24 ottobre 2011

aggiornamento del 6 novembre 2012

(Adnkronos) E' stata condannata ad otto anni e 4 mesi di carcere l'ex poliziotta di 45 anni accusata di aver assoldato due uomini per uccidere l'ex marito. La sentenza, in abbreviato, e' arrivata ieri.
Secondo la ricostruzione dell'accusa, sostenuta dal pm Stefano Demontis, l'ex dipendente della polizia addetta al servizio tecnico delle telecomunicazioni in via Veglia a Torino, dopo aver perseguitato per anni l'ex marito (e' stata gia' condannata per stalking in appello a due anni di carcere in un altro procedimento), aveva poi assoldato due uomini per mettere in pratica le sue minacce di morte. I pedinamenti e le minacce andavano avanti dal 2007.
L'uomo, oggi 48enne, era poi stato aggredito con una mazza da baseball da sconosciuti nel garage sotto la casa della fidanzata il 24 ottobre 2011, ma era riuscito a reagire e si era salvato. La Polizia, coordinata dal pm Stefano Demontis, avevano poi approfondito l'aggressione: dalle indagini era emerso che la donna aveva contattato un conoscente, italiano, chiedendogli di trovare qualcuno per uccidere l'ex marito. Cosi' aveva poi ingaggiato un brasiliano, irregolare e disoccupato, a cui aveva promesso 8mila euro perche' facesse fuori l'ex marito.

10 gennaio 2012 - Per anni ha reso la vita dell'ex marito e della nuova compagna di lui un incubo con minacce, pedinamenti, appostamenti, gomme bucate, danneggiamenti e ingiurie di ogni tipo. Non bastava però ad una dipendente della polizia addetta al servizio tecnico delle telecomunicazioni in via Veglia, aver già ricevuto una condanna a un anno e otto mesi per percosse e lesioni e maltrattamenti, una denuncia per falso in atto in atto pubblico (si era persino inventata di essere di nuovo incinta), e un nuovo processo per stalking che ieri la vedeva alla sbarra e che le aveva causato la sospensione dal servizio. L'odio verso il padre dei suoi tre figli non si è mai placato. Ed è arrivato fino a spingerla a mettere in pratica le minacce di morte: ha assoldato due uomini per uccidere l'ex compagno. Ora la procura ha scoperto che era proprio lei la mandante, e la donna è stata arrestata con l'accusa di tentato omicidio.
Il 24 ottobre scorso l'ex marito ha subito una aggressione nel garage sotto casa della fidanzata, in corso Trapani: si è salvato per un soffio. Mentre stava chiudendo la serranda del box, qualcuno l'ha colpito alla nuca con una mazza da baseball. Lui è caduto a terra, e con la vista annebbiata per la botta ricevuta ha fatto appena in tempo a scorgere un uomo che stava per dargli un'altra mazzata. Istintivamente ha alzato il braccio che si è frantumato per il colpo, ma è così riuscito a proteggersi la testa. Forse l'arrivo di qualcuno ha fatto scappare l'aggressore e il suo complice che faceva da palo e teneva bloccata la fotocellula del garage.
La vittima è stata poi ricoverata e ha subito due operazioni, una alla testa per il trauma cranico, e l'altra al braccio. Ma che fosse un tentativo di rapina andato male, agli investigatori non sembrava possibile. Il pm Stefano Demontis, già titolare del procedimento per stalking, ha immediatamente intuito che dietro quell'aggressione potesse esserci proprio la donna che stava processando.
E le indagini del commissariato San Paolo coordinate dal dirigente Elena Manti hanno infatti accertato che l'ex poliziotta aveva chiesto a un suo amico, impiegato italiano, di trovare qualcuno per far fuori l'ex marito: era stato così assoldato per la cifra di 8.000 euro un brasiliano, senza lavoro e senza permesso di soggiorno. I tre, che hanno già confessato, il 19 dicembre sono stati arrestati.
Ieri in aula il giudice Paolo Gallo ha ascoltato la drammatica testimonianza dell'ex marito: un lungo elenco di danneggiamenti - per 19 volte la donna ha bucato le ruote dell'auto a lui e alla compagna - di minacce, ingiurie e pedinamenti. "Ad aprile del 2009 - ha raccontato l'uomo - mentre eravamo all'ospedale Regina Margherita perché una delle nostre figlie si era rotta il gomito, mi ha detto che aveva trovato le persone giuste per farmi fuori: mi disse "ti faccio ammazzare, finirò in carcere perché mi daranno l'ergastolo". Il 24 ottobre ha messo in atto i suoi propositi".
Il processo vede l'ex dipendente della polizia accusata di aver commesso atti di stalking da febbraio del 2009 e luglio del 2009: oltre ad aver cosparso di benzina e dato fuoco al pianerottolo davanti a casa della compagna dell'ex, e aver danneggiato quattro auto e un camper, si era inventata di essere rimasta di nuovo incinta del marito ma che a causa sua aveva abortito: "Diceva a me e alle mie figlie che ero un assassino di bambini".
link alla notizia:
http://torino.repubblica.it/cronaca/2012/01/10/news/poliziotta_accecata_dalla_gelosia_minaccia_e_fa_pestare_il_marito-27840308/


10 gennaio 2012 - Non le bastava essere sotto processo per stalking ai danni dell’ex marito, l’essere già stata condannata ad un anno e 8 mesi per percosse, molestie telefoniche e maltrattamenti estesi alla nuova fidanzata dell’uomo e per aver «certificato» una falsa gravidanza. Ha pure cercato di farlo uccidere da due sicari. E’ una dipendente della polizia, sospesa dal servizio tecnico che svolgeva alle «telecomunicazioni» di via Veglia ed è stata sposata con la sua vittima per 14 anni. A metà dicembre l’hanno arrestata con i complici, hanno confessato tutti. La notizia è passata sotto silenzio sino a ieri, quando, in aula, la vittima di anni di persecuzioni ha raccontato il suo calvario: «Mi sono salvato perché, dopo essere stato colpito la prima volta alla nuca, mentre cadevo in ginocchio e la vista mi si annebbiava, ho alzato istintivamente il braccio per proteggermi e ho urlato a squarciagola».
E’ la sera del 24 ottobre scorso. L’uomo è separato dal 2007: è stata lei a lasciarlo, aveva iniziato una storia sentimentale con un altro. E sempre lei aveva chiesto la separazione, ottenendo inizialmente l’affidamento delle tre figlie (è per loro che raccontiamo questo strano caso senza nomi e cognomi). Ma da quando l’ex marito comincia a frequentare un’ex compagna di università su di lui si abbatte l’odio perfetto di una furibonda donna che non avrebbe avuto motivo di vendicarsi. E’ un crescendo: dal febbraio 2009 al luglio 2010 la donna buca 19 pneumatici dell’auto del marito, irrompe nell’esercizio commerciale dell’uomo con raffiche di insulti equamente ripartiti fra lui, la fidanzata e l’ex suocera...
I suoi raid si estendono ai muri dei palazzi dei tre nemici e al camper dell’ex consorte, parcheggiato sotto casa. Armata di bombolette spray riempie i paraggi ddi scritte offfensive. Era ancora il meno per chi, uscendo di casa, si vedeva occhieggiare dai muri riferimenti chiari e precisi alla propria vita privata. Non si sente il bisogno di dettagli. Tanto più che il peggio viene dopo, quando la moglie separata tenta di dar fuoco alla porta di casa della «rivale», ma possiamo definire così la poveretta rimasta stoicamente al fianco del fidanzato? Misteri della gelosia post-matrimoniale che ti portano a sospettare della personalità di questa particolare stalker. «Anch’io ero tentata dalla spiegazione più semplice - osserva l’avvocato Cristina Trabucco, parte civile per il marito - che, cioè, la signora non fosse del tutto in sé, ma poi l’ho vista così battagliera all’udienza precedente e ho cominciato a dubitare dei miei dubbi».
Nel frattempo, il 19 dicembre la quasi poliziotta e i suoi sicari, l’amico del cuore e un morto di fame brasiliano, vengono arrestati dal commissario Elena Manti dopo un’indagine serrata sui tabulati telefonici del terzetto e successive intercettazioni. Di fronte al pm Stefano Demontis vien subito fuori la verità: il brasiliano ha accettato di far fuori l’ex marito per 8 mila euro. I due sicari furono pilotati in corso Trapani, di fronte ad uno di quei palazzoni che hanno un passo carraio con cancello elettrico per scendere nei box condominiali. Sapevano che la loro vittima era a cena dalla fidanzata.
Quando l’uomo sbuca con l’auto dal garage e ne discende per abbassare la porta basculante del box, il brasiliano scatta impugnando una mazza da baseball. E lo colpisce alla nuca. Par di vederli: il braccio alzato della vittima, la mazza che lo spezza. Forse 8 mila euro non bastano per perfezionare l’aggressione e l’urlo di dolore fa scappare come una lepre il killer. Seguito dal complice che si era fermato al cancello, una mano sulla cellula fotoelettrica del meccanismo di chiusura. Due anni fa, la donna aveva avvertito il marito: «Ho trovato chi ti farà fuori per me. Mai spenderò meglio 20 mila euro».


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