25 novembre 2011

«Scusate ho bisogno di soldi...» [come se i rapinatori maschi agissero per sport... - n.d.r.]. Una frase semplice, che quasi intenerisce [il giornalista l'avrebbe scritto se l'avesse pronunciata un uomo?.. - n.d.r.].
Se non fosse che, mentre la pronunciava, era con il volto travisato, come un rapinatore «vero» [ERA una rapinatrice vera - n.d.r.], e con una pistola in mano, come il peggiore dei malviventi. Quando il dramma di un’economia domestica in lacrime sfocia nella delinquenza [mai scritto, da parte di un giornalista, un commento compassionevole sull'economia domestica di un rapinatore uomo - n.d.r.].
Protagonista della vicenda, tanto singolare quanto purtroppo attuale, una donna di 44 anni residente a Bovisio Masciago. Che proprio nella sua città ha deciso di cercare le risorse per portare avanti la famiglia, i due figli [mai un giornalista s'è peritato di indagare se i rapinatori uomini avessero figli da mantenere].
Dopo aver probabilmente tentato tutte le strade lecite, un brutto giorno ha deciso di vestire i panni della rapinatrice, per disperazione [invece gli uomini lo fanno per sport... - n.d.r.].
Tutto comincia sabato 19, quando prende il coraggio a quattro mani e mette nel mirino un supermercato di via Desio. Entra, con il volto coperto da sciarpa e occhialoni da sole.
Estrae la pistola (una lanciarazzi, ma molto simile a una pistola vera), minaccia i cassieri e porta via circa 600 euro. Prima di scappare, però, si lascia andare alla malinconica confessione, «scusate, mi servono...».
Martedì, poi, ci riprova. Evidentemente il primo bottino non le è sufficiente per le sue incombenze, visto che non ha un lavoro. Intorno alle 11 fa irruzione con lo stesso look da una parrucchiera di via Roma, in pieno centro. Ha acquisito più determinazione, non ha timori. Ma le urla della titolare e di qualche presente la convincono a lasciare perdere. Però, non demorde e un’ora dopo si rivolge a un altro supermercato, ritenendoli obiettivi più facilmente raggiungibili: l’azione, in via Nazionale dei Giovi, è sempre la stessa, ma anche in questo caso viene messa in fuga.
Dal negozio parte l’allarme ai carabinieri, mentre in città si sparge la voce di questa donna armata in giro. I militari si fiondano nella zona, avviano le indagini e individuano una possibile autrice, in base alle descrizioni e alle informazioni acquisite. Poco dopo capiscono che si è rifugiata a casa di alcuni amici, ignari delle sue recenti performance. Così, fanno irruzione. Lei si fionda giù dal secondo piano dal pluviale, ma viene acciuffata e portata in carcere a Monza. Dove confessa.
di Alessandro Crisafulli
link alla notizia:
http://www.ilgiorno.it/monza/cronaca/2011/11/25/625975-soldi.shtml


Nessun commento:

Posta un commento