24 aprile 2021

 

Maltrattamenti fasulli e l’ex marito è assolto..laFiglia:- la mamma mi aveva detto di formulre le false accuse-

Una figlia e la vicina smentiscono le accuse della donna Fatti inventati per sbarazzarsi del coniuge e rifarsi una vita.

reggio emilia. Accuse delicate per un artigiano edile marocchino 56enne finito sotto processo per maltrattamenti e lesioni all’ex moglie (una connazionale) di cinque anni più giovane, con matrimonio naufragato (hanno divorziato nel 2013) e due figlie minorenni rimaste invischiate in questa brutta storia per il frantumarsi della famiglia.

Un “quadro” però sgretolatosi a suon di contraddizioni emerse dalle deposizioni rese nel lungo processo chiusosi di recente con la sentenza assolutoria emessa dal giudice Simone Medioli Devoto.


La vicenda lascia a dir poco sbigottiti, visto come è partita, cioè con una ricostruzione investigativa che incolpa pesantemente l’ex marito, capace per gli inquirenti di “continue vessazioni fisiche e psicologiche, in particolare percuotendola (l’ex moglie) abitualmente con calci e pugni – si legge nel capo d’imputazione – colpendola con una cinghia in ogni parte del corpo, compreso il volto, scagliandola contro i mobili dell’appartamento, anche in presenza della figlia di tre anni, minacciandola con un coltello puntato al ventre, avvicinandola e spingendola verso la finestra aperta”. A tutto ciò si assommerebbero offese continue e l’aggressione (con calci e pugni) alla donna del 21 febbraio 2014 (ferite guaribili in 3 giorni “dice” il certificato medico). L’ex moglie – in udienza – conferma queste vicende, aggiungendo di essere stata più volte chiusa a chiave in casa, non riuscendo ad uscire per giorni. Accuse che cominciano a traballare quando viene sentita una vicina di casa italiana che dava anche una mano alla famiglia nordafricana, facendo le pulizie e accudendo le due figlie. E lei, con finestre e balcone confinanti, non ha mai sentito rumori strani provenire dall’abitazione vicina e descrive come normale quella famiglia ora dilaniata, aggiungendo che l’ex marito era stato, una volta, aggredito dalla consorte e l’aveva accompagnato in ospedale per le graffiate subite (se la caverà con 8 giorni di prognosi). Poi le sconcertanti parole della figlia più grande che confida – alla vicina di casa – di aver confermato i racconti della madre «per paura di dire il contrario, lei mi aveva detto di dire così...». Infine la proprietaria di un negozio etnico che si trova nei pressi: spiega, in aula, di aver visto spesso la donna far spesa, descrivendola come una mamma come tante che passeggiava con la figlia in carrozzina nel parco. Insomma, non una persona che spariva perché sequestrata in casa dal coniuge. Da parte sua l’imputato – piuttosto noto in città – non solo ha negato quella montagna di accuse, ma ha spiegato come l’allora moglie facesse resistenze per rientrare in Marocco quando lui voleva tornare in patria, complice la crisi dell’edilizia reggiana che non gli permetteva più entrate certe. Per la pm Maria Rita Pantani le imputazioni rimangono (da qui la richiesta di condanna a 2 anni di carcere), mentre l’avvocato difensore Ernesto D’Andrea, sulla base di quelle deposizioni, chiede l’assoluzione. Tesi difensiva fatta propria anche dal giudice. Assoluzione «perché il fatto non sussiste». Solo invenzioni per sbarazzarsi del marito. —

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