18 settembre 2012


Incinta dell'amante, aveva nascosto la gravidanza
Ammessa la colpa, è stata condannata a 8 anni

Nel maggio del 2010, due giorni prima di partorire il figlio del suo amante, la 35enne Sarah Louise Catt di Sherburn-in-Elmet, North Yorkshire, ha assunto del misoprostolo (acquistato online in India per poche decine di sterline) per indurre il travaglio e quindi abortire e 24 ore dopo il folle gesto era in Francia con il marito a godersi le vacanze. Adesso la donna dovrà passare i prossimi 8 anni in galera. Ma se lo scorso luglio non si fosse dichiarata colpevole di aver deliberatamente assunto del veleno con l’intento di procurarsi un aborto, dietro alle sbarre ci sarebbe rimasta 12 anni, le ha detto il giudice della Leeds Crown Court nel leggerle la sentenza.
I MOTIVI - Durante il processo non si è riusciti ad capire perché non abbia interrotto la gravidanza entro i termini consentiti e abbia invece aspettato l’ultima settimana per farlo. Stando a quanto è emerso in aula, pare che Sarah fosse riuscita a nascondere di essere incinta tanto al marito Stephen (un ingegnere sposato nel 2009 dopo nove anni di storia e da cui ha avuto due bambini) quanto all’amante (un collega del suo stesso studio legale, a sua volta sposato, con cui ha avuto una relazione altalenante di 7 anni). Inizialmente, la donna aveva dichiarato alla polizia di aver pagato 1.700 sterline per abortire alla Marie Stopes Clinic di Manchester tre giorni prima che scadessero i termini consentiti, ma un controllo sul suo computer ha permesso di scoprire l’agghiacciante scenario: nel marzo del 2010, infatti, subito dopo che un’ecografia all’ospedale di Leeds le aveva confermato le 30 settimane di gravidanza, la Catt svolse delle ricerche online su come procurarsi un aborto illegale e il mese successivo ordinò il misoprostolo da un’azienda indiana che glielo avrebbe consegnato il 10 maggio (anche se lei ha sostenuto di non averlo mai ricevuto).
I RISCONTRI - Sempre in base ai riscontri sul suo portatile, il procuratore Simon Waley ha poi scoperto che nelle due settimane successive la donna ha continuato a svolgere ulteriori ricerche online sul farmaco e che il 25 maggio si prese il pomeriggio libero dal lavoro, probabilmente assumendo il medicinale e dando alla luce il bimbo il giorno successivo. E qui si apre un altro interrogativo – forse il più inquietante - di tutta questa brutta storia, perché ad oggi nessuno sa che fine abbia fatto il corpicino del neonato: la signora Catt ha infatti raccontato allo psichiatra che l’ha interrogata per accertarne la sanità mentale che il bimbo è nato morto («era un maschio, non respirava e non si muoveva») e di averlo seppellito, rifiutandosi però di indicare dove, malgrado anche in aula la polizia l’abbia supplicata di farlo. «È stata una decisione calcolata, presa nell’interesse unico dell’imputata – ha commentato il giudice Cooke – e visto che il bambino che portava in grembo era così vicino alla nascita, questo reato va considerato più severamente di un omicidio colposo ed è appena un gradino sotto all’omicidio. La signora Catt ha derubato un bambino apparentemente sano, vulnerabile e senza difese della vita che stava per iniziare e senza mostrare alcun rimorso per quanto fatto». Fra l’altro, come ricorda il Daily Mail, durante le indagini è emerso che l’imputata non è nuova ad inganni e gravidanze segrete. Nel 1999, quando era al secondo anno di università, nascose infatti ai genitori di essere incinta e partorì una bambina, che diede poi in adozione, e un anno più tardi, all’inizio della sua relazione con il signor Catt (che ha comunque deciso di stare accanto alla moglie malgrado il crimine commesso), Sarah ebbe un aborto all’incirca entro il limite di legge delle 24 settimane. Per sua stessa ammissione, la prima figlia è nata «solo perché ero ormai troppo avanti con la gravidanza per abortire», mentre la gravidanza successiva è stata tenuta nascosta al compagno fino alla nascita del bambino.


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