5 giugno 2011


aggiornamento del 9 gennaio 2013
Era consapevole che il compagno sarebbe stato ucciso anche se non conosceva i dettagli dell’esecuzione.
Depositate le motivazioni del giudice che ha condannato a sedici anni di carcere la moglie di Giovanni Villella ucciso nel giugno del 2011.
Sono state depositate le motivazioni della sentenza di condanna emessa dal giudice delle indagini preliminari, Barbara Borelli, il 6 ottobre scorso e con la quale, accogliendo la richiesta dell'accusa ha condannato Pina Jennifer a 16 anni. La donna era accusata di concorso nell'omicidio di suo marito Giovanni Villella, aggravato dalla premeditazione.
Pina Jennifer aveva scelto di essere processata con il rito abbreviato e la pena gli stata ridotta. Il procedimento penale a suo carico prese il via dopo l'omicidio del Villella avvenuto il 4 giugno del 2011. Dopo un paio di settimane Pina Jennifer fu raggiunta da un provvedimento di custodia cautelare in carcere per essere stata la presunta istigatrice e determinatrice e per aver concorso al progetto sanguinoso nei confronti del coniuge. La donna non è finita in carcere solo perché madre di due bambini molto piccoli.
L’altro ieri il giudice Borelli ha depositato le motivazione delle sentenza di condanna che aveva emesso nell’ottobre dello scorso anno rispettando i tempi. Nel ricostruire dal punto di vista processuale l’intera vicenda giudiziaria che ha visto protagonista Jennifer nell’omicidio del marito - omicidio per il quale sono sotto processo davanti alla Corte d'Assise di Catanzaro Giovanni Giampà e Michele Dattilo, accusati d'essere gli esecutori materiali dell'omicidio di Giovanni Villella - il giudice si sofferma nella valutazione del materiale probatorio posto a fondamento della declarata responsabilità dell’imputata.
Per il giudice «l’elemento granitico posto a fondamento della responsabilità penale della Jennifer è costituito dalla sua sostanziale confessione, risultata attendibile e pienamente in linea con tutte le risultanze oggetto di acquisizione, quali in particolare, le contraddizioni ravvisate tra le iniziali dichiarazioni dei tre protagonisti della vicenda, gli esiti della disamina dei tabulati telefonici, le risultanze medico legali, nonché le fondamentali dichiarazioni di alcuni testi».
Quindi «la valutazione analitica e complessiva delle risultanze probatorie oggetto di acquisizione» ha spinto il giudice «a ritenere provata la dinamica dei fatti, conferendovi autenticità per gli aspetti più salienti circa la specifica compartecipazione della Jennifer, alla sostanziale confessione resa dalla stessa, riscontrata oltre che arricchita in via incrociata e vicendevole, anche dalle dichiarazioni di una teste e dagli altri riscontri oggettivi».
http://www.gazzettadelsud.it/news/29598/Pina-Jennifer-istig%C3%B2---e-spalleggi%C3%B2-l%E2%80%99assassino.html

aggiornamento del 15 dicembre 2011
La polizia di Stato ha fermato a Lamezia Terme due persone, Angela Giampà, 68 anni, e Massimo Rondinelli, 31, accusate di concorso nell’omicidio del pregiudicato Giovanni Villella, 31 anni, ucciso a colpi di fucile caricato a pallettoni il 4 giugno scorso.
Il 21 giugno per lo stesso omicidio il Commissariato di Lamezia Terme aveva arrestato altre tre persone, Jennifer Pina, 29 anni, moglie della vittima, Giovanni Giampà, 41, ex calciatore professionista della Vigor Lamezia e fratello di Angela, e Michele Dattilo, 66 anni. Secondo le indagini, Giovanni Giampà e Dattilo sarebbero stati gli esecutori materiali dell’omicidio.
Nell’inchiesta sull’omicidio di Villella sono indagate, inoltre, altre due persone, entrambe già detenute, con l’accusa di avere nascosto le armi utilizzate per uccidere Villella. Si tratta dello stesso Michele Dattilo e di Giuseppe Falsia, 38 anni.
Secondo quanto è emerso dalle indagini, Jennifer Pina, moglie della vittima, aveva allacciato una relazione con Giovanni Giampà, decidendo poi insieme a lui di uccidere il marito.
fonte


5 giugno 2011 - C'è una brutta storia dietro la morte di Giovanni Villella, avvenuta lungo una strada sterrata nei pressi di un vivaio in località Pullo nella notte tra il 4 e il 5 giugno scorso: la giovane moglie era diventata l'amante dell'ex calciatore vigorino Giovanni Giampà, Questo è quanto emerge dalla conferenza stampa svoltasi in procura dal sostituto procuratore Domenico Galletta, dal neo dirigente del commissariato di Lamezia Antonio Borelli e dal suo vice Lucia Cundari.
Una brutta storia, quindi, che vede coinvolte tre persone, Pina Jennifer, rumena, moglie della vittima, il suo amante, Giovanni Giampà e il cognato di lui Michele Dattilo, balzato agli onori della cronaca per diversi precedenti penali ed essendo coinvolto, tra l'altro, in diversi sequestri di persona negli anni '70 del secolo scorso. Per questo omicidio il sostituto procuratore Galletta ha sottolineato la grande collaborazione tra polizia giudiziaria e Procura seguendo i metodi classici di investigazione che ha permesso di individuare subito i colpevoli, rei, nelle varie testimonianze, di contraddizioni sempre più evidenti. Un lavoro di investigazione sui tabulati telefonici ha permesso di ricostruire lo scenario che ha portato all'omicidio e dal quale sarebbero emerse anche due utenze telefoniche sconosciute usate dai due amanti per parlare tra loro, al di fuori dai numeri di cellulare a tutti conosciuti.
La vittima riceve una prima telefonata sul cellulare attorno alle 21:38. Dall'altro capo del telefono c'è Giampà. I due si conoscono e, probabilmente, l'uomo dà alla vittima un appuntamento che dovrebbe poi essere quello in località Pullo. Il motivo alla base dell'incontro del sabato sera sarebbe un furto ai danni di un vivaio della zona. Villella esce di casa attorno alle 22:20 ed arriva sul posto dieci minuti più tardi. Parcheggia il furgone. Ad attenderlo c'è Giampà, apparentemente solo. Villella ha una fasciatura alla mano per un piccolo incidente e non può trasportare le piante se non una alla volta. Ne prende una e ritorna indietro dove ad attenderlo c'è Giampà con le restanti due. A quel punto entrerebbe in scena il cognato di Giampà, Dattilo, che uccide materialmente l'uomo dopo averlo inseguito per un breve tratto lungo la strada sterrata e dove poi, l'indomani mattina, il corpo senza vita sarà ritrovato.
Gli investigatori, analizzando minuziosamente i tabulati telefonici dei sospettati, a questo punto della storia, notano una cosa: il traffico tra le utenze di Giampà e Jennifer sono molto frequenti nei minuti prima e dopo l'ora della morte di Villella. Ma c'è un lasso di tempo, durato circa 45 minuti e che risalirebbe all'ora dell'omicidio, in cui queste utenze si interrompono. Uno strano silenzio, una coincidenza evidente che ha permesso agli uomini del commissariato lametino di risalire all'intreccio che ha condotto a morte Villella. Tra le altre prove a carico, ci sarebbe anche quella di una telefonata che il Giampà, dal suo numero di cellulare tradizionale farebbe a sé stesso, ovvero sul numero segreto che utilizzerebbe per sentirsi con l'amante. Un gesto, quest'ultimo, fatto ingenuamente per accertarsi di non aver lasciato l'altro cellulare sul luogo del delitto. Al vaglio degli investigatori, infine, ci sarebbe anche una confidenza telefonica che Giampà avrebbe fatto sul delitto ad una quarta persona che non è indagata.
Il motivo alla base degli arresti d'urgenza sarebbe riconducibile alla possibilità della fuga per almeno uno dei tre, Dattilo, che ha precedenti in questo senso.
Il sostituto procuratore Galletta, al termine della conferenza stampa, ha tenuto a ribadire come solo agendo in sinergia e intensamente con la polizia giudiziaria si possa arrivare presto bene e alla soluzione di delitti che non hanno una natura prettamente mafiosa. L'omicidio, infatti, è nato in ambito familiare ed è di natura passionale, indipendentemente dai legami familiari dei soggetti coinvolti.
link alla notizia:
www.lametino.it/Cronaca/lamezia-omicidio-villella2-i-particolari-che-hanno-portato-al-delitto.html


Nessun commento:

Posta un commento