20 giugno 2010

(La sindrome di Stoccolma per procura)




MASTER di II Livello in SCIENZE FORENSI
(CRIMINOLOGIA-INVESTIGAZIONE-SECURITY-INTELLIGENCE)
Direttore: Prof. Mario Fioravanti - Coordinatore Scientifico: Prof. Francesco Bruno
Coordinatore Didattico Scientifico: Avv. Prof. Natale Fusaro


TESI DI MASTER

Relatore: Chiar.mo Prof. Eraldo Stefani
Candidato: Dott.ssa Loretta Ubaldi

Anno Accademico 2008-2009

Abstract

“…a fronte di una separazione coniugale, sono sempre più frequenti accuse di abusi/maltrattamenti del tutto strumentali, finalizzate ad arrecare forte danno all’ex partner; la letteratura parla persino di “Sindrome da accuse sessuali in divorzio”. In questi casi la rottura passa attraverso la più totale distruttività nei confronti dell’altro, attraverso accuse gravissime che sconvolgono l’esistenza del soggetto minore coinvolto e del genitore ingiustamente accusato. Il fenomeno è in crescita esponenziale soprattutto in assenza di modelli strategici atti ad arginarlo nonostante siano stati stilati protocolli finalizzati ad una corretta valutazione sia della testimonianza del minore, sia del contesto di riferimento. La mia tesi è che si assista comunque alla negazione del diritto al giusto processo nei confronti di indagati e di imputati coinvolti; infatti spesso l’esito è un processo di tipo “verificazionista”: “di abuso si parla e l’abuso si deve trovare”.
Chi è chiamato a giudicare viene condizionato da quella che personalmente chiamo “Sindrome di Stoccolma per procura”, secondo la quale, in presenza di prassi devianti, si preferisce evitare un trauma psicologico alle vittime presunte causandone uno altrettante grave che consiste nel ritenere aprioristicamente verosimile l’accusa, emettendo ordini di protezione dalla persona falsamente accusata. Le ideologie sacrificano nel loro nome il diritto alla difesa. Si attribuisce a chi denuncia un credito riconducibile al pregiudizio, sacrificando integralmente il diritto di difesa degli indagati a causa della non riconosciuta necessità di rispettare, specie nella fase iniziale delle indagini, canoni scientifici, linee guida e protocolli riconosciuti a livello nazionale ed internazionale.
L’abuso dell’abuso/maltrattamento rappresenta una prassi dalla quale è molto difficile difendersi.
Credo che le intenzioni dei magistrati e degli operatori coinvolti nelle valutazioni debbano essere quelle di tutelare il minore affinché non subisca ulteriori e inutili traumi, ma anche di garantire l’adulto che, in questi casi, è stato accusato falsamente di un reato infamante. Inoltre, credo che una ulteriore garanzia debba essere posta nei confronti del legame genitoriale che viene strumentalmente ed ingiustamente reciso per lunghissimo tempo”..

Loretta Ubaldi - Pedagogista Forense, Specializzata in Diritto del Minore, Esperta gestione e risoluzione dei conflitti (ADR), Consulente dei Tribunali di Roma


Nessun commento:

Posta un commento