26 gennaio 2011

Nadia Contini, l'avvocatessa 45enne accusata per presunta circonvenzione di incapace, è stata rinviata a giudizio. Ad accusarla sono due sorelle parmigiane che si erano affidate a lei come consulente di fiducia. La Contini si sarebbe appropriata dei beni posseduti dalle due donne, quattro appartamenti di cui tre a Parma e uno a La Spezia e una somma di denaro equivalente a diverse migliaia di euro, dopo averle assistite nella causa civile per la divisione dell'eredità con il fratello.
L'avvocatessa aveva consigliato alle due sorelle di vendere gli appartamenti per non avere nulla sul conto corrente ed evitare un eventuale ritorno del fratello sull'eredità, ma il ricavato delle vendite non è mai arrivato alle donne.
Lo scorso autunno il gip Maria Cristina Sarlì aveva ordinato l'imputazione coatta del legale dopo aver respinto due richieste d'archiviazione. Il reato formulato dal pm Paola Reggiani è circonvenzione d'incapace aggravata, ieri l'udienza è finita con il rinvio a giudizio al 31 Marzo. Le due sorelle si sono costituite parte civile.
Non è il primo guaio giudiziario per l'avvocatessa già imputata perché tra il 2005 e il 2006 avrebbe intascato circa 70mila euro di dodici lavoratori Tep che dovevano essere assistiti gratuitamente in quanto iscritti al patronato della Sias nella causa per l'indenizzo pensionistico per esposizione all'amianto.


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