13 gennaio 1993

DOTTORESSA PARTORISCE E METTE IL FIGLIO IN UN SACCO

NAPOLI - Ha partorito un bambino già morto, ma ai sanitari ha detto di non essersi mai accorta di essere incinta. Lei, medico di professione, non sapeva di essere giunta al nono mese di gravidanza. E' ora accusata dalla polizia di infanticidio e di occultamento di cadavere. Giovanna De Leo, trentacinque anni, in servizio presso la Usl di un comune vesuviano, fidanzata con un collega, figlia di un docente universitario, è stata arrestata all' alba di ieri. Al pronto soccorso ha insistito: "Non mi sono accorta di nulla, i chili di troppo li ho attribuiti ad una vecchia disfunzione tiroidea...". Ma la sua esperienza professionale, maturata in anni di tirocinio, assistenza ospedaliera, visite ambulatoriali rendono vana ogni giustificazione. "Dottoressa, ci scusi, ma non possiamo crederle...". E da ieri è sorvegliata dagli agenti. Perchè la sua prima maternità si è trasformata in una notte di orrore? E' quello che tentano di scoprire gli inquirenti, facendo luce su un giallo davvero sconcertante. Giovanna De Leo ha partorito il suo bambino, ormai morto da una settimana, alle 22 di domenica sera. Si è sentita male mentre era in casa, dove abita con i genitori ed i fratelli. Poi ha rinchiuso in un sacchetto il neonato senza vita (il corpicino pesava poco più di 3 chili) e l' ha nascosto in un ripostiglio. A quanti l' hanno interrogata la dottoressa, una donna un po' taciturna, spesso sofferente di anemia, ha spiegato di avere avvertito i primi dolori verso le 21: si è recata in bagno e si è accorta che c' era un' emorragia in atto. Il bambino è venuto alla luce spontaneamente, ma era già morto: più tardi, il medico legale ha rilevato sul corpicino segni di una lenta decomposizione. Giovanna De Leo è tornata in camera sua, ha tenuto nascosta a tutti i familiari la notizia del parto, ma, visto l' aggravarsi delle sue condizioni, si è decisa a chiedere aiuto. E' arrivato il fratello Eliseo, anch' egli medico, il fidanzato, Mario Piccolo, stessa laurea in medicina, poi il ginecologo di fiducia, Angelo Abbondanza. Le sono stati somministrati alcuni farmaci nella speranza che riuscissero a frenare l' emorragia. Non è stato così. E alle 4 del mattino - ma perché così tardi? - è scattato il ricovero all' ospedale Loreto Mare; qui la verità è saltata fuori. Di fronte alle contestazioni dei medici, Giovanna De Leo, in profondo stato di choc, ha confessato di di aver fatto tutto da sola: "Sì, quando ho cominciato a sanguinare ho espulso qualcosa. Un feto? Non ricordo. C' è un sacchetto in ripostiglio, vedete lì". E in famiglia tutti confermano: "Nessuno sapeva della gravidanza". Una famiglia di medici, possibile? Da ventiquattr' ore due poliziotti hanno l' ordine di piantonare la stanza della dottoressa. E i familiari sono stati convocati in Questura. Ieri, Giovanna De Leo, nella prima giornata di arresti ospedalieri, è rimasta sola. Confinata in una camera del reparto di ginecologia e ostetricia, al quarto piano del Loreto mare, riposa nella calma più assoluta. Le sue condizioni sono migliorate tanto che più volte si è rivolta ai poliziotti per avere notizie del fidanzato, dei familiari, del suo avvocato. Poi si è richiusa in un cupo mutismo. Quali segreti custodisce? Era consapevole di distruggere la sua maternità? Possibile che quel bambino - apparentemente sano, forte, ben formato - si sia sviluppato e sia poi morto dentro di lei senza che ne avesse il minimo sospetto? Il vicequestore Cambria, che per tutta la notte di domenica ha seguito la vicenda, ha ascoltato insieme al giudice Arci Miller anche gli altri protagonisti della vicenda. Ancora non si sa se qualche altro familiare sarà accusato di concorso nell' occultamento del cadavere. Le deposizioni dei congiunti della dottoressa non offrono nè una soluzione al giallo nè spiegazioni logiche. "Dobbiamo credere - le ripeteva il funzionario - che portare in grembo un bambino di tre chili e 200 equivalga a nulla?". Sempre più perplesso, con i cronisti: "Dobbiamo credere che tutti dicano la verità? Non voglio emettere sentenze. E tuttavia è sconcertante che in casa ci fossero molti specialisti, senza che nessuno sia intervenuto. Ad esempio il padre della ragazza, Teodoro De Leo, docente di Fisiologia alla facoltà di Scienze dell' università di Napoli, il fratello Eliseo, in servizio presso l' Usl 45 di San Giovanni a Teduccio, il fidanzato Mario Piccolo, che fa il medico presso la Casa marittima. Dobbiamo credere che siano stati tutti ciechi, igenui, superficiali?". Restano troppi misteri. Il fidanzato della dottoressa ha dichiarato che Giovanna ha avuto le prime emorragie già il 31 dicembre scorso. Come mai non si è sottoposta ad una visita di controllo? Perché nessuno dei familiari ha ipotizzato una gravidanza? Un intervento tempestivo sarebbe forse servito a salvare il bambino. L' unico disposto a parlare è il padre, Teodoro. "Giovanna non aveva motivi per nasconderci la sua maternità. A parte il fatto che avrebbe potuto sposarsi anche domani, è la nostra unica figlia, e i maschi non ci hanno dato nipotini. Questo bambino avrebbe portato in casa nostra solo gioia...". - di CONCHITA SANNINO

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http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1993/01/12/dottoressa-partorisce-mette-il-figlio-in-un.html


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