31 gennaio 2009

di Melanie Philips - The Sunday Times, 24 October 1999 - News Review
Raccolto da M. Huber. Traduzione di C. Tomaselli
Citate il femminismo alla maggior parte della gente ed avrete una reazione probabilmente di indifferenza, vagamente annoiata. Alcuni uomini possono sentirsi irritati dalla retorica femminista; alcune donne possono ritenere i loro scopi un po' esagerati. Ma la misura nella quale il femminismo, nella sua versione più estrema, si è coinvolto con le istituzioni e la cultura britannica non è stata ancora compresa.
Il femminismo è divenuto l´ortodossia immodificabile anche nelle istituzioni apparentemente più conservatrici, e condiziona l´intero programma di politica interna. Tuttavia questa ortodossia non è basata su concetti di correttezza o giustizia o solidarietà sociale. È basata sull´ostilità nei confronti degli uomini.
L´idea che gli uomini opprimano le donne, le quali pertanto hanno ogni interesse ad evitare la trappola matrimoniale e devono raggiungere l´indipendenza dagli uomini ad ogni costo, può colpire molti in quanto sembra che abbia poco a che fare con la vita di ogni giorno. Tuttavia questo è il principio inspiratore dietro l´attività politica in campo sociale, economico e legale.
Alla base di questa dottrina, comunque, c´è un assunto ancora più profondo. L´oppressione maschile delle donne è resa possibile solo dal fatto che gli uomini sono intrinsecamente predatori e violenti, e mettono a rischio donne e bambini con la violenza e l´attacco. Gli uomini sono perciò il nemico, non solo delle donne ma dell´umanità, l´oggetto adeguato di paura e disprezzo.
Questo assunto è presente nel pensiero femminista come un dato. "La maggior parte della violenza, dei crimini ... non è commesso dagli esseri umani in generale. È commesso dagli uomini," scrive Jill Tweedie. Marilyn French afferma che gli uomini usano la violenza sia per minacciare e controllare, sia per ferire fisicamente: "finché alcuni uomini useranno la forza fisica per soggiogare le femmine, tutti gli altri uomini non ne avranno bisogno. Il sapere che alcuni uomini lo fanno basta per intimorire tutte le donne".
Inoltre sono il matrimonio e la vita familiare che espongono le donne alla violenza maschile. Gloria Steinem afferma che "il patriarcato esige la violenza o la minaccia subliminale della violenza per mantenersi... la situazione più a rischio per una donna non è un uomo sconosciuto per strada, o anche un nemico in guerra, ma un marito o un amante nell´isolamento della loro propria casa".
Tutto questo è stato sufficiente per rivoltare lo stomaco di alcune femministe, soprattutto di quelle che amano i loro mariti o figli. La romanziera Maggie Gee ha detto che una volta credeva che la guerra dei sessi fosse eccitante, ma è arrivata alla conclusione che questa è andata troppo lontano. "Le donne stanno abbandonando le loro relazioni troppo rapidamente.
Poiché vivo con un uomo che amo molto, ritengo che tutte le generalizzazioni sugli uomini non siano vere". Queste generalizzazioni, comunque, adesso sono il materiale della politica pubblica. La violenza maschile contro le donne, ha detto il governo nel Giugno del 1999, non deve più essere "scopata sotto il tappeto".
Virtualmente nessuno discute la premessa che gli uomini sono invariabilmente carnefici e le donne sempre le loro vittime. Non c´è dubbio che alcuni uomini sono violenti nei confronti delle donne; la prova delle lesioni alle donne è abbastanza concreta. Comunque questo è solo un lato della storia.

C´è un altro lato: l'estensione della violenza delle donne contro gli uomini e i bambini.
Quella è, tuttavia, una storia che quasi ogni organismo ufficiale in Inghilterra e America ha completamente soppresso. Attualmente ci sono dozzine di studi che mostrano che le donne sono altrettanto violente nei confronti dei loro compagni, se non di più, degli uomini.
Al contrario di molte ricerche femministe, questi studi chiedono sia agli uomini che alle donne se abbiano mai ricevuto violenze dai loro partners. Essi sono perciò non solo molto più equilibrati degli studi che indagano solo sulla violenza contro le donne, ma sono indicatori più affidabili rispetto alle statistiche ufficiali che possono essere distorte da fattori che influenzano le percentuali riportate, in quanto le donne tendono a usare la “violenza” come uno strumento per ottenere la custodia (dei figli ndt), per esempio, o gli uomini sono troppo confusi o imbarazzati per affermare che hanno subito violenza.
Molta gente probabilmente è stupita o scettica circa le conclusioni tratte da queste indagini. L´idea che le donne siano tanto violente quanto gli uomini non è intuitiva o è semplicemente difficile da credere. Perciò è importante fornire un´idea dello scopo e del significato di queste ricerche.
Uno studio inglese del 1994 di Michelle Carrado e altri, per esempio, intervistò 1.800 uomini e donne con compagni eterosessuali. Circa l´11% degli uomini ma solo il 5% delle donne disse che il loro partner attuale aveva commesso atti di violenza nei loro confronti, da spinte, a pugni a pugnalate. Il cinque per cento di uomini sposati o conviventi ha riportato due o più episodi di violenza contro di loro nella loro attuale relazione, comparato a solo l´1% delle donne. Un ulteriore 10% degli uomini ma 11% di donne disse che loro avevano commesso uno di questi atti violenti.
Studio dopo studio si dimostra che le donne non sono solo violente nell´autodifesa ma feriscono per prime in circa metà di tutti i conflitti. I sociologi americani Murray Straus e Richard Gelles hanno riportato da due grandi indagini nazionali che mariti e mogli sono assaliti ciascuno dall´altro circa nella stessa percentuale, con le donne che commettono atti di violenza più piccoli con più frequenza. Altrove essi hanno trovato che le mogli erano pi gravemente violente che i mariti nei confronti del consorte.
Inoltre, c´è attualmente una considerevole evidenza che le donne iniziano una violenza grave con più frequenza degli uomini. Una indagine di 1.037 giovani adulti nati tra il 1972 e il 1973 a Dunedin, in Nuova Zelanda, ha trovato che il 18.6% delle giovani donne ha detto che ha commesso una grave violenza fisica nei confronti del proprio partner, in confronto al 5.7% dei giovani uomini. Tre volte più donne che uomini hanno detto di aver preso a calci o morso il proprio partner, o di averlo colpito con i loro pugni o un oggetto.
Ad ogni modo, l´idea che le donne non sono mai le istigatrici della violenza è demolita dalle prove circa le lesbiche. Claire Renzetti ha trovato che la violenza nelle relazioni tra lesbiche avviene circa con la stessa frequenza che nelle coppie eterosessuali. Le lesbiche manesche mostrano una terrificante ingenuità nella loro selezione delle tattiche lesive, adattando spesso l´abuso alla specifica vulnerabilità della loro partner. "Questo abuso può essere estremamente violento, con donne morse, prese a calci, gettate dalle scale e assalite con mezzi quali pistole, coltelli, fruste e bottiglie rotte.
È vero che molte donne vittime di violenze vengono assalite in casa. Tuttavia l´Indagine sul Crimine in Inghilterra del 1996 riferisce che circa un terzo delle vittime delle violenze domestiche sono uomini, e circa la metà di queste vittime maschili sono attaccate da donne. Inoltre, se una donna inizia uno scontro fisico con un uomo, anche un piccolo schiaffo può provocare una rappresaglia, con conseguenze molto peggiori.
Le donne che uccidono i loro mariti violenti possono essere trattate con clemenza perché sono state provocate; ma agli uomini che sono violenti contro le donne non viene mai garantita la stessa comprensione. La provocazione, sembra, è un argomento femminista.
Inoltre, data la maggior forza degli uomini, è particolarmente notevole che così tante donne inizino la violenza contro di loro. Il fatto è che gli uomini si trattengono. Lo psicologo John Archer ha notato che, tra studentesse di college, il 29% ammette di aver iniziato un attacco contro un compagno maschio. Di queste donne, la metà dice che non ha paura della rappresaglia o, poiché gli uomini possono facilmente difendersi, esse non sentono la loro propria aggressione fisica come un problema. In altre parole, anziché assumere che gli uomini sono violenti, le donne danno la non aggressione degli uomini per scontata. Archer giunge all´osservazione dell´apparente autocontrollo mostrato da molti uomini nelle culture occidentali. "Noi potremmo pensare che in qualche misura una forte norma maschile di non colpire le donne abilita le donne ad iniziare una aggressione fisica che altrimenti non sarebbe avvenuta" scrive. L´aggressione maschile, suggerisce, è una specie di valore base associato alle strutture patriarcali. Quando queste sono calpestate, come lo sono state da parte dei moderni valori secolari liberali e dall´emancipazione delle donne, l´aggressione femminile aumenta. "Questi valori avranno maggiore impatto in una relazione che può essere terminata dalla donna a poco costo, e dove la percentuale di aggressione maschile è bassa. "Noi possiamo pensare che questo rappresenti specifiche condizioni di un più generale insieme di circostanze che implicano un cambiamento relativo nel rapporto di potere tra uomini e donne". In altre parole, poiché le donne sono divenute indipendenti dagli uomini, essi sono divenuti ancora più violenti verso di loro - perché gli uomini sono divenuti non necessari. Questa spiacevole conclusione comunque è stata completamente trascurata in una cultura che considera l´infamia una prerogativa del maschio.
A grande sorpresa di tutti, il Ministero dell´Interno ha prodotto recentemente le proprie prove che la violenza domestica non è una malattia maschile. Nel gennaio 1999 ha riportato che il 4.2% delle donne e il 4.2% degli uomini tra i 16 e i 59 anni ha affermato di essere stato attaccato fisicamente da un partner attuale o precedente negli ultimi anni. Le donne separate erano le vittime più frequenti, con il 22% assalito almeno una volta nel 1995.
La reazione pubblica alla ricerca del Ministero dell´Interno fu un silenzio quasi completo. Subito dopo la sua pubblicazione, il Segretario dell´Interno aprì una corte per la violenza domestica in Leeds che fu istituita sull´assunto esplicito che solo gli uomini erano violenti.
Nel giugno di questo anno il comitato delle donne del Consiglio dei Ministri lanciò una campagna per "cambiare la cultura" che presentava la violenza domestica quasi esclusivamente come un problema di criminalità maschile. Si adoperò per omettere un altro fatto sottovalutato: che la maggior parte dei crimini contro i bambini sono commessi dalle loro madri, non dai loro padri.
Uno studio della Società Nazionale per la Prevenzione della Crudeltà sui Bambini rivelò alcuni anni fa che le madri naturali, non i padri, sono più spesso le responsabili di ingiurie fisiche, abusi emozionali e negligenze. Questo non è particolarmente sorprendente, poiché in genere le madri hanno molti più contatti quotidiani dei padri con i loro bambini. Ci fu tuttavia un´altra sorprendente omissione: il materiale del comitato delle donne non faceva differenze tra coppie che erano sposate e persone che convivevano o erano amanti irregolari. Esso pertanto ometteva un fatto chiave: che il rischio di violenza aumentava significativamente nelle coppie
non sposate. Lo stesso studio dell´Ufficio dell´Interno osservò che la separazione coniugale era un "fattore chiave di rischio". Solo 12.6 su 1.000 donne sposate erano vittime di violenza, comparate con 43.9 su 1.000 delle donne non sposate e 66.5 su 1.000 divorziate o separate. Quando i mariti vengono sostituiti da compagni ed amanti, perciò, la violenza contro le donne aumenta. Il matrimonio è un forte fattore di sicurezza per le donne.Tuttavia questo non viene detto.
Invece l´idea opposta viene incoraggiata, cioè che la violenza contro le donne tipicamente ha luogo nel matrimonio. Nel novembre 1998 il comitato delle donne annunciò una nuova iniziativa. I bambini venivano invitati a riportare le violenze contro le madri e le sorelle . Non ci fu alcuna menzione della violenza contro i padri. Invece un´inserzione televisiva mostrava un marito che rimproverava la moglie quando questa gli diceva che la cena avrebbe tardato: questa era la violenza. Questo era seguito da un numero di linea diretta per i bambini affinché chiamassero nel caso che una donna nella loro casa fosse stata maltrattata.
Questo scenario immaginario illumina alcuni concetti interessanti dei funzionari e agenti civili. È divenuto normale, sembra, per i bambini rivolgersi ai maestri o alle linee dirette semplicemente perché i loro padri gridano alle loro madri. Gridare viene oggi classificato come violenza domestica. Se le cose stanno così, allora la violenza avviene con una frequenza enorme nelle famiglie; ma le donne non gridano mai ai loro mariti?
C´era un altro aspetto di questo annuncio da notare: esso descriveva una famiglia nucleare della classe media, "Oxo". Il concetto dietro questo, secondo l´allora ministro dell´Ufficio Scozzese Helen Liddel, era che "l´abuso domestico non conosce confini a classi sociali o gruppi sociali". Comunque: non solo questo scenario non era violenza, ma la famiglia nucleare è il gruppo a minor probabilità di abuso delle donne o dei bambini. Non era casuale, comunque, che fosse scelto proprio quello: la famiglia sposata nucleare doveva essere demitizzata perché si dice che sia il veicolo per l´oppressione della donna.
Il risultato di tutto questo è che adesso è generalmente accettato che la violenza è intrinsecamente maschile. Questo è un quadro gravemente distorto. È vero che molti dei crimini denunciati è commesso dagli uomini: ma da questo non segue che, comunque, la maggior parte degli uomini commette crimini.Tuttavia questa è la falsa conclusione che è stata tratta, come risultato della soppressione o distorsione dei fatti circa la violenza, così come del messaggio che viene costantemente propagandato che la violenza è un problema della mascolinità. L´evidenza suggerisce che dovrebbe essere tratta una conclusione molto diversa. E cioè che sicuramente sia le donne che gli uomini sono capaci di violenza, ma che gli uomini violenti, come le donne violente, non sono rappresentativi del loro sesso.
Copyright 1999 - Estratto da The Sex Change Society: Feminised Britain and the Neutered Male, di Melanie Philips


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