18 giugno 2010

aggiornamento del 25 novembre 2017


Mina Atif, 47 anni, lo accoltellò e simulò un suicidio. Scoperta e condannata a 10 anni, è stata scovata.
Ora la donna, marocchina, dovrà scontare la pena definitiva a 10 anni di carcere.
La donna è stata arrestata dagli investigatori della Sezione Catturandi della Polizia di Stato, agli ordini del dirigente Silvio Esposito.

aggiornamento del 20 novembre 2012
Una 41enne di origini marocchine, Mina Atif, è stata condannata a 16 anni di carcere, per omicidio volontario aggravato: ha ucciso il marito, Abdelmajid Tawgui, di 55 anni, con un coltello da cucina. Mina Atif, che è stata rimessa in libertà perché ha gravi problemi di salute, è stata condannata dal giudice dell'udienza preliminare di Pordenone, Rodolfo Piccin, che le ha accordato lo sconto di un terzo sulla pena prevista, dal momento che ha scelto il rito abbreviato.
Il delitto avvenne il 18 giugno 2010 nell'abitazione della coppia, a Fiume Veneto (Pordenone). Inizialmente si pensò che l'uomo si fosse ucciso, poi alcuni parenti sollevarono dubbi e i carabinieri eseguirono ulteriori accertamenti. L'autopsia disposta dalla Procura rivelò la presenza di quattro ferite da taglio alla schiena, incompatibili con l’ipotesi del suicidio.
Una decina di anni prima, la donna aveva denunciato il marito per maltrattamenti, poi ritirò le accuse. L'avvocato difensore, Luca Donadon, ha preannunciato ricorso in appello.



aggiornamento del 28 giugno 2012
Sedici anni di carcere per omicidio volontario aggravato. E’ questa la richiesta che il pubblico ministero, Federico Facchin, ha avanzato ieri per Mina Atif, la 41enne di origini marocchine accusata di aver ucciso a coltellate il marito Abdelmajid Tawgui, il 18 giugno 2010 nella loro abitazione di Fiume Veneto.
Il processo di primo grado che si sta celebrando con rito abbreviato condizionat,o davanti al giudice Rodolfo Piccin, si sta avviando alle battute finali. Ieri in udienza è toccato alla Procura tirare le somme, dopo che in precedenza erano stati ascoltati i periti incaricati di valutare le capacità fisiche della donna, e quindi ad accertare se fosse stata in grado o meno di colpire il marito con il coltello, sferrando colpi sufficientemente forti da ucciderlo.
Per il pm Facchin la responsabilità della donna sarebbe stata provata, al pari delle sue abilità fisiche, tanto da confermare la contestazione del reato di omicidio volontario aggravato dai rapporti di parentela, reato che il codice penale punisce con la reclusione da 24 a 30 anni, e che la scelta del rito abbreviato riduce di un terzo. Da qui i 16 anni chiesti dal pm.
La vicenda ricostruita nel corso delle udienze, risale al mese di giugno 2010 quando, in un primo momento, venne ritenuto un suicidio la morte di Abdelmajid Tawgui avvenuta nell’abitazione di Fiume Veneto. Ma alcuni parenti dell’uomo avevano sollevato dubbi sulle cause della morte, e i carabinieri avevano ritenuto opportuno eseguire ulteriori accertamenti. Quindi dalla Procura arrivò l’ordine di eseguire l’autopsia che rivelò la presenza di 4 ferite da taglio alla schiena, incompatibili con l’ipotesi del suicidio.
Da qui i sospetti sulla moglie, Mina Atif, all’epoca 39enne. Ricostruito anche il difficile clima familiare, che era peggiorato in seguito alla perdita del lavoro da parte del marito avvenuta un mese prima della morte. A sostegno della tesi accusatoria il pm ha presentato una serie di elementi che giustificherebbero la condanna.


aggiornamento del 19 agosto 2010
(ANSA) Era stata lei ad accoltellare il marito, simulandone il suicidio. Arrestata una marocchina a Fiume Veneto (Pordenone). Deve rispondere di omicidio aggravato. Sulle prime, la morte dell'uomo era stata catalogata come suicidio. Ma i fratelli hanno chiesto l'autopsia che ha scoperto profonde ferite alla schiena, non compatibili con un gesto di autolesionismo. A distanza di 2 mesi, e' scattato l'arresto.
link alla notizia
http://temporeale.libero.it/libero/news/2010-08-19_119553988.html


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