28 marzo 2013

Erano un gruppo di almeno venti matrone romane che compirono gli omicidii sotto il consolato di Valerio Flacco e Marco Claudio Marcello, attorno al 331 a.C.; si riunivano nella casa di una dei membri per preparare il veleno; gli omicidii erano motivati da fattori economici o personali. Arrestate a seguito della delazione di una schiava, alcune di loro si suicidarono bevendo il veleno, mentre altre furono incarcerate a vita nelle carceri tiburtine. Sarebbero le prime assassine seriali della storia.

Lucusta era un'avvelenatrice dell'età romana di origine gallica; possedeva un negozio sul colle Palatino dove vendeva veleni ed elisir; era ben nota. Insieme ad Agrippina avvelenò l'imperatore Claudio e Britannico. Continuò ad uccidere sotto la protezione di Nerone; sono noti solo altri cinque omicidii. Morto Nerone, Lucusta fu arrestata e condannata a morte dall'imperatore Galba; la sentenza venne eseguita il 9 gennaio del 69 d.C., durante il periodo degli Agonalia.

Margareth Davey Era una cuoca inglese che, tra il 1530 circa e il 1542, avvelenò una serie di sguatteri e le loro famiglie, apparentemente senza motivo; dopo essere stata arrestata e trovata colpevole degli omicidii, per condanna fu bollita viva.

Erzsébet Báthory, nata nel Cinquecento in una famiglia nobile in Ungheria, rapì, torturò con vari metodi e uccise un numero alto di giovani contadine per farsi il bagno nel loro sangue; soffriva di sadismo, quindi provava piacere nel torturarle e umiliarle.
La Báthory pensava che il bagno fatto nel sangue delle vergini mantenesse viva la sua bellezza. Solitamente o feriva le vittime con armi da taglio o ne bruciava la carne o le mutilava mentre erano ancora vive o ne beveva il sangue o le dilaniava con un paio di cesoie; in altre occasioni o le spogliava e le lasciava morire assiderate in mezzo al freddo o le ricopriva di miele e le faceva sbranare vive dagli insetti.
La Báthory, con il tempo, aveva anche appreso diverse nozioni di magia nera. Arrestata dopo centinaia di rapimenti e uccisioni, fu murata viva nel suo castello, dove si lasciò morire nell'agosto 1614; i suoi complici - la balia Ilona Joo e il nano deforme Ficzko - vennero giustiziati.
Le vittime accertate si aggirano tra le 100 e le 300; secondo un (fantomatico?) diario trovato nel suo castello, le vittime sarebbero almeno 650. Il suo è un caso molto noto di assassinio seriale.

Tofania (nota anche come Thofania) era un'avvelenatrice palermitana, condannata a morte e giustiziata il 12 luglio 1633 a Palermo per aver ucciso il marito ed altre persone con il veleno; aveva due complici che commisero a loro volta degli avvelenamenti: Francesca "la Sarda" Rapisardi (arrestata e decapitata il 17 febbraio 1633) e Pietro "Placido" di Marco (torturato e squartato in 4 parti in pubblico il 21 giugno 1633).
L'opera di morte continuata da Giulia Tofana (nota anche come Toffania), una fattucchiera e cortigiana molto attraente che forse era sua figlia (o sua nipote); colpì anche a Napoli e a Roma. Venne scoperta dopo che commise un tentato omicidio; la vittima presentò segni evidenti di avvelenamento. Catturata dopo che si rifugiò in un monastero, le ultime uccisioni vennero effettuate dalle sue complici, un gruppetto formato da alcune donne; il capo era la figlia, Girolama Spera.
L'arma usata per uccidere era un potente veleno incolore, inodore e insapore, "l'Acqua tofana", inventato nel 1640 da Tofana e soprannominato "Manna di San Nicola"; se assunto progressivamente e in piccole dosi, uccideva la vittima senza destare troppi sintomi da avvelenamento: produceva febbre, vomito leggero e malessere. Si otteneva bollendo antimonio, limatura di piombo, anidride arseniosa e forse anche l'atropina (noto anche come "Belladonna"); Tofania frequentava inoltre un farmacista che le fece conoscere i veleni.
Catturate le ultime assassine, Giulia Tofana e Girolama Spera vennero giustiziate insieme ad alcune apprendiste a Roma nel 1659.
Solo a Roma, durante l'operato di Giulia Tofana, si registrarono 600 morti; non si conoscono i decessi di Napoli e di Palermo, né quante assassinii abbiano commesso la Tofania, la Rapisardi, il Di Marco e la Spera.

Anna-Rozalia Liszty era una nobile ungherese che nacque nel 1583; dal 1610, poco dopo il suo matrimonio combinato, iniziò a manifestare un comportamento violento ed ebbe alcuni attacchi isterici ed epilettici, seguiti da periodi di depressione.
Venne arrestata nel 1637 per l'omicidio di otto o nove cameriere e di una nobile; le cameriere le bastonò a morte. Riuscì a fuggire e si nascose in Polonia, sotto l'appoggio del re. Le sue informazioni si perdono dal 27 marzo 1638.


Hieronyma Spara era una veggente e avvelenatrice romana che compì gli omicidi attorno al 1660, insieme ad un gruppo di 12 donne: diede loro del veleno a base di arsenico per uccidere i loro mariti e continuò a commettere altri delitti.
Il bodycount è sconosciuto, ma se si tiene conto che le 12 complici avrebbero avvelenato i mariti, i morti accertati sarebbero almeno 12. Arrestata, confessò sotto tortura gli omicidi e venne condannata a morte; fu quindi impiccata nel 1659 insieme alle 12 donne.

Catalina de los Ríos y Lisperguer, nota anche come La Quintrala, (Santiago de Nueva Extremadura, 1604 - Santiago, 16 de enero de 1665) era una proprietaria terriera cilena che uccideva le persone che lavoravano per lei.








Marie-Madeleine d'Aubray, primogenita dei sei figli di Antoine Dreux d'Aubray, un consigliere di Stato e luogotenente civile di Parigi, apparteneva alla nobiltà di toga. Era sposata con Antoine Gobelin, marchese di Brinvilliers, erede della famiglia produttrice degli arazzi Gobelins.
Dopo aver condotto una vita dissoluta, imparò dal suo amante Godin de Sainte-Croix - che a sua volta apprese l'arte mentre era rinchiuso nella Bastiglia da un prigioniero italiano - a maneggiare i veleni. Insieme sperimentarono gli effetti dell'arsenico su alcuni famigliari di Marie: avvelenarono poco a poco suo padre e due fratelli. Insieme all'amante la donna cercò di uccidere anche una sorella, una cognata, una nipote e il marito Antoine.
Sainte-Croix morì probabilmente durante un esperimento. Il suo laboratorio venne perquisito e in un cofanetto vennero trovate le lettere dei due amanti. Prima che potesse essere arrestata, però, Marie riuscì a fuggire in Inghilterra facendo perdere le proprie tracce.
Gli inquirenti presero allora un suo domestico, Jean Hamelin, il quale sotto tortura confessò i crimini della sua padrona.
Si aprì a Parigi il cosiddetto Affare dei veleni, un processo che aveva ad oggetto i loschi traffici instaurati tra la corte di Versailles e i bassifondi della capitale. Al centro di questi era Jean-Baptiste Gaudin, il quale procurava potenti veleni dietro lauto compenso ai nobili che glielo richiedevano. Durante l'affare, che raggiunse il suo culmine tra il 1679 e il 1682, vennero imprigionate 442 persone.
Nel 1673 Marie-Madeleine fu condannata a morte in contumacia e la Camera di Giustizia parigina chiese al re Carlo II d'Inghilterra l'estradizione. La donna però riuscì di nuovo a fuggire nascondendosi in un convento a Liegi. Ivi però un reparto della cavalleria francese, che si trovava in città a causa della guerra d'Olanda, la riconobbe e la riportò in Francia.
Durante il processo del Parlamento di Parigi, che si svolse tra il 29 aprile e il 16 luglio 1676, confessò i suoi crimini e collaborò parzialmente a smascherare la rete criminale che coinvolgeva diversi membri dell'alta società e della nobiltà.
Ormai prossima alla morte, Marie-Madeleine si convertì per merito dell'abate Pirot, teologo della Sorbona, a cui confidò il proprio pentimento e il desiderio di venire bruciata viva per espiare i suoi peccati.
Il pittore Charles Le Brun, il decoratore della Reggia di Versailles, andò ad assistere all'esecuzione e ne eseguì un disegno ritraendo il viso della condannata durante il supplizio.

Catherine Deshayes Monvoisin, nota anche come La Voisin (la Megera), era una donna parigina che, nel Seicento, convinse alcune donne sposate ad uccidere i mariti, i padri e i conoscenti. Per liberarle di queste persone, ritenute "scomode" e "autoritarie", vendeva loro delle "pozioni magiche" a base di arsenico e altre sostanze velenose.
Alle donne afflitte da "problemi d'amore" prescriveva e organizzava dei riti satanici, dove si svolgevano sacrifici di bambini e riti sessuali. Commise anche degli aborti. Scoperta per caso, venne arrestata, trovata colpevole dei delitti e condannata a morte; fu bruciata viva a 40 anni il 22 febbraio 1680.

Luìsa de Jesus era una killer portoghese nata nella regione di Coimbra (Lisbona) nel 1750. Nel suo modus operandi decideva di prendere in adozione un bambino esposto (cioè abbandonato dai genitori) per ricevere una dote di 600 reis e dei vestiti; per intascare i soldi avvelenava il bambino.
Ripetè il procedimento 33 volte, usando sia il suo vero nome sia un nome falso. Arrestata, confessò 28 omicidii e venne condannata a morte.
Fu giustiziata il 1° luglio 1772, a 22 anni: fu portata per le strade di Lisbona, insultata, strangolata con una garrota e bruciata in pubblico. Luìsa de Jesus è stata l'ultima donna ad essere stata giustiziata in Portogallo.

Si racconta che, all’epoca della rivoluzione francese, tra le strade di Palermo, si aggirava una vecchia mendicante che vendeva acqua miracolosa per le donne che volevano ammazzare il proprio marito.
Un'avvelenatrice senza scrupoli. Scrive l’illustre Salvatore Salomone Marino, dopo aver scrupolosamente studiato gli incartamenti relativi al processo: un giorno, ella (Giovanna Bonanno) seppe d’una bambina che, assaggiando per sbaglio un certo aceto per ammazzare pidocchi, fu lì per lì per morire con vomiti continui. Ciò che passò inosservato a tutti - continua lo studioso - fece balenare una truce idea nella testa di Giovanna. La quale corre senza indugio a comprare due grani (quattro centesimi) del misterioso aceto. Ne inzuppa del pane e lo sommistra ad un cane. Con soddisfazione si accorge che il cane è morto, vomitando cibo e bava, ma che non ha mutato colore, non è rimasto spasmodicamente contratto. Ecco un veleno sicuro che dà il passaporto per l’altro mondo senza farsi sospettare, non che scoprire.
Nel 1786 iniziarono i primi delitti (ne verranno scoperti solo sei, ma si sospetta che possano essere stati molti di più).
Giovanna aveva sempre dichiarato che si guadagnava da vivere facendo la mendicante, probabilmente praticava anche qualche piccola fattucchieria, ma erano i veleni la sua specialità e, specialmente quando era ormai troppo vecchia per chiedere l’elemosina, la sua principale fonte di guadagno. Inoltre, non aveva alcuna difficoltà a procurarsi da un bottegaio il micidiale e mortale aceto: una mistura di acqua di fonte, vino bianco ed arsenico, in libera vendita e destinata ad ammazzare i pidocchi.
Dopo tre anni dalla scoperta delle morti sospette, la donna venne arrestata. Ammise subito di essere stata lei la responsabile di quelle morti, vendendo alle donne insoddisfatte della vita loro coniugale il suo particolare liquore all’aceto. Al magistrato inquirente la vecchia megera disse di chiamarsi Giovanna Bonanno, ma in realtà il cognome Bonnanno era quello del marito, di cui era vedova.
Molto probabilmente la venditrice di morte si chiamava Pantò. Risulta che un Vincenzo Bonanno, che abitava a Noviziato, aveva sposato nel 1744 una donna dal nome Anna Pantò. Tra il nome Anna e Giovanna c’è molta somiglianza e, quindi, si potrebbe trattare di un errore di scritturazione.
La prima cliente di Giovanna era stata Angela La Fata, che voleva liberarsi del marito per poter stare con il suo amante Giuseppe Billotta. La venditrice di veleni le consegnò un'ampollina con all’interno il famoso liquido: la stessa dose usata per far morire quel povero cane. Ma non bastò. Il tentativo di assassinare la povera ed ignara vittima dovette essere ripetuto per altre tre volte. Alla fine l’uomo morì tra vomiti e tremende sofferenze, in ospedale, senza che nessun medico ne capisse la causa. Omicidio perfetto.
La seconda vittima fu un fornaio, Ferdinando Lo Piccolo. A volerlo ucciderlo la moglie Emanuela Molinari che chiese ad una sua amica, Margherita Serio, di contattare la Bonanno. Per il fornaio furono necessarie due dosi di “aceto”.
Ben presto la fama di Giovanna si consolidò ed altre donne le procuravano le clienti chiedendo in cambio qualche spicciolo. Due altre vittime le furono commissionate da Rosa Billotta. Moriranno Agostino Caracciolo su richiesta della moglie Rosalia Consales, con la complicità della madre Michela Belviso.
Nella cerchia di amiche “avvelenatrici” entrò a far parte Maria Pitarra che procurò a Giovanna buoni clienti: le vittime furono Cesare Ballo, ammazzato dalla sua giovane moglie Marianna Tabbitta, che voleva sposare il suo amante.
L’ultima vittima accertata fu Francesco Costanzo, avvelenato dalla moglie Rosa Mangano, che aveva una relazione amorosa con il giardiniere Emanuele Cascino. Ma Giovanna commise un errore che le costò la vita. Per quest'ultimo omicidio consegnò le ampolle alla sua amica Pitarra non sapendo a chi erano destinate, ma quando lo seppe ormai era troppo tardi: si trattava del figlio di una sua amica, Giovanna Lombardo, che non accettando la morte precoce del figlio iniziò ad indagare, scoprendo il traffico mortale della Bonanno. Organizzò un tranello: si rivolse a Giovanna fingendo di voler comprare l’aceto per sua necessità. Al momento della vendita Giovanna fu arrestata.
Era il 27 luglio del 1789 quando Giovanna Bonanno - detta Giovanna l’avvelenatrice o la vecchia dell’aceto - fu portata al cospetto della Compagnia dei Bianchi, i nobili parlermitani che avevano il compito, per tre giorni, di preparare ed assistere i condannati a morte. Il 30 luglio l’anziana assassina venne impiccata in una Piazza dell’antica Palermo e con lei anche la sua complice Maria Pitarra, trascinata con una fune lungo le strade del quartiere e costretta, prima di morire, a baciare i piedi del boia e del patibolo.


Dar'ja Nikolaevna Saltykova, nota anche come "l'Orchessa", era una ricca proprietaria terriera russa che uccideva le persone, soprattutto donne, che lavoravano per lei; arrestata con l'accusa di 138 omicidii, fu trovata colpevole di 38 di questi e condannata al carcere a vita. Morì nel 1801, all'età di 71 anni, murata viva in una cella, senza mai pentirsi delle sue atrocità.




Gesche Gottfried era una killer tedesca che, tra il 1° ottobre 1813 e il 24 luglio 1827, avvelenò con l’arsenico quindici persone, a Brema ed Hannover. Tra le vittime si contano i genitori, i suoi figli, due mariti e un fidanzato. Si prendeva cura delle vittime poco prima che morissero: questo le creava simpatie da parte della popolazione, addirittura la soprannominavano “Angelo di Bremen”.
I genitori li uccise per ostilità; gli altri delitti erano apparentemente motivati da fattori economici.
Venne arrestata dopo che il padrone di casa, insospettito, aveva dato ad un medico una fetta di prosciutto che la killer teneva in casa: sopra di esso c’erano dei granuli molto piccoli, composti da arsenico.
Fu arrestata la sera del 6 marzo 1828, giorno del suo compleanno. Processata, venne condannata a morte. Fu decapitata con una spada la mattina del 21 aprile 1831. Fu l’ultima persona a essere giustiziata a Brema.
Sul luogo dove si trovava il patibolo (o dove rotolò la testa decapitata) si trova un insieme di pietre, detto “Spuckstein”, sul quale i turisti ancora oggi sputano per il disgusto (infatti il nome tradotto vuol dire “Pietre-Sputi”).


Hanna Kinney Hanson - USA - 1840 (due mariti ed un suocero)
La Kinney - il cui nome da nubile era Hannah Hanson - è stata dapprima sposata con Mr. Witham, dal quale ha divorziato dopo aver dato alla luce quattro figli, e poi con Mr. Freeman, un ecclesiastico. Si dice che Mr. Kinney l'abbia aiutata a procurarsi il divorzio, e dopo il secondo matrimonio aveva l'abitudine di visitare la casa della signora Freeman. Durante una delle sue visite, Mr. Freeman si ammalò e morì, ed si è supposto che i suoi sintomi indicassero che era stato avvelenato. La signora Freeman era dunque libera di sposarsi una terza volta. Si osserva una circostanza sospetta: subito dopo aver sposato il signor Freeman, il padre di suo marito è morto improvvisamente, mentre il neo-sposi erano in visita a casa sua. Il corpo del Sig. Freeman è stato riesumato in agosto, ed è stato trovato in buono stato di conservazione. Mrs. Kinney è in stato di detenzione, e un'inchiesta avrà luogo fra poco.
[The Gazette Colonial - Londra, Inghilterra - 7 ottobre 1840, pag. 671 (sotto "Stati Uniti" header)]


Marie Delphine Lalaurie torturava i suoi schiavi fino a ucciderli. I corpi vennero trovati a seguito dell'incendio di casa sua, a New Orleans, nel 1834; riuscì a scappare e di lei non si seppe più nulla.










Sophie Charlotte Elisabeth Ursinus era una killer tedesca che, tra il 1797 e il gennaio 1801, commise tre omicidi. Nacque come Sophie Weingarten il 5 maggio 1760 a Glatz (oggi Kłodzku, nella Bassa Slesia). Dopo che il padre perse il posto come segretario della Legazione Austriaca, a 19 anni si sposò con un consigliere della Corte Suprema, Theodor Ursinus. Vissero dapprima a Stendal, poi a Berlino. Nel 1797 avvelenò con l’arsenico l’amante, un ufficiale olandese di nome Rogay. Inizialmente la morte venne attribuita alla tubercolosi. Theodor morì avvelenato l’11 settembre 1800, il giorno dopo il suo compleanno.
Il 24 gennaio 1801 morì a Charlottesburg la zia di Sophie, Christiane Witte, dopo una breve malattia: l’aveva avvelenata con l’arsenico. Alla morte le lasciò una grossa eredità.
Alla fine del febbraio 1803 si ammalò un servo di Sophie, Benjamin Klein: ella gli aveva dato una zuppa avvelenata qualche tempo dopo aver litigato con lui. Costui s'insospettì quando lei gli diede delle prugne: le fece esaminare da un chimico, che scoprì tracce di veleno. Arrestata, i corpi del marito e della zia vennero riesumati e analizzati: i medici scoprirono che erano stati uccisi.
Processata, il 12 settembre 1803 ebbe il carcere a vita. Uscì nel 1833, dopo trent’anni. Morì a Glatz il 4 aprile 1836.

Margareth Waters era una killer inglese del XIX secolo che uccise almeno 19 bambini. Prendeva i bambini in adozione e, per intascare i soldi del mantenimento, li uccideva drogandoli con il laudano e facendoli deperire di fame e sete; assisteva con piacere alla loro agonia.














Sarah Dazley - Inghilterra - 1843 (2 mariti ed un bambino)
Sarah Daisley [a volte scritto Dalzey], una giovane donna, è stato accusata, a Wrestlingworth, nel Bedfordshire, dell'avvelenamento di due mariti ed un bambino. E' stata arrestata a Londra la scorsa settimana, ed è stata esaminata brevemente alla Mansion House. Il corpo del Sig. Daisley, il secondo marito, sepolto sei mesi fa, è stato riesumato per verificare il contenuto dello stomaco, ed è stato trovato un deposito di arsenico. Diversi testimoni sono stati ascoltati.
Una domestica che ha vissuto con la signora Daisley vide la sua padrona preparare tre pillole, che voleva far prendere al marito, ma egli rifiutò. La ragazza poi cercava di convincerlo a prenderne una sola, quando egli inghiottì le altre due. La ragazza stette poi così male da essere costretta a lasciare il posto, e la sua padrona la rimproverava per aver portato la pillola. Un altro testimone ha visto la signora Daisley buttare via alcune pillole che aveva ricevuto da un farmacista, e sostituirle con altre che aveva in tasca, più grandi e più scure di quelle datele dal medico. Il medico Mr. Sandhill voleva aprire il corpo, ma la signora Daisley e la suocera si sono opposte.
La signora Daisley si è trasferita a Londra, ove un Sig. Waldock John era in procinto di sposarla poche settimane fa, ma una persona gli aveva fatto osservare, "sei sicuro di voler sposare quella diavolessa, che ha già ucciso due mariti e un bambino? "ed il progetto si è interrotto. "William Daisley è morto per gli effetti di arsenico dolosamente somministratogli da sua moglie Sarah Daisley, ha detto il Coroner, equivalente ad un verdetto di omicidio volontario. La donna è stata rinviata a giudizio.
[Senza titolo, Colonial Gazette - Londra, Inghilterra - 29 marzo 1843, pag. 202]


Elizabeth Van Valkenburgh - USA - 1846 (due mariti)
Il Fulton Co. Democrat riporta un resoconto dell'esecuzione di questa donna miserabile, dal quale risulta che ha riconosciuto di aver avvelenato due mariti. La prigioniera si era rifiutata di confessare la sua colpa, ed ostentava una stoica fermezza, ma quando aveva saputo che non vi era più alcuna speranza per lei, la sua forza d'animo ha iniziato a vacillare. Giovedì, due giorni prima dell'esecuzione, ha reso una piena confessione del delitto per cui doveva morire, ed ha riconosciuto la giustizia che stava per porre fine alla sua esistenza. In questa confessione aveva dapprima negato di aver avvelenato il suo primo marito; ma la mattina di venerdì 22, avvicinandosi rapidamente la sua fine, ha reso una confessione supplementare, ammettendo che aveva somministrato al suo primo marito una dose di arsenico che, pur non uccidendolo subito, fu, in ultima analisi, la causa della sua morte.
Siamo informati da coloro che hanno assistito all'esecuzione, che la scena era terribile: ella aveva manifestato una speranza di perdono dal Creatore, ma, quando è stata prelevata dalla sua cella, il suo volto mostrava un aspetto smunto: la disperazione era dipinta sul suo volto! E' stata condotta al patibolo, una preghiera è stata offerta dal Rev. Mr. Hitchcock. Poi il peso è stato lasciato cadere, la corda si è tesa sul suo collo ed ella con un grido è passata all'eternità. Giusta fine alla vita di una donna lasciva e miserabile, che aveva spedito due mariti (forse non preparati) all'altro mondo!
[da "L'esecuzione della Sig.ra Van Valkenbugh", The Burlington Free Press, 20 feb 1846, pag. 3]

Hèléne Jegado era una badante francese che avvelenava le persone per cui lavorava; arrestata, fu trovata colpevole di 23 uccisioni (aumentate a 36 dagli studiosi) e condannata a morte nel 1852.
















Mrs. Segard - Francia - 1850 (due mariti e 4 altri)
Una donna di nome Segard, che ha commesso numerosi furti e falsificazioni in Francia, è stata recentemente arrestata per aver rapinato una ritrattista. L'indagine sulle rapine ha portato alla scoperta che aveva avvelenato due mariti e quattro bambini, e sebbene si mostrasse pia, aveva condotto una vita di immoralità scandalosa. E' stata condannata a morte.
[Senza titolo, Vermont Watchman & Journal (Montpelier, Vermont), 27 giugno 1850, pag. 1]
The Sun di Londra ha riferito sulla data di esecuzione: 27 luglio 1850, a Nancy .
["Elementi stranieri. "The Sun (Londra, Inghilterra), luglio 27, 1850]


Elizabeth McCraney - USA - 1860 (due mariti e altri 7)
Medford, Otsego, NY, è sconvolta dagli sviluppi di un caso di avvelenamento - o piuttosto una serie di casi di avvelenamento - di un personaggio insolito. Mrs. Elizabeth P. McCraney, la terza moglie del signor Mc. (che era anche il suo secondo marito,) è accusata di aver avvelenato la figlia di suo marito, Huklah, una bella ragazza di 17 anni, e ora che questo omicidio è stato scoperto si nutrono sospetti su non meno di altre sette morti misteriose, compreso il suo ex marito. Ella è di circa cinquanta anni d'età, una donna insolitamente brillante, per non parlare dell'aspetto affascinante.
["A Modern Lucrezia Borgia. "The Compiler (Gettysburg, Pennsylvania), 6 agosto 1860, pag. 1]
I vecchi coloni del Wisconsin ricordano chiaramente la sensazione prodotta una quarantina di anni fa da una tragedia misteriosa che ha avuto luogo presso Lancaster, nella contea di Grant, quando cinque persone - P. Thomas Burnett, sua moglie, la figlia, e due altri residenti di quel villaggio - trovarono una morte molto singolare. E 'stata la tragedia più singolare mai conosciuto nello stato a causa del profondo mistero che la circondava, e della morte di ciascuna delle cinque persone menzionate.
Pochi giorni fa il Galena Gazette ha pubblicato una lettera scritta nel 1861 dall'On. J. Allen Barber, di Lancaster, poi membro del Congresso di questo stato, in cui si dicono molte cose interessanti per quanto riguarda gli omicidi. Tutte le cinque persone la cui improvvisa morte lasciò stupefatta la comunità, risultano morte di veleno arsenicale. Una signora - Elizabeth P. McCraney, cognata di Burnett ed ospite nella sua casa - era sospettata del delitto, e fu arrestata, processata, ma non condannata: non sembrava esserci alcun dubbio circa la sua colpevolezza, ma mancavano prove sufficienti per condannarla, ed ella fu assolta.
A quel tempo la gente a Lancaster non aveva dubbi sulla colpevolezza della signora McCraney, e circa dodici anni dopo gli omicidi il signor Barber ha scritto la lettera che è stata pubblicata la scorsa settimana per la prima volta, e che contiene fatti e circostanze che indicano direttamente la signora McCraney come l'assassina della famiglia Burnett e di altri due cittadini di Lancaster.
Prima che la signora McCraney venisse a risiedere nel Wisconsin, aveva vissuto a New York; suo padre era venuto nel Wisconsin durante gli Anni Trenta, era un predicatore famoso e seguì la sua vocazione per più di quarant'anni in questo stato. Dopo l'assassinio della famiglia Burnett, è venuto alla luce che la signora McCraney aveva avvelenato due mariti e due figli piccoli in Otsego County, New York, dove aveva vissuto prima di trasferirsi in questo stato. La carriera di questa donna è stata notevole: era una donna con una formazione abbastanza buona, ma il suo cuore sembrava essere impostato sull'omicidio, e nell'arco di quindici anni si contano nove sue vittime.
["La Lucrezia Borgia del Wisconsin." Il quotidiano Gazette Janesville (wi.), 21 agosto, 1889, p. 1]


"Gardiner, Maine, Black Widow Serial Killer" - USA - 1869 (4 mariti)
The Argus Portland riferisce che un ufficiale è arrivato in settimana, giovedi, da Boston, sulla strada per Gardiner, avendo in custodia una donna 85enne, vestita di nero e paralitica, a parte gli acciacchi dell'età. L'accusa per cui è stata arrestata è di aver ucciso suo marito. Circostanze sospette sono emerse al momento della morte di costui, ed un esame post mortem del suo corpo ha provato che era stato avvelenato, ma la moglie aveva già lasciato lo Stato. Era il quarto marito della donna: le circostanze delle loro morti confermano la convinzione che li avesse avvelenati tutti.
[Senza titolo, The Galveston Daily News (Tx.), 23 Aprile 1889, p. 4]

Mary Ann Cotton - 1832-1873

L'inglese Mary Ann Cotton è una serial killer a scopo di lucro.
Sposata all'età di venticinque anni con William Mowbray, gli sposi si stabilirono a Plymouth, nel Devon, per iniziare la loro vita familiare.
La coppia ebbe cinque figli, quattro dei quali morti di "febbre gastrica e dolori di stomaco". Ritornati nel nord-est, sembrava che la tragedia li seguisse; altri tre figli nati, altri tre bambini morti.
William presto seguì i suoi figli, morendo di un 'disturbo intestinale' nel gennaio 1865. Il British Prudential [assicurazioni sulla vita] prontamente versò un dividendo di 35 pounds.
Il secondo marito, George Ward, morì di problemi intestinali, e così pure uno dei suoi due figli rimasti.
La stampa, un potere da non sottovalutare mai, raggiunse Mary Ann: i giornali locali scoprirono che Mary Ann aveva perso, nel nord dell'Inghilterra, tre mariti, un amante, un amico, sua madre e una dozzina di bambini, tutti morti di "febbre dello stomaco".
Fu impiccata a Durham County Gaol, il 24 marzo 1873, per omicidi mediante avvelenamento da arsenico; morì lentamente: il boia usò una corda troppo corta per un'"esecuzione pulita".

Lydia Sherman, conosciuta come "la regina americana delle avvelenatrici", nasce nel 1825 come Lydia Danbury a New Brunswick, New Jersey, ed è diventata una delle più celebri avvelenatrici della storia criminale americana.
Nel 1845 sposa Edward Struck, un poliziotto, da cui ha sei figli. Egli ha un'assicurazione sulla vita per $ 5.000; lei va in una farmacia dove compra veleno per topi, poi glielo mette nella minestra.
L'assicurazione sulla vita passa ai suoi sei figli, fra i nove mesi ed i 18 anni: li avvelena.
La comunità locale esprime la sua profonda solidarietà per una simile tragedia: nessuno sospetta che la vedova e madre sia tutt'altro che addolorata.
Il 22 novembre 1868 si sposa con Dennis Hurlbrut, un ricco agricoltore - anziano, secondo alcuni - di New Haven, Connecticut; costui ha promesso, nel suo testamento, di lasciarle la tutti i suoi soldi: muore 14 mesi dopo, nel 1870.
Nell'aprile dello stesso la Sherman diventa la governante di Horatio Nelson Sherman, un ricco vedovo e padre di due figli, che viveva a Derby, Connecticut. La governante diventa poi sua moglie e dimostra la sua gratitudine avvelenandogli il figlio Frank e la figlia 14enne Addie.
Lydia avvelena la cioccolata calda del marito e Nelson Sherman muore il 12 maggio 1871. E' allora che qualcuno finalmente nota qualcosa.
Il medico condotto, il dottor Breadsley, si insospettisce dopo aver trovato arsenico nello stomaco di Nelson Sherman; chiede un secondo referto autoptico, poi un terzo. Intanto Lydia Sherman fugge a New York.
Il Dr. Breadsley informa la polizia del suo sospetto; viene ordinata l'estradizione della Sherman in Connecticut e Lydia va sotto processo: viene condannata al carcere a vita.
Nel gennaio 1873 confessa sette omicidi e dichiara che è meglio che le sue vittime siano morte. Muore di cancro in maggio 1878, nella prigione di Wethersfield.


Catherine Batchelor - USA - 1872 (2 mariti ed un altro)
circa dodici anni fa venne a Louisville, dalla Germania, una ragazza tedesca molto attraente, di circa 18 anni di età, di nome - se il ricordo non c'inganna - Catherine Melchoir. Era quella che viene definita una bella donna, finemente sviluppata, con forme impeccabili e graziose movenze: una donna che avrebbe attirato l'attenzione di chiunque. Rimase a Louisville per un breve periodo, fino a quando la lasciò per la città di Lockport, sulla sponda del fiume nell'Indiana, circa 50 miglia al di sopra di Louisville, dove fu ben presto presa a servizio nella famiglia di un vecchio e ricco contadino di nome Sharp, residente a circa due miglia e mezzo o tre a nord della città.
Mr. Sharp e la sua anziana moglie vivevano soli, i loro figli erano tutti sposati ed avevano lasciato la vecchia fattoria.
Gli anziani erano molto noti e benvoluti da quasi tutti i cittadini della contea. Catherine aveva trovato la sua nuova casa molto piacevole, ed era apparentemente contenta.
Circa due anni dopo che era entrata in famiglia, la signora Sharp si ammalò: era costretta a letto per qualche tempo, ma migliorava e la sua pronta guarigione era affettuosamente auspicata da marito e figli; improvvisamente, però, era peggiorata, con dolori intensi all'addome per alcune ore, e infine era morta. I sintomi della sua malattia mortale, è stato ricordato qualche anno più tardi, erano decisamente quelli di avvelenamento da arsenico e stricnina. Mr. Sharp ei suoi figli piansero la sua morte, ma nessuno sembrava soffrire più profondamente di Catherine, e questo fu notato in tutto il quartiere: e così Mr. Sharp fece pressioni su di lei affinché rimanesse come governante e sovrintendente del suo allevamento estensivo, pagandole uno stipendio migliore.
Col passare del tempo il dolore di Mr. Sharp per la scomparsa di sua moglie era guarito, e così egli confidava di poter vivere serenamente i suoi ultimi anni accanto a Catherine; ella era contraria ai propositi dell'anziano, "sarebbe come unire giugno con dicembre", sostenne.
Catherine prese un paio di giorni per deliberare sulla questione, e poi rispose al suo amante - perseverante, ma con i capelli grigi - che lo avrebbe sposato, a condizione che le intestasse la fattoria, del valore di circa 25.000 dollari, più soldi ed altre proprietà. L'anziano accettò, e ben presto furono predisposti tutti i documenti legalmente necessari per il trasferimento dei beni a Catherine.
Poi si sposarono, e per un paio d'anni o più l'anziano infatuato si sentì baciato dalla fortuna. Ma improvvisamente morì.
Dapprima languiva nella sua malattia, poi, poco prima dell'esito fatale, sembrò avviarsi ad una pronta guarigione; ma sopraggiunsero quegli stessi dolori terribili che erano stati notati nella malattia di sua moglie, immediatamente prima della sua morte, e così morì improvvisamente e dolorosamente, com'era stato per la sua anziana moglie.
I suoi figli e molti dei suoi vicini ritennero che sia lui che la sua prima moglie fossero morti avvelenati per mano di Catherine, ma osarono solo sussurrare i loro sospetti, perché la legge avrebbe potuto perseguirli per calunnia.
Catherine era ricca, era la donna più bella del paese, e non è affatto sorprendente che la sua vedovanza sia stata resa più sopportabile dalle attenzioni che ha ricevuto da uomini e donne. Nel tempo il suo dolore si è tanto mitigato che ha ricevuto una profferta da un commerciante noto e popolare, chiamato Batchelor, che ha fatto affari, per quanto ne sappiamo, a Rockport e ad Evansville; infine si sono sposati.
La loro vita coniugale è andata abbastanza liscia: infatti, la loro visibile felicità è divenuta oggetto di attenzione; apparentemente entrambi sono stati profondamente devoti a vicenda. Ma dopo un anno o due di beatitudine, Mr. Batchelor è stato attaccato da una malattia che languiva, che aumentava e diminuiva di gravità a fasi alterne, fino a quando ha preso una piega favorevole, suscitando l'auspicio per una sua risoluzione rapida e favorevole. E' stata una caratteristica notevole del morbo di Mr. Batchelor, come lo era stata della malattia di cui il signor Sharp e la sua prima moglie erano morti, e che risiedeva nello stomaco, ove le medicine non sembravano raggiungerla né controllarla. Il suo parziale recupero è stato, quindi, inspiegabile per il medico, salvo che perl'ipotesi di una forte capacità di recupero di Mr. Batchelor; ma, nel bel mezzo degli affettuosi pronostici dei suoi amici per il suo recupero, Mr. Batchelor è morto improvvisamente, con grande agonia e soffrendo un intenso dolore allo stomaco.
Egli è stato sepolto, ed il lamento della vedova risuonava sulla sua tomba, riecheggiando dalla vecchia foresta che costeggia il cimitero. Ma il marito morto era un massone, e così è stata discussa la sua morte improvvisa, e la morte improvvisa e simile della signora e del Signor Sharp, giungendo a concludere che il veleno aveva aiutato la loro dipartita improvvisa dal mondo, e che Batchelor Catherine era l'avvelenatrice. E così i resti di Mr. Batchelor sono stati dissotterrati in silenzio, lo stomaco prelevato dai confratelli ed inviato ad un noto fisico e chimico per l'esame. Il risultato dell'analisi è stata la scoperta di veleno minerale sufficiente per produrre la morte, e dunque la prova che il signor Batchelor era morto di veleno.
La signora Batchelor è stata arrestata, detenuta in carcere, accusata dal Grand Jury e rinviata a giudizio in tempo utile per il processo: ma, su dichiarazione giurata fatta da lei, che non poteva avere un processo equo a Rockport, in conseguenza del clima ostile, è stato concesso un cambiamento di sede, e il caso è stato portato in Perry County. Il processo avrà inizio il 29 del corrente mese di maggio, davanti al giudice Laird. Se sarà giudicata colpevole, c'è da augurarsi che questa moderna Lucrezia Borgia sarà assicurata ove non avrà ulteriori occasioni di praticare le sue arti assassine.
["La moderna Lucrezia Borgia, accusata di avvelenamento di due mariti e della prima moglie del suo primo marito", (dal Ledger Louisville), Freeport Journal (Iliade), 28 febbraio 1872, pag. 7]
NOTA: Al momento, non è stato individuato nessun articolo di giornale che riporia l'esito del processo.


Mrs. Gossau - Svizzera - 1881 (2 mariti)
Il giornale di San Gallo racconta una strana storia di una coppia sposata, il nome di Gossau, che ha recentemente lasciato il cantone per New York, via Le Havre. Durante il viaggio la moglie ha avvelenato il marito, e cercato di gettare il suo corpo in mare. Questo ha portato al suo arresto ed alla scoperta del delitto. A New York è stata consegnata alla polizia, processata e condannata a morte. Ha poi confessato di aver avvelenato anche il suo primo marito a San Gallo, con la complicità del secondo marito.
["Una moglie diabolica". Brief: News della settimana (Londra, Inghilterra), 18 febbraio, 1881, p. 160]


Kathi Lyukas - Ungheria - 1882 (2 mariti ed altri 26)
Di recente è stata impiccata a Steinamanger, in Ungheria, una contadina di Szerdaltely, di nome Lyukas Kathi, per una serie di delitti che aveva suscitato orrore universale. La criminale era di 52 anni d'età, di bassa statura e di aspetto mite. Si era procurata una grande quantità di arsenico, con la scusa che la sua casa era invasa da topi, e aveva miscelato il veleno in piccole torte, che ha smaltito a caro prezzo alle persone che volevano sbarazzarsi dei loro parenti. I suoi clienti erano soprattutto mogli stufe dei loro mariti; amanti che pensavano che l'eliminazione di una rivale avrebbe facilitato i loro scopi, e alcuni giovani che, offrendo le torte ai loro parenti anziani, miravano ad entrare il più rapidamente possibile in possesso dei loro beni.
La Lyukas aveva ucciso due suoi mariti, ed era accusata di altri 26 omicidi, dei quali ne ha confessati sei. Al processo l'avvelenatrice aveva assunto un'aria che suscitava grande pietà ed era rimasta tutto il giorno con un rosario in mano, essendo un membro di una confraternita del Rosario, fondata da un domenicano.
Ella era stata condannata ad un lungo periodo di lavori forzati, ma la Corona aveva fatto ricorso contro questa condanna inadeguata, e la Corte d'Appello l'aveva condannata a morte.
[“A Wholesale Murderess.” The Camperdown Chronicle (Victoria, Australia), Feb. 7, 1883, p. 4]


Angenette Haight - USA - 1884 (3 mariti ed un altro)
Syracuse, NY - Alle 10:30 di questa mattina la signora Angenette BS Haight è stata condannata in Morrisville ad essere impiccata il 18 aprile prossimo, fra le dieci e le quattro, Ha detto il giudice Murray, prima di pronunciare la sentenza: "E' stato fatto tutto il possibile per voi, e non dovete nutrire alcuna speranza illusoria, in quanto c'è pieno accordo sul verdetto. Dovreste rinunciare al pentimento: non vi è alcuna possibilità di un nuovo processo. Ogni speranza riposerà nella clemenza del governatore Cleveland."
Il processo, che ha portato al verdetto di colpevolezza per omicidio di primo grado contro la signora Haight, sabato poco prima di mezzanotte, è durato due settimane, e dalla sua metà in avanti ha suscitato un interesse maggiore di qualsiasi altro processo per omicidio che si sia mai tenuto nello Stato di New York; la Sig.ra Haight è la prima donna processata in questo stato per un simile crimine, da molti anni a questa parte.
George W. Haight è stato il terzo marito dell'assassina: poco dopo le tre del mattino del 27 febbraio 1883, un proiettile fu esploso nel suo cervello, mentre giaceva nel suo letto a Dereuter, N. Y. Egli fu portato a casa di suo zio, su sua richiesta, ed ha vissuto alcuni giorni in in una condizione di semicoscienza. Lo stesso giorno del trasferimento, fece una dichiarazione ante-mortem di questo tenore: trovandosi, come al solito, presso la sua pensione, era rimasto fino alle 2 di notte ad aspettare la moglie, che si lamentava di soffrire di reumatismi; poi aveva lasciato la sua poltrona ed era andato a letto. Alle 3 del mattino era stato svegliato da qualcuno che si avvicinava a lui: vide la signora Haight con un panno in mano; prima che potesse alzarsi, ella aveva estratto un revolver dal panno e gli aveva sparato una pallottola al cervello.
Questa era la prova in possesso dell'accusa, e la difesa ha cercato di superarla con la teoria che George W. Haight si sia suicidato, e non era in grado d'intendere e di volere quando ha fatto la sua dichiarazione. La circostanza che la signora Haight fosse ansiosa di comunicare la sua vedovanza alla compagnia di assicurazioni presso cui suo marito aveva una polizza sulla vita, ha rafforzato il sospetto che abbia commesso il crimine per ottenere i soldi dell'assicurazione. Suo padre e i suoi due mariti avevano lasciato altri testamenti a suo favore, e si è lasciato intendere che lei avesse causato la loro morte per motivi mercenari.
Ella sarà sicuramente impiccata, a meno che il governatore Cleveland intervenga in suo favore, com'è stato un po' incline a fare in favore di assassini condannati a distanza dal fatto.
["Una moderna Lucrezia. Tre mariti avvelenati per l'assicurazione sulla vita." - "The Decatur quotidiano repubblicano (Iliade), 26 Febbraio, 1884, p.. 1]


"La Vedova Nera d'Ungheria" - Ungheria - 1884 (4 mariti, centinaia d'altri)
Una donna è stata arrestata nel villaggio di Varanda, nel sud dell'Ungheria, con l'accusa di aver avvelenato il suo quarto marito. Lei ammette di aver avvelenato allo stesso modo i suoi tre ex mariti e di aver ucciso nello stesso modo altri, fra cui centinaia di donne, negli ultimi due anni. Ha usato un preparato drogato di brandy, che è stato fatto per lei dalla moglie di un contadino. Questa donna e molti altri sono detenuti in attesa di guidizio.
[Il colono (Nelson, Nuova Zelanda), 13 agosto 1884, pag. 4]
Var = castello. La città, qui traslitterata come "Varanda", non è stata ancora identificata.


"Serial Killer Slesia" - Slesia - 1886 (4 mariti)
Berlino, 20 marzo. - Una contadina è stata arrestata in Slesia, accusata di aver ucciso quattro mariti per avvelenamento.
["A Borgia Slesia," sindacato (AP), The Daily Capital Iowa (Des Moines, IA.), 20 marzo 1886, pag. 2]


Louisa Collins - Australia - 1888 (2 mariti)
Louisa Collins, la donna sospettata di aver avvelenato due mariti a Sydney, sabato è stata giudicata colpevole dell'omicidio mediante avvelenamento di suo marito, Michael Peter Collins, nel luglio scorso. La detenuta, che era rimasta apparentemente impassibile durante tutto il processo, ha continuato a mostrarsi perfettamente calma e raccolta quando è stata pronunciata la sua condanna a morte. La pubblica accusa aveva descritto l'assassinio come caratterizzato da particolare crudeltà, avendo la detenuta somministrato il veleno al marito giorno per giorno, ed assistito alla tortura di una lenta e dolorosa morte, apparentemente senza un attimo di rimorso. C'erano, ha detto, troppe ragioni per ritenere che la detenuta avesse già ucciso il primo marito in circostanze simili, e poteva lasciare ogni speranza di misericordia.
[Senza titolo, The Guardian Warrangul (Victoria, Australia), 11 Dicembre 1888, pag. 3]


Martha Johnson - USA - 1888 (2 mariti)
Stafford Springs, Connecticut, 9 dic. - Il processo a Mrs. George E. Johnson per l'uccisione del marito è fissato per domani e il giudice della Corte Superiore dice che non lo rimanderà per nessun motivo. Esso ha suscitato grande emozione nella contea di Tolland, che non è abituata ad omicidi, e tale interesse è accentuato dalla produzione preannunciata testimonianza volta a dimostrare che la detenuta era adusa al veleno, e che non solo ne ha dato un buon numero di dosi al secondo marito, Johnson, ma che così ha ucciso anche il suo primo marito, John Webster. La difesa ha promesso di farne un caso di follia, giocando il tutto per tutto; il processo si preannuncia molto avvincente.
["Il mistero di Tolland" - The World (New York, NY), 10 dicembre 1888, pag.. 1]
Rockville , Connecticut. Dicembre 24. - Martha Johnson, che sabato è stata condannata all'ergastolo, è stata prelevata questo pomeriggio dallo sceriffo Fisk di Stafford per essere condotta dal carcere di Tolland alla prigione di Stato.
["Condotta alla prigione di Stato." Il quotidiano Boston Globe (Ma.), 24 Dicembre 1888, pag. 5]


Mrs. Jane Dorsey - USA - 1891 (4 mariti e 4 altri)
Sono singolari le circostanze, come anelli di una terribile catena di prove, contro Jane Dorsey, di Indianapolis, accusata di una lunga lista di omicidi, davanti alla quale i crimini di Lucrezia Borgia sembrano impallidire. Negli annali criminali di questo paese vi sono stati casi che hanno attirato l'attenzione, ma pochi più di questo.
Jane Dorsey, l'imputata, era moglie di un meccanico operoso, che viveva nei quartieri più bassi di Indianapolis: John Dorsey era il suo quinto marito. Si erano sposati qualche mese fa; il matrimonio aveva seguìto di poco la morte del quarto marito. Tutti i matrimoni precedenti condividevano analoghe circostanze.
La signora Dorsey è oggi di circa 40 anni; tracce di un'antica bellezza sono chiaramente visibili. La sua vita è stata una storia d'amore continua, con una serie di climax spettrali. Aveva solo 15 anni quando incontrò Daniel Sanley, un uomo con un onesto lavoro; dopo il loro matrimonio egli aveva assicurato la sua vita per 2.000 dollari: sopravisse per soli due anni.
L'anno dopo ella si sposò con un vigile del fuoco della ferrovia Jeffersonville - Madison - Indianapolis: costui sopravvisse poco tempo, e la vedova si unì ad Albert Conkling, e con lui si trasferì a Camargo, Douglas County, Illinois, dove egli morì. Poi ella tornò a Indianapolis, e in breve tempo sposò Joseph Sterret, un vedovo con due figli, che di lì a poco ha seguì gli altri nella tomba, ma non prima che anche i suoi figli morissero.
Tre mesi fa si era sposata con John Dorsey, ed ora occupano una casa modesta nella parte meridionale della città, ove risiede la working class. Tutti i suoi mariti erano stati uomini poveri; lui ha lavorato per un'intera vita ed aveva trovato in lei una compagna fino a pochi mesi fa, quando la sua salute è venuta meno, ed ora è poco più di un invalido. Si dice che abbiano rotto rapidamente nelle ultime settimane a causa delle voci sensazionalistiche che collegano il nome di lei alla morte della madre e della sorella di lui.
Ella è di altezza superiore alla media del suo sesso; ha penetranti occhi marroni, capelli castano scuro e parla rapidamente in una conversazione normale: ma quando deve affrontare i suoi problemi giudiziari, l'espressione del suo volto cambia rapidamente, le lacrime le riempiono gli occhi e protesta con veemenza che è vittima delle circostanze ed innocente.
Meno di due mesi fa, la famiglia Dorsey era composta dal Sig. Dorsey, sua moglie, la madre di questa; la signora Taylor, la sorella di lei - signora Nancy Wrightd - ed una figlia di questa, una ragazzina di circa 10 anni. Due mesi fa la signora Taylor si è sentita improvvisamente male e poco dopo è morta: il medico ha ammesso che non era stato in grado di diagnosticare la sua malattia in modo soddisfacente. Circa dieci giorni dopo la sua morte, anche la signora Wright si è ammalata, presa dal vomito, che è continuato a brevi intervalli, finché anche lei non è morta. Questa sorella, la signora Wright, aveva anch'ella una polizza di assicurazione sulla vita. Così si presume che siano state tutte vittime per mano di questa moderna Borgia, tranne le due fasi bambini.
Tutte le circostanze indicano l'omicidio in ciascun caso, ma la convenuta sostiene di essere vittima delle strane circostanze: lo stabilirà l'indagine preliminare, essendo certo che saranno portate tutte le prove.
["Anelli della catena. Quelli che la moderna Borgia ha stretto nelle sue spire. - Murder Case Sensational Indianapolis'. - Mrs. John Dorsey accusata dell'avvelenamento di quattro mariti, sua madre e le sorelle e due bambini - Le adulte avevano assicurato le loro vite" - The Courier Waterloo (Gv), 22 Luglio 1891, pag.. 8]


Caroline Sorgenfrie - USA - 1891 (4 mariti)
ROMA, NY, 7 giugno - Le autorità della contea di Oneida hanno fra le mani un caso che punta fortemente all'omicidio. La mattina presto del 26 maggio John Sorgenfrie, un uomo di oltre sessanta anni, è stato trovato morto sul suo letto, nella sua casa in Via Laura, in Utica. A prima vista è risultato molto evidente che la morte è stata causata da Verde di Parigi.
Sorgenfrie aveva consumato una cena abbondante la sera precedente, e vi erano indizi che ci fosse un sacco di veleno in giro per casa. In un primo momento si pensava che Sorgenfrie si fosse suicidato, ma dall'inchiesta la signora Sorgenfrie, i figli ed altri raccontavano storie contraddittorie, e la signora Sorgenfrie era molto nervosa sulla questione. L'inchiesta del coroner è stata rinviata più volte, e ad ogni sessione sono state presentate prove che indicavano la signora Sorgenfrie come la persona che ha somministrato il verde di Parigi; le versioni in conflitto date dalla vedova del defunto la fanno considerare come la persona che gliel'ha somministrato. La signora Sorgenfrie è stata immediatamente arrestata e messa in prigione come assassina del marito.
La donna ha avuto quattro mariti, due dei quali morti di veleno. La signora Caroline D. Sorgenfrie nacque a Dearfield cinquanta anni fa; il suo nome da ragazza era Wilsey. Il suo primo marito fu James Staley, da cui ebbe due figli; annegò a Potter Bridge trent'anni fa, forse per fatalità, comunque non è mai stato accertato, ma si disse che era stato spinto nel canale. La vedova sposò Henry Way, che prestò servizio nella guerra civile e non tornò più. Nel 1881 la donna - all'epoca 43enne - sposò Ernest W. Schroeder, settantaseienne: la mattina dell'11 maggio 1883, Schroeder fece una colazione a base di carni suine fresche, e si sentì così male che fu chiamata l'assistenza medica, ma a dispetto dei soccorsi Schroeder morì alle 6 di sera; si fece l'autopsia e l'esame rivelò la presenza di arsenico nello stomaco. L'inchiesta, tuttavia, fu una farsa, senza testimoni, nessuno essendo stato interrogato, ad eccezione del medico: né la signora Schroeder né suo figlio furono chiamati a testimoniare, neppure sull'ultima conversazione col defunto.
Circa sei anni fa ha sposato il suo ultimo marito, John Sorgenfrie; litigavano spesso e una volta si sono separati per un breve periodo; Sorgenfrie le aveva detto che se lo avesse sposato la proprietà, del valore di circa 2.000 dollari, sarebbe stata sua. Circa una settimana prima della morte del marito la donna era diventata molto gelosa di lui: lo aveva trovato in compagnia di una donna poco raccomandabile, che - ha detto la signora Sorgenfrie - lo avrebbe voluto per viverci insieme. La signora Sorgenfrie ha raccontato di aver avuto una lite con il marito la sera prima che morisse, che aveva minacciato di ucciderla, tornava a casa ubriaco e non cenava, e che le disse, "Ho voglia di ucciderti."
["Accusata di omicidio. - Una donna dai quattro mariti misteriosamente scomparsi. - L'ultimo morto avvelenato, per cui si procede - Il suo predecessore morto allo stesso modo -. Degli altri, il primo è annegato ed il secondo è andato in guerra e non è più tornato "The World (New York, NY), giugno 8, 1891, p. 5]


Kate Painter - USA - 1892 (2 mariti)
Pittsburg, 14 dicembre - John C. Painter, di questa città, è andato a Greensburg ieri pomeriggio ed ha ricevuto dal giudice Loar un'informazione a carico della sua matrigna, la signora Kate Painter, per l'avvelenamento di suo padre, George W. Painter, che era il terzo marito della matrigna. E' stato emesso Un mandato di cattura e la signora Painter è stata arrestata.
Mr. Painter è morto il 12 novembre; il figlio sostiene di avere prove inconfutabili contro la sua matrigna. Le circostanze della morte di suo padre erano tali che è stata svolta un'inchiesta ed ordinato l'esame biochimico, il quale ha stabilito che è stato avvelenato con la stricnina. È noto che la donna aveva acquistato una quantità di farmaco due giorni prima della morte del marito.
L'accusata ha quarantacinque anni ed è avvenente. Il suo primo marito fu ucciso sulla ferrovia. Il secondo morto di rapida consunzione: aveva polizze di assicurazione vita per l'importo di $ 8.000. Il terzo marito, il signor Painter, aveva un'assicurazione sulla vita per $ 4,000: le polizze erano state sempre pagate da Mrs. Painter.
["Suo padre è stato avvelenato. - Un uomo di Pittsburg ha avuto la matrigna arrestata per omicidio "The Evening Bulletin (Maysville, Kentucky), 14 dic, 1892, p.. 1]
Greensburg, Pennsylvania, 21 dicembre - L'udienza preliminare per il caso di avvelenamento Painter si è conclusa ieri, allorché il giudice Loor ha deciso di rinviare la signora Kate Painter con l'accusa di avvelenamento del marito, per il processo del tribunale che si svolgerà alla fine di febbraio.
La testimonianza più importante contro la detenuta è stata quella del Sig. Berlin, commesso della farmacia Baker, il quale ha testimoniato che l'11 novembre, o il giorno prima che il signor Painter morisse, la signora Painter aveva comprato quindici grani di stricnina con lo scopo, aveva detto, di avvelenare un cane che era stato travolto dal tram.
Mr. Handy, il biochimico di Pittsburg che ha analizzato lo stomaco, ha testimoniato di aver trovato circa un granello di arsenico nelle pareti dello stomaco, residuo di ciò che era entrato in circolo e che ha causato la morte.
Mr. Carter, un altro testimone del Commonwealth, ha detto che quando è entrato nella stanza ove giaceva morto Mr. Painter, ha visto la signora Painter inginocchiata accanto al cadavere, mentre diceva: "Oh Dio, perdonami per ciò che ho fatto, cosa faranno i suoi figli, provvedi per me".
["La Signora Painter Held. - Testimonianza che Kate ha somministrato veleno al marito" - The Democrat Stark (Canton, Oh.), 22 dicembre, 1892, p.. 1]




Lizzie Halliday - USA - 1893 (forse 3 mariti e 5 altri)
giovedì 15 luglio 1918 - Lizzie Halliday, nel 1893 ha ucciso il marito e due donne vicino a Burlingham, Sullivan County, nello Stato di New York, e durante il suo lungo periodo reclusione presso il manicomio criminale di Matteawan ha tentato, nel 1895, di assassinare una delle sue sorveglianti e nove anni più tardi è riuscita ad ucciderne un'altra.
La carriera di Lizzie Halliday, nota per molti anni come "la peggior donna sulla Terra", perché ha ucciso coloro che amava, è uno dei più notevoli nella storia criminale americana. Nata con la voglia di uccidere, la donna ha preteso un pesante tributo di vite prima che infine fosse inviata a Matteawan. E, una volta rinchiusa, ha preso - o tentato di farlo - la vita delle uniche due donne che l'avevano compatita ed offerto la loro amicizia.
Per più di vent'anni Lizzie Halliday era la più temuta delle detenute del manicomio criminale femminile a Matteawan. Nel 1895 tentò di strangolare la sorvegliante Catherine Ward; nel 1906, quando ha ucciso Nellie Wickes [o "Wirks], accoltellandola in faccia più di 200 volte con un paio di forbici, era stata rigorosamente custodita per evitare un'altra dimostrazione del suo "artigianato".
Era Elizabeth McNally, nata in Irlanda 57 anni fa, nel 1861, e venne in questo paese nel 1887 [?], sposando Charles Hopkins. Hopkins morì improvvisamente e l'unico figlio della coppia trovò la sua strada in un correzionale della Pennsylvania.
La donna sposò Artemas Brewster; questi morì entro un anno e la vedova sposò Hiram Parkinson, da cui si separò. George Smith sarebbe stato il successivo marito. Dopo aver tentato di avvelenarlo fuggì a Bellows Falls, Vermont, dove divenne la moglie di Charles Pleysteil per due settimane. Incendiò un piccolo negozio a Philadelphia, per l'assicurazione, e fu reclusa per due anni in un penitenziario.
Più tardi, nel Newburgh, sposò Paul Halliday, un settantenne con un figlio demente: il suo primo passo fu di appiccare il fuoco a casa Halliday, causando la morte del figlio acquisito. Nel 1893 il signor Halliday scomparve; una perquisizione della cantina rivelò i corpi di Margaret McQuinlan e di sua figlia Sarah; uno o due giorni dopo il corpo di Paul Halliday fu trovato sepolto sotto la casa.
E'anche sospettata di aver ucciso un venditore ambulante di nome Hutch, qualche tempo prima.
Il Governatore Flower commutò la condanna a morte di Lizzie Halliday, dopo che una commissione di medici aveva stabilito la sua follia.
["La donna Notorious Dies - Lizzie Halliday si era guadagnata il terribile soprannome di 'Peggior donna sulla Terra.' - Ha ucciso sei persone -. Marito, figliastro, 2 amici e due sorveglianti dello State Hospital" - The Daily Gleaner (Kingston, Giamaica), 15 Luglio, 1918, p. 1 (errore di ortografia, in orig. "Holiday")]


Frances Lydia Alice Knorr, nota anche come Minnie Thwaites, era una killer londinese che, nel 1893, uccise alcuni neonati a Melbourne, in Australia.
Nata a Londra nel 1868, i suoi genitori la fecero soffrire perché la sua nascita era indesiderata. Nel 1887, a 19 anni, la famiglia la mandò in Australia, dopo che ebbe molte relazioni promiscue con dei ragazzi; raggiunse così Sydney. Lì il 2 novembre 1889 sposò un criminale tedesco, Rudolph Knorr.
Dopo che le nacque una figlia, Gladys, Rudolph venne arrestato con l'accusa di frode e trascorse 18 mesi in carcere. Uscito, iniziarono a lavorare come baby-sitter. Per intascare dei soldi facili decisero di prendere in affidamento dei bambini per poi strangolarli con un nastro; così le famiglie dei bambini, ignare delle loro morti, continuavano a pagarle i soldi dell'affidamento. Arrestata nel 1893 a seguito della segnalazione di alcune madri, venne processata, trovata colpevole di tre omicidii e condannata a morte tramite impiccagione. Fu giustiziata alle 10am del 15 gennaio 1894.

Amelia Elisabeth Dyer era una badante inglese che adottava dei bambini in cambio di denaro; una volta a casa li lasciava deperire o li soffocava con un nastro di stoffa. Gli omicidii avvenivano tra una crisi depressiva e l'altra: provò spesso a suicidarsi.
Sfuggì più volte alla polizia trasferendosi di continuo. Dopo che un corpo fu ripescato dal Tamigi, la polizia la tenne d'occhio e la incastrò con alcune prove, attribuendole più di 200 omicidii, fino a 400 commessi in vent'anni: le vittime accertate sono di fatto sei. Processata, è stata trovata colpevole di un solo omicidio e impiccata nel 1896.





Lulu Johnson - USA - 1899 (2 mariti)
Enid, OT, 23 marzo - La giuria ha consegnato stanotte un verdetto sigillato, che si ritiene essere di assoluzione. Nel caso 'Stato dell'Oklahoma contro la signora Lulu Johnson', accusata di aver avvelenato il marito presunto, William N. Shirley, nel dicembre 1894, c'è stato un cambio di sede ed è in corso qui ad Enid davanti al giudice John L. McAtee dalla scorsa settimana. Lo Stato è rappresentato da Samuel Ridings, procuratore nella contea di Pond Creek, e la difesa da OG Eckstein di Wichita e WHC Taylor di Pond Creek.
La signora Johnson era stata assolta per l'omicidio del suo ottavo ed ultimo marito, JW Johnson; l'odierna imputazione concerne l'uccisione del settimo marito, un caso che ha suscitato grande scalpore, un caso di omicidio di primo piano negli annali dell'Oklahoma fino ad oggi.
L'accusa era ben preparata, avendo come consulente il prof. Bartow, chimico esperto dell'Università del Kansas, considerato uno dei più eminenti chimici ad ovest del Missouri, e che ha testimoniato come tale nei casi-guida di avvelenamento nell'Ovest.
Le questioni coinvolte nel caso erano di natura scientifica, trattandosi di veleni e dei loro diversi effetti sul sistema umano: l'accusa sostiene che il defunto è morto per l'arsenico somministrato dalla convenuta; essendo il corpo stato esumato quattro anni dopo la morte, si è aperto un ampio campo di indagine scientifica; la difesa afferma che il defunto era un morfinomane e che la morte può essere stata provocata da altre cause oltre all'arsenico, anche se due grani e mezzo ne sono stati trovati nel suo corpo. L'esame incrociato degli esperti ha investito un ampio spettro, ed era sufficiente a trarre in inganno un professionista, figuriamoci una giuria.
L'accusa ha dimostrato che il defunto e l'imputata hanno vissuto insieme come marito e moglie, e che avevano spesso litigato, e che spesso lei lo aveva minacciato di togliergli la vita e di spedirlo all'altro mondo col veleno. Oltre a ciò, la testimonianza era puramente circostanziale.
La difesa ha sostenuto con numerosi testimoni che il defunto era dipendente dalla morfina, e che era quasi in condizione di morire, per cui sarebbe morto comunque, che l'arsenico gli fosse stato, o no, somministrato.
Un caso più complesso non è mai stato esaminato nello Stato, e il giudice McAtee, che ha presieduto, ha confermato questa fama meritata con le sue sentenze, esaminando casi difficili.
Il caso è stato rimesso alla giuria ieri; le richieste finali degli avvocati di entrambe le parti hanno dimostrato grande ricerca e studio; le arringhe degli avvocati della difesa hanno fatto scorrere molte lacrime nell'aula densamente stipata, culminando con una perorazione che descriveva la patetica scena del letto di morte e dei capelli grigi dell'imputata che sfioravano il cuscino del moribondo.
["Il caso della signora Lulu Johnson, dibattuto ad Enid - per l'avvelenamento del marito - si ritiene che sia stata assolta." The Daily Eagle Wichita (Ka.), 26 marzo 1899, pag. 2]


Marie Nikodem - Ungheria - 1899 (2 mariti)
Vienna, 3 luglio - Quello che è considerato il caso più eclatante nella storia criminale si è verificato a Zesbeley, nel sud dell'Ungheria.
Dodici donne e due uomini sono sotto processo dinanzi al giudice del quartiere coloniale di Temesvar, tutti accusati di aver ucciso i rispettivi mariti, mogli e fidanzate con l'arsenico; il principale istigatore di tutti i crimini sarebbe George Korin, un farmacista di Zesbely.
La caratteristica più sensazionale di questo processo per omicidio di massa è il tentativo dell'accusa di far condannare il Dr. Johann Mayer, il medico paese, indicato come principale complice del farmacista: le prove hanno già dimostrato che il dottor Mayer ha rilasciato un numero di certificati di morte "per cause naturali", mentre sapeva che le persone decedute erano morte per avvelenamento.
Si ritiene che, nonostante il fatto che siano stati convocati 120 testimoni, il processo sarà concluso in un giorno o due, e che, con la consueta rapidità della giustizia in quella parte di Ungheria, tutte le persone accusate saranno messe a morte entro la fine della settimana.
George Korin, il presunto istigatore di tutti questi crimini, è un personaggio unico: il suo negozio di speziale del villaggio era il punto d'incontro di tutti i pettegoli del quartiere; Korin conosceva i segreti di famiglia di tutti, e principalmente le contadine erano le sue alter ego. Ha capito come tentare la giovane moglie contadina, poco curata dal marito avaro, con cui litigava spesso, per potersi sbarazzare di lui in modo rapido ed insospettabile. Laddove Korin sapeva che una contadina intratteneva una relazione clandestina con un amante, a poco a poco ne conquistava la fiducia e le insegnava come utilizzare l'arsenico con cui distruggere il marito.
Il cimitero del villaggio di Zesbeley sarebbe diventato più densamente popolato, se non fosse stato per le comunicazioni anonime inviate di volta in volta, nell'anno passato, alle autorità a Teraesyar da qualcuno che evidentemente aveva un rancore contro Korin, il farmacista. In un primo momento non era stata prestata alcuna attenzione alle informazioni, ma quando qualche mese fa si è appreso che la signora Lisa Triku, una vera e propria Barbablù femminile, aveva seppellito il suo quarto marito, che aveva sposato poco tempo prima, l'inchiesta è stata avviata, col risultato che sedici cadaveri sono stati riesumati e inviati all'ufficio del chimico di Stato a Budapest. I corpi sono stati indicati in una delle lettere anonime: tutti sono stati trovati contenere arsenico in quantità sufficiente per uccidere due uomini.
Due delle assassine si sono suicidate in carcere: si tratta di Jeanette Gaga, 20 anni, e Icenia Diminetzku, una donna giovane e bella; ciascuna ha lasciato una piena confessione, che implica George Korin.
Korin non è solo accusato di aver istigato quattordici omicidi, ma di aver avvelenato anche sua moglie, al fine di garantirsi l'assicurazione sulla sua vita e le proprietà. Dr. Johann Mayer è anche accusato di aver ucciso una fidanzata al fine di garantire un terzo.
["Le donne apprendiste assassine - La scoperta di assassinii in Ungheria - Le mogli dei contadini istruite dal farmacista del villaggio sulle dosi mortali per i mariti - Dodici persone figurano in un processo clamoroso - Suicidi che coinvolgono il farmacista" - The Evening Times (Washington, DC), Lug. 3, 1899, p. 2]
Vienna, 18 luglio - Il più sensazionale processo per omicidio verificatosi in Ungheria in questo secolo si è concluso presso la Corte Distrettuale Penale di Temesvar.
Nove donne e tre uomini, tutti residenti nella cittadina di Szebely nel sud dell'Ungheria, sono state accusate di aver ucciso i rispettivi mariti, mogli e fidanzate con arsenico. Il principale istigatore di tutti i reati dovrebbe essere George Korin, il farmacista del villaggio.
Marie Nikodem, la vedova imputata di aver ucciso due mariti, è stata condannata al carcere a vita ed ai lavori forzati, mentre le altre sono state lasciate fuori con pene che vanno da quindici a dieci anni.
La condanna a soli quindici anni ricevuta dal farmacista è la più stupefacente di tutte: è stato dimostrato, nel corso del processo, che ha rifornito tutte le avvelenatrici di arsenico, sapendo l'uso che ne sarebbe stato fatto.
["Undici avvelenatrici mandate in prigione. - Fine del processo più notevole d'Ungheria. - Persone coinvolte in assassinio di massa" - The Enterprise Centralia e Tribune (wi.), 22 Luglio 1899]


Elisabeth Wiese era una killer tedesca che commise cinque omicidii. Nata nel 1850, da giovane diventò ostetrica. Si sposò ed ebbe una figlia, Paula. Dopo che i suoi aborti illegali vennero a galla, fu licenziata. In quel periodo si trovò in ristrettezze economiche.
Provò a uccidere il marito due volte a causa dei rapporti tesi con lui: dapprima gli avvelenò il cibo, poi provò a tagliargli la gola con un rasoio mentre dormiva. Venne quindi incarcerata con l'accusa di vari crimini.
Diventò allora una badante e affidatrice di bambini, sia legittimi che illegittimi. Ogni tanto i genitori adottivi le riportavano il figlio: in quel caso lo uccideva con la morfina e ne bruciava il corpo in una stufa.
Dopo che alcuni sospetti puntarono su di lei, si aprirono le indagini. Intanto aveva costretto la figlia Paula a prostituirsi. Questa fuggì a Londra per poi tornare a St. Pauli, dove partorì un figlio in una cantina. Elisabeth le affogò e bruciò il figlio subito dopo la nascita.
Arrestata nel 1903, la polizia trovò in casa sua la morfina e i vari veleni usati per i delitti. Processata, il 15 ottobre 1904 venne condannata a morte. Fu ghigliottinata la mattina del 2 febbraio 1905.


Mary McKnight - USA - 1903 (2 mariti e altri 9)
La signora Mary McKnight - chiamata 'Borgia moderna' in seguito alla confessione dell'omicidio del fratello, della cognata e del loro bambino, nonché sospettata di aver causato la morte di altre otto persone negli ultimi quindici anni, mediante furtiva somministrazione di stricnina - ha vissuto a Kalkaska, Michigan, per tutta la vita, stimata e apparentemente proba. Se non fosse stato per un mutuo, che si presume sottoscritto dal suo fratello, i crimini non sarebbero mai stato scoperti. In primo luogo ha confessato un omicidio, successivamente altri due, e si pensa che confesserà l'uccisione di altre persone, compresi due suoi ex mariti.
[Senza titolo, il Semi-Weekly Gazette Cedar Falls (Gv), 26 giugno 1903, pag. 7]
La signora Mary McKnight: Kalkaska, Michigan; giugno 1903
Vittime: 11; periodo di 15 anni (1887-1902) - John Murphy, la giovane moglie Gertrude Murphy, ed il loro bambino di tre mesi; Ernest McKnight, ultimo marito della donna; James Ambrose, il suo primo marito, morto a Alpena nel 1887; la signora McKnight, moglie di James E. McKnight, partner di Ambrose; Baby Toople, nipote della signora McKnight; Eliza Chalker, un'altra nipote, morta a Grayling nel maggio 1892; la signora Sarah Murphy, sorella di McKnight, anch'ella morta a Graying nel febbraio 1893;. Mrs. Curry, morto a Saginaw nel 1893, mentre la signora McKnight era da sua madre; e Dorothy Jensen, un bambino, morto in Grayling mentre era accudito dalla signora Knight, durante l'assenza della madre.
Metodo: capsule stricnina. Disposizione: giudicata colpevole l'11 dicembre 1903, condannata all'ergastolo.


                       Alice Mitchell era una suora australiana che, tra il 1900 e il 1906 uccise a Perth almeno 37 bambini; il suo modus operandi era identico a quello di Amelia Dyer: prendeva le vittime in affidamento e, per intascare i soldi dell'adozione, uccideva il bambino facendolo deperire di fame e sete e lasciandolo in mezzo ai topi e agli escrementi.
Arrestata, le venne attribuito un solo delitto: per gli altri la polizia non aveva prove sufficienti. Processata, fu condannata a scontare 5 anni di carcere per "negligenza", ossia "mancate cure".





Caroline Pryzgodda - Germania - 1903 (5 mariti, 1 sopravvissuto)
Il processo a Caroline Pryzgodda, accusata di avvelenamento di quattro mariti e di aver tentato di avvelenare il quinto, si è concluso a Allenstein. La detenuta è stata giudicata colpevole di omicidio e condannata a morte.
Le prove hanno dimostrato che tutti i mariti erano uomini sani e giovani quando si sono sposati: ciascuno, in successione, improvvisamente aveva perso la salute, lamentando dolori terribili in tutte le membra, violenti mal di testa, perdita di appetito e crescente debolezza. La moglie aveva somministrato a ciascuna delle vittime arsenico in piccole quantità, mescolandolo in carne, zuppe e piatti vari. Lei li ha guardati, l'uno dopo l'altro, affondare letteralmente nella tomba, indifferente alle loro sofferenze. Ha calcolato quanto tempo sarebbe stato necessario al veleno per completare il proprio effetto fatale, e tutti e quattro i mariti sono morti dopo circa un anno da quando aveva iniziato a somministrare il veleno.
I moventi degli assassinii restano un mistero, ma si dice che un indovino una volta le predisse che era destinata ad avere sei mariti prima di raggiungere la felicità con il settimo. Si suppone che la donna abbia coltivato la superstizione, com'è comune nella Prussia orientale, e si sia sbarazzata dei suoi mariti per seguire la profezia.
Vari esperti incaricati di esaminare le condizioni mentali della detenuta sono giunti alla conclusione che abbia ucciso i suoi mariti per il puro piacere dell'omicidio.
["Avvelenato cinque mariti. Una tragedia tedesca." The Star (Christ Church, Nuova Zelanda), 29 agosto 1903, p. 4]


"Harbin, la Black serial Widow della Manciuria" - Russia - 1904 (3 mariti)
Harbin, Manciuria, 27 agosto - L'ambiente particolare di questa città, ora grande base militare della Russia in estremo oriente, la sua per così dire 'alta società', è costituita da esiliati e deportati dall'isola penale di Saghalien per aiutare a costruire la città. Qui la leader alla moda, la swellest, è stata deportata per avvelenamento di tre mariti, l'uno dopo l'altro. Il suo attuale coniuge è un falsario e ladro condannato. Le persone con nessun crimine a loro credito sono guardate con sospetto dalla "società".
["Smart set unique Harbin." The San Francisco Call (Ca.), 28 ago, 1904, p. 17]

Marie Vere Goold - Francia - 1907 (2 mariti e 1 altro)
La signora Goold ci appare come una serial killer. E' stata sposata tre volte. Lo storico del crimine Jay Robert Nash osserva che ha condotto una vita da avventuriera e che "i suoi primi due mariti sono morti misteriosamente", aggiungendo che "potrebbero essere di più i mariti che hanno incontrato la stessa sorte."
[Jay Robert Nash, ricerca della donna, 1981, p. 169]
Marsiglia, 31 agosto. - Il terribile omicidio di Mme. Emma Levin ed il ritrovamento del tronco del suo corpo smembrato presso la stazione ferroviaria continua ad essere oggetto di discussione quasi universale qui a Monte Carlo, dove si è verificato. La raccapricciante confessione fatta dal sig. Goold, ora in carcere per il reato addebitatogli, come è stato per la confessione della moglie, pure in carcere, fa sì la tesi della pazzia trovi una buona dose di credito.
Goold, un uomo di 54 anni, è descritto come affabile ed intelligente, di ottima compagnia, con l'hobby per la fotografia amatoriale. Viene da una buona famiglia irlandese. La signora Goold è la figlia di un fabbro chiamato Girodin a La Scone Isere ed è nata nel 1860. Fu allevata come una semplice sarta, ed è conosciuta come donna di grande energia, con piena autorità sul marito. Marie Girodin, che prima di sposarsi viveva con il padre e la madre, si sposò con un giovane di St. Marcellin, contrariamente ai desideri dei genitori. Una settimana dopo il matrimonio la giovane donna lasciò, con un po 'di soldi, la sua nuova casa. Si rifugiò a Ginevra, dove lavorò per alcune ore presso una sarta e poi si trasferì a Londra, dove ha incontrato Goold.
Erano sedici anni da che aveva sposato Goold a St Mary of the Angels, Paddington, allorquando l'azienda di famiglia si ritiene che fosse diminuita, e così andarono a Montreal, in Canada, ove stabilirono un grande ristorazione commerciale ed una sartoria per la migliore società. Tre anni fa si ritirarono e andarono a stare al 18 Adelaide Terrace Waterloo Liverpool, dove hanno adottato il titolo di Sir e Lady Vere Goold. Ci vivevano in apparente benessere e sembravano essere stati accettati da una parte della società, come signori colti e di alto livello.
La signora Goolds, poi, è descritta da chi la conosceva come una donna amabile e generosa, una vera signora francese. Gran parte del loro tempo è stato speso in viaggi. Negli ultimi tre anni hanno occupato una affascinante suite al primo piano della Villa Menesini, nel Boulevard des Moulin a Monte Carlo, dove sono stati accompagnati dalla nipote M.lle Girodin.
Mme. Emma Levin era la vedova di un grosso mercante di Stoccolma, morto circa otto anni fa: si è inserita nella buona società, era sempre vestita elegantemente ed era molto intelligente. Sua madre vive ancora. Negli ultimi due mesi la vittima della tragedia aveva soggiornato all'Hotel Bristol di Monte Carlo, dove aveva fatto la conoscenza dei Goolds. Mme Levin non aveva figli suoi: aveva adottato alcuni anni fa una bambina di genitori poveri che vivevano in Svizzera. Tenendo la bambina per diversi anni le si era molto attaccata, ma i genitori, in ultima analisi, avevano insistito per riavere la loro figlia. M.me Castellazi, una signora svedese che conosceva la signora Levin a Monte Carlo, ha parlato molto bene di lei: ha detto che l'unico difetto che le trovava è che era troppo appassionata di gioielli, che indossava con ostentato piacere. Possedeva diamanti pregiati e si stima che i suoi gioielli valgano più di 10.000 dollari.
La domenica sera ha lasciato l'Hotel Bristol di Monte Carlo, dove si trovava, indossando la maggior parte di essi.Domenica scorsa 4 agosto, alle 05:00, M.me Levin è entrata nella Villa Menesini e non è stata più rivista viva; si dice che al momento indossasse gran parte della sua preziosa collezione di gioielli. Qualunque cosa sia accaduta nella villa la notte di domenica, è certo che la sig.ra Levin è stata uccisa lì. Una cameriera afferma che ha sentito i rumori di una lotta ed una voce gridare: «Lasciami in pace". Ma il passo successivo nel dramma è stato l'arresto di Mr. and Mrs. Goold a Marsiglia, il martedì.
Avevano una valigia e quella mattina dovevano lasciarla alla stazione di Monte Carlo con le istruzioni per la spedizione a Londra. Sono andati in un albergo, dove hanno usato il nome di Mr. e Mrs. Javanach; un portiere di nome Louis Pons ha notato che il sangue colava dal bagaglio e, nonostante l'affermazione di Mr. Goolds che conteneva solo pollame, ha informato la polizia: il signor e la signora Goold sono stati poi portati al commissariato ed il bagaglio è stato svelato: conteneva il corpo massacrato di M.me. Levin. La testa e le parti mancanti delle gambe sono state trovate in una valigetta che teneva Goold. La donna aveva diverse ferite alla testa ed era stata accoltellata più volte al petto. Il signor e la signora Goold sono stati poi arrestati.
Il Sig. Goolds ammette le mutilazioni, ma nega ogni responsabilità per l'omicidio; la signora Goold dichiara che quando la signora Levin le ha fatto visita, un uomo ha fatto irruzione impugnando un coltello e l'ha uccisa gridando: "disgraziata, mi hai rovinato, ora sto per ucciderti". Mr. Goold ha dichiarato che la donna è stata uccisa da un uomo durante l'assenza sua e di sua moglie, e che hanno deciso di tagliare il corpo in pezzi e di metterli in un baule, al fine di evitare lo scandalo. Un esame della villa ha rivelato che le pareti della sala da pranzo sono macchiate di sangue; sono stati trovati due seghe, un coltello per tritare ed un pugnale.
["Si ritiene la Goolds pazza - La gente di Marsiglia sconvolta dall'assassinio col tronco - strana storia dell'accusata - sarta e terza figlia di baronetto irlandese, ha fatto fortuna in Canada ed ha vissuto ad alto livello - si è spostata a Monte Carlo, dove la donna che indossava molti gioielli è stata uccisa." L'Herald Washington (DC), 1 Settembre, 1907, p. 3]
I due sono stati giudicati colpevoli e condannati al carcere a vita. Uno studio ha rivelato che l'idea di uccidere e smembrare la loro vittima è stata della signora Goold.

Alexe Popova era una killer russa che, tra il 1879 e il 1909, convinse le donne del villaggio di Samara ad avvelenare i propri mariti e fidanzati; il veleno lo offriva gratis e gli omicidii erano motivati dall'odio verso gli uomini.
Arrestata nel marzo 1909, confessò con orgoglio 300 delitti; per difendersi, disse anche di non avere mai ucciso una donna.
Venne quindi condannata a morte tramite fucilazione, sentenza eseguita nel 1909. La folla era talmente inferocita che aveva intenzione di bruciarla su un rogo. Davanti al plotone d'esecuzione si pentì delle sue azioni.


Martha Rendall era una killer australiana che, tra il 1907 e il 1908, commise tre omicidi nell'Australia Occidentale.
Si era sposata con Thomas Nicholls Morris, per poi divorziare da lui. Il 28 luglio 1907 uccise la figlia Annie (7 anni) strofinandole la gola con l’acido idrocloridrico.
Il 6 ottobre 1907 uccise la figlia Olive (5 anni) allo stesso modo. Il dottor Cuthberg attribuì le due morti alla difterite.
Il 6 ottobre 1908 morì dopo una lunga agonia il figlio Arthur (14 anni). L’autopsia non rilevò nulla di sospetto.
Nell’aprile 1909 provò a uccidere il figlio George offrendogli un tè avvelenato: il ragazzo sentì mal di gola ma, per paura, si allontanò da Martha. Martha fu incriminata.
Il 3 luglio 1909 vennero riesumate le tre salme: avevano nella gola tracce di acido. Processata, malgrado le sue proteste venne condannata a morte. Fu impiccata il 6 ottobre 1909. E’ stata l’ultima donna a essere giustiziata nell’Australia Occidentale.


Jane Taylor Quinn - USA - 1911 (2 o 3 mariti)
Chicago 2 Novembre 1911. La morte dei tre mariti della signora Jane Taylor Quinn è oggetto di un'indagine della polizia di Chicago, mentre ella è in una cella. Il suo primo marito è morto di alcolismo. Il suo secondo marito è stato ucciso ed ella ha accusato un ladro; Charles E. Thorpe, il suo figliastro, ha testimoniato che era sola con il Thorpe quando è stato ucciso: poche ore prima aveva trasferito la sua proprietà al figlio. Il suo terzo marito è stato ucciso nella sua casa di Chicago il 2 novembre: ha accusato un ladro; un revolver è stato trovato nascosto in bagno. Due dei suoi mariti avevano un'assicurazione sulla vita, con lei come beneficiaria.
["I suoi tre mariti sono morti - Tacoma Times (Wa.), 14 novembre 1911, p. 7]
Chicago, 1° giugno - Non appena ripresasi da uno svenimento che l'ha colta alla lettura del verdetto di non colpevolezza, la signora Jane Taylor Quinn, assolta per l'omicidio di suo marito, John Quinn, questa sera ha ringraziato personalmente ciascuno dei giurati che le avevano reso la vita e la libertà: "Voglio ringraziarLa, tanto a nome di mia figlia che sta morendo, quanto da parte mia", ha detto, e le lacrime scorrevano lungo le guance. "Il Suo giudizio mi ha permesso di andare a vederla, per aiutarla a morire felice".
La figlia, la signora Catherine Huber, che sta morendo in Omaha Neb, non era stata menzionata, mentre la donna stava affrontando l'accusa di omicidio. A tratti, durante il processo, quando la signora Quinn piegava la testa e singhiozzava, le persone presenti nell'aula hanno pensato che fosse perché l'accusa stava accumulando inconfutabili indizi che avrebbero comportato la sua morte o il carcere a vita.
Il verdetto di oggi dimostra che la fiducia della vedova non era infondata quando diceva più volte "non mi troveranno colpevole".
La signora Quinn stasera partirà per Ann Arbor, Michigan, a visitare la signora James Dowling, sua sorella, che è stata con lei durante il il processo; dopo pochi giorni andrà a visitare la figlia ad Omaha, che sta rapidamente perdendo la lotta contro la tubercolosi.Attraverso l'avvocato Kirby, la signora Quinn stasera ha rilasciato la seguente dichiarazione: "il verdetto ha dimostrato che il signor Quinn è stato ucciso, come ho detto, da un rapinatore; non sarei stata accusata del delitto se non fossi stata già sospettata una volta, ingiustamente. La prima imputazione è scaturita dall'inimicizia del parente di Warren Thorpe; quest'ultimo si suicidò, come è stato dimostrato al processo. La seconda accusa mi è stata mossa solo per questo ex ingiusto sospetto".
"Durante la sua arringa il pubblico ministero ha parlato della bellezza delle prove indiziarie. Penso che sia la cosa più diabolica fra leinvenzioni umane: tante vittime innocenti sono state mandate alla forca con il marchio dell'odio umano sulla loro memoria, a causa delle circostanze in cui si erano ritrovate. Se fossi procuratore di Stato, non condannerei mai nessuno in base a tali prove. "
La giuria si è riunita per tre ore oggi. In quel periodo non c'è stato un momento, nella mente della signora Quinn, col dubbio che sarebbe stata assolta. Quando la giuria è stata incaricata ha osservato: "non starà fuori a lungo: mi assolvono".
L'arresto della signora Quinn dopo la morte del suo terzo marito è stato eseguito dalla polizia, che pensava di avere un forte quadro indiziario contro di lei. Il suo primo marito, John McDonald è morto a Londra, Ont., nel 1901, in circostanze misteriose. Il suo secondo marito, Warren Thorpe, è stato trovato morto a letto la mattina del 13 giugno 1903, con un proiettile che indicava un omicidio: a quel tempo la signora Quinn era stata accusata dell'omicidio, ma fu assolta. John Quinn, il terzo marito, è stato colpito a morte mentre giaceva nel letto la notte del 4 novembre 1911; c'erano bruciature con polvere da sparo sulla sua camicia da notte; il revolver da cui era stato sparato il colpo è stato ritrovato più tardi nel bagno dei Quinn, in un asciugamano, che è stato identificato come quello che signora Quinn era stata vista portare in bagno. Il revolver è stato identificato come appartenente ad un inquilino della casa che aveva smarrito l'arma dal cassetto del suo ufficio circa una settimana prima della tragedia.
["I giurati - Verdict return of not guilty nella causa Quinn - l'imputata prosciolta - ha perso tre mariti in modo misterioso. - Dichiara che andrà ad Omaha, Nebraska, a vedere la figlia morente", The News Lima (Oh.), 12 giugno 1912, pag.. 1]

"Vedova nera", a cavallo fra '800 e '900, Louise Vermilyea si è smascherata quando ha incominciato a depredare conoscenti, invece di parenti.Come per la morte di un poliziotto di Chicago, che ha allertato le autorità e suscitato il sospetto sui destini di parecchi mariti, familiari e collaboratori.
L'ufficiale in questione, Arthur Bisonette, 26 anni, era stato un pensionante in casa Vermilyea, quando si ammalò e morì alla fine di ottobre 1911. Un detective della omicidi s'insospettì dopo aver parlato con il padre di Bisonette, che riferì dolori di stomaco del figlio, dopo pranzo, alla pensione: Louise Vermilyea, ricordò, aveva spruzzato "pepe bianco" sulla pietanza prima di servirla. L'autopsia su Bisonette svelò arsenico e Louise fu presa in custodia, in attesa di esumazione delle altre vittime sospette.
La scia di omicidi apparentemente iniziò nel 1893, quando Fred Brinkamp, ​​primo marito di Louise, morì nella sua fattoria vicino a Barrington, Illinois. Lasciò alla sua vedova $ 5.000, ma a sessant'anni di età la morte di Fred non dette motivo di commenti
Ben presto, due figlie nate dal matrimonio - Cora Brinkamp, ​​otto anni, e Florence, quasi cinque – morirono. Nel gennaio 1906 la nipote 26enne Lillian Brinkamp morì a Chicago, colpita da "nefrite acuta". Cominciò a sembrare che i membri della famiglia Brinkamp fossero incappati in un’oscura maledizione familiare.
Nel frattempo, Louise si risposò con un certo Charles Vermilyea, di 59 anni. Nel 1909 questi moriva, un'altra vittima di malattia improvvisa, lasciando alla vedova $ 1.000 in contanti.
Il figlio Harry Vermilyea morì a Chicago dopo aver litigato con Louise per la vendita di una casa a Crystal Lake, dieci miglia a nord di Chicago, in McHenry County: ancora una volta, si pensò ad una coincidenza.
Nel 1910 Louise eredita 1.200 dollari per la morte di Frank Brinkamp, ​​il suo figlio 23enne del suo primo matrimonio: sul suo letto di morte, Frank confida alla sua fidanzata, Elizabeth Nolan, i sospetti tardivi sulla madre, dichiarando che stava "morendo come suo padre".
Temporaneamente a corto di parenti, Louise inizia a frequentare il conoscenti. Il primo a morire è Jason Ruppert, un vigile del fuoco della ferrovia, che si ammala dopo aver cenato con Louise il 15 gennaio 1910; due giorni dopo muore, ed altri seguono rapidamente. Richard Smith era un conduttore di treno, che aveva una camera in affitto in casa Vermilyea, ma avrebbe dovuto mangiare altrove. Una malattia improvvisa lo colpì poco prima dell'arrivo sulla scena di Arthur Bisonette, ed avrebbero potuto esserci altre vittime se l'anziano Bisonette non avesse fermato la fuga di Louise.
Mentre non è mai stato chiarito il movente dei successivi omicidi, il profitto finanziario era quello evidente per l'eliminazione di mariti e figli della Vermilyea.
Mentre era agli arresti domiciliari, Louise Vermilyea irrideva gli sforzi delle autorità per accusarla di dieci omicidi noti: "possono continuare fin quando vogliono", disse della polizia, "io non ho nulla da temere: sono semplicemente stata sfortunata ad avere gente che muore intorno a me".
Ma la sua facciata dura si stava sgretolando: il 4 novembre venne ricoverata in ospedale, vittima del suo "pepe bianco"; le autorità riferirono che Louise ingeriva il veleno con i suoi pasti da quando era stata confinato in casa, il 28 ottobre. Il 9 novembre fu data per prossima alla morte, con problemi cardiaci valvolari; il 9 dicembre fu colpita da paralisi, descritta dai suoi medici come una condizione permanente.










Enriqueta Martí era detta "la Strega di Barcellona"; commise i suoi omicidii all'inizio del Novecento. Uccideva e bolliva i bambini che rapiva per ricavarne delle "pozioni magiche" che vendeva ad ignoti.
Arrestata a seguito della fuga di una vittima, fu trovata colpevole di almeno dieci omicidii e condannata a morte. Fu uccisa in carcere da una detenuta con una sprangata sulla testa, nel 1913.
















Maria Swanenburg era un'avvelenatrice olandese che, fra il 1880 e il 1883, avvelenò con l'arsenico parenti, gente anziana e malati per intascare le loro eredità o le loro assicurazioni sulla vita. Arrestata nel dicembre 1883 a seguito di alcuni tentati omicidi, fu condannata al carcere a vita per almeno 27 omicidii. Morì l'11 aprile 1915.












Jeanne Weber era un'assassina francese che, fra l’inizio del 1905 e l’8 maggio 1908, strangolò dieci bambini; tra le vittime si contano anche i suoi.
Nata il 10 ottobre 1874 in un piccolo villaggio nella Francia del nord, a 14 anni partì per Parigi. Nel 1893 si sposò con un alcolizzato. Nel 1905 due dei loro tre figli morirono: apparentemente furono uccisi dalla madre.
La stessa Weber con il tempo diventò un’alcolizzata. Il 2 marzo 1905 fece da baby sitter alle due figlie della sorellastra: Georgette, che aveva solo 18 mesi, venne strangolata. Sebbene il corpo mostrasse degli strani segni sul collo, la morte venne attribuita ad una malattia.
L’11 marzo strangolò Suzanne, una bambina di due anni.
Il 25 marzo la killer andò dal fratello per fare da baby-sitter alla figlia Germaine, di sette anni: provò a strangolarla senza successo; s'inventò che stesse per soffocare. Il giorno dopo tornò per ucciderla. La morte venne attribuita alla difterite.
Quattro giorni dopo uccise suo figlio Marcel e ne attribuì nuovamente la morte alla difterite. Il 5 aprile 1905 invitò a casa due sorellastre; quando queste uscirono per fare shopping, provò senza successo a strangolare Maurice, 10 anni. Quando le due donne tornarono e videro il bambino ansimante sul letto con degli strani segni sul collo, decisero di denunciare la Weber.
Al processo, che si aprì il 29 gennaio 1906, entrò con otto omicidii, inclusi i delitti dei suoi tre figli e di altri due bambini, Lucie Aleandre e Marcel Poyatos. L’avvocato della difesa, Henri-Robert (1863-1936), la scagionò dalle accuse il 6 febbraio.
Il 7 aprile 1907 uccise Auguste Bavouzet, 9 anni. Arrestata nuovamente, fu difesa dallo stesso avvocato del processo precedente. Questa morte venne attribuita alla febbre tifoide.
Provò a strangolare un’altra vittima mentre lavorava sotto falso nome. Tornata a Parigi, diventò una prostituta e si risposò. La coppia andò a convivere in una locanda. Lì il gestore trovò la Weber mentre strangolava suo figlio Marcel Poirot (10 anni) con un fazzoletto insanguinato: era arrivato troppo tardi.
Arrestata, il 25 ottobre 1908 fu dichiarata insana di mente e confinata nel manicomio di Mareville. Morì di nefrite il 5 luglio 1918.

Louisa Lindloff - USA - 1912 (2 mariti e altri 3)
Chicago - Dotata di una sfera di cristallo che vale $500, contenente, come dice lei, una lacrima autentica caduta dall'occhio di Cleopatra, la signora Louise G. Lindloff, medium e veggente, spera di cancellare da se stessa l'accusa di aver ucciso due mariti e tre dei suoi figli.
Cinque membri della famiglia della signora Lindloff sono morti più o meno in modo misterioso negli ultimi sette anni. Ognuno portava una polizza di assicurazione sulla vita con Mrs. Lindloff come unica beneficiaria. I cinque morti hanno fruttato alla veggente $ 10.650.
Quando suo figlio Arthur è morto l'altro giorno, a quanto pare di avvelenamento, si sono ridestati i sospetti che hanno portato al suo arresto per omicidio.
Ha preso la sua preziosa sfera di cristallo, vi ha scrutato cercando gli spiriti dei suoi morti: dice che ha comunicato con Arthur, e che lui le ha predetto che sarà scagionata. Ha protestato la sua innocenza, negando, indignata, di aver mai tenuto veleno nella sua casa: ma la polizia, perquisendola, vi ha trovato veleno per topi, una scatola di veleno mercuriale e parecchi altri flaconi o scatole con l'etichetta "Veleno".
Ma l'accusato ripone la sua fiducia nella sua sfera magica di cristallo. Attraverso il "consulto" viaggia nel mondo degli spiriti mediante questa palla, e si rassicura che sarà in grado di provare la sua innocenza. Ogni giorno scruta nelle sue profondità misteriose e vi legge "messaggi" sul futuro. La sua ultima informazione è che sarà rilasciata prima della fine del mese. La polizia dice che la palla magica di vetro è comune e che intrinsecamente vale circa 50 centesimi, ma la signora Lindloff sostiene che ha pagato 500 dollari per essa, e che il suo grande valore sta nella lacrima della regina che si trova al suo interno. "Quella lacrima mi permette di leggere il futuro", ha detto; "quando guardo nella palla vedo lo strappo al centro crescere di dimensioni, ed all'intorno vedo che cosa accadrà nei prossimi anni."
Gli psicologi spiegano che le visioni in una sfera di cristallo sono "sogni ad occhi aperti" e proiezioni del "subconscio", quando la coscienza ordinaria resta offuscata dal prolungato incanto del cristallo.
["Ci sono una sfera di cristallo e veleno in Questo strano caso di omicidio - 'Veggente' di Chicago accusata di aver ucciso due mariti e tre figli, ripone fiducia in sfera di cristallo 'contenente una lacrima di Cleopatra', "The Times Tacoma (Wa.), 26 Giugno, 1912, p. 5]
Chicago - In una cella della stazione di polizia in Fillmore Street, giorno dopo giorno la signora Louisa Lindloff, una donna dall'aspetto mite, siede guardando in una grande sfera di cristallo, convinta di poter vedere nelle sue caleidoscopiche profondità le trame e le macchinazioni dei suoi nemici che la stanno accusando di aver ucciso per denaro tutta la sua famiglia.
Mentre gli esperti chimici stanno esaminando i corpi della sua famiglia morta, per dimostrare che sono stati avvelenati con l'arsenico, la signora Lindloff siede serenamente, studiando gli eventi che, dice, il cristallo le rivela. "Posso vedere la mia famiglia che arriva per difendermi contro questa accusa crudele", ha detto ieri; "dal mondo degli spiriti vengono in forme vaporose per starmi accanto e proteggermi dai miei nemici".
Dopo la recente morte di Arthur Lindloff, quindici anni, figlio della donna, ella è stata arrestata; è stato dichiarato che nel corpo del ragazzo è stato trovato arsenico. Poi i corpi dei due mariti morti della signora Lindloff e di altri due dei suoi figli sono stati esumati dalle tombe dove erano rimasti per anni, uno dei quali sette anni: l'arsenico è stato trovato nel corpo di Alma Lindloff, morta lo scorso autunno; l'esame degli altri organismi non è stato completato.
Mrs. Lindloff, spiritista professionale e chiaroveggente, viene imputata dalla polizia già per due omicidi: le accuse si basano sulla morte di Arthur ed Alma. I poliziotti sono convinti che altre accuse di omicidio saranno presto formulate contro la donna.
In un periodo di sette anni i membri della sua famiglia sono morti in circostanze misteriose; ognuno di loro, anche il ragazzo quindicenne, aveva un'assicurazione sulla vita a favore della signora Lindloff; se ricevesse anche l'indennizzo per Arthur, l'ultima delle sue presunte vittime, avrà ricevuto in sette anni, sotto forma di assicurazione sulla vita, non meno di $ 10.050. Al momento si trova senza un soldo; al momento dell'arresto si stava preparando a trascorrere l'estate in viaggio.
Arthur Lindloff, quindici anni, figlio della signora Louisa Lindloff, è morto improvvisamente 13 giugno 1912, al 2044 Ogden Avenue, Chicago, per presunto avvelenamento: la sua vita era assicurata per 3.375 dollari. Julius Graunke, primo marito della signora Lindloff, morì improvvisamente il 12 agosto 1905, a Milwaukee, Wisconsin, dove la famiglia viveva in quel momento: aveva l'assicurazione per 2.000 dollari; morì presumibilmente a causa di un'insolazione. William Lindloff, secondo marito della signora Lindloff, è morto il 3 agosto 1910, presumibilmente per problemi cardiaci: aveva un'assicurazione di 1.025 dollari. Frieda Graunke Lindloff, ventidue anni, è morta l'11 gennaio, 1908, presumibilmente di febbre tifoide: aveva un'ssicurazione di $ 1.350. Alma Graunke Lindloff, diciannove anni, è morta il 4 agosto 1911, presumibilmente per malattia cardiaca: aveva l'assicurazione di $ 2,300.
["Veggente accusata di omicidi chiede aiuto agli spiriti - Cinque membri della famiglia della chiaroveggente di Chicago muoiono misteriosamente." The Times Washington (DC), 30 giugno 1912, pag. 4]
Chicago, 4 novembre - Mrs. Louise Lindloff, spiritista e veggente, è stata giudicata colpevole di omicidio stanotte, e la sua pena è stata fissata in venticinque anni di penitenziario. E' stata accusata di aver avvelenato suo figlio 15enne Arthur.
La signora Lindloff si è messa a ridere istericamente ed ha gettato uno sguardo beffardo alla giuria quando è stato letto il verdetto; più tardi è crollata mentre era in piedi nell'anticamera, circondata da amici: è stata rianimata e ricondotta nella sua cella nel carcere della contea.
"Non c'è giustizia qui", ha singhiozzato la donna; "i colpevoli sono lasciati liberi, e gli innocenti la hanno la peggio. Vi dimostrerò la mia innocenza prima di morire: sarà solo una questione di tempo. Non ho ucciso mio figlio né nessuno degli altri. Sono innocente, Dio me n'è testimone".
Una formale richiesta per un nuovo processo è stata formulata dall'avvocato della donna ed il giudice ha fissato novembre come data per l'udienza.
La signora Lindloff è la prima donna condannata per omicidio in un tribunale della contea di Cook negli ultimi tre anni. Sette donne sono state giudicate nel tribunale penale per omicidio, ma in ogni caso la giuria ha restituito un verdetto di non colpevolezza o in disaccordo.
La giuria si è ritirata alle 3:45 del pomeriggio ed il verdetto non è stato consegnato fino alle 9 di questa sera. Il giovane Lindloff è morto il 13 giugno scorso, e l'accusa è che è stato avvelenato con l'arsenico. La signora Lindloff è stata arrestata il 14 giugno con l'accusa di aver avvelenato due mariti ed i suoi tre figli. La morte da cui si è sviluppata l'indagine della polizia è stata quella di Arthur Lindloff, 15 anni.
All'udienza preliminare l'accusata dell'omicidio di suo figlio è stata trattenuta in carcere senza cauzione e rinviata all'udienza del 27 giugno; nel frattempo, l'analisi chimica sugli organi del ragazzo morto han rivelato una quantità di arsenico. La tappa successiva è stata la riesumazione dei corpi di William Lindloff, uno dei mariti della donna, e della figlia Alma Lindloff, e il 27 giugno il professor Walter S. Haynes, che ha fatto l'analisi chimica, ha riferito di aver trovato l'arsenico negli organi interni di entrambi. Il 29 giugno è pervenuto un dispaccio da Milwaukee ove si dice che l'arsenico è stato trovato nel corpo di Julius Graunke, ex marito della signora Lindloff.
Lindagine della polizia ha dimostrato che la vita di Arthur Lindloff era stata assicurata per un notevole valore e si ritiene che si sia stabilito un movente per la presunta uccisione.
["La veggente trovata colpevole - Ha avvelenato il figlio, dice il Jury - La signora Louise Lindloff condannata a 25 anni, accusata di altri omicidi." The Salt Lake Tribune (Ut.), 5 novembre 1912, p. 1]
Chicago, Ills, 16 marzo - La signora Louisa Lindloff, condannata il 28 febbraio a 25 anni di carcere per aver avvelenato suo figlio, per riscuoterne l'assicurazione sulla vita, è morta nel carcere della contea domenica sera. La signora Lindloff era in carcere fiduciosa, in attesa del risultato di un ricorso alla Corte Suprema Quando è entrata nel carcere la signora Lindloff pesava 200 libbre; una settimana fa pesava meno di 100 libbre.
["La donna sospettata di aver avvelenato il figlio è morta", El Paso Herald (Tx.), 16 marzo 1914, pag. 5]


    Sarah Jane Makin e suo marito John erano una coppia di killer australiani che, presumibilmente dal 1890 al 1892, compirono alcuni omicidii nel New South Wales.
Sarah Jane Makin (Sutcliffe) era nata il 20 dicembre 1845; si sposò dapprima il 29 aprile 1865, per poi risposarsi il 27 agosto 1871 con John Makin, nato il 14 febbraio 1845. I due ebbero 5 figli e 5 figlie. Lavoravano come badanti per figli illegittimi.
Nel 1892 i due sparirono dopo essersi presi cura di un bambino scomparso, Horace Murray, nato nello stesso anno. La coppia, dopo averlo ucciso, era scappata a Macdonaldtown. L’11 ottobre 1892 un lavoratore, James Hanoney, trovò in uno scarico intasato nel sotterraneo di una casa i cadaveri di 4 bambini.
I Makin, che si erano nuovamente spostati a Chippendale, vennero arrestati insieme a 4 figli. Nei cortili di 11 case che avevano occupato a partire dal 1890 vennero alla luce altri corpi, per un totale di 12 o 13. Processati, i due vennero condannati a morte ed i loro appelli non furono accettati.
John fu impiccato il 15 agosto 1893 nel carcere di Darlinghurst Goal. La pena di Sarah fu commutata in carcere a vita e lavori forzati. Uscì sulla parola nel 1911; morì a Marrickville il 13 settembre 1918.

Sophie Safarine era una killer con buone conoscenze sul veleno che, nella prima metà del ‘900, uccise i suoi tre mariti; dopodiché si spostò nel villaggio di Novaja Laloga, dove iniziò ad incitare le donne del posto ad avvelenare i mariti mentre erano ubriachi. Arrestata, confessò di avere ucciso gli uomini perché li odiava; sviluppò l'odio dopo che uno dei tre mariti, un uomo violento, la picchiò; egli diventò una sua vittima.


Raya e Sakina erano due sorelle egiziane che, tra il novembre 1919 e l’inizio degli anni ‘20, uccisero 17 donne con la complicità dei mariti Hasaballah e Abdel-Aal e di altre persone.
Le killer abitavano ad Alessandria; la zona colpita  in particolare fu la Piazza di Mansheya, nota anche come Piazza di Mohammed Ali, una delle zone più antiche della città. Le vittime possedevano gioielli e alte somme di denaro.
Il giro di violenze venne alla luce quando, la mattina dell’11 dicembre 1920, un passante notò ai lati della strada dei resti smembrati di una donna irriconoscibile, eccetto per i capelli lunghi. Nello stesso periodo vennero trovati sotto il pavimento di una casa dei resti umani durante degli scavi per aggiustare un tubo dell’acqua. La polizia, indagando, scoprì che la casa era in affitto a Raya e Sakina proprio durante le sparizioni. In generale, avevano posseduto quattro case.
Arrestate insieme ai mariti, vennero processate a partire dal 10 maggio 1921 e condannate a morte il 16 maggio. Furono impiccati tutti e quattro tra il 21 e il 22 dicembre 1921. Sono state le prime due donne a essere giustiziate nell’Egitto moderno.

Antoinette Scieri nel 1920 si trasferì nel villaggio di St. Gilles, nel sud della Francia. Presentandosi come infermiera, Antoinette iniziò a lavorare con pazienti anziani: St. Gilles registrò una valanga di morti improvvise tra gli anziani sofferenti.
Antoinette perde subito cinque pazienti. L'11 dicembre 1924 una zitella di 58 anni di nome Drouard muore sotto le "cure" di Scieri. La vigilia di Natale vede la morte di Madame Lachapelle: le sue convulsioni finali vengono attribuite ad "avvelenamento ptomaine". Quando il marito della Lachapelle crolla due giorni dopo, Antoniette lo attribuisce ad un attacco di cuore, e un medico compiacente concorda.
I successivi pazienti dell'"infermiera" Scieri furono Marie Martin, 67 anni, e sua sorella, Madame Doyer. Quando Antoniette le preparò una tazza di caffè, Madame Doyer lo trovò amaro, gettandolo nel lavandino; Martin ne bevve e subito morì: una circostanza che suscitò il sospetto a St. Gilles. L'ultima a morire fu Madame Gouan-Criquet, una settantenne malata la cui salute peggiorò rapidamente sotto le "cure" di Antoniette. Il marito della vittima comunicò alla polizia i suoi sospetti, e sotto il letto della morta fu trovata una bottiglia contenente una miscela di etere ed erbicida pyralion.
I corpi di molte altre vittime furono riesumati per l'autopsia, e tutti contenevano dosi enormi di pyralion.
In custodia, la Scieri  confessò apertamente i suoi crimini; Il 27 aprile 1926 fu condannata a morte per una dozzina di omicidi, il giudice la apostrofò: "Voi siete stata definita 'mostro', ma l'espressione non è abbastanza forte: siete una debosciata; tutti i vizi vi appartengono... siete anche un'ubriacona, un'ipocrita ed una svergognata; non credo che gli annali giudiziari registrino molte altre criminali del vostro tipo".
La Scieri si strinse nelle spalle e quando la sentenza fu pronunciata si mise a ridere, consapevole del fatto che in Francia non era stata più giustiziata una donna dalla fine della Prima Guerra Mondiale; e difatti, la sua condanna a morte fu subito commutata in ergastolo, e lei poi morì in carcere.


Susi Olàh e Julia Fazekas, note anche come le Angelmakers of Nagyrév, erano una coppia di avvelenatrici ungheresi che, insieme ad un gruppo di 30 o 50 complici, uccidevano i mariti e i membri della famiglia con l'arsenico, fra il 1914 circa ed il 1929; la Fazekas compiva anche degli aborti illegali.
Arrestate nel 1929, a seguito di una segnalazione e di alcune indagini, furono processate: mentre la Fazekas si avvelenò in casa prima di essere arrestata, Olàh e la sorella vennero impiccate; le altre furono condannate al carcere.


Dagmar Johanne Amalie Overbye era una killer danese che, tra il 1913 (o 1916) e il 1920, avrebbe assassinato fino a 25 bambini illegittimi in affidamento; uno di essi era suo. Li uccideva strangolandoli, affogandoli o bruciandoli nella sua stufa in maiolica. I cadaveri li bruciava, seppelliva o nascondeva nella soffitta del suo loft.
Arrestata, venne processata e condannata a morte il 3 marzo 1921 per nove delitti; la sentenza fu poi commutata nel carcere a vita da trascorrere a Christianshavn. Durante il processo la difesa ammise che la killer da giovane veniva seviziata. Inoltre nel 1909 era stata condannata per furto. Morì in un carcere di Copenaghen il 6 maggio 1929, a 42 anni.

Belle Gunness - 1859-1931

Belle Gunness è stata una delle più degenerate e prolifiche serial killer di sesso femminile d'America. Alta 1,83 mt e pesante 91 kg, era una donna imponente e potente, di origine norvegese.
E 'probabile che abbia ucciso i suoi due mariti, e tutti i suoi figli, in tempi diversi: ma è certo che ha assassinato la maggior parte dei suoi spasimanti e fidanzati, nonché le sue due figlie, Myrtle e Lucy. Il movente era l'avidità, pura e semplice: polizze vita e beni rubati o truffati ai suoi pretendenti divennero le sue fonti di reddito. La maggior parte delle inchieste hanno fissato il bilancio delle vittime a più di venti in vari decenni, mentre alcuni ritengono che superino il centinaio.
Le incongruenze durante il suo esame post mortem: il cadavere è stato riscontrato cinque centimetri più corto; un viatico affinché Belle Gunnes entrasse nel folklore criminale americano: una donna-Barbablù.


Jane Toppan era un'infermiera statunitense che, fra il 1885 ed il 1901, avvelenò con morfina, atropina e stricnina più di 31 persone. Nacque con il nome di Honora Kelley nel 1857 a Boston. Rimase in giovane età orfana di madre. Pare che il padre, un alcolizzato, fosse stato un pazzo: si sarebbe cucito le palpebre. Passò la giovinezza in un orfanotrofio.
Dopo essere uscita, cominciò la carriera di infermiera nel Massachussets. Fu arrestata il 26 ottobre 1901. Confessò di avere commesso i delitti per puro piacere. Inoltre provava molto risentimento per non essersi costruita una famiglia.
Processata, nel 1902 fu confinata in un manicomio a causa della sua insanità mentale. Morì a Taunton il 17 agosto 1938.


Anne Marie Hahn era un'infermiera tedesca che, tra il 1932 e il 1937, uccise diversi pazienti anziani di una clinica a Cincinnati (Stati Uniti), offrendo loro della birra con l'arsenico; li uccideva per impossessarsi del loro conto in banca.
Arrestata nel 1937, venne processata e condannata a morte tramite sedia elettrica. La sentenza fu eseguita il 7 dicembre 1938.












Vera Renczi era un'avvelenatrice ungherese che, negli anni ‘30, uccise 32 uomini con l'arsenico e conservò i loro cadaveri in bare di zinco; le trasportò in cantina e spesso fece loro visita. Al processo gliene furono accertati 35. Condannata al carcere vita, fu poi trasferita in manicomio, ove morì poco prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale.












Mariam Soulakiotis era una monaca greca nata nel 1900; nel 1923 diventò la dirigente di un monastero a Keratea, località vicina ad Atene; dal 1923 al 1950 seviziò gli internati a tal punto da ucciderli.
Venne arrestata nel 1950 con l'accusa di sequestro di una ragazza e nel 1951 venne condannata al carcere; le sue informazioni si perdono dal 1953, quando le vennero aggiunti alcuni anni da scontare.
Non uccise direttamente le sue vittime, ma induceva all'omicidio: è un esempio di "assassina seriale per induzione". Le autorità l'avevano collegata a 177 morti sospette.






Styllou Christofi era una donna di Cipro dal carattere molto aggressivo che, nel 1925, all'età di 25 anni, uccise la suocera durante una lite: le bruciò la gola con una torcia incandescente.
Anni dopo, il 28 luglio del 1954, uccise la moglie di suo figlio durante una lite: la colpì in testa con un piatto, la strangolò con una sciarpa, cosparse il cadavere di paraffina e gli diede fuoco. Arrestata dopo che venne scoperto un segno di strangolamento sul collo, venne condannata a morte nell'ottobre del 1954; inizialmente venne trovata insana di mente ma, poco prima di essere condannata, tre dottori la trovarono sana. Fu giustiziata, forse con l'impiccagione, verso la fine del 1954.


Amy Archer Duggan Gilligan nel 1896 sposa il suo primo marito (e vittima) James Archer. Nel 1901 lei e suo marito trovano lavoro come badanti a domicilio per John Seymore. Purtroppo, Seymore muore nel 1904. Tuttavia, la coppia continua a vivere a casa Seymore dopo la sua morte e raccoglie fondi per prendersi cura di anziani pensionanti. Nel 1907 i parenti di Seymore decidono di vendere la casa, costringendo Amy e il marito a trasferirsi altrove.
Comprano una casa ed aprono la pensione per anziani che chiamano "Casa Archer per anziani".
Nel 1910 il marito di Amy muore a causa di insufficienza renale di origine sconosciuta. Amy prende il suo secondo marito (e vittima),  Micheal Gilligan. Si sposano nel 1913 e dopo soli tre mesi di matrimonio Gilligan muore; la causa: grave indigestione.
Nel giro di pochi anni ancora, i sospetti cominciano ad aumentare e tutti iniziano a chiedersi cosa stesse realmente accadendo dietro a quei muri di mattoni. Dall'avvio della casa di riposo nel 1907, c'erano stati 60 morti, 48 dal 1911.
Quando un uomo di nome Franklin Andrews muore dopo essere stato accudito da Amy, la sorella Nellie Pierce è la prima ad agire. Nellie va dal procuratore distrettuale, e siccome egli non le presta attenzione, va ai giornali.
Ben presto, il sospetto spinge la polizia ad agire. L'indagine dura sette mesi.
Due anni dopo la sua morte, il corpo di Franklin viene riesumato e viene eseguita un'autopsia: viene trovato arsenico sufficiente per uccidere quasi sette uomini. Dopo questo, la polizia riesuma il secondo marito di Amy: ancora una volta, avvelenamento da arsenico.
I commercianti locali riferiscono alla polizia che Amy aveva acquistato enormi quantità di arsenico per uccidere "ratti".
Il processo di Amy comincia il 18 giugno 1917; viene condannata per omicidio all'impiccagione. Tuttavia, il verdetto viene ben presto invertito a causa di un cavillo. Durante l'appello Amy si dichiara colpevole e viene condannata all'ergastolo. Viene inviata alla prigione di Stato, poi a Wethersfield Cove. Presto, Amy è dichiarato pazza e trascorre gli ultimi anni della sua vita in un manicomio a Middletown. Muore nel 1962, all'età di 89 anni.


Marie Besnard era una killer francese che, tra il 1927 e il 1950 circa, avvelenò tredici persone, quasi tutti membri della sua famiglia, rimanendo per molto tempo insospettabile; uccise anche due suoi mariti. Le morti inizialmente non vennero attribuite al veleno, ma la Besnard venne incriminata dopo che l'autopsia alla tredicesima vittima mostrava segni di avvelenamento. Arrestata nel 1950, confessò gli omicidii ma in seguito ritrattò. Due processi, fissati per il 1952 e 1954, vennero annullati per irregolarità; al terzo processo, che si svolse nel 1961, fu assolta dalle accuse.

Miyuki Ishikawa era un'ostetrica giapponese che, negli anni '40, uccideva i neonati di un ospedale lasciandoli deperire di fame e sete poiché pensava che i loro genitori, in ristrettezze economiche, non li avrebbero potuti crescere bene. Commise i delitti con dei complici.
Arrestata nel gennaio 1948 a Waseda, fu condannata a 4 anni di carcere. È la killer giapponese più prolifica.










Caroline Grills, nota anche come "Zia Thally", era una killer australiana che, tra il 1947 e il 13 aprile 1953, avvelenò con il tallio sette membri della sua famiglia, uccidendone quattro.
Arrestata nell'aprile 1953, nell'ottobre dello stesso anno si aprì il processo. Il 15 ottobre, dopo una camera di consiglio di 12 minuti, fu condannata a morte, ma la pena le venne commutata nel carcere a vita. Morì il 6 ottobre 1960 di peritonite causata da un'ulcera gastrica.








Marie Fikáčková era una killer ceca che, tra il 1957 e il 1960, avrebbe commesso più di 10 omicidi.
Nata il 9 settembre 1936 a Sušice con il nome di "Marie Schmidlová", crebbe in una famiglia con disfunzioni. Si sposò, ma il matrimonio fallì. Nel 1955 si laureò a Klatovi.
Lavorava come ostetrica in un reparto dell'ospedale della città natale. Fu arrestata il 27 febbraio 1960, con l'accusa di avere ucciso una neonata il 23 febbraio: l'autopsia aveva accertato una morte violenta. Lei confessò di averne uccisi 10 picchiandoli sulla testa. Morivano entro alcune ore o giorni.
Entrò al processo per due omicidii; il movente non venne mai chiarito, né gli omicidii più vecchi poterono essere provati. Una perizia psichiatrica dimostrò che era sana di mente, ma caratterizzata da crisi depressive, isterie e scoppi di rabbia incontrollata. Fu condannata a morte il 6 ottobre 1960 e impiccata la mattina del 13 aprile 1961 nel carcere di Pankrác.


Velma Barfield era un'avvelenatrice che uccise i suoi mariti per motivi economici; usava prevalentemente il veleno ma, in un'occasione, diede fuoco alla vittima mentre dormiva.
Arrestata, fu condannata a morte, sentenza eseguita nel 1962 tramite iniezione letale.



Magdalena Solis era una prostituta messicana che, tra il 1962 e il 1963, commise otto omicidi.
Nel 1962 lei e il suo protettore, il fratello Eleazor Solis, si incontrarono con Santos e Cayetano Hernandez; i quattro fondarono una "setta del culto della fertilità": i membri avrebbero dovuto reclutare persone che, in cambio di soldi, avrebbero partecipato a delle orge organizzate da loro; avrebbero ottenuto una "ricompensa divina". Quando un membro della setta si ribellava Magdalena, la sacerdotessa, lo sacrificava lapidandolo o facendolo uccidere con un'ascia; il sangue veniva bevuto. Le zone colpite erano Yerba Buena e Monterey.
Arrestata, è stata condannata a 320 anni di carcere.

Nannie Doss, nota anche come la Nonna Ridacchiante, era un'assassina seriale statunitense che, dal 1927 al 1953, uccise con il veleno alcuni suoi mariti, figli e membri della famiglia per motivi di tornaconto personale o per intascarsi i soldi dell'assicurazione sulla vita.
Venne arrestata nell'ottobre 1954, incastrata dall'autopsia sull'ultima vittima. Fu condannata al carcere a vita; morì di leucemia nel giugno 1965.





Leonarda Cianciulli, nota anche come "la Saponificatrice", era una killer italiana che, nel 1940, attirò in casa e uccise tre donne per "sacrificarle": infatti credeva che le loro morti le avrebbero tenuto in vita i suoi unici 4 figli. I cadaveri, per occultarli, li smembrava, ci aggiungeva della soda caustica, della farina, del burro, della margarina e ci otteneva dei biscotti che mangiava; in altre occasioni ci ottenne delle saponette.
Da giovane ebbe 17 gravidanze e perse 13 figli. Arrestata negli anni '40 a seguito di alcune segnalazioni, venne condannata a 30 anni di carcere. Morì in un manicomio nell'ottobre del 1970; scisse un libro di 700 pagine, "Confessioni di un'Anima Amareggiata".

Delfina e María de Jesús González erano due sorelle messicane che attiravano le donne nel loro bordello a Guanajuato per rapirle e costringerle a prostituirsi; infine, quando erano stremate a seguito delle condizioni disumane in cui vivevano, le uccidevano insieme ai figli che partorivano ogni tanto. Arrestate nel gennaio 1964 a seguito di una segnalazione, furono condannate a 40 anni di carcere; dal loro ranch vennero disseppelliti i cadaveri di 80 donne, 11 uomini e alcuni feti: in totale, sono almeno 91 vittime; non si conosce il modo in cui le hanno uccise. Sono le serial killer messicane più prolifiche.

Myra Hindley - 1942-2002

Myra Hindley e Ian Brady furono responsabili degli "omicidi Moors", che si verificarono nella zona di Manchester, Gran Bretagna, a metà degli anni '60. Insieme, questi due mostri furono responsabili di rapimento, abuso sessuale, tortura ed uccisione di tre bambini di età inferiore ai dodici anni e di due adolescenti, di età compresa fra 16 ed i 17 anni.
Una chiave trovata in possesso di Myra ha portato a prove incriminanti conservate in un deposito bagagli della stazione di Manchester; le prove comprendevano una registrazione su nastro di una delle vittime di omicidio, la quale gridava che Brady e la Hindley l'avevano violentata e torturata.
Negli ultimi giorni prima della carcerazione, ella aveva sviluppato l'incedere e l'atteggiamento arrogante che sarebbero diventati il suo marchio di fabbrica. La segretaria di polizia Sandra Wilkinson non potè mai dimenticare d'aver visto la Hindley e sua madre Nellie, appoggiate al palazzo di giustizia a mangiare dolci: mentre la madre era ovviamente e comprensibilmente sconvolta, la Hindley sembrava indifferente ed incurante della sua situazione.

Mary Bell era una ragazzina inglese che, all'età di 11 anni, uccise e mutilò due bambini piccoli, con la sua complice, e tentò di ucciderne un terzo. Arrestata nel 1968, fu liberata dopo svariati anni di carcere.

Gwendolyn Gail Graham (born August 6, 1963) e Catherine May Wood (born 1962) erano due donne serial killer infermiere americane che ammazzavano i loro pazienti.

Maria Velten era una killer tedesca che, tra il 1963 e il 1980, uccise con il veleno due mariti, un amante, una sua zia e suo padre nei pressi di Kempten. Uccise prima il padre e la zia perché non riusciva a prendersene cura mentre erano ammalati. Successivamente uccise per profitto. Arrestata nell’agosto 1983 a 67 anni, venne processata e condannata al carcere a vita.

Cecile Bombeek era un'infermiera belga che, nel 1977, torturò e avvelenò i pazienti di un ospedale di Wetteren. Tre vittime accertate, uccise con l'insulina. Rubò 30.000$ alle vittime, cosa che fa presupporre abbia commesso i delitti per denaro.

Martha Ann Johnson, nota anche come Martha Ann Bowen, era una killer statunitense che, tra il 23 settembre 1977 e il 21 febbraio 1982, uccise tutti e quattro i suoi figli in Georgia. Li ebbe da 3 mariti diversi; con il terzo (Earl Bowen) litigava spesso e lui, per calmarsi, usciva di casa per un po' di tempo. Lei, non sopportando ciò, uccideva uno dei figli schiacciandolo con il suo peso e faceva tornare il marito a casa con la scusa che il bambino stava male. Le morti venivano classificate dai medici come "naturali".
Nel 1989 l'autopsia al quarto figlio rivelò delle costole schiacciate. Arrestata il 3 luglio 1989, il 5 maggio 1990 venne condannata a morte per tre omicidii, ma la condanna fu commutata in un ergastolo.

Sylvia Alexandre era una missionaria che, nell'agosto del 1987, sbarcò sull'isola di Faaitè, in Polinesia, insieme ad altre due persone. Era arrivata per "riportare Dio su un'isola minacciata da un sortilegio demoniaco", disse lei.
Iniziò a predicare il suo messaggio per l'isola e gli indigeni le credettero. Dopo un certo periodo raccolse 10 apprendisti esorcisti che portò via dall'isola; quando ebbero appreso l'arte dell'esorcismo, tornarono sull'isola e iniziarono ad uccidere: le vittime erano dei semplici popolani che si pensava fossero posseduti dal demonio; venivano rapiti, fatti partecipare ad un bagno purificatore, pestati a sangue, accecati con un crocefisso, strangolati e bruciati davanti ad una chiesa.
Sylvia Alexandre da quel momento è sparita nel nulla.

Aileen Carol Wuornos era una prostituta statunitense che uccideva i clienti con una pistola dopo averli fatti spogliare; l'aera colpita era la Florida.
Arrestata nel 1991, confessò gli omicidii, fu trovata colpevole di sette omicidii e condannata a morte tramite iniezione letale.
Era stata indicata dai media come "la prima serial killer donna", anche se in realtà non lo era. Il suo caso ebbe risonanza perché uccideva con modalità predatorie maschili: era la prima volta che i media registrarono questo fatto.

Dorothea Montalvo Puente era una killer statunitense che, tra il 1986 e il 1988, uccise a Sacramento i clienti di una sua pensione per intascare i loro assegni di sussidio e derubarli; aveva più di 50 anni.
Dopo che fuggì, le autorità disseppellirono dal giardino nove corpi; erano state allertate dal fetore di putrefazione.
Arrestata il 17 novembre 1988 in un bar di Los Angeles, a seguito di una segnalazione, nel 1993 venne condannata all'ergastolo per 3 omicidi. La polizia pensa che abbia ucciso 25 persone; almeno 9 di queste sparirono nella sua pensione.

Marianne Nölle era un'infermiera tedesca che, tra il 1984 e il 1992, uccise almeno sette pazienti in un ospedale di Colonia con un sedativo, il Truxal.
Arrestata all'età di circa 68 anni, le vennero attribuiti 17 omicidi e 18 tentati omicidi. Processata, nel 1993 ebbe il carcere a vita per sette omicidi. Non confessò mai i suoi crimini.











Sachiko Eto era una killer giapponese che era a capo di una pseudo-setta esoterica; fu arrestata nel 1995, dopo che uccise sei membri della sua setta a bastonate per "esorcizzarli". I corpi li teneva in casa, sebbene si decomponessero. Gli omicidii avvennero a Sagawa, dove si trovava il suo appartamento.

Lee Thanh Van era un'avvelenatrice vietnamita che, tra il 1992 e il 2001, uccise con il cianuro almeno tredici vittime miste e ne falsificò i testamenti per intascarsi i loro beni; ottenne in tutto più di 20.000 euro; gli omicidi erano avvenuti nelle zone di Binh Duong e Binh Phuoc. Nei corpi non erano state trovate tracce del veleno. Venne arrestata con il complice, processata e condannata a morte.

Debbie Fornuto era una killer statunitense che avrebbe ucciso i suoi sei figli tra il 1972 e il 1987. Avrebbe anche sparato a Delos Gedzius, il fratello di uno dei suoi mariti. La verità non è mai stata scoperta perché è deceduta l'11 luglio 2002 a Las Vegas, a seguito di un incidente d'auto.




Elfriede Blauensteiner (22 January 1931 – 18 November 2003) era una vedova nera che avvelenava i mariti per ereditare.






Waltraud Wagner avvelenava i pazienti insieme ad alcune complici, tra cui le infermiere Irene Leidof e Maria Gruber. Sarebbe la serial killer austriaca più prolifica.













Susan Hey era un'infermiera statunitense che, nel 1996, uccise due pazienti di una casa di riposo ad Austin (Texas) iniettandogli nelle vene del potassio. Li uccise perché "non li voleva vedere soffrire", ma in realtà potrebbe averlo fatto perché provava piacere a sentirsi il loro Dio (tipico movente degli Angeli della morte). Venne arrestata dopo che un paziente la vide iniettare qualcosa ad un altro paziente. In carcere confessò i delitti; processata, ebbe 50 anni di carcere, con una pena preventiva di 25.

Nacera Zouabri era una terrorista algerina che, attorno agli anni '90, uccise un numero imprecisato di donne sparandogli con una pistola automatica. Con il tempo si circondò di alcune donne complici e iniziò a torturare e fare a pezzi le sue vittime. In un'intervista da lei rilasciata disse di essere istintivamente più propensa a massacrare le donne e che "le piaceva travestirsi da uomo".
Il fratello Antar, che la fece diventare una terrorista, era il capo del GIA (Gruppo Islamico Armato), una cellula composta da terroristi, criminali di vario genere ed assassini che commettevano violenze in nome della religione. Talvolta Nacera prendeva parte ad atti di sciacallaggio: derubava i cadaveri delle vittime uccise dal fratello tramite decapitazione o taglio della gola. La Zouabri venne arrestata nel 1997.

Christine Malevre era un'infermiera francese che nel 1998 venne arrestata con l'accusa di aver ucciso 30 pazienti anziani, tra il 1997 e il 1998, in un ospedale nei sobborghi di Parigi.
Confessò di averli uccisi perché loro glielo avevano chiesto, in quanto malati terminali. I parenti delle vittime negarono il fatto.
Processata, nel gennaio 2003 ebbe 10 anni di carcere e una multa di 92.910 euro per sei omicidi. Inizialmente abbracciò la sentenza con indifferenza, successivamente si mise a piangere. Scrisse un libro sul fatto.

Christine Laverne Falling nasce in Florida nel 1963 da famiglia disagiata. Trascorre parte dell’infanzia in collegio a causa della scarsità dei mezzi economici familiari. Sfoga la sua rabbia uccidendo gatti, per verificare se hanno nove vite, affermerà in seguito. Per volere dei suoi genitori a 14 anni si sposa. Il matrimonio dura sei settimane.
Dopo quest’esperienza Christine Lavern Falling nel giro di due anni subisce cinquanta ricoveri in ospedale per allucinazioni. Viene dichiarata invalida e inizia a guadagnarsi da vivere facendo la baby-sitter.
Nel 1980, Cassidy Johnson, una dei bambini accuditi dalla Falling, muore per encefalite causata da trauma. Secondo la baby-sitter, la bambina è caduta dalla culla, ma il medico non le crede e la segnala alla polizia. La segnalazione tuttavia viene persa.
Christine si trasferisce e altri due bambini muoiono mentre è lei a occuparsene. I medici ipotizzano che si tratti in entrambi i casi di problemi cardiaci. Anche un anziano paziente e la piccola nipote di Christine Falling muoiono misteriosamente mentre sono affidati a lei.
La svolta si ha quando è un neonato di dieci settimane a perire sotto le cure di Christine Falling. La donna confesserà di avere soffocato tre bambini, perché glielo avevano ordinato delle voci.

Dana Sue Gray era una killer statunitense con alcuni problemi mentali, che uccise alcune donne anziane per derubarle: si recava da loro e le strangolava; alla prima vittima, per assicurarsi che fosse morta, spaccò in faccia una bottiglia; la terza, prima di strangolarla, la picchiò con una mazza.
Arrestata il 16 marzo 1998, disse alla polizia che i soldi le servivano per fare shopping: aveva l'ossessione della spesa.

Kathleen Folbigg era una killer australiana di Newcastle che, tra il 1989 e il 1999, torturò e soffocò con un cuscino tutti e 4 i suoi figli; arrestata, le autorità trovarono un diario in casa sua: la Folbigg ci aveva scritto che soffriva di stress e depressione e che aveva ucciso i suoi figli "per far provare al marito il dolore che provava lei".

Timea Faludi era un'infermiera ungherese che, tra il 2000 e il febbraio 2001, avvelenò dei pazienti all'ospedale di Gyala Nviro a Budapest con alte dosi di medicinali tranquillizzanti. Venne scoperta dopo che il direttore medico si accorse che, durante il suo turno di notte, il tasso di mortalità dei pazienti era stranamente elevato.
Arrestata all'età di 24 anni, confessò di avere ucciso circa quaranta pazienti perché "provava pietà verso di loro" (cosa probabilmente falsa, dato che è la tipica scusa di ogni "Angelo della Morte"); i corpi erano stati cremati, quindi non si poterono effettuare autopsie o controlli.
Processata, ebbe 9 anni di carcere per alcuni tentati omicidi. Al processo le erano state formalizzate accuse per otto omicidi e rimase sospettata di 30 o 35.

Hassan Jummai era una ragazza nigeriana di 13 anni che, dopo l'arresto (avvenuto il 27 luglio 2001 a Maiduguri), confessò 51 omicidi commessi in sette anni (dal 1994, all'età di 6 anni); tra le vittime ci sarebbe suo padre.
All'arresto era stata correlata all'omicidio di Ibro Joseph, un bambino di due anni.
La Jummai disse di appartenere ad una setta religiosa che aveva base a Lagos e che cominciò a uccidere dopo che entrò nel gruppo; disse poi che alla setta servivano organi umani (occhi, cuore). Era stata arrestata tre volte in passato: dopo che diede fuoco ad una casa, dopo che litigò con la madre e buttò una ragazza in una fossa. La polizia stabilì che Jummai aveva realmente ucciso e sepolto Ibro; una persona chiamata Michael Ashade Akinona venne successivamente arrestata con l'accusa di avere partecipato agli omicidi; in casa sua trovarono oggetti che facevano presumere attività occulte.
Non si conosce il vero totale degli omicidi: l'unica vittima realmente accertata è il piccolo Joseph Ibro.

Felicia Blakely e Ameshia Ervin erano due prostitute che, nel 2002, uccisero tre vittime ad Atlanta e a Clarkston. Avevano avvicinato tre clienti di sesso maschile con la scusa di un rapporto sessuale a pagamento, li avevano portati nei loro appartamenti per poi derubarli e giustiziarli con un'arma da fuoco. Il loro modus operandi ricorda vagamente quello di Aileen Wuornos.Vennero arrestate dopo che rapinarono un ristorante il 24 agosto 2002.

Aino Nykopp-Koski, nata come “Aino Kerttu Annikki”, era un'infermiera finlandese che, tra il 22 giugno 2004 e il 25 febbraio 2009, avvelenò dieci pazienti anziani con sedativi e oppiacei a Helsinki; cinque di essi, di età compresa tra 70 e 91 anni, morirono. Lavorava sia negli ospedali sia nelle case. In passato aveva avuto condanne per quattro furti e due imputazioni per possesso di droga.
Arrestata nel marzo 2009, a partire dal dicembre 2010 venne processata alla Corte Distrettuale di Helsinki. Sebbene si fosse dichiarata innocente, il 14 maggio ebbe una condanna al carcere a vita per i delitti, cinque tentati omicidi e tre assalti con aggravanti. Aveva circa 60 anni. Fu riconosciuta pienamente colpevole delle sue azioni, sebbene soffrisse di un disturbo antisociale di personalità. Il movente non è mai stato chiarito.
La killer nell’autunno 2011 si è appellata contro la sentenza, ma le è stata confermata il 29 marzo 2012.

Juana Barrazza (Juana Dayanara Barraza Samperio) è una assassina seriale messicana, nota popolarmente come la Mataviejitas ("ammazzavecchiette").










Shirley Winters (nata il 27 febbraio 1958) è un'assassina ed incendiaria di New York. Fra le sue vittime c'era suo figlio di 5 mesi, Ronald Winters III, nel 1980; e Ryan Rivers, di 23 mesi, nel 2007. E' stata anche sotto inchiesta per la morte, nel 1979, di altri due suoi bambini più grandi e di tre bambini di un amico.
Prima della morte di Ronald, la Winters aveva perso, nel 1979, altri due figli, Colleen e John Winters, rispettivamente di tre anni e di 20 mesi, nell’incendio della cabina di famiglia sul lago di Hyde, vicino a Watertown: sul momento la causa dell'incendio fu individuata in un difetto elettrico; i corpi di quei bambini furono riesumati nel marzo 2007, insieme a quello Ronald III: l' autopsia dimostrò che sia Colleen che John avevano subito ferite alla testa prima dell’abbruciamento.
Il giorno prima c'era stato un incendio in casa di un amico della Winters, nei pressi di Hermon, New York, in cui erano morti i tre bambini di lui: le autorità di St. Lawrence County riaprirono l’indagine.
La Winters è stata coinvolta in 17 incendi, dopo quello del 1979, per nove dei quali è stata stabilita l’origine dolosa; si è dichiarata colpevole per due incendi  del 1981, e per un altro del 1997, in cui era andata a fuoco la casa di sua madre: ha trascorso otto anni in carcere ed è stata rilasciata nel 2005.
Un altro incendio si verificò, il 12 novembre 1989, in una casa in cui la Winters si trovava a Siracuse con i suoi tre figli: si salvarono la figlia di 4 anni ed il figlio di due, ma si persero le tracce del figlio di 5 anni.
Inizialmente, la morte di Ronald, il 21 novembre 1980 ad Otisco, New York, fu considerata un caso di sindrome di morte improvvisa del lattante (SIDS): ma dopo il corpo venne riesumato ed  il 28 marzo 2007 la madre fu accusata di omicidio di secondo grado.
L'ultima riapertura delle indagini è stata avviata dopo che Rivers Ryan era annegato in una vasca da bagno a casa dei suoi nonni, durante una visita della Winters, il 28 novembre 2006 in St. Lawrence County, New York: il 21 aprile 2008, la Winters è stata dichiarata colpevole di omicidio colposo. Secondo i termini del patteggiamento, ha anche accettato di dichiararsi colpevole di omicidio colposo, davanti alla Corte di Onondaga County, per la morte di Ronald III, soffocato nel 1980. E’ stata condannata a circa 20 anni per il caso Rivers, ed a 25 anni per il caso Ronald III; le condanne sono da scontare contemporaneamente, e potrà beneficiare della libertà condizionata dopo aver scontato 17 anni. E’ detenuta al Bedford Hills Correctional.
fonte
Ricerche storiche e traduzione: Santiago G.

Io non so per quale irrazionalità collettiva gli uomini occidentali abbiano introiettato la fandonia femminista, secondo cui essi avrebbero un debito millenario e inestinguibile verso le donne: debito che deriverebbe da un indimostrato saldo, a loro sfavorevole, fra i soprusi inflitti e quelli patiti, fra i benefici arrecati e quelli ricevuti.
Quando le femministe vengono invitate a dimostrare che la condizione delle donne occidentali negli ultimi 40 anni sia complessivamente più penosa di quella maschile, non riescono a fornire dati ed argomenti convincenti e inoppugnabili: allora finiscono generalmente per appellarsi ad un passato ancora più nebuloso e indimostrabile; e non si capisce come non ripugni al senso morale degli uomini la teoria femminista secondo cui il debito presuntivamente contratto dalle passate generazioni maschili dovrebbe trasferirsi alle attuali.
Mi chiedo: come possono gli uomini occidentali non capire ciò che perfino un ragazzo - purché non plagiato dalla vulgata - intuisce: e cioè che le tesi femministe sono maldestri (ma almeno espliciti) pretesti per mascherare un'innata avversione femminile che cova da millenni (e che perciò anche le donne non-occidentali cominciano a manifestare, via via che vanno realizzando l'autarchia economica)?
E me ne do una sola possibile spiegazione: essi intuiscono la verità, ma è per loro troppo dolorosa da accettare razionalmente.
Dunque, quell'assunzione di colpa immeritata, di cui dicevo all'inizio, può a sua volta spiegarsi come estremo e inconscio "omaggio" che gli uomini tributano alle loro detrattrici: al pari dei sacrifici che gli antichi, terrorizzati da una qualche catastrofe, offrivano d'istinto agli Dei per placarne l'ira, potendo a malapena supporre quale fosse il misfatto che l'aveva scatenata.
Ma - va da sé - non troverete un solo uomo occidentale disposto ad ammettere pubblicamente questa triste condizione individuale e collettiva: la loro comprensibile dignità, infatti, è più convenientemente preservata spacciando quest'oscuro fardello, accollato loro, per virile e leale assunzione di responsabilità. Un onere senza onore.


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