Una ex direttrice di ospedale è stata condannata per aver fatto arrivare illegalmente una donna dalla Tanzania e averla utilizzata come schiava. Un caso che costituisce una prima volta nella storia della giurisprudenza britannica, che prima d’ora non aveva mai affrontato il reato di schiavitù. Una forma abominevole di sfruttamento.
Durante il processo è emerso che Mwanahamisi Mruke, una donna di 47 anni ,è arriva nel Regno Unito grazie ad un accordo con Saeeda Khan. La donna le aveva promesso una collaborazione da domestica, che sarebbe stata ricompensata con 120mila scellini della Tanzania, l’equivalente di cinquanta pound, al mese. Ci sarebbero stati inoltre altri 10 pounds mensili per le spese quotidiane. Un’offerta non allettante di sicuro, ma accettata dalla donna che era disperata perchè non riusciva a mantenere la figlia al college. Ma quando è arrivata in Gran Bretagna, nel 2006, Mruke è stata obbligata ad un lavoro continuo dalla Khan, che l'ha fatta dormire sul pavimento della sua cucina ad Harrow, Londra, per i successivi tre anni. Mruke riceveva ogni giorno due sole fette di pane, e teneva una campanella al collo, con la quale erano impartiti gli ordini della sua padrona. All’inizio gli accordi di pagamento erano stati mantenuti, ma dopo un anno la Khan ha smesso di pagare la sua domestica. Mruke non poteva abbandonare la casa, il suo passaporto è stato buttato via e la sua padrona aveva anche minacciato di fare del male ai suoi parenti nel caso si fosse liberata.
La giuria di Southwark ha condannato la Khan a nove mesi di prigione, e ha ordinato un risarcimento di 25mila sterline alla donna che ha sfruttato per 3 anni. Mruke era obbligata a lavorare dalle 6 del mattino fino a mezzanotte, senza ricevere mai un giorno di vacanza, ed era spesso svegliata di notte per accompagnare fuori il figlio della Khan. Solo grazie al peggioramento delle condizioni di salute delle donna sono arrivati i contatti con il mondo di assistenza ai migranti, che l’hanno salvata, allertando la polizia che ha poi arrestato la sua padrona. La Khan, una vedova, è stata portata in prigione dove ha passato alcune settimane prima dell’inizio del processo. La donna della Tanzania, che l’ha querelata civilmente, ha detto che mai perdonerà la sua ex datrice di lavoro, che l’ha sfruttata in modo ignobile e che l’ha deprivata di ogni forza, anche quella di reagire.










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