31 marzo 2017

Cinquantenne di Reggio Emilia accusa il cameriere trentenne di un locale modenese.  Lui si difende: «Fu un rapporto consenziente». Il giudice: «Il fatto non sussiste»




REGGIO EMILIA. Per due anni e mezzo ha vissuto sotto la spada di damocle dell’accusa peggiore per un uomo: aver stuprato una donna. Ieri è stato assolto perché le circostanze che lo dovevano inchiodare non sono state ritenute attendibili. Nel frattempo ha perso il lavoro ed è stato tenuto a distanza con sospetto da molto conoscenti.
Tutto per un incontro erotico in un noto locale modenese, dove gli ultraquarantenni si trovano per ballare, chiacchierare, fare conoscenze e, perché no, per avviare qualche flirt.
La presunta vittima è una reggiana di 50 anni, arrivata nel locale con alcuni amici per festeggiare il Capodanno. La sera di San Silvestro del 2014 era trascorsa in allegria. Tra la signora e il giovane cameriere, un trentenne modenese, si era creata un’intesa di sguardi complici e di allusioni erotiche abbastanza esplicite. Poi quando tutti brindavano e ballavano con il bicchiere in mano, è accaduto il fatto (tutto in cinque minuti) al centro del processo.
La signora ha dichiarato nella sua denuncia che il cameriere l’ha presa per un braccio sussurrandole proposte esplicite di sesso estremo e poi l’ha spinta in una stanza di servizio. Lui ha sempre detto di avere usato con lei, una perfetta sconosciuta, un linguaggio forte ma solo per fare la parte del macho, come immaginava piacesse alla signora. Fatto sta che la donna l’ha accusato di averla costretta ad avere un rapporto orale completo; subito dopo lui avrebbe provato ad abusare di lei.
Per queste gravissime accuse è nata un’indagine che poi ha portato il cameriere ad essere indagato. Appena saputo l’accaduto, la direzione del locale lo ha licenziato. Per lui è iniziato un periodo drammatico: oltre a non trovare lavoro, si è dovuto difendere con tutti professando la propria innocenza: ha sempre sostenuto di avere ottenuto il rapporto orale da quella cliente in modo consenziente e soprattutto di non aver mai usato la violenza.
I legali dell’uomo, gli avvocati Cosimo Zaccaria e Marco Pellegrini sono riusciti a dimostrare l’incongruenza di alcuni punti delle accuse. In primo luogo il referto di cinque giorni per lesioni alle parti intime porta la data di cinque giorni dopo quella notte. Secondo, la donna dice di essere rimasta sconvolta e di aver pianto ma nessuno tra i presenti nel locale e neppure i suoi amici si sono accorti che fosse accaduto qualcosa di grave.
Terzo,
nella prima denuncia le accuse erano molto più blande e generiche rispetto a quella presentata otto mesi dopo. Il giudice Eleonora Pirillo ha tenuto conto di questi aspetti e al termine di un processo con rito abbreviato ha assolto il cameriere “perché il fatto non sussiste”.


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