http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/modena/cronaca/2010/02/16/293454-omicidio_carpi_fermata.shtml
16 febbraio 2010
Omicidio Carpi: è indagata la figlia della vittima
Secondo l'accusa ipotizzata dalla Procura avrebbe prosciugato i conti bancari del padre e, una volta scoperta, lo avrebbe ucciso. Si attendono gli esiti dell'esame del Dna su alcune tracce organiche rinvenute sul suo giubbotto
L'omicidio di Carpi potrebbe avere un movente economico. L'accusa ipotizzata dalla Procura di Modena nei confronti di Catia Caliti (figlia 48enne di Guido Caliti,l'anziano di 88 anni trovato morto venerdì scorso nel suo appartamento) sostiene che la donna potrebbe aver ucciso il padre dopo che lui si era accorto che i suoi conti correnti erano stati prosciugati (la figlia avrebbe prelevato un totale di 12.000 euro).
E proprio la figlia, che possedeva la delega ai conti bancari, potrebbe averlo ucciso dopo la scoperta. Catia Caliti al momento non è stata fermata perché gli indizi a suo carico non sono ancora sufficienti. E' stata comunque interrogata ieri sera per tre ore in questura. Gli inquirenti hanno sequestrato un giubbotto appartenente alla donna che, una volta passato alla prova del luminol, ha presentato tracce biologiche che ora saranno sottoposte all'esame del Dna, insieme a uno straccio e una camicia che la Caliti aveva in casa.
Dunque la donna è libera ma resta iscritta nella lista degli indagati. La giustificazioni date al momento spiegano che le macchie sul giubbotto sarebbero dovute al fatto che lei, una volta trovato il corpo del padre lo avrebbe scosso più volte. Lei e il marito (che invece non è indagato) avrebbero problemi economici e per questo la donna potrebbe aver prosciugato i conti del padre.
16 febbraio 2010
Omicidio Carpi: è indagata la figlia della vittima
Secondo l'accusa ipotizzata dalla Procura avrebbe prosciugato i conti bancari del padre e, una volta scoperta, lo avrebbe ucciso. Si attendono gli esiti dell'esame del Dna su alcune tracce organiche rinvenute sul suo giubbotto
L'omicidio di Carpi potrebbe avere un movente economico. L'accusa ipotizzata dalla Procura di Modena nei confronti di Catia Caliti (figlia 48enne di Guido Caliti,l'anziano di 88 anni trovato morto venerdì scorso nel suo appartamento) sostiene che la donna potrebbe aver ucciso il padre dopo che lui si era accorto che i suoi conti correnti erano stati prosciugati (la figlia avrebbe prelevato un totale di 12.000 euro).
E proprio la figlia, che possedeva la delega ai conti bancari, potrebbe averlo ucciso dopo la scoperta. Catia Caliti al momento non è stata fermata perché gli indizi a suo carico non sono ancora sufficienti. E' stata comunque interrogata ieri sera per tre ore in questura. Gli inquirenti hanno sequestrato un giubbotto appartenente alla donna che, una volta passato alla prova del luminol, ha presentato tracce biologiche che ora saranno sottoposte all'esame del Dna, insieme a uno straccio e una camicia che la Caliti aveva in casa.
Dunque la donna è libera ma resta iscritta nella lista degli indagati. La giustificazioni date al momento spiegano che le macchie sul giubbotto sarebbero dovute al fatto che lei, una volta trovato il corpo del padre lo avrebbe scosso più volte. Lei e il marito (che invece non è indagato) avrebbero problemi economici e per questo la donna potrebbe aver prosciugato i conti del padre.
22 febbraio 2010
Arrestata la figlia di Caliti
per omicidio pluriaggravato
E' stata arrestata per l'omicidio del padre Guido subito dopo aver partecipato alle sue esequie nella mattina alla camera ardente dell'ospedale di Carpi. Per gli inquirenti Catia Caliti, 48 anni, tra l'11 e il 12 febbraio ha colpito l'anziano genitore 16 volte, mentre lui sedeva sul divano di casa, sfondandogli la teca cranica con un oggetto pesante. Avrebbe agito con tanta violenza al termine di una discussione con lui per motivi economici, per quel conto corrente dell'anziano dal quale lei aveva prelevato in passato 23mila euro senza mai, di fatto restituirglieli. Anzi, fingendo con firme false di avergli versato denaro.
Da giorni la donna era formalmente indagata per l'assassinio, dopo che tracce ematiche, che si è stabilito appartenere al padre, erano state trovate su un suo giubbotto. A convincere il procuratore aggiunto di Modena Lucia Musti e il sostituto Enrico Stefani della responsabilità della donna, la conformazione a schizzo di queste tracce: il piumino della Caliti, insomma, era accanto alla vittima quando questa è stata massacrata. E la figlia, commessa di un negozio di piazza Martiri a Carpi, indossava lo stesso capo il 12 febbraio, giorno in cui fu sentita la prima volta in commissariato a Carpi, dopo che lei stessa aveva riferito di aver trovato senza vita il padre nell'appartamento che occupava da solo in via Lucrezio.
La Squadra Mobile di Modena diretta da Amedeo Pazzanese aveva subito ristretto il cerchio delle indagini sui conoscenti del pensionato. Non risultavano infatti segni di effrazione all'ingresso dell'abitazione in cui si è consumato il delitto, tali da far pensare a una rapina degenerata. Un importante passo nell'inchiesta è venuto poi dai riscontri in possesso della polizia scientifica di Bologna. Gli inquirenti hanno sottolineato però anche "le incongruenze dell'indagata nel cercare di giustificare l'efferatezza di cui era stato vittima il padre". Sono poi emersi i movimenti di denaro dal conto corrente dell'anziano, e anche la revoca, decisa dal pensionato, della delega a effettuare operazioni che aveva concesso alla figlia. Una scelta di appena due settimane fa.
Da giorni la donna era formalmente indagata per l'assassinio, dopo che tracce ematiche, che si è stabilito appartenere al padre, erano state trovate su un suo giubbotto. A convincere il procuratore aggiunto di Modena Lucia Musti e il sostituto Enrico Stefani della responsabilità della donna, la conformazione a schizzo di queste tracce: il piumino della Caliti, insomma, era accanto alla vittima quando questa è stata massacrata. E la figlia, commessa di un negozio di piazza Martiri a Carpi, indossava lo stesso capo il 12 febbraio, giorno in cui fu sentita la prima volta in commissariato a Carpi, dopo che lei stessa aveva riferito di aver trovato senza vita il padre nell'appartamento che occupava da solo in via Lucrezio.
La Squadra Mobile di Modena diretta da Amedeo Pazzanese aveva subito ristretto il cerchio delle indagini sui conoscenti del pensionato. Non risultavano infatti segni di effrazione all'ingresso dell'abitazione in cui si è consumato il delitto, tali da far pensare a una rapina degenerata. Un importante passo nell'inchiesta è venuto poi dai riscontri in possesso della polizia scientifica di Bologna. Gli inquirenti hanno sottolineato però anche "le incongruenze dell'indagata nel cercare di giustificare l'efferatezza di cui era stato vittima il padre". Sono poi emersi i movimenti di denaro dal conto corrente dell'anziano, e anche la revoca, decisa dal pensionato, della delega a effettuare operazioni che aveva concesso alla figlia. Una scelta di appena due settimane fa.
"Abbiamo la ragionevole certezza di aver assicurato alla giustizia il colpevole - ha detto il questore di Modena Salvatore Margherito -. Tutto questo in tempi brevi e grazie a un ottimo lavoro di squadra. Noi non avremmo certo voluto trovarci di fronte a questo dramma familiare sfociato nel più atroce del delitti e che ha avuto origine, per di più, da dissidi dovuti alle poche risorse economiche della vittima".
Venerdì scorso la Caliti era stata sottoposta a un esame calligrafico in procura a Modena, per accertare se avesse firmato finti documenti di versamento sul conto del padre. L'accusa nei suoi confronti è di di omicidio volontario pluriaggravato da parricidio, futili motivi, sevizie e crudeltà. La donna si è sempre detta estranea al brutale omicidio, mentre l'oggetto utilizzato per assassinare l'anziano non è stato ancora trovato.
link alla notizia
http://gazzettadimodena.gelocal.it/dettaglio/carpi-omicidio-guido-caliti-arrestato-il-presunto-assassino/1867058
Venerdì scorso la Caliti era stata sottoposta a un esame calligrafico in procura a Modena, per accertare se avesse firmato finti documenti di versamento sul conto del padre. L'accusa nei suoi confronti è di di omicidio volontario pluriaggravato da parricidio, futili motivi, sevizie e crudeltà. La donna si è sempre detta estranea al brutale omicidio, mentre l'oggetto utilizzato per assassinare l'anziano non è stato ancora trovato.
link alla notizia
http://gazzettadimodena.gelocal.it/dettaglio/carpi-omicidio-guido-caliti-arrestato-il-presunto-assassino/1867058
27 maggio 2011
Ad uccidere l'11 febbraio 2010 Guido Caliti, 88enne pensionato ex muratore della Cooperativa Muratori e Braccianti, è stata la figlia Catia, 47 anni, commessa in un negozio del centro a Carpi. Questa la sentenza emessa oggi alle 14 dal giudice con rito abbreviato. Accolte in pieno le tesi dell'accusa sostenuta dai magistrati Lucia Musti e da Enrico Stefani.
Dunque sarebbe stato un parricidio. Fu Catia la prima a raccontare alla polizia di aver trovato il corpo del padre riverso sul divano, brutalmente assassinato nell'appartamento di via Lucrezio con una quindicina di colpi sul cranio, due dei quali mortali.
Sul suo piumino che indossava quel giorno, sono state trovate tracce di sangue e il test del Dna ha confermato che quelle tracce ematiche erano della vittima. Per il pm Enrico Stefano, al quale durante l'udienza si è affiancato il procuratore aggiunto Lucia Musti, non vi sono dubbi, la mano omicida era quella di Catia Caliti e per questo va condannata. Trent'anni di carcere la pena richiesta davanti al gip.
La sentenza del gip Donatella Donati ha ritenuto valida questa tesi Alla parricida la pubblica accusa ha contestato oltre all'omicidio volontario del padre Guido, anche le aggravanti dettate del vincolo di parentela, dalla crudeltà mentale con la quale ha ucciso, il tutto per motivi abietti, soldi che la donna aveva sottratto dai libretti a risparmio del genitore, per poi farli ricomparire sugli stessi falsificando versamenti e forme. L'omicidio era avvenuto l'11 febbraio del 2010, in un appartamento di via due Ponti.
L'anziano venne straziato con un oggetto contundente, mai ritrovato. Una lunga serie di colpi alla testa, almeno 16 che non gli hanno lasciato scampo. Gli inquirenti avevano chiuso in fretta il cerchio attorno alla figlia: contro di lei, come accennato, le macchie di sangue trovate sul piumino che la donna indossava quel giorno e il movente di natura economico. Catia Caliti, secondo l'accusa, avrebbe ucciso il genitore dopo aver prelevato dal suo conto corrente quasi 23mila euro, fingendo poi di restituirli falsificando i libretti al portatore.
Ovviamente delusi i legali di Catia Caliti, Riccardo e Giorgio Pelliciardi. «Le prove non sono concludenti per dimostrare la colpevolezza della nostra cliente», dissero a fine udienza Riccardo Pelliciardi che dopo la richiesta dell'accusa, aveva formulato la propria: assoluzione per Catia Caliti, in subordine le attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti e il minimo della pena.
"A questo punto ricorreremo in appello, le basi per la condanna non ci sono" ha detto Pellicciardi uscendo dall'aula del tribunale. Sconvolta Catia Caliti, presente in aula, visibilmente provata dal carcere alla notizia della condanna è piombata in un pianto dirotto con urla di disperazione.
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