1 gennaio 2015

aggiornamento del 6 gennaio 2015

Rahma El Mazouzi, 36 anni, è la marocchina che ha confessato di aver ucciso con 40 coltellate Hassan Mahsouri, perché non voleva sposarla. Una versione che non convince gli inquirenti, con la donna piombata in uno stato catatonico e incapace di raccontare quanto successo e alcuni misteri ancora da svelare. Come quello dei cellulari spariti e della batteria trovata nel wc, che fa pensare all’esistenza di un complice.
Tiziano Tista sull’Eco di Bergamo scrive:
“I cellulari scomparsi, tranne una batteria trovata nel bagno. Il trentenne marocchino Hassan Mahsouri massacrato con 40 coltellate e forse rivestito, con gli indumenti sporchi di sangue ma privi di tagli, e senza ferite da difesa. La presunta assassina – la sua connazionale Rahma El Mazouzi, 36 anni – cambiata d’abito e con nella borsa un indumento intimo intriso di sangue.
Sono solo alcuni degli elementi che ancora devono essere chiariti nell’ambito dell’omicidio del trentenne (affetto da distrofia muscolare di Beker e per questo costretto in carrozzina), avvenuto il giorno di Capodanno all’albergo La Torre di Trescore Balneario, e l’incapacità di rispondere ieri mattina (5 gennaio, ndr) in carcere della trentaseienne, assistita dall’avvocato Antonella Rosso di San Secondo, non ha certo facilitato gli inquirenti”.
Il gip Raffaella Mascarino ha convalidato il fermo della donna, la cui salute sembra compromessa. Ricoverata in carcere, la marocchina non riesce né a parlare né ad aprire gli occhi e potrebbe essere portata in ospedale se le sue condizioni peggiorassero. Agli inquirenti non restano che le versioni della donna, rilasciate prima di cadere in stato catatonico:
“Nel primo caso Rahma El Mazouzi aveva spiegato di aver ucciso Hassan perché colpa da un raptus d’ira: convinta che lui l’avrebbe sposata, si sarebbe invece sentita sbeffeggiare e avrebbe per questo perso la testa; poi avrebbe detto ai titolari dell’hotel di chiamare i carabinieri.
Una ricostruzione che troverebbe parziale conferma in precedenti incontri tra i due (almeno sei o sette), nella cena della sera prima in compagnia di altri (e durante la quale lei avrebbe dato del denaro al trentenne, 150 euro), ma che si scontrerebbe invece con i gesti – all’apparenza invece molto lucidi – che ha compiuto dopo il delitto: aver fatto sparire i telefoni forse gettandoli nella tazza del wc (per quale motivo?, è la domanda degli investigatori) dove è stata ritrovata una batteria ;essersi cambiata d’abito (vestiti femminili insanguinati sono stati trovati nella stanza) e, ancora, il tentativo di far sparire un indumento intimo pieno di sangue, scoperto nella borsa che stava portando via.
Anche le condizioni del corpo della vittima, trovata a letto ma vestita (comprese le scarpe), suscitano interrogativi: nessuna ferita da difesa sulle mani, l’addome raggiunto da una trentina di coltellate (altre dieci alla gola, una delle quali ha reciso la giugulare) ma con gli indumenti privi di tagli, come se fosse stato rivestito in un secondo momento o fosse stato colpito con la maglia sollevata.
Unica certezza, tra tanti interrogativi, il fatto che la donna – lo attestano gli esami clinici – il giorno dell’omicidio non era sotto l’effetto di droghe o alcol, come pure la vittima. Ieri l’autopsia, compiuta dalla dottoressa Yao Chen dell’Università di Pavia, ha stabilito che la morte potrebbe risalire alle primissime ore del pomeriggio del 1° gennaio, e che i fendenti sono compatibili con il coltello sequestrato. Dunque, non esisterebbe una seconda arma”.

link alla notizia:
http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/trescore-uccide-compagno-che-non-voleva-sposarla-forse-ha-un-complice-2065619/


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