23 maggio 2014

Maestre che sfogano la loro violenza sui bambini

PALERMO - MAESTRA ARRESTATA HA PICCHIATO UN SUO ALUNNO

Mi ha preso per un braccio e mi ha buttato per terra, ha raccontato il bambino al magistrato e agli agenti del commissariato Zisa. Poi mi ha riempito di schiaffi e di calci colpendomi col tacco della scarpa. Io piangevo, dicevo che non c' entravo nulla con quel biglietto, che lo avevo riscritto proprio per mostrarlo alla maestra. Ma lei non voleva crederci. Mi ha trascinato nel corridoio dove non c' era nessuno e ha continuato a darmi botte. Alla fine è tornata in classe e se l'è presa anche con una mia compagna e mi ha detto: "bada bene a non raccontare nulla ai tuoi genitori. Altrimenti ti boccio, ti faccio ripetere la quinta".
Una vicenda incredibile, conferma il magistrato. Una violenza assolutamente ingiustificata. Io non ho ancora interrogato la maestra ma ho visto l'effetto delle sue mani. Il bambino era pieno di ecchimosi alle braccia, alle spalle, qualche livido era grosso come un'arancia color rosso-vinaccia. Aveva anche graffi sul collo. In queste condizioni il mandato di cattura era inevitabile.
E così Maria Rita Fiumefreddo è stata prelevata nell'abitazione dove vive con la sorella e condotta in carcere. L' insegnante ha cercato di giustificarsi: "Ho perso il controllo di me stessa. E' stato un raptus e l' ho picchiato".
Due giorni fa era andata anche in casa di Flavio e aveva chiesto scusa. Ma la denuncia era stata già presentata. No, altre volte avevamo fatto finta di niente, ma quando lunedì ho visto mio figlio tornare da scuola in quelle condizioni abbiamo deciso di andare fino in fondo, afferma Alfredo Bonomolo, padre del bambino della quinta C, impiegato in una salumeria di via Giovanni Bonanno.
Non era la prima volta che Flavio ritornava da scuola con piccolissime tumefazioni, con graffi provocati dai metodi troppo decisi dell' insegnante. Pensavo, beh qualche ceffone se lo sarà pur meritato. Escludevo che la maestra potesse agire con cattiveria. Di recente le avevamo anche detto di non esagerare, di tenere conto che si trattava sempre di bambini. Ma lunedì ha superato ogni limite. Così ho preso Flavio, sono andato al pronto soccorso dell' ospedale civico e ho chiesto il referto ai sanitari. Un medico ha anche detto che c' erano tracce di morsi sul corpo di mio figlio. Poi sono andato in commissariato e ho presentato la denuncia.

Serrenti (CA) - Molestato a 4 anni: arrestate due maestre
22 settembre 1997 - È stata rinviata a giudizio con l'accusa di violenze sessuali nei confronti di minori l'insegnante Pasquala Pianu, 38 anni di Pabillonis (Cagliari). Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le udienze preliminari Leonardo Bonsignore su richiesta del Pubblico Ministero Danilo Tronci.
Nel maggio del 1997 la donna venne arrestata per «atti sessuali nei confronti di minore» per poi essere scarcerata, a giugno, con l'obbligo di residenza nel comune di nascita. I presunti abusi vennero compiuti nella scuola materna di Serrenti, centro del cagliaritano a circa 35 chilometri dal capoluogo. L'inchiesta venne avviata dalla Procura della Repubblica in seguito ad un esposto inoltrato da alcuni genitori, costituitisi parte civile, dei bambini che frequentavano l'istituto.
Nell'ambito dell'inchiesta vennero interrogati alcuni bimbi vittime degli abusi. L'insegnante, difesa dall'avv. Enrica Anedda, si è sempre proclamata innocente. Il processo verrà celebrato il 26 gennaio prossimo.
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3 luglio 1997 - Arrestata a Serrenti, vicino Cagliari, la maestra Armida Fois, 35 anni, con l'accusa di atti sessuali nei confronti di minore. Dalle indagini svolte in maniera molta riservata dai carabinieri sarebbe emerso che l'insegnante avrebbe prestato attenzioni particolari a un bambino di quattro anni.
In base alle testimonianze sarebbero emersi elementi che hanno convinto il Gip a chiedere gli arresti domiciliari per l'insegnante. Nel maggio scorso la stessa accusa era stata contestata ad un'altra insegnante, Pasquala Pianu, alla quale nel frattempo il Tribunale del riesame ha revocato gli arresti domiciliari accogliendo la richiesta del difensore. L'unico obbligo è quello della reperibilità di un'ora al giorno.
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Roma - Maestra condannata per violenza sessuale su due bambine
23 aprile 2001Per aver violentato due bambine, di 5 e 7 anni, una maestra, ex suora, è stata condannata a quattro anni e due mesi di reclusione dal tribunale di Roma per violenza sessuale aggravata su minori.
Il giudice Fiasconaro ha concesso le attenuanti generiche a Margherita De Vito, di 58 anni, ora in pensione, e ha stabilito l'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e l'interdizione perpetua dalla curatela e tutela dei minori. Il tribunale ha anche condannato la maestra al risarcimento dei danni per un totale di 50 milioni di lire da dividersi tra le famiglie delle due bimbe.
Margherita De Vito, che insegnava in scuola materna e elementare nella periferia di Roma, nel'aprile del '97, secondo quanto stabilito dai giudici, aveva attirato in bagno la bambina più grande attendendo che tutti gli altri alunni uscissero da scuola. Lì aveva cominciato a toccarla, sempre più violentemente sino a provocarle lesioni.
La piccola dopo la violenza subita era tornata a casa piangendo e i genitori, allarmati, si erano accorti che c'erano macchie di sangue sulle mutandine e sulle gambe. Di lì la corsa al S. Eugenio e il responso dei medici: la piccola aveva subito una violenza sessuale. Fu lei stessa a dire che era stata la maestra.
La donna fu fermata dai carabinieri e posta agli arresti domiciliari. Davanti al gip la De Vito si difese sostenendo di non essere mai rimasta sola con la bambina. Ma gli accertamenti compiuti, compresa una perizia psichiatrica disposta dal tribunale sulla bambina, hanno confermato le accuse nei confronti della donna.
Proprio questo caso ha permesso di scoprire la seconda violenza. Nel febbraio del '96 un'altra bambina, della stessa scuola, aveva detto ai genitori di essere stata toccata dalla maestra, che fu immediatamente sospesa dall' insegnamento e trasferita in un ufficio circoscrizionale. Il gip ne decretò anche l'interdizione dall'insegnamento, ma dopo pochi giorni il provvedimento fu revocato e la maestra reintegrata a scuola. Il procedimento a suo carico fu archiviato e riaperto soltanto in seguito alla denuncia della seconda bambina.
Margherita De Vito ha praticamente passato tutta la sua vita professionale con i bambini. Quando morì la madre, lei era ancora giovanissima. Il padre, che non poteva occuparsi di lei, l'affidò ad un collegio di suore dove fu avviata alla vita religiosa. Lì seguì corsi di puericultura e diventò maestra. Poi abbandonò il monacato e si dedicò soltanto all'insegnamento.

Udine - Direttrice d'asilo colpiva i bimbi: arrestata
16 dicembre 2002 - Bimbi di meno di tre colpiti con tovaglioli (a volte, apparentemente, annodati) dalla direttrice dell'asilo materno privato al quale erano stati affidati dai genitori: è quanto si vede - stando ad alcune fonti vicine all'inchiesta - nei filmati che i Carabinieri dei Nas di hanno registrato, nei giorni scorsi, nella ludoteca «Giardino dell'infanzia» di Feletto Umberto, una frazione di Tavagnacco, a pochi chilometri da Udine.
La direttrice dell' asilo - Luciana Poggioni, di 47 anni, di Feletto Umberto, che è anche presidente della cooperativa che gestisce la struttura - è stata arrestata dagli stessi Carabinieri del Nas per le ipotesi di reato di lesioni e maltrattamenti a minorenni. Nell'asilo - si è saputo nel pomeriggio, a Udine - da due-tre giorni gli investigatori avevano piazzato delle microscopiche telecamere e altri apparati per registrare quanto avveniva, in particolare prima e durante i pasti. Proprio nell'angolo dove i bambini (in tutto una diecina, secondo quanto si è saputo finora) venivano riuniti per mangiare sono state concentrate le telecamere e gli altri apparati. Alla sola vista della direttrice - sempre stando agli elementi raccolti finora dagli investigatori - alcuni dei bambini cominciavano a piangere.
Dopo l'arresto della direttrice, avvenuto stamani, in flagranza, poco prima di mezzogiorno, i Carabinieri sono rimasti nella struttura e - si è saputo da fonti investigative - alcuni si sono anche fermati a giocare con i piccoli in attesa dell'arrivo di altro personale o dei genitori. Sempre oggi, gli investigatori hanno ascoltato la più stretta collaboratrice della direttrice, una donna che - da quanto si è potuto sapere - non è al momento coinvolta nell'inchiesta, scattata dopo l'arrivo di una serie di lamentele ai militari dei Nas. Nei prossimi giorni, gli stessi Carabinieri ascolteranno tutte le persone che, a vario titolo, hanno lavorato o prestato la loro opera nella ludoteca. Fra queste, vi sono anche alcuni volontari.

Acireale (CT) - Suora 74enne maltratta 18 bambini
16 febbraio 2007 - Bacchettate alle mani, punizioni in ripostigli bui o dentro un piccolo pozzo. Una suora di 74 anni, Tindara Amato, e’ stata condannata dal tribunale di Acireale, in provincia di Catania, a due anni di reclusione, con pena sospesa, e al risarcimento dei danni alle famiglie di 13 dei 18 minori implicati.

Milano - Maestra "giocò" a tagliare lingua ad alunno: 2 mesi

27 febbraio 2007 - Un gioco. «Tira fuori la lingua, forza...». Un gioco? «Tira fuori la lingua che te la taglio, così non parli più». La maestra lo dice una, due volte. Alla terza l'alunno è a tiro. Sono già due volte che va al cestino a temperare la matita. «Ancora?». L'insegnante sorride, certo, ma adesso prende un paio di forbici e abbassa le lame sulla bocca. Un taglio netto. Il bimbo ha 7 anni e mezzo ed è vivace come vuole l'età. Ma ora sanguina a dirotto. Piange. Allora subito in bagno con la maestra a sciacquare, poi giù in segreteria, la telefonata alla mamma, al 118 e di corsa all'ospedale pediatrico «Vittore Buzzi». Il gioco finisce con cinque punti di sutura, lo docente sospesa «a titolo cautelativo», una denuncia per lesioni e una richiesta di danni. La famiglia contro scuola e insegnante. Che all'inizio, in bagno, avrebbe provato pure a convincere il bimbo: «Non dire alla mamma che sono stata io, ma che hai fatto tutto da solo». Ma poi monta in ambulanza e crolla: «Non volevo, signora, mi dispiace. Non so come sia potuto succedere».
Come sia, è successo. Sono le 16 di martedì 20 febbraio in una scuola elementare nella zona nord-ovest di Milano. Mezz'ora all'uscita. L'insegnante di ruolo è fuori aula. Chiede a R. S., 22 anni, docente di sostegno, di tenere calma la sua II per qualche minuto. È in quei minuti che Ahmed (lo chiameremo così) si alza per andare due volte al cestino. Poi, il gioco: «Non era la prima volta che la maestra lo faceva», racconta il bimbo. Ma stavolta finisce male. Venti giorni di prognosi per «una ferita a tutto spessore della lingua», è scritto nel referto. E dieta «semiliquida e semifredda». Yogurt e frullati.
Una settimana dopo, il bambino è ancora sotto choc. A scuola non ha messo piede e non vuole farlo: «Ho paura che mi facciano ancora male». Non dorme la notte, ha gl'incubi e scappa da tavola quando spuntano i coltelli. Per accudirlo, la madre ha lasciato il lavoro in una cooperativa. Sono giorni di visite, notti in bianco e burocrazia. La denuncia ai carabinieri e poi la causa affidata all'avvocato Piero Porciani. Ieri, la decisione: la famiglia si costituisce parte civile contro l'insegnante e denuncia l'istituto. La richiesta: un risarcimento per danni materiali e morali.
Siamo in una scuola «di frontiera», a Milano. Una tra tante. Un iscritto su due è figlio d'immigrati. Le circolari sono scritte persino in arabo e in cinese. Integrazione e polemiche. Che sia per il presepe o i canti di Natale. Ma in questi giorni a scuola non canta e non parla nessuno. Né i bidelli, né gli insegnanti. Il preside ha chiesto silenzio e riservatezza: «È in atto un'indagine, siamo ancora a metà percorso. La questione è seria». Si capisce dalla lettera inviata alla famiglia di Ahmed: «Dal colloquio avuto con la maestra emerge la necessità di avere ulteriori notizie». Per ora, R. S. è stata «allontanata dalla classe». Questa mattina, i genitori del piccolo hanno un incontro a scuola. Il preside ha chiesto di vedere «le forbici del bambino». Ha già fatto denuncia alla polizia e all'assicurazione.
La maestra ha già ammesso: «Voleva essere uno scherzo, è stato un incidente». Ma le scuse non bastano, incalza il direttore scolastico regionale, Anna Maria Dominici: «Ho mandato subito un ispettore per capire le responsabilità e fare proposte su come intervenire». Perché, insomma, «è una vicenda che ha davvero dell'incredibile». E però non si creda «che dipenda dall'inesperienza: queste cose non devono mai succedere».
Pagella di metà anno. Ahmed ha buono e distinto in tutte le materie, solo sufficiente in scienze («Non riesco a imparare le parti delle foglie..»). Buono anche in condotta: «Sono bravo, io...», sorride. Anche alla playstation. È da una settimana che sfida «La Gang nel Bosco». Questo sì, un gioco.
7 giugno 2011 - La Seconda Corte d'Appello ha confermato la condanna a due mesi di reclusione per lesioni colpose alla maestra Rosa Sciliberto.
La donna, in una seconda classe della scuola elementare Cadorna di Milano, aveva provocato una lesione guarita in 30 giorni alla lingua di un alunno di sette anni colpito con un paio di forbici. Oggi in Aula il sostituto procuratore generale Nunzia Gatto ha chiesto l'aggravamento dell'accusa in lesioni volontarie con aumento della condanna, ma il collegio giudicante ha confermato il verdetto. L'imputata dovra' risarcire il danno ai genitori del bimbo costituiti parte civile.
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Nardò (LE) - Maestra scrive la nota sulla faccia dell'alunno
9 marzo 2007 - Una nota scritta sulla faccia di un giovanissimo studente. Il fatto risale al 9 marzo ed è avvenuto in una scuola elementare di Nardò; la vittima è un bambino di sette anni. Ora la maestra è indagata con l’accusa di abuso di mezzi di correzione o di disciplina. Quel giorno, il bambino, che frequenta la seconda, aveva dimenticato il quaderno a casa e probabilmente non era la prima volta che accadeva; per questo motivo l’insegnante ha pensato di scrivergli il giudizio sulla faccia, davanti ai compagni di classe. Al rientro a casa, i genitori hanno voluto sapere cosa fosse successo e si sono confrontati con la scuola, con scarsi risultati, decidendo di rivolgersi alla magistratura.

Milano - Nido-lager, arrestate due insegnanti
15 ottobre 2007 - Sentenza esemplare per due giovani insegnanti di un nido milanese accusate di aver trasformato il nido in un lager. Hanno preso due anni e 6 mesi per i maltrattamenti aggravati subiti da 9 piccoli, insultati, chiusi al buio in uno sgabuzzino, costretti ad ingoiare cibo sputato e finito a terra.

Rovetta (BG) - Maestra condannata per maltrattamenti e lesioni nei confronti di alunno
14/01/2009 - Una maestra d'asilo è stata condannata dal tribunale di Bergamo a nove mesi di carcere con la condizionale e al pagamento di 45 mila euro di risarcimento per maltrattamenti e lesioni nei confronti di un alunno della materna parrocchiale di Rovetta (Bergamo). I fatti risalgono al 24 gennaio 2002: quel giorno il bambino di quattro anni tornò a casa con un livido sul collo. In un primo momento raccontò ai genitori di essere stato colpito da un compagno di giochi.
Interpellata dai genitori, la maestra dell'alunno che era stato indicato come autore delle lesioni, escluse che il bimbo potesse aver commesso un fatto simile e indicò la collega, come presunta responsabile dell'episodio. Dopo che il piccolo fu medicato in ospedale, scattò una denuncia contro ignoti. Successivamente è stato proprio il bambino a raccontare la verità ai genitori.
Da lì, l'insegnante, che ha sempre respinto le accuse, finì sotto inchiesta. La donna fu sospesa per qualche tempo, poi era tornata all'asilo e dopo poco si era trasferita in un'altra scuola. Il pubblico ministero Maria Cristina Rota aveva chiesto la condanna a un anno con la sospensione della pena, così come l'avvocato di parte civile Marco Zambelli.

Rimini - Maltrattamenti all'asilo: 3 anni di carcere alla maestra 'orco'
7 novembre 2008Udienza preliminare per l'insegnante di scuola materna M.D.O. le sue iniziali, 60enne di Urbino, accusata di lesioni, maltrattamenti ai fanciulli e abuso di mezzi di correzione. Trentadue genitori hanno accusato l'insegnate di severe punizioni ai danni dei propri figli, impedendogli talvolta di andare anche in bagno. Gli episodi di violenza si sarebbero verificati in due scuole materne statali di Rimini tra il 2000 e il 2006. Prossima udienza il 5 marzo 2009. I bambini vivevano l'asilo con il terrore per un colpa della maestra sin troppo aggressiva la quale, anziché rivolgersi a loro come una mamma, aveva imposto un vero e proprio regime, costringendoli a star in silenzio e a non andare in bagno durante l'ora di pranzo. E qualora non avessero rispettato gli ordini sarebbero piovuti schiaffi e urla. L'incubo, durato circa 6 anni alla scuola materna del distretto 3, è terminato il 16 ottobre dello scorso anno. A presentare la denuncia è stata una madre di una piccola di tre anni che fu colpita dall'insegnante con un giocattolo sulla fronte, mandandola all'ospedale. La docente venne denunciata per maltrattamenti su minori, abusi dei mezzi di disciplina e lesioni personali. In realtà, dal 2000 al 2006, numerosi genitori si sono lamentati della violenza della donna, ma i dirigenti scolastici avevano preso sotto gamba la questione. Quest'ultimi, un 47enne riminese ed un 57enne di Bellaria, sono stati denunciati per omissione di atti d'ufficio in quanto non avevano fornito elementi alla Procura. Del caso se ne sono occupati i Carabinieri della Polizia Giudiziaria che hanno ricostruito gli anni in cui la maestra ha prestato servizio, dal 2000 al 2006. Anni di incubo per i centinaia di bambini che incontrava ogni mattina. A costituirsi parte civile, assistiti dall'avvocato Piero Venturi, saranno solo due famiglie: si tratta dei genitori della bimba colpita al volto, e di un'altra bimba, figlia di un rappresentante delle forze dell'ordine.
19 giugno 2009 - Maltrattamenti, abuso di mezzi di coercizione e lesioni volontarie. Queste accuse costano tre anni di reclusione a una maestra di Rimini. L'insegnante è sulla sessantina ed è originaria di Urbino. Vittime dei suoi metodi poco ortodossi d'insegnamento erano i piccoli bimbi dell'asilo, terrorizzati da schiaffoni, pizzichi, tirate d'orecchie e di capelli, pressioni sui polsi. C'erano persino piccoli lasciati col pannolone sporco sino al termine dell'orario scolastico.
Gli investigatori (le indagini partirono nel 2005) scoprirono che in sei anni i bimbi maltrattati tra i tre e cinque anni erano stati trentadue. Le indagini partirono quando una bimba tornò a casa con un grosso bernoccolo in testa. Si scoprì che a procurarglielo era stata la maestra, che le aveva lanciato lanciandole un gioco di legno.
L'insegnante ha sempre scelto il silenzio, avvalendosi della facoltà di non rispondere.
Assolto invece il dirigente scolastico, imputato di omessa denuncia.
Annone Brianza - Maltrattò bambini scuola infanzia: condannata insegnante
22 aprile 2009Un anno e otto mesi. È la pena richiesta dal pm Luca Masini al termine della propria requisitoria al processo contro Annamaria D’Orso, la maestra 47enne accusata di di maltrattamenti nei confronti dei propri bimbi all’asilo di Annone Brianza. Nell’aula al primo piano del tribunale di Lecco, davanti al giudice Paolo Salvatore, ieri mattina il pm ha ricostruito l’impianto accusatorio nei confronti della maestra citando soprattutto le deposizioni di molti dei suoi stessi bimbi, ascoltati alla presenza di psicologi.
Testimonianze che - ha precisato l’accusa - sono state ritenute attendibili dagli stessi psicologi che hanno definito conforme il profilo clinico dei bimbi. In sostanza, le loro dichiarazioni non sono frutto di fantasie né tantomeno indotte dagli adulti. Masini cita in aula testualmente le testimonianze, spesso davvero toccanti. Come quella di Angela che racconta di come «la maestra ci metteva spesso in castigo». Tommaso, un compagno di classe, è ancora più esplicito nella sua versione: «Ci picchiava con gli schiaffi e ci chiudeva in bagno». Anche Letizia conferma che volavano gli sberloni. E poi ancora: «Strappava i fogli da disegno quando si usciva dai bordi». Pure Beatrice si lamentava. Qualcuno ricorda anche che una punizione consisteva nell’abbassare le tapparelle dell’aula per spaventarli. Dai racconti dei bimbi, che spesso il pm ha definito «cuccioli», emerge insomma un clima di terrore che si è respirava all’asilo dal 2004 al 2006. Volavano gli «scappellotti» e più di un bambino racconta di essere stato costretto addirittura a mangiare con forza. La maestra esercitava tutto il proprio potere, minacciando anche i piccoli «affinché non raccontassero nulla ai propri genitori», spiega il sostituto procuratore in aula. Nella sua requisitoria Masini avvalora la sua tesi raccontando l’episodio della testimonianza di una bambina di quell’asilo. Inizialmente, interrogata sui comportamenti della sua maestra, nega tutto. Successivamente ritratta e si sfoga quando la maestra è già stata allontanata.
«Gli stessi psicologi che l’hanno ascoltata - spiega il pm al giudice Salvatore - hanno detto che si è trattato di un atteggiamento difensivo. La bimba non ha confessato per proteggersi. E questo la dice lunga sulla paura che avessero nei confronti della maestra». Sentita anche una collega della maestra, Maria Brusadelli, che ricorda di non aver «mai assistito - si legge nella sua testimonianza - a scappellotti di questo tipo». Il processo è stato rinviato al 14 luglio prossimo per le conclusioni della parte civile e della difesa.
16 luglio 2009 - Il Tribunale di Lecco ha condannato stamani a un anno e 6 mesi di reclusione una maestra della scuola dell'infanzia statale di Annone (Lecco) accusata di maltrattamenti nei confronti dei bambini. L'accusa aveva chiesto per lei la condanna a un anno e 8 mesi. Il difensore della donna ha annunciato appello. La sentenza è arrivata a oltre 3 anni dai fatti, tanto che la donna è andata in pensione.
Il caso era scoppiato ad Annone nel marzo di tre anni fa quando una mamma aveva denunciato la maestra perché "aveva l'abitudine di dare botte in testa ai bambini". Il caso aveva diviso le mamme alcune schierate a difesa della maestra, altre invece contro. Alcune avevano anche tolto i loro bambini dalla scuola dell'infanzia. La maestra era stata sospesa dall'insegnamento, provvedimento poi revocato ma l'insegnante non era tornata, pur potendo, e aveva scelto di andare in pensione.

Rovigo - Bambino chiuso al buio all'asilo: arrestata la maestra
2 ottobre 2009Fino a pochi anni fa, i genitori giustificavano ogni gesto delle maestre dei loro figli, anche quando questi gesti erano davvero troppo esagerati rispetto alla gravità della marachella combinata dai bambini. Ignoranza delle famiglie che si sentivano inadeguate ad educare i figli e che cercavano una legittimazione della disciplina nella scuola. Abuso di potere delle maestre che dal canto loro si lavavano la bocca con parole tipo psicologia e pedagogia (che probabilmente avevano sentito nominare solo una volta nella vita) e si sentivano arbitri in terra del bene e del male. Una statistica dice che in un campione di italiani di età compresa fra i 20 e i 35 anni, frequentanti la scuola materna, uno su 2 ha un brutto ricordo della maestra d'asilo. Ma fortunatamente l'epoca della pacchia per le baby sitter istituzionalizzate è finita, finalmente alcuni genitori hanno capito che la scuola non sempre, anzi quasi mai è maestra di vita. Ce lo dimostra una notizia che ci giunge da Rovigo: una maestra d'asilo ha rinchiuso per due ore un bambino di 4 anni al buio nel dormitorio senza lasciargli nemmeno tenere il foulard che gli ricordava il padre che era morto da pochi mesi. Il bambino è uscito traumatizzato, e per due mesi non è più riuscito a dormire e non ha più voluto mettere piede all'asilo. La madre ha coraggiosamente denunciato la maestra strega per abuso di mezzi di correzione. Dal canto suo la maestra si è difesa dicendo che il bimbo si era comportato male e che non sapeva del lutto che aveva colpito la famiglia...(cosa quasi impossibile) Due consulenti neuropsichiatri dell'accusa hanno sostenuto l'esistenza di un danno biologico nel piccolo, in seguito al trauma ricevuto. Nel processo, che riprenderà il primo febbraio con la testimonianza di un'altra maestra d'asilo che aveva soccorso il bimbo impaurito, è imputato per minacce anche il marito dell'insegnante 36enne, che avrebbe avvicinato la madre del piccolo per «consigliarle» di non presentare querela. Chi vi scrive si augura vivamente che le mamme inizino a ribellarsi. E' inammissibile che lasciamo i nostri figli nelle mani di perfette sconosciute e diamo loro carta bianca. E' finita l'epoca in cui "la maestra ha sempre ragione".

Torino - "Quella maestra picchia i bambini"
13 novembre 2009«Una maestra che alza le mani sui suoi piccoli alunni per mantenere la disciplina non è accettabile, non ha scusanti. Non importa se nell’aria c’è un generale auspicio di ritorno alla severità: la violenza fisica e verbale non può essere un metodo educativo né può portare risultati dal punto di vista didattico». Ne sono convinti i genitori di una classe quarta della scuola elementare statale Beata Vergine di Campagna, di via Cardinal Massaia, succursale della Sibilla Aleramo. Dall’inizio di questo anno scolastico sono precipitati in un incubo: sono bastati solo pochi giorni di lezioni per rendersi conto che la nuova maestra di italiano, subentrata in settembre all’insegnante di ruolo che i bambini avevano avuto in seconda e in terza e che aveva chiesto il trasferimento, non era in grado di condurre la classe.
«Era un ottimo gruppo di bambini, negli anni passati», spiegano le famiglie. «Certo, con alcuni magari un po’ più agitati di altri, ma come è normale a quell’età e in ogni classe. Tant’è che con le maestre precedenti e con la maestra di matematica non hanno mai dato particolari problemi», dicono le mamme. Che hanno deciso di fare «lo sciopero del bambino» nel senso che oggi e lunedì non lasceranno a scuola i figli nelle ore di italiano.
La supplente annuale nominata a fine estate - cinquantenne, al terzo anno di servizio - è stata un problema fin dall’inizio. Un problema che, col passare dei giorni, è diventato inquietante e capace di creare ansie nelle famiglie. «Una bambina è uscita da scuola con un livido su un braccio perché la maestra l’ha strattonata, un maschietto ha detto di essere stato sculacciato e un altro ancora di aver ricevuto uno schiaffo dall’insegnante. Venerdì scorso, poi, un alunno è finito al pronto soccorso perché è caduto e un compagno gli è passato e ripassato sopra. Lei non è stata in grado di impedirlo», spiegano i genitori che da settimane sono mobilitati affinché si individui una soluzione capace di far ritrovare la serenità. «Ci sono stati incontri, assemblee di classe. E in una riunioni straordinaria la maestra, presenti noi genitori e anche una collega, ha ammesso di aver alzato le mani perché non c’era altra soluzione per riportare la calma nell’aula. Noi abbiamo fatto il verbale di quella riunione», raccontano le mamme.
Oggi pomeriggio, in vista di un incontro che la dirigente reggente Marcellina Longhi (da lunghi anni alla guida dell’elementare Dogliotti) ha concesso per lunedì, i genitori si ritroveranno a discutere nella vicina parrocchia Madonna di Campagna. Ieri, poi, davanti alla scuola, le mamme si sono ancora una volta interrogate sul perché la situazione non sia stata affrontata con più determinazione non appena denunciata. «Siamo anche andati in Provveditorato, ma ci è stato spiegato che prima di tutto è la scuola a doversi muovere. Purtroppo non siamo mai riusciti a sapere dalla dirigente quali provvedimenti volesse adottare, con la dirigente è stato praticamente impossibile comunicare. Ci siamo visti con il vicario, ma senza risultati concreti». Ancora: «Non mandare a scuola i nostri figli non ci piace, siamo consapevoli del loro diritto all’istruzione. Ma siamo esasperati e lo sarebbe chiunque nella nostra situazione. La dirigente ha affiancato un’altra insegnante alla nostra, ma non ci pare una soluzione che possa durare nel tempo».

Volla (NA) - Maltrattamenti in aula: maestra denunciata 2 volte in 20 gg
27 febbraio 2010La seconda denuncia nel giro di 20 giorni per abuso dei mezzi di correzione e disciplina nei confronti di una 50enne, insegnante nella scuola elementare Antonio Manzoni di Volla, in provincia di Napoli. A denunciarla la madre di un bimbo di 10 anni, che l'insegnante avrebbe picchiato. L'otto febbraio scorso un'altra denuncia alla stessa insegnante, sempre per lo stesso motivo. Da quanto raccontato dal bambino, il piccolo durante lo svolgimento di una lezione di "convivenza civile" si stava difendendo da accuse false rivoltegli da alcuni compagni parlandone con la maestra che, forse infastidita, avrebbe dato dei piccoli calci al minorenne allungando le gambe sotto la cattedra. Alle rimostranze del piccolo sarebbe intervenuta l'insegnante di sostegno che era in aula per un altro alunno, che dopo aver assistito ai fatti è uscita per chiamare il responsabile del plesso scolastico. Nel frattempo, l'insegnante avrebbe strattonato per i capelli e le orecchie il minore, che spaventato si è allontanato dall'aula in lacrime nascondendosi e passando sotto i banchi. All'uscita da scuola ha raccontato l'episodio alla madre, che ha sporto denuncia.

Briona (NO) - La bidella fu arrestata per tentata estorsione ai danni del nipote
4 marzo 2010 - (ANSA) La bidella che ha fatto scoppiare il ‘caso’ delle scuole elementari ‘Rodari’ (con una decina di bambini costretti a calarsi pantaloni e mutandine per verificare chi avesse ‘sporcato’ il bagno con una scarica di dissenteria) aveva già avuto guai con la giustizia. Maura Mossotti nel luglio del 2002 era stata arrestata con l’accusa di tentata estorsione ai danni di un suo nipote. ‘’Il fatto e’ particolarmente significativo – ricordano ora a Carpignano - perche’ la minaccia con quale la donna voleva ottenere soldi dalla sua vittima era riferita proprio alle bambine dell’uomo: se non voleva che capitasse loro qualcosa, doveva pagare 10 mila euro’’.
La donna era stata arrestata mentre si apprestava a ritirare i soldi del ricatto e poi rimessa in liberta’ in attesa del processo: in quell’occasione, era il 2004, patteggio’ una condanna a 10 mesi e 20 giorni con il beneficio della condizionale. E aveva continuato a lavorare come bidella senza soluzione di continuita’.
‘’Mi ero consultato con l’Ufficio scolastico regionale – spiega il dirigente scolastico Renato Schettini, che gia’ allora era al guida del distretto comprendente, appunto, Carpignano e Briona – E mi era stato detto che non si poteva prendere alcun provvedimento, visto che la bidella non aveva avuto alcun tipo di interdizione o sospensione dai pubblici uffici. Autonomamente avevo pero’ deciso di spostarla di sede: l’avevo trasferita a Briona, dove e’ rimasta fino all’altro giorno’’.
E ora, dopo il fattaccio di cui Maura Mossotti si e’ resa protagonista, ecco arrivare un altro trasferimento e il ritorno a Carpignano.
Questa volta per lei, come per le tre maestre coinvolte, ci potrebbero essere delle conseguenze disciplinari. (ANSA)

Barge (TO) - La bimba non era composta e la maestra la strattona
17 marzo 2010«È di nuovo successo», lo dice così, quasi se lo aspettasse. «La maestra d'inglese ha di nuovo strattonato mia figlia». E la piccola, sette anni compiuti a dicembre, questa volta è stata portata dalla mamma all'ospedale di Saluzzo. Ne è uscita con un referto che parla chiaro: contusione alla mano sinistra, giudicata guaribile in cinque giorni.
Cinque giorni di prognosi al termine di una lezione di inglese, fanno pensare che qualche problema c'è. Anche se l'argomento merita grande cautela ed altrettanta delicatezza. Si parla di minori e di presunte percosse da parte di un'insegnante. Starà ai magistrati indagare e dire se ci sono o meno gli estremi del reato.
Per ora c'è una circostanziata denuncia presentata venerdì 12 dalla signora O.P. ai Carabinieri di Barge. Qui si ipotizzano le lesioni personali e l'abuso dei mezzi di correzione. E non è la prima volta: «Un fatto analogo era successo ad ottobre e già avevamo denunciato la maestra». In quell'occasione la bimba aveva colorato di nero, e non di giallo, il naso di un'ape. Un "errore" che le è costato caro. La maestra l'aveva strattonata con forza: le aveva preso il braccio scaraventandolo sul banco. Da allora la piccola è seguita da una psicologa, che pian piano era riuscita a riconciliarla con la scuola.
Giovedì 11, di nuovo. «Questa volta perché non era seduta composta. Ma un motivo per sgridarla la maestra lo trova sempre! Le ha preso il polso, strattonandola malamente». A differenza di quanto avvenuto ad ottobre, la bimba questa volta le lacrime le ha tenute dentro, ma a scapparle è stata la pipì.
La famiglia, seguita dall'avv. Marco Laratore, ora non vuol più avere rapporti con la direzione se non tramite il proprio legale. «È inutile: non ci ascoltano». Forse ora, visto che la maestra sembra far fatica a moderare le intemperanze del proprio carattere, potrebbe essere il caso che la scuola prenda qualche provvedimento. A caldo, la dirigente scolastica Patrizia Revello si limita a dire: «In questo momento non rilascio dichiarazioni perché non ne sapevo nulla: apprendo i fatti da lei».

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Ferrara - Violenze all'asilo: maestra denudava bimbo, amici costretti a picchiarlo
26 marzo 2010 - Un bambino di sei anni sarebbe stato costretto a subire punizioni dai suoi compagni di un asilo pubblico in provincia di Ferrara, su decisione della maestra che poi lo denudava lasciandolo al centro della classe. Il piccolo è ora in un’altra scuola materna, mentre l’insegnante si è dimessa ed è indagata dalla procura minorile per maltrattamenti verso fanciulli.
Le violenze in classe Il terribile fatto, riferito oggi dal Resto del Carlino, sarebbe avvenuto all’inizio dell’anno. Il bambino pare fosse particolarmente irrequieto e il 5 marzo i genitori sono stati convocati d’urgenza dall’asilo per parlare del figlio. Avrebbero ricevuto un documento che attestava l'"estrema difficoltà" del piccolo "a gestire i suoi stati emotivi", con comportamenti aggressivi verso i compagni e atteggiamenti "di sfida, anche a livello fisico" rispetto alle maestre. Ai genitori fu poi chiesto di concordare una visita da un neuropsichiatra infantile. Tre giorni dopo la famiglia chiese al dirigente del circolo didattico il trasferimento in un’altra materna, scoprendo allora, proprio dal dirigente, le punizioni a cui era sottoposto il figlio. A parlare dei fatti per la prima volta era stato il migliore amico del bambino.

Militello (CT) - Schiaffi e spintoni ai bimbi dell'asilo: arrestata una maestra
29 aprile 2010 - Un'insegnante d'asilo quarantenne di Militello in Val di Catania è stata arrestata in flagranza di reato da carabinieri della compagnia di Palagonia per maltrattamenti su bambini della sua classe. Le indagini erano state avviate nel marzo scorso dopo le denunce di alcuni genitori che si erano recati in caserma dopo avere appreso dai figli cosa accadeva in classe. Gli investigatori hanno "piazzato" delle telecamere nascoste nell'aula e hanno ripreso l'atteggiamento aggressivo della maestra d'asilo che, secondo l'accusa, prendeva a schiaffi e spintonava a i suoi alunni, che a volte trascinava tirandoli per i capelli, senza nessun apparente motivo scatenante. La violenza mostrata dalle immagini ha convinto i carabinieri a intervenire e a eseguire l'arresto della maestra d'asilo su disposizione del procuratore capo di Caltagirone, Francesco Paolo Giordano.
L'insegnante è stata bloccata dai carabinieri della compagnia di Palagonia mercoledì mentre era a scuola, ma la notizia si è appresa ora. I militari sarebbero intervenuti per la «ritualità della condotta» dell'indagata: la sua aula era da una ventina di giorni sotto osservazione da parte dei militari dell'Arma che, all'insaputa di tutti, avevano piazzato delle telecamere e dei microfoni. Alla maestra, su disposizione del procuratore capo di Caltagirone, Francesco Paolo Giordano, e del sostituto Sabrina Gambino, sono stati concessi gli arresti domiciliari. Nei prossimi giorni si terrà l'interrogatorio di garanzia da parte del Gip. Le indagini erano state avviate le denunce presentate dai genitori di 7-8 alunni dell'insegnante ai carabinieri della compagnia di Palagonia. «Massima cautela e mantenimento del diritto della privacy, sopratutto per i minorenni»: questo l'invito ai giornalisti del procuratore capo di Caltagirone, Francesco Paolo Giordano. «Questa vicenda - ha detto il magistrato - è molto delicata e va trattata con la massima attenzione perchè ci sono persone da tutelare, soprattutto le presunti parte offese che sono dei bambini di età compresa tra i 3 e i 5 anni».

USA - Pestato selvaggiamente dalla insegnante
13 maggio 2010 - Un'insegnante nera di un liceo di Houston ha picchiato selvaggiamente un suo alunno adolescente, anche lui afro-americano, sbattendolo ripetutamente prima per terra, poi sul muro, mentre lo riempie di calci e pugni. E' accaduto ad aprile alla Jamiés House Charter School di Houston, in Texas, ma solo ora la vicenda è emersa grazie alla diffusione di un video choc registrato da un cellulare di un compagno di scuola della vittima, che ha fatto il giro delle tv americane ed è cliccatissimo su Youtube. Non è chiaro cosa ha spinto la donna, Sheri Lynn Davis, 40 anni che insegna scienze, a colpire in modo così violento un ragazzo di 13 anni. Dalle prime indagini, sembra che la professoressa volesse punirlo perché poco prima aveva preso in giro alcuni compagni. Dal video, lungo una ventina si secondi e ambientato in un'aula spoglia, si capisce che i ragazzi presenti all'inizio pensavano fosse uno scherzo, tanto che durante i primi colpi si sentono alcune risate di sottofondo.
La docente è stata comunque licenziata in tronco da David Jones, il preside dell'istituto: "Non c'é nessuna scusa - ha detto Jones - che possa autorizzare un'insegnante a comportarsi in questo modo nei confronti di un ragazzo". Sulla vicenda ora indaga la Polizia del Texas. La madre della vittima, Alesha Johnson ha raccontato ai media locali che il figlio Isaiah quel giorno tornò a casa con un occhio nero e ferite e lividi in tutto il corpo senza dare spiegazioni dell'accaduto. Ma pochi giorni dopo, esattamente il 5 maggio, la donna ha deciso di rivolgersi alla scuola per capire cosa fosse successo al figlio. Dopo le prime verifiche è spuntato il video che ha inchiodato l'insegnante e ne ha determinato la cacciata dalla scuola.

Pistoia - Ad arresti domiciliari maestre del Cip e Ciop
2 dicembre 2009Bambini picchiati, chiusi nel bagno al buio per ore, fuori dalle aule al freddo, costretti a stare immobili e in silenzio e addirittura a mangiare il cibo vomitato. E' quello che, secondo la procura di Pistoia, accadeva da tempo all'asilo nido privato «Cip e Ciop» gestito dalla società «Il Giardino dell’Infanzia» a Pistoia. Con l'accusa di maltrattamenti, la titolare dell'asilo, Anna Scuderi, 41 anni, e una giovane maestra, Elena Pesce, 28 anni, sono state arrestate questa mattina dagli agenti della squadra mobile per presunti maltrattamenti sui bambini dell'asilo. A far scattare gli arresti, l'ultimo episodio verificatosi stamani: un bambino di otto mesi ha vomitato, e le maestre lo hanno preso a pacche sulla nuca, facendolo cadere sul suo stesso vomito.
Gli arresti delle due donne sono stati eseguiti dopo «una complessa attività di indagine», iniziata nell’agosto scorso dopo le segnalazioni e le denunce presentate dai genitori di alcuni bambini che in passato avevano frequentato l’asilo nido. I riscontri sono stati possibili anche grazie all’utilizzo di telecamere di videosorveglianza installate dalla squadra mobile nei locali dell’asilo da almeno una settimana. «Per la violenza delle immagini - ha detto il procuratore capo di Pistoia, Renzo Dell'Anno - non vogliamo divulgarle per rispetto dei genitori e dei piccoli».
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24 maggio 2010(ANSA) Il gip Fucigna ha concesso gli arresti domiciliari alle due maestre arrestate per i maltrattamenti ai bambini dell'asilo di Pistoia.
Le due donne sono uscite dal carcere femminile di Pontedecimo (Genova) alle 14. Davanti al gup Fucigna e' cominciato giovedi' scorso il processo con rito abbreviato alle due maestre, che hanno proposto un risarcimento di 23 mila euro ai genitori dei bimbi maltrattati, che si sono costituiti parti civili.
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