24 marzo 2016

di Simona Russo

Degrado, abbandono, trascuratezza, incuria, mancanza di sicurezza” e ancora “stanze fredde, sporche e insicure”: è quanto riscontrato dai carabinieri della compagnia di Castel Gandolfo, durante un sopralluogo alla“Cascina di Marino”, una struttura d'accoglienza autorizzata e appartenente alla cooperativa Oasi. Le operazioni dei carabinieri, coadiuvati dagli ispettori della Asl Rm/h, sono scattate in seguito a una serie di controllinella casa famiglia, dove al momento del sequestro vivevano 6 minori, tra i 15 e i 17 anni, e 1 ragazzo maggiorenne. Per ogni minore ospitato alla “Cascina di Marino”, sebbene senza le cure e l'assistenza necessarie, la direzione del centro intascava 72 euro al giorno, ossia 20mila euro al mese. Una cifra cospicua, che avrebbe dovuto garantire il benessere dei ragazzi.

 A detta degli inquirenti, i minori, tutti provenienti da paesi stranieri, lontani dalle loro case e senza famiglia, vivevano in condizioni poco dignitose, nel degrado e in ambienti malsani e insicuri. Scappati dalla povertà e dalla guerra, erano stati affidati, dai servizi sociali di Roma Capitale, alla casa famiglia di Marino, dormivano in stanze senza vetri alle finestre, senza coperte e con scarse quantità di generi alimentari. La titolare della casa famiglia di Marino, colei che avrebbe dovuto garantire supporto e assistenza ai ragazzi della struttura, è stata denunciata per abbandono di minori, così come suo marito, un 50enne di origini francesi che svolgeva la funzione di educatore, e due educatrici di nazionalità africana, di 22 e 43 anni.

La proprietaria, una donna di 48 anni, sarebbe anche la responsabile dell'associazione onlus che gestisce la struttura. Al momento, i ragazzi della casa famiglia hanno trovato ospitalità in in un altro centro  d'accoglienza di Roma, a Villa Spada, borgata Fidene, mentre le porte e le stanze della “Cascina di Marino”, che gli agenti di Castel Gandolfo hanno descritto come un luogo degli orrori, rimarranno chiuse.


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