http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/p/italia/2010/02/19/AMOfFoOD-mamme_assassine_scheda.shtml
Ha ucciso il figlio, un bimbo di appena sei anni, soffocandolo nel suo letto. Poi si è uccisa. A scoprire i corpi è stato il marito, un 51enne: l’ultima tragedia che vede una madre uccidere il proprio figlio. Le cause sono ancora da accertare, ma spesso la `grande ombra´ dietro i casi di infanticidio a opera delle madri è la depressione post partum. Tanti, troppi i casi che si registrano, mese dopo mesi, episodio dopo episodio, in Italia: molti di essi restano nelle cronache ma anche nell’immaginario collettivo per l’efferatezza e l’incomprensibilità del delitto. Il 24 novembre del 2009, a Castenaso, alle porte di Bologna, una madre ha ucciso i due figli, un bambino di sei anni e una bambina di cinque, poi si è suicidata buttandosi dal secondo piano della palazzina dove abitava.
La tragedia è stata `architettata´ da una trentaseienne del posto con problemi depressivi per una separazione in vista dal marito. Appena un mese prima, a Genova, una madre di 35 anni aveva ucciso il proprio bambino di appena tre settimane, strangolandolo nel lettino con il cavetto di alimentazione del cellulare. Poi si era suicidata.
Quella volta le cause erano forse da addebitare al contesto disagiato in cui viveva la donna, aggravato da una `depressione post partum´ e dall’essere disoccupata. Il 20 luglio, a Parabiago, in provincia di Milano, un’altra mamma ha ucciso il figlio di 4 anni, anche lei lo ha strangolato, stavolta con un cavo elettrico.
La donna, di 36 anni, Marcella Sardeni, soffriva di depressione ed era in cura in un centro psicosociale della zona: a trovare il piccolo, agonizzante, sono state la madre e la sorella della donna, che erano andate a trovarla perchè non rispondeva al telefono. La mamma era accanto al bimbo, in stato di choc. Il 9 settembre del 2005 a Merano un bambino di quattro anni è stato ucciso a coltellate dalla madre, Christina Rainer, 39 anni, che poi ha tentato il suicidio gettandosi da una finestra del secondo piano: il piccolo è stato ucciso in cucina, sul tavolo ancora un panino con la marmellata appena sbocconcellato. Sempre nel 2005, il 17 marzo, una neonata di due mesi è stata trovata uccisa con una coltellata in una casa della Romanina, a Roma, dove viveva con i genitori: anche qui la madre, di 23 anni, dopo averla uccisa ha tentato il suicidio.
Ancora, il 18 maggio del 2005, a Casatenovo in provincia di Lecco, Maria Patrizio, 29 anni, ha raccontato di essere stata aggredita in casa mentre faceva il bagnetto al figlio di 5 anni, scivolato nell’acqua e morto. Il marito ha avallato il racconto, poi rivelatosi falso: a uccidere il piccolo è stata la donna, che poi, due settimane dopo, ha confessato. A ritroso, il 7 luglio del 2004 a Vieste, in provincia di Foggia, Giuseppina Di Bitonto, 33 anni, casalinga, uccide i suoi due figli, una bambina di 5 anni e un maschietto di quasi 2, soffocandoli con del nastro adesivo e poi si suicida nello stesso, atroce modo. Il 3 giugno del 2003 una peruviana di 29 anni ha prima strangolato e poi finito affogandola in un water dell’ospedale di Desio, in provincia di Milano, la figlia di tre mesi, che era ricoverata per una caduta dalla carrozzina.
Tra i casi più drammatici, quello di due bimbi uccisi il 24 giugno del 2002 dalla madre che li ha annegati nel laghetto di Les Illes a Saint Marcel, nei pressi di Aosta: a perdere la vita due bimbi di 4 anni e di 21 giorni, la madre poi ha tentato il suicidio. Ancora, il 12 maggio del 2002 in provincia di Sondrio una 31enne ha fatto annegare la figlia di 8 mesi nella lavatrice, innescando un ciclo di lavaggio: aveva problemi psichici. Ha `fatto scuola´ il caso Cogne: il 30 gennaio 2002 muore il piccolo Samuele Lorenzi. I soccorritori, chiamati dalla madre, Annamaria Franzoni, lo trovano con gravissime ferite alla testa: il piccolo morirà poco dopo.
La madre viene accusata dell’omicidio ma nega e, dopo un calvario giudiziario, il tribunale di Aosta la condanna a 30 anni di reclusione. Lei continua a negare, anche oggi. Sempre più indietro, il 29 giugno 2001 a Cretone, una frazione di Palombara Sabina in provincia di Roma, una donna macedone di 36 anni, sposata con un italiano, colta da un raptus, uccide con 30 coltellate i suoi due figli, di 6 e 5 anni. Il 12 settembre 2001 a Limidi di Soliera, in provincia di Modena, un uomo di 43 anni, al rientro a casa, trova il figlio autistico di 14 anni ucciso, soffocato da un sacchetto di plastica stretto attorno alla testa e la moglie, Paola Mantovani, 39 anni, legata e gettata in piscina. La donna dice di essere stata aggredita da una banda di rapinatori, ma in realtà è stata lei ad uccidere. E l’11 agosto del 2000 a Castel del Sasso, in provincia di Caserta, una maestra di 36 anni in crisi depressiva, si uccide con le tre figlie di sei, due e un anno, saturando l’interno della macchina con i gas di scarico.
Ha ucciso il figlio, un bimbo di appena sei anni, soffocandolo nel suo letto. Poi si è uccisa. A scoprire i corpi è stato il marito, un 51enne: l’ultima tragedia che vede una madre uccidere il proprio figlio. Le cause sono ancora da accertare, ma spesso la `grande ombra´ dietro i casi di infanticidio a opera delle madri è la depressione post partum. Tanti, troppi i casi che si registrano, mese dopo mesi, episodio dopo episodio, in Italia: molti di essi restano nelle cronache ma anche nell’immaginario collettivo per l’efferatezza e l’incomprensibilità del delitto. Il 24 novembre del 2009, a Castenaso, alle porte di Bologna, una madre ha ucciso i due figli, un bambino di sei anni e una bambina di cinque, poi si è suicidata buttandosi dal secondo piano della palazzina dove abitava.
La tragedia è stata `architettata´ da una trentaseienne del posto con problemi depressivi per una separazione in vista dal marito. Appena un mese prima, a Genova, una madre di 35 anni aveva ucciso il proprio bambino di appena tre settimane, strangolandolo nel lettino con il cavetto di alimentazione del cellulare. Poi si era suicidata.
Quella volta le cause erano forse da addebitare al contesto disagiato in cui viveva la donna, aggravato da una `depressione post partum´ e dall’essere disoccupata. Il 20 luglio, a Parabiago, in provincia di Milano, un’altra mamma ha ucciso il figlio di 4 anni, anche lei lo ha strangolato, stavolta con un cavo elettrico.
La donna, di 36 anni, Marcella Sardeni, soffriva di depressione ed era in cura in un centro psicosociale della zona: a trovare il piccolo, agonizzante, sono state la madre e la sorella della donna, che erano andate a trovarla perchè non rispondeva al telefono. La mamma era accanto al bimbo, in stato di choc. Il 9 settembre del 2005 a Merano un bambino di quattro anni è stato ucciso a coltellate dalla madre, Christina Rainer, 39 anni, che poi ha tentato il suicidio gettandosi da una finestra del secondo piano: il piccolo è stato ucciso in cucina, sul tavolo ancora un panino con la marmellata appena sbocconcellato. Sempre nel 2005, il 17 marzo, una neonata di due mesi è stata trovata uccisa con una coltellata in una casa della Romanina, a Roma, dove viveva con i genitori: anche qui la madre, di 23 anni, dopo averla uccisa ha tentato il suicidio.
Ancora, il 18 maggio del 2005, a Casatenovo in provincia di Lecco, Maria Patrizio, 29 anni, ha raccontato di essere stata aggredita in casa mentre faceva il bagnetto al figlio di 5 anni, scivolato nell’acqua e morto. Il marito ha avallato il racconto, poi rivelatosi falso: a uccidere il piccolo è stata la donna, che poi, due settimane dopo, ha confessato. A ritroso, il 7 luglio del 2004 a Vieste, in provincia di Foggia, Giuseppina Di Bitonto, 33 anni, casalinga, uccide i suoi due figli, una bambina di 5 anni e un maschietto di quasi 2, soffocandoli con del nastro adesivo e poi si suicida nello stesso, atroce modo. Il 3 giugno del 2003 una peruviana di 29 anni ha prima strangolato e poi finito affogandola in un water dell’ospedale di Desio, in provincia di Milano, la figlia di tre mesi, che era ricoverata per una caduta dalla carrozzina.
Tra i casi più drammatici, quello di due bimbi uccisi il 24 giugno del 2002 dalla madre che li ha annegati nel laghetto di Les Illes a Saint Marcel, nei pressi di Aosta: a perdere la vita due bimbi di 4 anni e di 21 giorni, la madre poi ha tentato il suicidio. Ancora, il 12 maggio del 2002 in provincia di Sondrio una 31enne ha fatto annegare la figlia di 8 mesi nella lavatrice, innescando un ciclo di lavaggio: aveva problemi psichici. Ha `fatto scuola´ il caso Cogne: il 30 gennaio 2002 muore il piccolo Samuele Lorenzi. I soccorritori, chiamati dalla madre, Annamaria Franzoni, lo trovano con gravissime ferite alla testa: il piccolo morirà poco dopo.
La madre viene accusata dell’omicidio ma nega e, dopo un calvario giudiziario, il tribunale di Aosta la condanna a 30 anni di reclusione. Lei continua a negare, anche oggi. Sempre più indietro, il 29 giugno 2001 a Cretone, una frazione di Palombara Sabina in provincia di Roma, una donna macedone di 36 anni, sposata con un italiano, colta da un raptus, uccide con 30 coltellate i suoi due figli, di 6 e 5 anni. Il 12 settembre 2001 a Limidi di Soliera, in provincia di Modena, un uomo di 43 anni, al rientro a casa, trova il figlio autistico di 14 anni ucciso, soffocato da un sacchetto di plastica stretto attorno alla testa e la moglie, Paola Mantovani, 39 anni, legata e gettata in piscina. La donna dice di essere stata aggredita da una banda di rapinatori, ma in realtà è stata lei ad uccidere. E l’11 agosto del 2000 a Castel del Sasso, in provincia di Caserta, una maestra di 36 anni in crisi depressiva, si uccide con le tre figlie di sei, due e un anno, saturando l’interno della macchina con i gas di scarico.









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