15 febbraio 2015

Gli ha reso la vita impossibile. Insulti, sospetti di tradimento, accuse di infedeltà: una gelosia malata che sfociava in aggressività anche in pubblico, con spintoni e schiaffi davanti agli amici comuni. E poi quel tentativo continuo e instancabile di demolirne l’immagine agli occhi del loro figlio piccolo. Un supplizio. È finita con un processo e la condanna per maltrattamenti in famiglia a un anno e dieci giorni di reclusione.

Il marito ha subito da lei anche un incredibile episodio di lesioni personali: la donna ha preso il cellulare con lo sportellino di lui e nel mezzo gli ha schiacciato il pene.
Non è una storia di disperazione, questa. I protagonisti sono persone apparentemente insospettabili, due stimati medici ospedalieri dell’hinterland milanese. Entrambi sulla quarantina, alle spalle una decina d’anni di matrimonio quando decisero di adottare un bambino: ma da quel momento la famiglia non ebbe più pace.
Professionalmente erano entrambi realizzati, ma l’equilibrio di coppia precipitò, soprattutto da parte di lei, in un mare di gelosie. «L’origine dei comportamenti squilibrati che hanno visto il coinvolgimento diretto del figlio per “colpire” il marito - scrivono i giudici nella sentenza - si ritrova dunque, verosimilmente, nel confronto immediatamente difficile della donna con il ruolo materno».
Fatto sta che cominciarono i litigi, gli insulti, le accuse a lui («infondatamente») di esserle infedele, «di frequentare prostitute e chat erotiche, di essere diventato un pedofilo, uno “stronzo puttaniere”, un consumatore di prodotti pornografici, un assuntore di sostanze stupefacenti, un cattivo padre, un fallito inadatto al lavoro, e addirittura un indemoniato».
L’uomo reagiva restando completamente passivo e rassegnato «cercando di salvaguardare il figlio» ma anche per paura che i comportamenti di lei, «palesemente fuori controllo», mettessero a rischio l’incolumità propria e del bambino. Tanto più dopo che nel bel mezzo della crisi, qualche anno fa, una mattina, dopo averlo al solito insultato e mentre lui si proteggeva il viso temendo di essere aggredito, lei prese un cellulare con lo sportellino e lo usò per schiacciargli dolorosamente i genitali.
La causa di separazione tra i due si sarebbe chiusa, nel 2013, con il bambino affidato al padre e la possibilità per la madre di vederlo per un’ora la settimana in ambiente protetto. Ma la donna, per nulla rassegnata, cominciò a lanciare appelli attraverso i giornali e le televisioni affinché le restituissero quel figlio ormai cresciuto che, denunciava, aveva assoluto bisogno di lei.
Nel primo processo penale (quello d’appello inizierà a breve), i giudici della quinta sezione hanno voluto punire «la perseveranza dei maltrattamenti psicologici inflitti alla persona offesa, l’elevata intensità della determinazione criminosa, il coinvolgimento attivo del figlio minore nelle condotte. Un anno e dieci giorni di reclusione la pena inflitta, sia pure con la condizionale. Risarcimento immediato di nove mila euro più le spese legali a favore del marito.

link alla notizia:
http://www.ilgiorno.it/milano/violenza-familiare-vittima-marito-1.672795


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