16 ottobre 2015


Chi è la madre orchessa? Una donna dalla doppia personalità. Che in moltissimi casi è stata abusata da bambina. E non resiste alla tentazione di violentare minori, nella stragrande maggioranza dei casi familiari. Queste le battute iniziali dell’intervista alla Dott.ssa Barbara Mezzani, specializzata in psichiatria e autrice del blog SOS Psiche Femminile.

Lei come definirebbe la pedofilia?
L’esatto opposto di ciò che intendevano i greci con “paidós” e “-filia”, ossia amore e affetto verso i bambini. La pedofilia è, invece, un perverso, impellente bisogno di manifestare la propria sessualità nei confronti di chi la può solo subire: i minori.

Quali sono le differenze tra un pedofilo e una pedofila?
Tra un pedofilo e una pedofila vi sono quattro sostanziali differenze.
La prima: la pedofilia nelle donne ha una radice più emotiva rispetto a quella maschile. In genere è la manifestazione di una forma di bassissima autostima che le spinge ad autoflagellarsi.
La seconda: a differenza dei maschi, che generalmente usano solo l’organo genitale, le donne abusano della vittima con tutto il corpo.
La terza, e forse la principale, riguarda la scelta del tipo di vittima. Perché le donne tendono ad abusare di minori con i quali hanno un legame di parentela. Cosa che le spinge, nella stragrande maggioranza dei casi, a ricorrere a tecniche di dissimulazione. Come quella di utilizzare i momenti di cura quotidiana dei piccoli (ad esempio il bagnetto) per toccare i loro corpi.
La quarta, ed ultima differenza, è che tra le “orchesse” è molto diffusa la para-pedofilia. Che consiste nel coinvolgere anche maschi in situazioni nelle quali sono principalmente “registe” e testimoni della violenza.

Nel corso della Sua esperienza, quali sono stati i casi più difficili che ha affrontato?
Ce ne sono stati tanti. Ricordo bene quello di una madre che abusava ripetutamente di suo figlio perché era l’unico modo in cui riusciva a sentire e stabilire un legame affettivo con lui.
Oppure, quello di una ragazza poco più che ventenne che violentava le sue due cuginette, senza riuscire a fermarsi, pur sentendosi in colpa. Essendo quella l’unica forma di sessualità vissuta.
Forse, però, il caso più eclatante è quello di una madre che faceva prostituire la figlia ancora bambina. Provando estremo piacere nel vedere i diversi uomini avvicendarsi sul suo piccolo corpo. Nonostante la profonda consapevolezza che si trattasse di un’atrocità.


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