omicidi in famiglia: uno su tre è maschicidio

immagine di repertorio
25 aprile 2017















Sono circa 3,8 milioni gli uomini in Italia che hanno subito abusi per mano femminile. Tra loro ogni anno più di cento telefonano ai centri anti-violenza per denunciare casi di stalking o reati sessuali.
E per i giovani il dato è allarmante: nel 2014 gli abusi hanno riguardato il 39% dei ragazzi rispetto al 35% delle coetanee italiane.
Questa la radiografia che emerge da un'analisi condotta dall'Adnkronos basata sui principali studi di settore.
Numeri che accendono i riflettori su un fenomeno ''sommerso e sottovalutato'' come denuncia Pasquale Giuseppe Macrì, docente dell’Università di Arezzo che ha realizzato il primo ed unico studio sul tema nel 2012. L'esperto calcola che i 4 milioni di uomini abusati rappresentino il 18,7% del totale della popolazione maschile italiana tra i 18 e i 70 anni. Come a dire che due maschi su dieci nel nostro Paese subiscono molestie, ma pochi lo denunciano.
La nostra ricerca non ha valore antitetico rispetto agli studi sul femminicidio - spiega Macrì all'AdnKronos - ma serve per valutare in modo completo le dinamiche sesso correlate legate alla violenza. Parlando di violenza sugli uomini c'è una mancanza di informazione e di cultura. Ci sono dei blocchi: l'imput culturale di non rappresentarsi l'uomo come vittima è forte. Ecco spiegato perché in molti casi l'uomo tace.
In altre parole la maggioranza delle persone sembra non concepire l’uomo come vittima e tanto meno crede possa subire una violenza sessuale. Un pensiero che è stato confutato da diversi studi, concordi nel dire che per un uomo rispondere sessualmente alle molestie da parte di una donna non significa dare consenso all'atto. L'erezione, evidenziano diversi ricercatori, può verificarsi in una varietà di stati emotivi tra cui la rabbia e la paura. Il pregiudizio è però diffuso tanto da rendere quasi impossibile per gli uomini denunciare gli abusi.

Gaia Mignone, sociologa con specializzazione in criminologia, da tempo opera nel centro anti-violenza Ankyra, e spiega che il primo scoglio da affrontare è legato agli stereotipi.
Riceviamo tra le 80 e le 100 telefonate l’anno da tutta Italia - racconta all’AdnKronos - in genere si tratta di uomini vittime di violenza domestica e stalking'. La difficoltà maggiore che affrontano è la vergogna nell'ammettere di subire abusi da parte di una donna, per un uomo è squalificante secondo la mentalità comune che c’è oggi, e così fanno fatica a denunciare. L'atto di sedersi in Questura di fronte a un carabiniere o a un poliziotto è complesso, specialmente quando si parla di violenza sessuale.
Su questo tema Stiritup, progetto europeo che tratta la violenza nelle coppie giovani, nel 2014 si è concentrato su cinque Paesi europei tra cui l’Italia. Il risultato è che il numero di vittime maschili di molestie supera quello femminile.
I giovani uomini sembrano una categoria a rischio anche secondo la rivista dell'American psychological association che parla di 4 uomini su 10 che tra scuola superiore e università sarebbero stati costretti ad avere rapporti non consensuali. Nel 31% dei casi la coercizione sarebbe stata verbale, nel 18% fisica e nel 7% dei casi attraverso la somministrazione di droghe. Il 95% degli intervistati ha spiegato che a mettere in atto le violenze o le molestie sarebbero state delle donne.
Ma cosa può portare una donna a diventare aggressiva?
Nella maggior parte dei casi - spiega Mignone - abbiamo riscontrato una familiarità della donna con la violenza. Le persone che diventano violente hanno spesso un passato di violenza sia fisica che assistita. In genere la violenza psicologica è il primo gradino da cui poi si passa a quella fisica.
Per gli uomini che subiscono abusi sembra poi particolarmente difficile uscire dalla relazione violenta, sia per una questione di dipendenza affettiva sia perché spesso ci sono figli e temono di perderli. A riguardo una ricerca statunitense del 2007 riporta che la minaccia di 'portarsi via i bambini' è stata usata nel 67,3% dei casi di maltrattamento contro i partner.
Ankyra che ha sede a Milano dà un quadro preciso anche della realtà locale.
Su capoluogo e provincia abbiamo accolto, seguito e monitorato trenta uomini con colloqui vis a vis - aggiunge la dottoressa - possiamo affermare che tutti si trovano ancora all’interno della loro relazione. Noi forniamo assistenza legale e psicologica ma cerchiamo anche di dare loro il tempo di maturare una decisione rispetto alla loro condizione.
Secondo i dati della Questura di Milano, nel 2013 sono state 1.498 i maltrattamenti in famiglia per mano femminile, così come sono state 975 le denunce per stalking avanzate da uomini nei confronti di donne. Tra i comportamenti più frequenti le telefonate, l'invio di mail e sms incessanti, la ricerca insistente di colloqui e il danneggiamento di beni.
Il fenomeno della violenza da femminile a maschile resta però poco conosciuto, tanto che denunce e richieste d’aiuto sono oggi l’eccezione. Se le donne hanno diverse strutture a cui rivolgersi in caso di abusi per gli uomini in tutto il Paese sono solo due.
Se un medico dovesse non accogliere un malato che ha una patologia rara e poco conosciuta, non farebbe il suo dovere; pertanto facendo una sorta di parallelismo, un Paese civile dovrebbe aiutare tutte le persone che vivono un disagio, a prescindere dall'appartenenza di genere o dalle quantità, conclude la dottoressa Mignone.


Lo raccontano i fatti di cronaca e lo certificano le ricerche statistiche: la violenza all’interno della coppia è reciproca. Eppure – dai media alla politica fino alla vulgata comune – si parla solo di femminicidio.
Barbara Benedettelli sposta la lente di ingrandimento sul lato oscuro e tabù dell’amore malato e violento, ovvero quello delle donne che odiano gli uomini. Un inquietante inchiesta tra decine di casi: omicidi, ricatti sulla pelle dei figli, gelosie, senso di possesso.
Perché le donne saranno pure statisticamente più spesso vittime, ma quando oltrepassano il limite agiscono esattamente come il peggiore bruto femminicida. 
Come si legge nel pamphlet, a
una lettura attenta dei dati del rapporto Eures sulle Caratteristiche e profili di rischio del femminicidio del 2015, rileva per il quinquennio 2010-2014 un totale di 923 vittime di omicidio avvenuto nel contesto familiare o di coppia: 578 femmine e 345 maschi. Posto che la rilevazione riguarda tutte le età e diversi ruoli - coniugi, fidanzati, ex, figli/e, parenti -, perché quei 345 esseri umani di sesso maschile non devono meritare attenzione?
Riconoscere anche l’uomo come vittima di una donna credo possa aprire la strada verso la vera radice del male che avvelena le relazioni affettive. E che possa anche scardinare un ordine millenario che ci ha divisi e ci ha impedito di essere ciò che siamo davvero, al di là di ogni «abito» sociale più o meno imposto. Se vogliamo prevenire prima ancora che curare e progredire verso una nuova era, partiamo allora da un dato di fatto non politically correct e molto contro corrente: anche gli uomini possono essere vittime delle donne che dicono di amarli.
[...] Se la parola femminicidio è entrata ormai a far parte del lessico comune per descrivere un fenomeno che riguarda le donne, dobbiamo, per onestà intellettuale e senso della realtà, coniare anche un termine simile per descrivere il fenomeno contrario, ma speculare e interconnesso, che riguarda gli uomini. La visione unilaterale e unidimensionale di un insieme non è mai risolutiva. Può anzi, anche a causa di un’estensione smisurata di un lato soltanto, deformare l’intera realtà. Aggravandola.

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