9 dicembre 2015

Vicenza, "il padrino" era una donna: arrestata banda di usurai tra Vicenza, Napoli e Bologna

Vicenza, "il padrino" era una donna: arrestata banda di usurai tra Vicenza, Napoli e Bologna


I carabinieri di Vicenza mercoledì mattina hanno fatto scattare le manette per gli organizzatori di una rete di usurai attiva all'interno della comunità singalese. I prestiti non venivano mai ripagati a causa di tassi oltre il 60%. Il capo della banda, attiva anche a Napoli e Bologna, era una donna molto temuta all'interno dell comunità.

 Vicenza, "il padrino" era una donna: arrestata banda di usurai tra Vicenza, Napoli e Bologna
Si faceva chiamare "Nila" la donna del '77 a capo di un organizzazione criminale attiva all'interno della comunità singalese della provincia di Vicenza. I carabinieri, l'hanno arrestata mercoledì mattina assieme al marito e ad un terzo complice, ma gli indagati dell'indagine "Rupee" sono molti di più. Nella casa della coppia, che vive in città, è stata ritrovato il libro nero in cui la donna segnava prestiti, pagamenti e numeri di telefono delle sue vittime. I soldi passavano di mano in mano a tassi d'usura che talvolta superavano il 60%. Il quadro non è ancora completo, ma la banda mobilitava un giro d'affari di migliaia di euro e che coinvolge anche le province di Napoli e Bologna.
Tutto è iniziato con la denuncia di una vittima, l'unica fino ad ora ad aver trovato il coraggio di rivolgersi ai militari. Lo scorso marzo. la vittima, dopo aver ricevuto un prestito di 3.000 euro in contanti, era stato picchiato e minacciato dai complici di Nila. Esasperato, ha deciso di rompere il silenzio che avvolge le attività della banda.
Nella sua stessa situazione ci sarebbero decine e decine di migranti, tutti schiavi degli usurai. All'interno della comunità, infatti, nessuno parla, anche sei i carabinieri hanno trovato le prove di ingenti passaggi di denaro, transitati su conti postali, e finti nelle tasche della coppia di singalesi, che ufficialmente possiede un impresa di pulizie. Una attività giudicata di facciata, visto il tenore i vita dei due, che in Italia hanno anche dei figli.
Secondo quanto ricostruito dagli uomini dell'Arma, il meccanismo era semplice: i membri della comunità singalese, si rivolgevano alla donna, temuta e rispettata, per piccoli prestiti. Lei assieme al marito, nickname "Giamine", singalese del '73, e a "Janoke" cittadino dello Sri Lanka, classe 1983, residente a Schio, procurava il denaro, poi pretendeva la restituzione delle cifre maggiorata dai tassi d'interesse. Le vittime, però, non riuscivano mai a estinguere il debito e quando si trovavano in ritardo con i pagamenti venivano prima minacciati e poi picchiati.
In alcuni casi, "gli strozzini" al servizio della banda, sono 6 gli uomini al momento indagati, avrebbero anche rapinato le vittime, strappando loro di dosso monili e gioielli. Ad un debitore sarebbe stata anche sottratta con la forza la proprietà di un azienda attiva in provincia. Le minacce raggiungevano anche i famigliari delle vittime ancora residenti nel Paese natale, dove Nila potrebbe aver investito buona parte del denaro raccolto nell'ultimo anno.
Gli investigatori sperano che con la carcerazione dei tre, anche altri debitori possano farsi avanti, ma la comunità al momento resta in silenzio. Le transazioni avvenute tramite Post Pay, assegni ed investimenti in buoni postali, sono ora al vaglio dei carabinieri, ma è evidente che gran parte dei movimenti di denaro avveniva in nero.

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