24 febbraio 2017

La 15enne aveva denunciato l'aggressione sull'ultima carrozza del Milano-Mortara da parte di due magrebini



Milano - Una vicenda finita in fretta - forse troppo in fretta - sotto i riflettori. Una storia complessa, tortuosa, pesantissima.
Dalla quale emergeva da subito, in modo quasi lampante ma altrettanto incomprensibile, che qualcosa non tornasse nella sequenza degli eventi, nella loro evidente gravità. Ma chi si prende la responsabilità o, molto più semplicemente, chi ha il cuore di non credere a una liceale quindicenne di buona famiglia, piena di lividi e con una costola fratturata, che racconta, tra le lacrime, di essere stata assalita da due nordafricani sul treno Milano-Mortara-Alessandria mentre tornava da scuola? Due giovani uomini che l'avrebbero picchiata e palpeggiata in un compartimento, alle 4 del pomeriggio, giovedì 9 febbraio per poi abbandonarla, sfinita, poco prima di Vigevano, dove la studentessa abita. Senza che nessuno sul treno si accorgesse dell'inferno che la poveretta stava vivendo.
Invece quella storia è inventata dall'inizio alla fine grazie alla fantasia e, purtroppo, alle problematiche di una quindicenne che, prima o poi, dovrà pur dire la verità, anche se le farà molto più male di quanto forse potesse immaginare all'inizio di tutto questo. Sarà costretta a spiegare il motivo che l'ha indotta a raccontare una sfilza di bugie, inanellandone una dopo l'altra, sicuramente con immenso dolore - perché chi fa queste cose bene non sta - mobilitando tutto l'interesse e l'attenzione degli investigatori della squadra mobile di Milano, senza contare quello della cosiddetta opinione pubblica, dei media e di tutta una serie di opinionisti più o meno improvvisati. Spingendo la polizia a una vera e propria caccia all'uomo, indagando a tappeto sulla vicenda, pur di trovare i responsabili.

La spirale di mezze verità e complete menzogne nella quale sono comprensibilmente piombati gli investigatori è iniziata molto prima che uno dei presunti autori del fatto, un giovane nordafricano, si presentasse in un commissariato milanese con un avvocato, perché si sentiva ingiustamente braccato. Desideroso di chiarire di aver sì conosciuto la ragazza su Facebook, come lei aveva affermato e di averla anche incontrata fuori (elemento che la quindicenne non aveva invece fornito agli investigatori, ndr), ma di non essere mai stato su quel treno con un amico per picchiarla o con l'intenzione di farle violenza. La squadra mobile tace, ma pare che il nostro clandestino abbia anche un alibi di ferro.
Già in prima battuta, quando della vicenda se ne occupavano solo le «Volanti», non era mai stato trovato alcun riscontro alla versione dei fatti fornita dalla studentessa, cercata a lungo nei fotogrammi (centinaia) delle telecamere che riprendono la strada percorsa dalla ragazza a piedi fino alla fermata, fino alla salita sul tram, ancora una volta a piedi quindi al suo arrivo alla stazione di Porta Genova, in attesa del treno. Osservandoli con grande scrupolo, più e più volte - perché si tratta di immagini spesso sfocate, di scene sovraffollate - la polizia e la Procura non hanno mai lavorato in malafede, pensando che quella versione dei fatti fosse falsa. La quindicenne aveva denunciato di essere stata assalita, picchiata e palpeggiata sul treno? E gli investigatori hanno agito nell'ottica di trovare i responsabili di questa brutta vicenda. Che, a questo punto, bisogna chiedersi se esistano veramente...


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