12 ottobre 2012

Una ragazza nigeriana, nonostante fosse al quinto mese di gravidanza, veniva costretta a lasciare il centro di accoglienza di Foggia ed a trasferirsi a Roma per prostituirsi nella capitale e nella provincia di Terni, sotto la minaccia ed il costringimento fisico, fino ad arrivare ad una vera e propria segregazione in casa, non avendo nessuna possibilità di telefonare e di uscire, se non accompagnata dalle sue aguzzine ed esclusivamente per prostituirsi. 
La ragazza, che per giungere in Italia aveva probabilmente contratto un debito per circa 50.000 euro, veniva costretta a prostituirsi per restituire la somma pattuita, nonostante fosse rimasta incinta. Per il suo stato di gravidanza, che naturalmente rendeva difficile la sua attività di prostituzione, veniva fatta abortire illegalmente, senza la sua volontà, probabilmente in casa e senza nessuna assistenza sanitaria, tanto che si presentava lo scorso 5 luglio presso un ospedale romano con una busta in mano con all'interno il feto privo di vita, chiedendo naturalmente di essere assistita. 
Immediatamente dopo le cure mediche fuggiva dalla struttura sanitaria rendendosi irreperibile anche se, di fatto, rientrava presso l'abitazione della Esther O., cittadina nigeriana, che la costringeva fisicamente a rimanere in quella casa per circa sette giorni, senza poter comunicare telefonicamente con nessuno, guardata a vista da altre prostitute di fiducia della cd «Madame»; fino a quando, rimessasi fisicamente, veniva nuovamente indotta alla prostituzione nella città di Terni.
Coinvolta anche Patience O., cittadina della Sierra Leone, altra «Madame» che quotidianamente sfrutta le ragazze nell'esercizio dell'attività della prostituzione, sia a Roma che a Terni, e che probabilmente ha aiutato «Madame Esther» a provocare l'aborto alla ragazza. 
Madame Esther - già indagata per aborto clandestino ed indotto in un'altra città italiana - risulta essere il personaggio principe del gruppo tanto che, attraverso un altro connazionale, residente attualmente a Verona, cercava di indurre alla prostituzione, facendola fuggire dal centro di prima accoglienza di Agrigento, con inganni e raggiri, anche un'altra ragazza minorenne nigeriana.


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