12 aprile 2012

I fatti di cui si è resa protagonista una 38enne, da luglio del 2009 a dicembre del 2010 — giorno in cui intervenne il pubblico ministero Raffaella Zappatini con un divieto di avvicinamento ai luoghi da lui frequentati — iniziarono con una relazione sentimentale, poi interrotta dall'uomo, più giovane di 14 anni. Fu quello il momento in cui la trentottenne iniziò a bombardarlo di telefonate e messaggi dai contenuti talvolta lascivi e altre volte ingiuriosi.
Dimagrirò per te e diventerò ancor più bella
gli prometteva sperando di poterlo riconquistare. E lui niente. Allora si presentava a casa e nel posto di lavoro del ragazzo, cercando contatti e riavvicinamenti. E lui niente, inflessibile nella sua decisione di non tornare sui suoi passi. Appostamenti e pedinamenti erano all’ordine del giorno. Come pure sms minacciosi seguiti da scuse contrite e dichiarazioni d’amore.
Il ventiquattrenne, non soltanto infastidito, ma anche preoccupato, cambiò numero di telefono per ben tre volte. Però la mantide riusciva sempre ad arrivare a lui.
E non temeva solamente per la propria incolumità, ma anche per la sicurezza della sua nuova compagna, e ne aveva ben donde.
Era la vigilia di Natale quando la trentottenne incrociò la coppia che viaggiava a bordo di una Tata Indica. In preda a una rabbia montante, raccolse delle pietre dalla strada e le scagliò contro la macchina, frantumando così i vetri del parabrezza, del lunotto posteriore e del finestrino e sfasciando la portiera anteriore destra. Non paga, tirò giù dall’auto la "rivale" e la affrontò coprendola di insulti:
Tornatene dal paese da dove sei venuta, trovati un lavoro e lavora onestamente. Ti consiglio di non immischiarti in questa storia, brutta troia.
Esasperato dalla follia ossessiva della ex compagna, il giovane decise di rivolgersi alle forze dell’ordine. Il sostituto procuratore Zappatini svolse gli accertamenti necessari, passando in rassegna le centinaia di messaggini deliranti inviati dalla stalker e poi chiese la misura coercitiva al giudice per le indagini preliminari.
Con il tempo la vittima ritirò alcune delle querele, ma ciò non è servito alla donna per evitare il processo, concluso con una pena tutto sommato mite.


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