7 luglio 2015













Childline, il servizio di assistenza telefonica, ha registrato un aumento del 132% di denunce per aggressione sessuale femminile, al punto che per i media inglesi siamo davanti a una vera «esplosione della pedofilia femminile». 

All'università di Montreal la criminologa Franca Cortoni ha voluto fare il punto con il primo studio completamente dedicato alla violenza sessuale femminile. Sono stati coinvolti psicologi e medici; la domanda di partenza è stata: perché una donna si ritrova a commettere il reato che tecnicamente sembra inconciliabile con la sua identità?
«Le donne rappresentano il 5% della popolazione dei delinquenti sessuali, una cifra probabilmente sottostimata. Perché? Le vittime d'abuso femminile parlano ancora meno di quelle che subiscono violenza dagli uomini. E' persino difficile da parte dai servizi medici e giudiziari trovare gli aggressori», ha premesso.
Reticenti, dunque. Ma non solo, i figli molestati dalle madri se confessano vengono dagli stessi medici definiti spesso "deliranti" e, nella migliore delle ipotesi, consigliati a consultare uno psichiatra. Nella nostra rappresentazione sociale è assurdo pensare che l'abuso sia femminile, e per di più portato avanti da una madre. Il tabù più pericoloso da smontare.
«Il 92% delle vittime sono bambini che hanno meno di 9 anni e con un rapporto di parentela filiale. Un terzo delle donne agisce da sola e in genere sceglie come vittime un maschietto; gli altri due terzi lo fa in compagnia di un uomo e sceglie le bambine. Le donne non sono sempre consenzienti ma spesso assecondano il desiderio dell'uomo che le costringe ad atti sessuali in tre e sono questi i casi di violenza più grave, quelli che possono portare anche alla morte le vittime».
Cosa fanno queste donne? Le stesse cose concepite nella mente di un uomo: penetrazione digitale o con un oggetto, molestie imposte con la dolcezza o la violenza. La ragione, però, va ben oltre la semplice pulsione alla soddisfazione sessuale.

Monique Tardif, psicologa all'Istituto Philippe Pinel, ospedale di psichiatria legale nelle banlieu di Montreal, parla di donne «che hanno alle spalle una storia di violenza sessuale o emotiva durante la loro infanzia, che crescono con una identità fragile e mostrano un'incapacità a costruire relazione sane. Sono le stesse che, plagiate dagli uomini, pensano che certi gesti sui figli siano l'unico modo per salvare la relazione di coppia col proprio compagno».
Per evitare una rottura nella loro storia, portano avanti un crimine che è più di una lacerazione: per loro, però, i figli sono colpevoli, dunque il senso di colpa è distante. Assente. C'è erotismo e vendetta in quel momento.
Poi ci sono le madri che scambiano l'approccio sessuale come quello più intimo, una prosecuzione del loro amore, una forma estrema. Quelle che arrivano a identificarsi quasi col corpo di quei bambini creati da lei, al punto da non sentire il confine tra le due persone.
«Davanti ai giudici non manifestano pentimento per il male commesso verso i figli, semmai dolore per aver perso lo status di madre. Il loro gesto appare avvolto da un'aura di romanticismo, nulla di cui vergognarsi».

Nulla di sano, ovvio. La velocità e la facilità con cui gli effetti di queste dinamiche possono viaggiare on line, infine, contribuiscono a normalizzare questa devianza sessuale. Un po' come dire, non sono isolata, faccio parte di un circuito che legittimizza quasi questo gesto.


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