21 giugno 2011

La 25enne è stata riconosciuta dalle vittime: una coppia in un'auto ed un uomo a spasso con i tre figli. I poliziotti, ricevuta la loro telefonata, sono piombati a casa della giovane rapinatrice, trovandola lì.
Ascoli Piceno, 20 giugno 2011 – Sesso: femminile; altezza: un metro e sessanta; corporatura: esile. Caratteristiche che farebbero pensare a tutto tranne che alla fisionomia di un rapinatore. Eppure il crimine non discrimina: apre a chiunque le porte dei suoi abissi. Lo ha fatto anche con P.B., 25 anni, capelli neri, originaria di Viterbo, ma residente ad Ascoli. Arrestata ieri sera per rapina ed evasione dagli arresti domiciliari.

Si, perché la ragazza, spinta e sgambettata dalla droga, nel baratro ci era già finita. Un altro colpo e il possesso di sostanze stupefacenti l'avevano costretta nella cattività di casa sua, a Porta Solestà. Da quella stessa dimora è 'evasa' verso le 22 di ieri, forse inseguita dal morso dell'astinenza. E' scesa in strada, due passi, e ha visto in due fidanzati seduti in un'auto la preda perfetta. L'attimo dopo ha aperto la portiera posteriore e si è materializzata alle spalle della coppia. Puntando contro uno dei due giovani un coltello: “Datemi tutto quello che avete!”

Presi i 100 euro, quasi fossero tutto il sangue che c'era da succhiare, e di nuovo sul campo, come un vampiro, nella notte ascolana. Ecco, poco più in là appare un uomo scortato dalla sua 'cucciolata'. Un altro obiettivo sensibile, ancora una preda vulnerabile. Il padre, a spasso con i tre figli, teneva il più piccolo, di soli tre anni, in braccio. Un gioco da ragazzi, quindi, raggiungerlo da tergo e puntargli addosso il coltello. E via: altri cinquanta euro. Poi la fuga a passi svelti nel gomitolo di strade.

Ma le vittime l'hanno vista. Hanno notato la felpa scura col cappuccio, così come gli occhiali da sole, indossati nell'oscurità quasi fossero la maschera di un'eroina del male. E, soprattutto, non potevano scordare quella lama, lunga 7 o 8 centimetri, dentellata e forata, il cui moto era scandito dalle minacce, inferte in dialetto.

Tratti, questi, descritti al telefono, ancora con il cuore in gola, al 113. I poliziotti ci hanno messo poco a completare il puzzle e si sono recati a casa di P.B.. Lei era già là, ma non ha potuto far altro che guardare gli agenti mentre trovavano nella sua lavatrice la felpa del colpo, nascosta poco prima. E gli occhiali da sole, lasciati distrattamente in giro. Scontato il viaggio in commissariato. Lì i tre rapinati, convocati dalla polizia, hanno riconosciuto la ragazza, e per lei è scattato l'arresto.

Sul suo capo ora pendono le accuse di rapina aggravata dall'uso di arma da taglio e di evasione dagli arresti domiciliari.
link alla notizia:
www.ilrestodelcarlino.it/ascoli/cronaca/2011/06/20/528167-evade_domiciliari.shtml


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