18 agosto 2015

Era partito come l’ennesimo caso di una donna martoriata dalla prepotenza di un uomo che, anche dopo la separazione, continua a tormentarla, arrivando a costringerla ad avere un rapporto sessuale, in bagno, il giorno di Santo Stefano di quattro anni fa. Lei lo denuncia per violenza sessuale, ma questa “mossa” si rivelerà un boomerang perché proprio l’inchiesta farà emergere una realtà diversa e il caso sarà archiviato nel giro di dieci mesi.
A quel punto scatta la controdenuncia – per calunnia – da parte del commerciante 40enne nei confronti dell’ex moglie (operaia 38enne), da cui ha avuto due figli ancora minorenni (per tutelare la privacy dei due adolescenti non forniremo generalità). Una contromossa che ha portato sotto processo l’operaia non solo per calunnia, ma anche per minacce tratte da un sms e da una telefonata, entrambi rivolti all’ex marito.
E in udienza quel rapporto sessuale fra ex coniugi durante le festività natalizie è stato descritto in maniera ben diversa da uno stupro, sia da lui (che ha parlato di situazione intima creatasi dopo un massaggio fatto al collo dell’ex moglie in cucina, per poi spostarsi in bagno per non essere visti), ma anche da lei che ha affermato come quel giorno non fu costretta fisicamente a quel rapporto sessuale, bensì aveva ceduto alle insistenze dell’ex marito.
Fra l’altro la donna aveva ritirato la denuncia quando ancora la procura stava indagando. E che vi fosse stato per Santo Stefano un rapporto sessuale consenziente ne erano al corrente – come hanno specificato in aula – un paio d’amici della coppia, con tanto di richiesta d’aiuto da parte degli ex coniugi (separatisi pochi mesi prima) per riconciliarsi.
Il giudice Cristina Beretti ha ritenuto quel cedere alle insistenze sessuali dell’ex marito come la manifestazione di un consenso, ritenendo quindi evidente come nella denuncia per violenza sessuale la donna non avesse detto la verità. Inoltre negli sms inviati all’ex marito – e non smentiti dall’operaia – il giudice ha rilevato un chiaro riferimento ad un rapporto consenziente.
E quelle minacce, per il magistrato giudicante, avevano turbato la serenità dell’ex marito che in quel periodo era già stato denunciato per violenza sessuale. Alla luce di tutto ciò il giudice Beretti ha condannato la 38enne ad 1 anno e 4 mesi e 10 giorni di reclusione (pena sospesa) oltre al pagamento di 3.500 euro come provvisionale all’ex marito costituitosi parte civile tramite il legale Tiziano Panini.


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