28 marzo 2013

Russel Joslin era un giornalista della BBC. Si è ucciso lo scorso ottobre, dopo aver denunciato ai propri superiori di essere stato il bersaglio delle molestie di una collega per cinque lunghi anni, dopo che aveva rifiutato le avances della donna. In seguito al suicidio di Joslin, gettatosi sotto un autobus e morto tre giorni più tardi per le gravi ferite riportate, la famiglia aveva chiesto l’apertura di un’inchiesta.
“SEI UN PERDENTE” - Ieri la BBC ha presentato le proprie scuse ufficiali alla famiglia di Joslin, dopo che il report degli investigatori ha evidenziato il “clima di intimidazione” creato dalla donna denunciata lo scorso autunno dal giornalista, una collega dalla “personalità forte” con cui sarebbe stato “molto difficile lavorare” e con la quale tutti temevano il confronto diretto. Joslin, che lavorava nella redazione di  Coventry e Warwickshire, avrebbe ricevuto una serie di messaggi telefonici da parte della collega, che lo aggrediva ripetutamente dandogli del “perdente” e accusandolo di essere una persona “totalmente inaffidabile”. La goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso, ricostruisce il Daily Mail, sarebbe stato un episodio occorso un in ristorante, quando Joslin se ne sarebbe semplicemente andato lasciandola sola. A quel punto per l’uomo sarebbe cominciato l’inferno del mobbing, tanto da spingerlo a compiere un gesto così estremo.
“LA BBC NON HA FATTO ABBASTANZA” - La famiglia del giornalista ha accusato la BBC di non aver fatto abbastanza per tutelare un proprio dipendente: “Forse Russell sarebbe ancora vivo se la BBC avesse fatto qualcosa per accogliere la sua denuncia con più umanità, apertura mentale e competenza”. Un portavoce della BBC ha dichiarato che “Russell era un membro molto rispettato e amato” e ha ammesso che l’azienda non avrebbe gestito questo delicato caso con i dovuti modi.


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