29 novembre 2016

In manette un anestesista che, tra il 2012 e il 2013, avrebbe ucciso almeno quattro anziani pazienti con dosi letali di farmaci. Inoltre avrebbe aiutato la sua amante infermiera a uccidere il coniuge 45enne. Quattordici indagati per «omissioni gravi»

 Da medico anestesista, si era arrogato il potere di disporre della vita e della morte delle persone. E come arma usava i farmaci, gli stessi che somministrava ogni giorno: dosi letali di potenti sedativi via endovenosa ai pazienti, in sovradosaggio rispetto al necessario, causandone la morte (qualcuno mormorava dell’esistenza di un nomignolo per la modalità di intervento del medico tra i colleghi: il «protocollo Cazzaniga»). Le sue prime vittime sono stati alcuni anziani pazienti, almeno quattro i casi accertati, ai quali evidentemente pensava di accorciare le sofferenze. Poi insieme con la sua amante, infermiera nello stesso Pronto Soccorso dell’ospedale di Saronno (nel frattempo entrambi sono stati trasferiti), ha maturato il progetto di uccidere il marito di lei. Gli hanno fatto credere di avere il diabete, e gli hanno somministrato per un lungo periodo una serie di farmaci che lo hanno debilitato fino alla morte. Ora il «dottor morte», L. C., 60 anni, separato, residente a Rovellasca (Como), e la sua amante L. T., 40 anni, madre di due bambini, sono stati arrestati dai carabinieri del Reparto Operativo della Compagnia dei Carabinieri di Saronno, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Busto Arsizio Luca Labianca martedì mattina. Il reato principale contestato a entrambi è l’omicidio volontario. Martedì mattina, quando i carabinieri sono andati ad arrestarlo all’ospedale di Angera dove era stato trasferito (ma senza più avere contatto con i pazienti), il medico ha chiesto di essere accompagnato all’ospedale di Saronno per recuperare, da un armadietto, un volume di filosofia greca da rileggere in carcere. È stato accontentato.

Vi sono altre persone indagate perché, pur avendo ricevuto segnalazioni su episodi sospetti da altri sanitari della struttura, non si sarebbero attivati con la necessaria diligenza per accertare le responsabilità. Gli indagati complessivi nell’indagine condotta dal pm Cristina Ria sono 14, di cui 11 medici, tra i quali ci sono il primario del pronto soccorso di Saronno e due direttori sanitari, l’attuale e il suo predecessore. Secondo le indagini coordinate dalla Procura di Busto Arsizio, gli indagati sono accusati a vario titolo di omessa denuncia e favoreggiamento personale, falso ideologico per aver certificato false patologie per convincere una delle vittime di una malattia inesistente. I carabinieri hanno effettuato una serie di perquisizioni negli ospedali di Busto Arsizio, dove ha sede la direzione dell’azienda ospedaliera di Saronno, dove secondo le accuse sono avvenuti i fatti, e Angera, ospedale nel quale sarebbe stato trasferito L. C., nell’ambito dell’indagine che è in corso da oltre due anni, con l’ascolto di 150 testimoni.  

I primi quattro omicidi sono avvenuti tra il 18 febbraio 2012 e il 9 aprile 2013. Le vittime erano persone anziane e malate, alle quali il dottor Cazzaniga aveva, secondo l’accusa, somministrato dosi letali di farmaci per via endovenosa, in sovradosaggio e in rapida successione: clorpromazina, midazolam, morfina, propofol e promazina. Escluso il movente economico: il medico non agiva per un tornaconto personale, ma evidentemente pensava di praticare una sorta di «eutanasia». Cazzaniga usava fare riferimento a un suo personale «protocollo» per il trattamento dei malati terminali.
Diverso il caso del marito dell’infermiera L. T., che aveva solo 45 anni e gestiva un’azienda agricola a Lomazzo (Como). La moglie e l’amante gli fecero credere di avere il diabete e gli somministrarono per un lungo periodo farmaci «assolutamente incongrui» rispetto alle sue reali condizioni di salute, debilitandolo fino alla morte, avvenuta il 30 giugno 2013. La donna, anche lei trasferita dal Pronto soccorso di Saronno a un altro reparto, era da qualche giorno in malattia: è stata arrestata a casa sua. I suoi due figli, che frequentano le elementari, sono stati affidati a una struttura protetta con un’ordinanza del Tribunale per i minori. A far scattare le indagini del Nucleo Operativo dei Carabinieri di Saronno coordinato dal capitano Giuseppe Regina - recentemente trasferito a Bergamo, ma distaccato per questo servizio - la denuncia di un’infermiera nel giugno del 2014. Sono quindi scattate le intercettazioni, fatte indagini patrimoniali, acquisiti documenti e disposte consulenze medico-legali.
I consulenti hanno individuato i quattro casi in cui la somministrazioni esagerata dei farmaci era stata riscontrata dal diario clinico del Pronto Soccorso e il nesso di causalità tra i farmaci e il decesso. Altri casi hanno evidenziato una somministrazione anomala delle medicine ma non è stato possibile escludere che il paziente, vista la gravità delle condizioni, non sarebbe morto ugualmente. Martedì mattina i carabinieri di Saronno hanno convocato in caserma i parenti delle vittime per informarli di persona degli sviluppi e dir loro che sarà fatta giustizia sulla morte dei loro cari.
«Se vuoi uccido anche i bambini». «No, i bambini no». È soltanto una delle intercettazioni più inquietanti intercettate dai carabinieri. Il «dottor morte» e l’«infermiera killer» parlano al telefono. L. T. insiste: «Se vuoi, li uccido anche loro...». Loro sono i due figli di lei, l’«Angelo blu» e l’ «Angelo rosso», così come li chiamava l’infermiera. Quel «se vuoi... » è la volontà da parte della donna di compiacere al «delirio di onnipotenza» dell’amante medico. «Poi facciamo fuori anche la nonna». È con l’«angelo blu» che un giorno parla in auto - intercettata dai carabinieri di Saronno - L. T.. Madre e figlio parlano dei modi per uccidere una persona. «Angeli» e «demoni» è anche il nome dell’indagine, ispirato forse al libro di Dan Brown. «Ma poi la nonna Maria la facciamo fuori...». «Ma non hai capito». «La Nene la possiamo far fuori quando vogliamo e anche la zia Adriana».«Non sai quanto le nostre menti omicide messe insieme siano così geniali» . È una delle frasi pronunciate dal figlio di L. T.. «Tua nonna non è possibile» gli replicava nelle intercettazioni dei carabinieri la madre. «A tua nonna e a tua zia non è semplice... A meno che non gli fai tagliare i fili dei freni a tua zia... Gli tiri l’olio dei freni». (...) «Poi c’è tua zia Gabriella... Non sei abbastanza grande per poter... Non sei abbastanza grande!» incalzava la donna al figlio appena undicenne. I due, nelle intercettazioni raccolte nel corso delle indagini coordinate dalla procura di Busto Arsizio, continuano a scambiarsi opinioni su progetti violenti fino a quando la donna aggiunge ancora: «E poi cosa avresti fatto? - rivolgendosi sempre al figlio - Le avresti fatte sparire così? Non è così semplice, sono grosse! L’umido da noi passa solo una volta a settimana (...) non abbiamo più neanche i maiali». La donna conduceva un’azienda agricola. 

 

 


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