25 novembre 2014

Calci, pugni, forse anche sputi. Parolacce e bestemmie.

Protagoniste ragazze di 13 anni che si coalizzano e decidono di dare una lezione alle rivali. Si tratta di episodi avvenuti pochi giorni fa. Recenti.
Tra i corridoi di una scuola in cui tutto avviene "sottovoce", perché c'è il rischio della nota o della punizione. Lì si promette ciò che invece avviene fuori dall'istituto di turno. Con le amiche chiamate a coalizzarsi contro la rivale di turno.
La sventurata, più o meno loro coetanea, fuori da scuola sarebbe stata fatta inginocchiare per poi essere colpita con pedate e pugni. Violenza bruta.
I motori principali sono sempre gli stessi: invidia e bullismo. A imperversare sarebbe un gruppo di ragazze in grado, con il proprio comportamento, di mettere a tacere ogni voce contraria. Non che ci sia molto da stupirsi. Chi lavora per strada e ha a che fare con microcriminalità, che si intreccia anche con il mondo della scuola, lo sottolinea da subito: spesso infatti tra modi e portamento non si riuscirebbe a distinguere se quello studente è un maschio o una femmina. Se visto di spalle. Tutto si appiattisce.
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