28 giugno 2015





















aggiornamento del 3 ottobre 2015
Un'aggressione selvaggia, brutale e che poteva trasformarsi in tragedia. La vicenda si è consumata ieri sera a Lecce e ha per protagoniste due donne, madre e figlia. L’accusa per la più giovane delle due è di tentata estorsione e lesioni gravi: il tutto sarebbe nato dal rifiuto della madre di dare del denaro alla figlia, da essere interamente speso in alcolici.
La triste storia, stando alla versione resa dall’aggredita, è iniziata quando la figlia Valentina Piccinonno ha fatto rientro in casa intorno alle ore 19: immediatamente la giovane, con fare decisamente minaccioso, ha chiesto dei soldi per compare alcune bottiglie di alcool. La madre si è opposta alla richiesta e a quel punto è scattata l’ira: la figlia ha dapprima iniziato ad inveire verbalmente per poi passare alla maniere forti. Dalle parole, infatti, si è giunti alle mani: calci, pugni, schiaffi e persino minaccee di morte. ‘In questa casa sono io a comandare’ avrebbe affermato la giovane, la quale, dopo l’ennesimo rifiuto, avrebbe afferrato la madre per i capelli trascinandola lungo il corridoio per poi giungere nella propria stanza da letto dove, afferrato un posacenere in ceramica, ha iniziato a colpirla violentemente sul volto.
Nonostante le ferite riportate, la vittima ha comunque tentato di raggiungere la cucina per prendere il proprio telefono cellulare per chiedere aiuto alla Polizia, non riuscendo però ad opporsi alla propria figlia. Sfumato il tentativo di chiamare i soccorsi, la donna si è precipitata per strada chiedendo aiuto ai vicini.
Sul posto è giunto prontamente un mezzo di soccorso 118: gli operatori a bordo dell’ambulanza hanno udito le urla che provenivano dal primo piano e, sul pianerottolo dell’abitazione hanno ritrovato la donna cinquantenne aggredita, seduta per terra nei pressi dell’ingresso della propria abitazione. Sul volto e sulle braccia evidenti le ferite per le percosse inflitte dalla figlia.
Immediato è stato il trasporto della donna presso l’ospedale ‘Vito Fazzi’: per lei è stata disposta una prognosi di 15 giorni a causa delle contusioni riportate su più parti del corpo e della infrazione delle ossa nasali.
Nell’abitazione teatro dell’aggressione, invece, sono arrivati gli uomini della Polizia: numerose le tracce di sangue rinvenute per tutta la casa, oltre ad alcuni frammenti di ceramica appartenenti al posacenere scagliato sul viso della madre.
Al termine degli accertamenti Valentina Piccinonno, già nota agli archivi delle Forze dell’Ordine, è stata tratta in arresto: dovrà rispondere di tentata estorsione e lesioni gravi.
Fonte: http://www.leccenews24.it/cronaca/picchia-sua-madre-per-denaro-arrestata-per-tentata-estorsione-e-lesioni.htm

aggiornamento del 29 giugno 2015
Dopo aver commesso l’omicidio, tampona un’auto con madre e figlia a bordo. Ma queste ultime annotano il numero di targa e la comunicano alle forze dell’ordine. La polizia ha rintracciato nel giro di alcuni minuti il mezzo, intestato però a un uomo. Quest'ultimo è stato trovato senza vita poco dopo, nelle campagne tra Magliano e Monteroni di Lecce. Si tratta di Salvatore Maggi, titolare di una sala giochi 74enne di Monteroni di Lecce, ritrovato con delle lesioni sul corpo.
Tutto è cominciato con quell'incidente di lieve entità intorno alle 20,30, nel quale la responsabile, che viaggiava in compagnia di un uomo, non si è neppure fermata per prestare soccorso o concordare dinamica e responsabilità. Gli agenti di polizia della sezione volanti sono risaliti all’intestatario di quella Fiat Panda, il 74enne, dopo aver rintracciato la donna alla guida.
Si trattava di Valentina Piccinonno, la 32enne leccese tratta in arresto il 10 giugno di un anno addietro, per aver rapito una bambina di appena sei anni.
La Piccinonno è dunque evasa dagli arresti domiciliari ai quali era ristretta per espiare una pena di un anno e otto mesi alla quale era stata condannata con rito abbreviato.
I poliziotti si sono recati immediatamente presso l’abitazione del proprietario del mezzo. La moglie della vittima si è dimostrata preoccupata: non aveva notizie del coniuge a partire dalle prime ore del mattino. E sono scattate le ricerche, da parte del personale della questura, fino al macabro ritrovamento avvenuto intorno alle 22,30. Sulla fronte del 74enne, una ferita evidente e diverse ecchimosi sulle palpebre. Altre lesioni sono state riscontrate all’altezza del collo. Sul posto, oltre ai poliziotti della squadra mobile e i colleghi della scientifica per i rilievi, è giunto anche il medico legale per una prima ispezione cadaverica.
La 32enne era stata rintracciata dagli agenti delle volanti nei pressi della zona 167, forse mentre si dirigeva verso casa. All’interno del bagagliaio della Panda è stata rinvenuta una busta in plastica contenente alcuni indumenti intrisi di sangue appartenenti alla guidatrice. Ma accanto agli abiti, vi erano anche il portafogli, i documenti personali e un blocchetto assegni appartenente alla vittima dell’omicidio.
Il sostituto procuratore della Repubblica di turno intervenuto sul posto, Emilio Arnesano, ha sottoposto ad interrogatorio la 32enne, contestandole il reato di omicidio volontario a scopo di rapina. L’indagata ha reso dichiarazioni confessorie raccontando di avere avuto una colluttazione con Maggi colpendolo ripetutamente al volto ed al capo, causandogli un trauma cranico con conseguente emorragia cerebrale.
La salma della vittima è stata al momento trasportata presso la camera mortuaria dell'ospedale "Vito Fazzi" di Lecce, a disposizione dell'autorità giudiziaria fino all'esame autoptico che sarà effettuato dal medico legale incaricato dalla Procura della Repubblica.

aggiornamento del 12 gennaio 2015
Mette le mani al collo della madre, si allontana da casa e viene arrestata per evasione, oltre che denunciata per maltrattamenti in famiglia.
La donna, che era agli arresti domiciliari, è Valentina Piccinonno, la leccese di 31 anni condannata a un anno e otto mesi di reclusione per il sequestro della bimba bulgara, avvenuto il 9 giugno 2013 a Monteroni. 
L’episodio risale alla serata di ieri. Erano le 21.40 circa quando la malcapitata ha richiesto l’intervento della volante: aveva avuto una violenta lite con la propria figlia, che l’aveva picchiata.
All’arrivo della polizia, la 31enne ha spiegato di non poterne più di quella convivenza e che quindi si sarebbe presto recata dal suo avvocato per chiedere di spostare il luogo in cui scontare la pena.
La volante si è per questo allontanata. Dopo pochi minuti però una nuova chiamata: la signora segnalava al 113 che la figlia non era più in casa. Gli agenti delle Volanti l’hanno rintracciata subito dopo in via Vecchia Carmiano. Da qui la denuncia per maltrattamenti e l’arresto per evasione.
La Piccinonno è stata riaccompagnata in carcere.
http://www.ilpaesenuovo.it/2015/01/12/ai-domiciliari-picchia-la-madre-e-si-allontana-denunciata-per-maltrattamenti-ed-arrestata-per-evasione/

aggiornamento del 15 giugno 2013
E’ stata condannata a un anno e otto mesi di reclusione Valentina Piccinonno, la 31enne originaria del capoluogo salentino, arrestata a giugno scorso perché accusata di aver rapito una bambina di appena sei anni. La sentenza è stata emessa dal gup Carlo Cazzella, la donna è assistita dall’avvocato Giuseppe Talò.
Tutto cominciò nel pomeriggio del 9 giugno, quando la piccola di nazionalità bulgara, in compagnia della sorellina, stava giovando nel parco nei pressi dell’area mercatale di Monteroni di Lecce, dove le bambine vivono assieme ai due genitori, da tempo residenti nel Salento: giardiniere il padre, badante la moglie.
Dapprima, la coppia avvicinò la sorella maggiore della bambina, di 9 anni, cercando di offrirle un gelato. Questa si rifiutò e le attenzioni caddero, a quel punto, su quella minore. Con lei il piano funzionò: salì in sella dello scooter guidato dal 45enne, il quale si presentò come “Gianni”, e fu portata via, davanti agli occhi impauriti della sorellina che tentò persino di inseguire i due. Trovò poi la forza di allertare i fratelli più grandi d'età, e di avvisare i genitori, ormai in serata, una volta rientrati dai rispettivi luoghi di lavoro.
Scena inquietante ripresa persino da alcune videocamere della zona, poi rivelatesi determinanti per rintracciare i due. Giancane fu ritrovato per primo, in un bar del posto poco dopo l’episodio. La bimba, invece, fu poi rintracciata dai militari dell’Arma in un appartamento di via Marcianò, a Lecce, domicilio della Piccinonno.
Si trattò di un rapimento lampo che si concluse, dopo poche ore di angoscia, e un’indagine tanto rapida quanto efficace, condotta dai carabinieri di Monteroni, coordinati dal maresciallo Giordano Protopapa, e dai colleghi del Nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Lecce, diretta dal tenente Alessio Perlorca. Il blitz liberò la bambina (riconsegnata subito ai genitori) e ha portato all’arresto dei due autori del sequestro.
La donna leccese risultò essere l’autrice materiale del sequestro della minorenne e, nel corso dell’udienza di convalida, ammise di aver rapito la piccola "per prendersene cura". Attualmente è detenuta.


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