La donna è stata dichiarata incapace di intendere e volere e socialmente pericolosa
Claudio B., 85 anni, non è morto per cause naturali nel suo letto, ma è stato strangolato o soffocato con una forte pressione sul collo, esercitata direttamente con le mani o contro una superficie rigida. È quanto ha stabilito la perizia disposta dal giudice per le indagini preliminari p del Tribunale di Spoleto, affidata alla professoressa Martina Focardi, direttrice dell'Istituto di Medicina legale dell'ospedale Careggi di Firenze.
La consulenza tecnica, depositata nell'ambito dell'incidente probatorio richiesto dalla difesa dell'unica indagata, la figlia convivente S. B., 44 anni, spazza via ogni residuo dubbio sulla natura violenta della morte. E conferma pienamente quanto già rilevato dal consulente della Procura di Spoleto, il patologo Sergio Scalise Pantuso.
La donna, accusata di omicidio volontario aggravato, non potrà però essere processata. A seguito di un secondo incidente probatorio, è stata infatti dichiarata incapace di intendere e di volere, oltre che socialmente pericolosa. Già trasferita dal carcere di Perugia a una struttura psichiatrica protetta, resterà sottoposta a misure di sicurezza per impedirle di nuocere.
La vicenda emerge con drammatica evidenza il 14 marzo del 2025, quando S. B. chiama il medico di famiglia. Racconta che il padre, 85 anni, con il quale convive nell'appartamento di via Emilia, nel quartiere Prato Smeraldo di Foligno, è morto durante la notte. Quando il dottore arriva sul posto, il corpo dell'anziano si presenta in avanzato stato di decomposizione, quasi mummificato. Una circostanza incompatibile con un decesso avvenuto poche ore prima. E avverte subito i Carabinieri.
I militari dell'Arma avviano un primo sopralluogo, seguito da un secondo con l'intervento del reparto scientifico. L'abitazione viene posta sotto sequestro. Porte e finestre sono chiuse, non presentano segni di scasso. All'interno regna un disordine completo. Vestiti, oggetti, carte sparse ovunque.
La figlia, disoccupata, viveva con il padre da quando l'uomo era rimasto vedovo. Una vita molto riservata, raccontano vicini e conoscenti: nessuno aveva mai notato nulla di strano. Né litigi, né urla. Forse per questo nessuno si era accorto di nulla per settimane.
L'autopsia affidata al patologo Scalise Pantuso fornisce le prime risposte. L'85enne non è morto per cause naturali, ma a seguito di una "prolungata azione di strozzamento". Il decesso risale a una o due settimane prima del ritrovamento, non alla notte precedente come aveva dichiarato la figlia.
La nuova perizia della professoressa Focardi non fa che ribadire e approfondire questo quadro: la morte è stata causata da una violenta compressione del collo, con le mani nude o contro un oggetto rigido. Quanto ai dubbi su un eventuale spostamento del cadavere – se cioè l'uomo sia stato adagiato sul letto e rivestito con il pigiama in un secondo momento – la consulente non si esprime: non è possibile stabilirlo con certezza.
Resta da chiarire il perché. Perché una figlia uccide il padre anziano, convivente, apparentemente senza alcun precedente violento? Gli investigatori della Procura di Spoleto, coordinati dal sostituto procuratore Vincenzo Ferrigno, seguono più piste.
La più solida riguarda il denaro. Dagli accertamenti bancari emerge che nelle settimane precedenti la morte, la donna aveva ritirato un'ingente somma di denaro dai conti del padre. Forse l'anziano se n'era accorto. Forse tra i due è scoppiato un litigio. Forse la figlia, disoccupata e probabilmente stanca di prendersi cura della casa e del genitore rimasto vedovo, ha visto in quell'eredità una via d'uscita.
C'è anche un altro elemento, inquietante e difficile da spiegare: la donna ha vissuto per oltre un mese con il cadavere del padre in casa. Lo ha tenuto lì, giorno e notte, mentre il corpo si decomponeva. Quando ha chiamato il medico, ha mentito spudoratamente: “È morto stanotte”. Forse voleva guadagnare tempo. Forse non riusciva a lasciarlo andare. Forse la sua fragilità mentale, oggi certificata dai periti, era già allora un abisso in cui era precipitata.
Il prossimo 29 aprile, l'udienza in cui si discuterà degli esiti della perizia Focardi, ma il processo, con ogni probabilità, non si farà. S. B. è stata dichiarata incapace di intendere e di volere, oltre che socialmente pericolosa. Trasferita dal carcere di Perugia a una struttura psichiatrica protetta, resterà sottoposta a misure di sicurezza per il tempo necessario a garantirne la non nocività.
Fonte: https://www.perugiatoday.it/cronaca/soffoca-il-padre-ma-incapace-foligno.html