3 giugno 2014

«Ho deciso di uccidere mia zia 3-4 mesi fa, con il veleno per topi. Lei parlava spesso di ‘volerla fare finita’».
È questo uno dei passaggi della confessione di Elisabetta Martini, la 62enne arrestata ieri insieme a suo figlio Marco Caggiola, 36 anni, per aver tentato di somministrare topicida ad un’anziana zia 97enne, ricoverata nella casa di riposo per anziani ‘Villa dei Tigli’ di Cavour, in provincia di Torino.
Nel corso dell’interrogatorio davanti ai giudici la donna ha ammesso di aver progettato l’omicidio allo scopo di ottenere l’eredità della sua vittima e quindi di incassare denaro dalla vendita dei beni. L’anziana 97enne - come spiega Claudio Laugeri sulla Stampa – è infatti titolare di un alloggio con garage e di un deposito in banca di oltre mezzo milione di euro, un bottino molto appetibile per una famiglia in difficoltà.
«L’idea – ha raccontato Elisabetta – era di somministrare il veleno un po’ per volta, in modo da simulare una morte per cause naturali». Il primo tentativo sarebbe avvenuto nel mese di marzo. «Avevo inserito il veleno in una siringa e ho introdotto» il topicida «nel caffè e ho dato la tazza a mia zia», ha continuato la 62enne. L’anziana faticava a deglutire, perciò «ho dovuto aiutarla io a deglutire», ha dichiarato ancora la donna.
Un gesto, il suo, che sarà ripetuto anche il 27 marzo, con tanto di ricovero all’ospedale di Pinerolo, e poi ancora il 3 aprile, quando si rende necessario un nuovo ricovero in ospedale. È allora che probabilmente cominciano i guai.
Il dirigente medico della casa di cura – ricostruisce ancora Laugeri sulla Stampa – si accorge di valori nel sangue incompatibili con le condizioni e le terapie della 97enne; i medici di Pinerolo inviano i campioni ad un centro specializzato, dalle analisi emergono tracce del principio attivo dei topicidi. Quindi scatta la segnalazione ad avvocato e in seguito alla Procura.
Dopo un mese e mezzo di intercettazioni telefoniche e anche ambientali, con tanto di cimice nella stanza dell’anziana paziente, scatta la trappola. Il 3 giugno alle ore 16 madre e figlio, nipote e pronipote della 97enne, somministrano l’ennesima dose di veleno mescolandola ad una gelatina di frutta. Nella stanza vicina sono appostati gli uomini della Squadra Mobile.
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