MARSALA - Aveva subito l' onta più infamante. Era stato accusato di avere abusato sessualmente della figlia di nove anni che aveva avuto in affidamento dopo la separazione dalla moglie. Così, per dieci mesi, era rimasto in carcere. Ora l' assoluzione, da parte del Tribunale di Marsala presieduto da Andrea Genna, per «non avere commesso il fatto». è la storia di un uomo di 40 anni, M.M., agricoltore di Salemi. Tutto ha inizio a settembre dello scorso anno, con la denuncia di una maestra di sostegno della figlia. Attraverso i disegni della bambina e alcuni suoi atteggiamenti, l' insegnante aveva ritenuto di scorgere i segni di un abuso sessuale. Subito la madre della bambina, alla luce dei sospetti avanzati dalla maestra, sporge denuncia ai carabinieri della stazione di Salemi. Dopo una serie di indagini, il padre finisce per dieci mesi in carcere e per due agli arresti domiciliari. A quasi un anno dall' inizio di quell' inferno, a scagionare l' uomo dalle accuse infamanti intervengono due elementi essenziali. Il primo è la perizia di uno psichiatra, Lorenzo Messina, eseguita su richiesta del Tribunale di Marsala. Una perizia che appura che la bambina ha subito uno shock traumatico per la separazione dei genitori ed esclude categoricamente che abbia subito alcuna violenza. La seconda ancora di salvezza è la richiesta da parte della difesa, sostenuta dagli avvocati Giuseppe Pinna e Rosa Patrignani, di sentire durante il dibattimento la maestra della bambina. Per l' avvocato Pinna «si tratta di una storia grottesca, di un caso davvero increscioso, frutto dell' assoluta superficialità e incompetenza di chi ha mosso le accuse solo sulla base di alcuni disegni». Ora i difensori di M.M. attendono che la sentenza diventi definitiva per intraprendere una battaglia legale per i danni morali subiti dall' uomo.









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