufficio l’ha dichiarata completamente incapace di intendere e di volere quando si sarebbero consumati gli abusi. Inferma di mente ma non socialmente pericolosa, secondo la stessa perizia psichiatrica. Quindi la donna - una quarantenne di un paese dell’Alta Brianza - è tornata alla sua vita normale, con un certificato penale assolutamente pulito: quindi potrebbe commettere altri reati analoghi su altri ragazzini indifesi.
Al processo al Tribunale di Monza sono invece imputati l’"amica" della quarantenne, che risulta risiedere nel Lecchese, ma abitava da qualche tempo dall’"amica", da quando aveva lasciato la casa coniugale.
Le imputate, dal canto loro, negano le accuse, rappresentate in aula dal pubblico ministero Alessandro Gentile. A raccontare gli abusi subìti è stato lo stesso 16enne, che era già in contatto con i servizi sociali perché in passato già tolto ai genitori.
Il padre era totalmente all'oscuro

13 ottobre 2009 - Non aveva nemmeno 16 anni quando ha trovato il coraggio di raccontare tutto. Era poco più che un bambino quando, davanti agli assistenti sociali che lo seguivano per uno specifico programma di reinserimento in famiglia, ha raccontato degli abusi subiti da sua madre e dall’"amica" di lei, dei rapporti incestuosi, delle foto scattate col cellulare e poi spedite, via Mms, a un uomo della Bergamasca ora accusato di istigazione alla violenza sessuale. A distanza di due anni la vicenda è finita nella mani del giudice Italo Ghitti, in un processo a porte chiuse presso il tribunale a Monza.
La madre del 16enne nella fase istruttoria dell’inchiesta è stata dichiarata incapace d’intendere e di volere ma non socialmente pericolosa, e quindi prosciolta dalla gravi accuse di concorso in violenza sessuale. Accuse, dalle quali invece si dovrà difendere l’"amica", una donna quarantenne, residente nel Lecchese, che all’epoca dei fatti viveva con la madre e il 16enne.
La posizione del padre del ragazzo è parsa fin da subito chiara: l’uomo viveva con la convivente ma era totalmente all’oscuro di cosa stesse succedendo all’interno delle mura domestiche.
La situazione familiare era comunque molto degradata, tanto che anche gli altri due fratellini più piccoli erano stati allontanati ed affidati ai servizi sociali. La vittima, invece, stava seguendo uno specifico programma di reinserimento in famiglia e per questo motivo viveva a casa. Dopo il racconto ai Servizi sociali, il ragazzo è stato immediatamente allontanato della famiglia d’origine ed affidato a nuovi genitori, dove da due anni cerca solo di dimenticare e costruirsi una vita.
22 aprile 2010 - Giravano scene hard con un ragazzino adolescente e poi le inviavano col telefonino ad un uomo: filmini ai quali prendeva parte anche la madre del ragazzo.
E' di sette anni di reclusione e cinquantamila euro di multa - con le accuse di concorso in atti sessuali con minore e produzione di materiale pedopornografico - la condanna pronunciata ieri del tribunale nei confronti di una donna di 42 anni di Monticello Brianza. Non imputabile, invece, la madre del ragazzo, a causa delle sue condizioni precarie di salute mentale.
Il verdetto di colpevolezza è stato emesso per l'"amica" della madre 40enne, una donna ospitata nell'appartamento di Besana Brianza in cui, nel 2007, si è consumata la vicenda. Quattro gli episodi contestati dalla pubblica accusa, rappresentata dal sostituto procuratore Alessandro Gentile, che ha chiesto una pena a sei anni, anche inferiore a quella pronunciata dal collegio presieduto da Italo Ghitti.


GB - Madre lesbica uccide con l’amante la figlia “posseduta”
aggiornamento del 6 marzo 2015
Orrore in Gran Bretagna dove una madre lesbica musulmana ha massacrato la figlia di 8 anni dopo essersi fatta convincere dall'amante che la piccola, Ayesha, fosse l'incarnazione del male.
La madre-killer, riferisce il Daily Mail, si chiama Polly Chowdhury e ha 35 anni mentre l'amante istigatrice del delitto e' la 43enne Kiki Muddar. Entrambe sono state condannate per omicidio preterintenzionale.
Ayesha pesava solo 21 chili quando venne trovata senza vita il 29 agosto 2013 nella casa di Chadwell Heath nella zona orientale di Londra. Sul suo corpo vennero scoperte 56 ferite (lividi e bruciature, e perfino un morso profondo sulla schiena inflitto dalla madre convinta di essere un vampiro); un ultimo colpo alla testa le fu fatale; ferite inferte nelle 48 ore precedenti il decesso.
La corte suprema penale dell'Old Bailey non e' riuscita pero' dimostrare chi abbia inflitto l'ultimo colpo letale. Solo per questo le due donne hanno evitato la condanna ad omicidio di primo grado.
Secondo la ricostruzione dell'accusa, la Muddar, vicina di casa della Chowdhury, grazie alla forte presa sulla donna dalla debole tenuta mentale, la convinse (con espedienti messianici e strani riti horror) prima a cacciare il marito di casa e poi le fece credere che la figlia fosse il diavolo. Cosi' facendo la porto' a commettere un'inimmaginabile serie di abusi, cui la Muddar partecipava sadicamente in modo attivo, sulla piccola.
La povera Ayseha nel diario trovato dalla polizia si disperava per il suo continuo tormento nonostante cercasse con tutte le sue forze di "essere buona" per non far arrabbiare la madre e la sua amante che, oltre a picchiarla e a spegnerle sigarette sulla pelle, le facevano fare bagni gelidi e l'alimentavano con la forza, fino a farla ammalare. La notte prima del suo assassinio fu la Muddar - ha rifertio la polizia secondo il Daily Mail - a "colpirla senza pieta'" con il soffione della doccia. Fu sempre la Muddar a chiamare il 999 (il numero delle emergenze in Gran Bretagna) e, secondo la registrazione, quando l'operatore le chiese cosa fosse successo, rispose con torno gelido: "era una bambina disobbediente e la mamma pensava fosse posseduta dal demonio".
Distrutto, il padre e' scoppiato in lacrime in tribunale e ha ricordato commosso quale splendida bambina fosse la sua Ayesha.

USA - Tenevano i 3 figli incatenati al muro e denutriti, arrestata coppia lesbica 
22 aprile 2014 - Tenevano una figlia incatenata al muro e altri due in condizioni di denutrizione. Per questo è stata arrestata una coppia di donne in California.
I piccoli vittime di maltrattamenti hanno 8, 5 e 3 anni. Eraca Craig, 31 anni e Christian Jessica Deanda, 44, sono accusate di atti di crudeltà e di aver tenuto segregati dei minori.
«Il bambino più grande sembrava essere uscito da un campo di concentramento – ha dichiarato lo sceriffo della contea di Monterey Scott Miller dopo la liberazione dei piccoli avvenuta in una casa a 60 miglia a sud di San José, in California – si tratta di un caso particolarmente delicato.
A quanto sembra il bersaglio principale degli abusi era la figlia di 5 anni che era tenuta incatenata al muro da un collare o da una cavigliera, mentre i due maschi avevano lividi e segni di malnutrizione.La casa era in uno stata di grave degrado.
La figlia di 5 anni e il bambino di 8 erano stati adottati legalmente dalla coppia, mentre il piccolo di 3 anni è figlio biologico di una delle due donne. La bambina di 5 anni era tenuta legata per evitare che prendesse del cibo. È stata ricoverata per diversi giorni a causa dello choc».
Secondo gli inquirenti la coppia si stava preparando a un trasferimento in un’altra località. Eraca Craig, per un certo periodo è stato un agente carcerario.

USA - Coppia lesbica tortura per mesi il figlio di 5 anni davanti ai fratelli
14 gennaio 2016 - Una coppia lesbica di Muskogee, in Oklahoma, è sotto accusa per violenze nei confronti di un minorenne. Secondo la polizia, Rachel Stevens, 28 anni, e Kayla Jones, 25, avrebbero colpito a martellate, frustato con una cintura e torturato uno dei tre figli di Rachel, 5 anni, a tal punto da causargli colpi apoplettici e convulsioni.
Le due, che vivono insieme da 18 mesi con i bambini, sono state incriminate per abusi su un minorenne, lesioni e abbandono di minore. 
La vicenda è venuta alla luce all'inizio di dicembre, quando il bimbo fu portato al St John Medical Center di Tulsa in preda a convulsioni e con lesioni sul viso. I medici, dopo aver riscontrato che il piccolo era malnutrito e aveva alcune ossa rotte, chiamarono la polizia.
Gli agenti, interrogando il bambino, hanno appurato tra l'altro, che le due donne lo legavano, gli mettevano nastro adesivo sugli occhi e lo tenevano in una stanza chiusa. Il piccolo ha raccontato come la madre lo colpisse sulla mano con un martello e come tutte e due lo frustassero con una cinghia su tutto il corpo, senza tralasciare il calcio al basso ventre che gli fu sferrato dalla matrigna con tanta violenza da farlo sanguinare.
Abusi che, secondo gli investigatori, sono andati avanti per molti mesi. Il bimbo, a un mese dal ricovero, è ancora in ospedale: per guarire le ferite e le fratture serve un po' di tempo. Per guarire i traumi psicologici ne servirà molto di più.
Ora Rachel e Kayla dovranno comparire a fine mese in tribunale per rispondere della loro crudeltà, mentre il fratello gemello del bimbo e la sorellina di sette anni sono stati presi in custodia dal Department of Human Services: la polizia ritiene che non abbiano subito maltrattamenti fisici, ma certamente, dopo aver visto cosa ha subito il fratello, avranno bisogno anche loro di un forte sostegno psicologico.


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