4 gennaio 2015

Stanno diventando sempre più spietate le donne di Isis. Secondo le testimonianze raccolte dagli attivisti Raqqa is being Slaughtered Silently, la brigata femminile Al Khansa, creata dai jihadisti a Raqqa, nella capitale dello Stato islamico, per controllare l’applicazione delle norme imposte dalla Sharia, si sta macchiando di terribili crimini tra cui la tortura.
Queste donne circolano per le strade della città armate e completamente velate, per andare a caccia di concittadine che non hanno il velo abbastanza spesso o che non indossano i guanti. Alcune di esse sono anche straniere, mogli al seguito dei cosiddetti foreign fighters.

Una testimone, di 24 anni, racconta di essere stata arrestata dalle donne della brigata perché aveva un abito considerato non appropriato. La ragazza spiega di essere stata arrestata. «Mi hanno preso e portato in una camera di tortura. Mi hanno detto se volevo scegliere tra la frusta e il “biter”». Il biter è un strumento di tortura usato dalla brigata e già noto nel Medio Evo per strappare e dilaniare il seno delle donne. «Io non sapevo cosa fosse questo biter e così l’ho”scelto” pensando fosse meno doloroso».
La testimonianza continua con il resoconto delle torture subite attraverso questo strumento. «La mia femminilità è stata completamente distrutta, è una cosa insostenibile. E io non sono stata l’unica a subire questa tortura, c’erano un sacco di donne nel quartier generale e la loro situazione era tragica». 

Un’altra testimonianza arriva da una infermiera di 26 anni che è riuscita a scappare. Questa donna racconta di essere stata bloccata da una jihadista della brigata mentre cercava di prestare soccorso a una paziente che aveva avuto un infarto. «Mi si è avvicinata urlando che non aveva il velo e non indossava i guanti. Io all’inizio non capivo, pensavo parlasse dei guanti medici. Poi mi hanno costretto a coprirle il volto anche se cercavo di spiegare che non si può fare così con una donna che è in arresto cardiaco e fatica a respirare». Morale, la paziente è morta mentre l’infermiera ha raccontato l’accaduto dopo essere riuscita a scappare.
«La cosa più importante per loro non è la salute ma l’applicazione della Sharia». Tra gli abusi di questo gruppo c’è anche il tentativo di tenere lontano le giovani dalle scuole e spingerle al matrimonio. Ma non solo. Queste donne pattugliano le strade e impongono blocchi stradali per controllare la “moralità” della città.


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