2 giugno 2016

Il giallo di Corrado, idraulico ucciso a Roma: svolta nelle indagini, fermata l'amante albanese

 Sono arrivati insieme nella piazza a bordo di furgoncino, hanno parcheggiato, ma dopo 15 minuti la donna è uscita da sola, mentre dall'abitacolo partiva una fiammata. In quel breve lasso di tempo, Mihali Teuta, una albanese di 65 anni, ha colpito alla gola con un coltello da cucina, Corrado Valenti, un idraulico di 59 anni e poi gli ha dato fuoco.

I due, amanti, avevano una relazione burrascosa e forse lui voleva lasciarla. Il delitto è avvenuto a 30 chilometri da Roma, a Marina di San Nicola, località balneare nel comune di Ladispoli. Un delitto filmato nei suoi agghiaccianti particolari dalle telecamere installate dall'omonimo consorzio di Marina di San Nicola. I due in passato avevano avuto una relazione e recentemente avevano ripreso a sentirsi e probabilmente a vedersi. Ma forse l'uomo non era convinto di riprendere il rapporto.

Da qui il folle gesto della donna. La straniera, una casalinga, era residente a Ladispoli, mentre l'uomo viveva a Ponte Galeria, quartiere periferico della Capitale, insieme alla moglie. All'inizio la donna ha provato a negare ma poi ha confessato e ha fatto anche trovare il coltello da cucina che le era servito per uccidere il suo amante, il cui corpo è stato trovato in parte carbonizzato. Nel primo pomeriggio di ieri, la centrale operativa della compagnia di Civitavecchia è stata avvisata dai carabinieri della stazione di Ponte Galeria che avevano segnalato la possibile presenza nel comune di Ladispoli, dell'artigiano di cui era stata denunciata dalla moglie la scomparsa nella serata di mercoledì.

Verso le 16 i carabinieri hanno rintracciato il furgone dell'idraulico, un Fiat Doblò in piazzale della Lucertola a Marina di San Nicola: all'interno c'era il cadavere in parte carbonizzato e tantissimo sangue. Sono così intervenuti i carabinieri ed il medico legale, il quale ha accertato che il decesso era avvenuto per una coltellata inferta all'altezza della gola. Nel frattempo gli investigatori hanno visionato le immagini riprese dalle numerose telecamere presenti nell'area. Ed hanno accertato che il furgoncino, con a bordo un uomo e una donna, era arrivato intorno alle 17.30 del 9 marzo. Poi alle 17.45 era uscita soltanto la donna, irriconoscibile, perché aveva il volto coperto dal cappuccio di un piumino.

Contemporaneamente a bordo del furgoncino era partita una vistosa fiammata. Sempre grazie alle telecamere gli investigatori hanno potuto individuare anche in che direzione la donna si era allontanava e questo ha consentito di identificarla. Dopo una iniziale titubanza, la 65enne ha ammesso le sue responsabilità, ha fatto ritrovare l'arma, che aveva ripulito dopo l'omicidio e cercato di nascondere nel furgoncino tra gli attrezzi da lavoro. Ha fatto ritrovare anche gli indumenti che indossava al momento del delitto, di cui in parte si era disfatta lungo il percorso per rientrare a Ladispoli. Stamani la donna è stata sottoposta a fermo di pg per omicidio volontario e tentata distruzione di cadavere. Ora si trova nella Casa Circondariale di Civitavecchia.

link alla notizia:
http://m.leggo.it/news/articolo-1604041.html


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