24 aprile 2013

La donna, una prostituta russa, ha abbandonato la piccola nel residence senza cibo per un giorno per cercare droga

RIMINI - A soli sei anni assisteva alle iniezione di eroina della madre e di un connazionale. Non bastasse, rimaneva per giorni interi in casa da sola in mezzo alla sporcizia e senza nulla da mangiare. Perché se le balzava alla mente di aprire il frigorifero a caccia di cibo, trovava solo due bottiglie di metadone. Questa bambina oggi ha undici anni e con molte probabilità è stata adottata, dopo che il Tribunale dei minorenni ha revocato l’affido alla madre, una russa di 34 anni condannata ieri a un anno di carcere dal giudice monocratico Silvia Corinaldesi per abbandono di minore. La donna, difesa d’ufficio dall’avvocato Silvia Astolfi, non era presente in aula e non è dato sapere dove sia finita.

Il fatto. La scoperta di questa bimba abbandonata in una situazione di estremo degrado la fanno i carabinieri con i vigili urbani del nucleo ambientale l’11 aprile 2008. Nell’ambito dell’operazione “Stanze sicure” finalizzata a stroncare lo spaccio di droga, le divise si presentano in un residence a Bellariva, in viale Lettimi. E’ lì che dentro un appartamento trovano una donna, la 34enne (all’epoca ne aveva 29) con il connazionale, stesi per terra ‘strafatti’. Si erano appena iniettati dell’eroina proprio davanti agli occhi della piccola che assisteva inerme. La madre, che faceva lavori saltuari come intrattrenitrice in un locale notturno e già coinvolta in un episodio di sfruttamento della prostituzione, viene ascoltata dai carabinieri, che così si mettono sulle tracce degli spacciatori. In poco tempo arrivano a un appartamento nella centralissima via Bertani dove trovano una barese di 43 anni, sposata con un tunisino di 38, che aveva in casa 2,5 grammi di eroina e 950 euro in contanti. Era lei, secondo gli inquirenti, a rifornire i due russi.

La prima parte di queste indagini si ferma qui, anche se carabinieri e polizia municipale allargano il raggio d’azione alla ricerca di altri spacciatori. I militari però si ricordano di quella bambina, e il giorno dopo averla vista in quelle condizioni - cioè il 12 aprile 2008 - ritornano nel residence di Bellariva per un controllo dettato innanzitutto dallo scrupolo. E lì trovano quel che temevano, come ha raccontato un carabiniere ieri in aula, sentito come testimone. Bussano alla porta ma nessuno risponde, però sentono dei forti rumori dall’interno e capiscono che la piccola probabilmente è in casa da sola. Cercano di farsi aprire ma invano, la bimba è spaventatissima. Così chiamano una signora russa che viveva in un altro appartamento del residence, la quale riesce a convincere la bimba ad aprire la porta. C’è voluto un po’ di tempo, perché per la paura aveva cercato di bloccare con sedie e oggetti l’ingresso. La bimba che i carabinieri si trovano innanzi è sola in casa, nuda, nascosta sotto a un letto in mezzo alla sporcizia. La signora russa la tranquillizza. C’erano però montagne di rifiuti un po’ ovunque. La piccola viene trasferita in Pediatria quindi affidata ai servizi sociali.

La madre russa viene rintracciata dai carabinieri solo qualche ora dopo, mentre al padre - russo pure lui - era stata revocata la potestà nel 2006. La bambina ha raccontato che di lei si occupava un’altra signora russa che non abitava in quel residence, la quale - sentita dai carabinieri - li ha supplicati di non lasciare quella piccola alla madre.

gi.buc.
 

 


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