17 luglio 2015

aggiornamento del 25 luglio 2015
Ha inventato di sana pianta la storia di una violenza sessuale per non dover confessare all’ex di aver avuto un flirt con un ventenne in una discoteca. E così una ragazza di 26 anni del Laurentino ha non solo deciso di raccontare una terribile bugia, ma ha anche organizzato una trappola, con l’ex, un’amica e il compagno di quest’ultima, soprannominato «er pugile», per punire il presunto colpevole della violenza.
Il ragazzo è ancora ricoverato in ospedale, al Sant’Eugenio, in prognosi riservata, insieme con un amico che è stato anche lui ferito nell’agguato a casa della giovane, pur essendo estraneo ai fatti.
I fatti risalgono al 17 luglio scorso. Gli agenti del commissariato Esposizione hanno arrestato i quattro aggressori, l’ultimo dei quali - l’ex convivente della ventenne - si è costituito a La Spezia. Sono tutti accusati di tentato omicidio in concorso.
Gli investigatori hanno anche sequestrato le armi utilizzate nell’aggressione selvaggia - un paio di forbici e un coltello da cucina che si sono rotti per l’impeto con cui sono stati sferrati i colpi contro i due ragazzi - oltre che indumenti macchiati di sangue e alla copertura di un divano dove il presunto stupratore era stato tenuto fermo per essere picchiato e accoltellato. 
L’allarme era stato dato da due passanti che avevano visto le vittime insanguinate a bordo di un’auto che era finita sul marciapiede. I due erano riusciti a fuggire dall’appartamento dell’orrore nonostante fossero ferite gravemente e la padrona di casa [cioè la falsa stuprata - n.d.r.] avesse chiuso la porta con il chiavistello.
Lei e l’amica avevano attirato i due in una trappola, facendo credere loro che avrebbero trascorso ancora una serata insieme in discoteca. Al loro arrivo i due ventenni erano stati fatti salire in casa con una scusa: i compagni delle giovani erano sbucati dal bagno e da una camera da letto e avevano cominciato a colpire gli ospiti. 
Dopo l’allarme alla polizia, gli investigatori avevano subito rintracciato l’abitazione dove i due erano stati colpiti senza pietà e si erano trovati davanti alla ragazza in lacrime che aveva raccontato agli agenti la storia della violenza sessuale. All’invito di recarsi in ospedale per essere sottoposta a visita medica e altri accertamenti che confermassero lo stupro, la padrona di casa si era tuttavia rifiutata facendo insospettire così i poliziotti. Il ritrovamento degli abiti insanguinati e le ammissioni degli aggressori avevano però alzato il velo su una storia completamente diversa.


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