Pavia, 4 agosto 2017 - Lo stress. Era troppa la pressione sotto cui Emilio La Manna e la sua compagna Tiziana Santopietro si sarebbero trovati a gestire la situazione del fratellastro e della madre di lui, entrambi disabili e costretti dalla coppia a vivere segregati in un garage lager a Cozzo. È questa la versione che La Manna e Santopietro hanno dato al Gip di Pavia ieri mattina durante le udienze di convalida dei loro arresti. Il giudice ha fatto visita all’uomo, 53 anni, in carcere a Torre del Gallo, mentre la donna, 38 anni, detenuta a Vigevano, ha raggiunto il magistrato in tribunale a Pavia.
Assistiti dal legale Angelo Ricci, hanno risposto alle domande del giudice, fornendo «un quadro diverso della situazione, dove ci sono solo vittime», ha commentato l’avvocato. La Manna e Santopietro sono indagati per i reati diriduzione in schiavitù, maltrattamenti in famiglia, lesioni e furto, sono stati arrestati martedì dai carabinieri. Una soffiata aveva rivelato agli investigatorile condizioni precarie in cui il fratellastro e la madre vivevano, costretti ad abitare in un box, con secchi per espletare i loro bisogni e lettini di plastica per riposare. Talvolta, le vittime venivano condotte fuori per fare i bisogni all’aperto, ma generalmente fratellastro e madre vivevano segregati. Non senza qualche moto di ribellione, a manifestare il disagio che provavano: sembra che in un’occasione avessero tentato di liberarsi aggredendo verbalmente gli indagati, che avrebbero reagito picchiando i due disabili e provocando loro contusioni, motivo per cui sono state contestate le lesioni.
Al Gip di Pavia, i due indagati hanno spiegato di aver accolto in casa loro a Cozzo i due parenti dalla Puglia dove, secondo la loro versione dei fatti raccontata al giudice, vivevano in stato di semi abbandono. In Lomellina «hanno fatto visitare i parenti, è stato così individuato un quadro di gravi deficit per tutti e due – ha spiegato il difensore –. Da parte dei miei assistitinon c’è stata nessuna volontà sadica». Fratellastro e madre non sarebbero stati mandati in una struttura dove potessero essere accuditi perché, secondo quanto riferito al magistrato, gli indagati non avevano la disponibilità economica per far fronte alle spese necessarie: «Si sono rivolti ai servizi sociali – ha precisato il legale della coppia –, è disponibile anche la relazione di un’assistente sociale», cui però non ci sarebbe stato seguito. Viene loro contestato anche il furto delle pensioni dei due parenti disabili: «Per quanto riguarda la pensione, c’è una delega firmata dalla madre», ha aggiunto la difesa dei due indagati. La difesa ha chiesto i domiciliari per entrambi, la Procura ha ribadito la necessità della custodia cautelare in carcere. Il Gip ha convalidato gli arresti e si è riservato di esprimersi successivamente sulla modalità di custodia. Dato il racconto di una situazione di forte stress da parte dei due indagati, la difesa non esclude prossimamente di chiedere una perizia psichiatrica, per valutare eventuali sindromi e disagi.
http://www.ilgiorno.it/pavia/cronaca/garage-cozzo-1.3310850
1 agosto 2017
Etichette: lesioni , maltrattamenti , riduzione in schiavitù
Articoli collegati : lesioni,
maltrattamenti,
riduzione in schiavitù
Nessun commento:
Posta un commento