1 agosto 2014

Ha perseguitato il figlio trentunenne per anni, lo ha preso a sberle e lo ha colpito ripetutamente con pugni in testa e alla schiena. E ancora: gli ha mandato più di duecento messaggi minatori («Ti taglio la gola», «Assassino», «Hai ucciso tuo padre e vuoi uccidere anche me, ti guarderò bruciare, non sei più figlio mio»), ha picchiato la sua fidanzata, gli ha fatto almeno una volta una piazzata di fronte alla porta del bar (pieno di clienti) costringendolo a chiudere il locale prima del solito e ha tentato di dargli fuoco. Per questo, ieri, per la 63enne Anna Maria Peruz si sono aperte le porte del carcere: a causa dei continui problemi causati dalla donna già condannata nel 2013 a due anni e 9 mesi in seguito a una denuncia presentata da figlio per stalking, violazione di domicilio, danneggiamento, lesioni personali e incendio ai danni dello stesso e della convivente, nessun ente ha voluto ospitarla per una misura alternativa alla prigione.
L’ordine di carcerazione è arrivato il 18 luglio scorso e, dopo i consueti 30 giorni dalla notifica, adesso la signora Peruz di Calalzo di Cadore, dovrà andrà in carcere per nove mesi e 15 giorni. Durante la scorsa udienza del giudice tutelare tenuta dal presidente del tribunale Sergio Trentanovi non si sono voluti presentare nè gli psichiatri del Sert di Auronzo nè gli assistenti sociali del Comune di Calalzo e nemmeno i medici della Usl di Belluno, tanto che lo stesso giudice ha rinviato ad altra udienza per studiare un progetto di sostegno (e quindi di misura alternativa al carecere) in favore della donna. Ma di fronte al magistrato, seduto di fianco alla signora Peruz c’era solo il suo avvocato Andrea Rui che ha provveduto ad inoltrare al Tribunale di sorveglianza di Venezia come ultima carta un’istanza di affidamento in prova ai servizi sociali.
I fatti risalgono al novembre del 2010 fino a quando, dopo due anni, non è stata imposto alla donna il divieto di avvicinarsi ai luoghi frequentati dal figlio. A metà dicembre 2011, infatti, la donna completamente ubriaca andò al locale del figlio ingiuriandolo e minacciandolo di fronte a tutti. E una volta chiuso il locale la donna non si placò e continuò a sputare sulla porta d’ingresso. Alla fine dello stesso anno, poco prima delle festività di Natale, la donna tentò nuovamente d’incendiare l’appartamento del figlio, appiccando il fuoco a sacchi della spazzatura e ad alcuni album fotografici, posti davanti all’ingresso dello stabile. In prima battuta, il pubblico ministero Simone Marcon aveva chiesto per la donna una condanna a 2 anni 8 mesi, chiedendo l’assoluzione per il tentativo di incendio. Il giudice però ha deciso di condannarla a due anni e 9 mesi per violazione di domicilio, stalking, lesioni e danneggiamento. Quella condanna ora è definitiva e la donna deve scontare 9 mesi e 15 giorni, questo nonostante per lungo tempo sia stata ricoverata in un reparto di psichiatria perché soggetto «affetto da disturbo bipolare in fase depressiva».
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2014/1-agosto-2014/mamma-stalker-picchia-figlio-31enne-condannata-carcere-9-mesi-223668977462.shtml


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