23 novembre 2011

Lo denuncia per violenza sessuale, lo trascina a processo. E una volta in aula ritratta: «Mi sono inventata tutto. In quel periodo mi ero innamorata di un altro uomo, volevo avere la mia libertà e non sapevo come fare per separarmi». E per Pasquale Moriello, 40enne di Barbariga, alla sbarra per colpa della moglie fedifraga e accusatrice, ieri è arrivata una sentenza di assoluzione.
La donna, però, ha rimediato una denuncia per calunnia. Nei guai anche la sua ginecologa, un medico di un ambulatorio di Iseo che aveva avvalorato la sua versione, indagata per falso ideologico. La vicenda risale al 2005. Solo 5 anni dopo è approdata in Tribunale.
La donna, in crisi col marito, dopo un periodo di litigi e discussioni accese con Moriello, ex commerciante ora disoccupato, la notte tra il 31 luglio e il primo agosto 2005 si presentò al pronto soccorso dell’ospedale Civile di Brescia lamentando forti dolori al ventre. I medici le refertarano alcuni giorni di malattia.
L’indomani, appunto primo agosto, si recò dalla dottoressa che l’aveva seguita anche in gravidanza e ne uscì con un certificato. Sul quale furono messe nero su bianco “lesioni ragadiformi” e “ecchimosi” all’apparato genitale e una denuncia di abuso da parte della paziente.
Trascorrono cinque anni e per il presunto violentatore viene istruito un processo dibattimentale. Ma, sorpresa, dopo un paio di udienze (siamo a maggio 2011) la protagonista si produce in un coup de theatre con la corte presieduta da Roberto Spanò. Libera il marito dall’accusa, mettendo però nei guai la dottoressa: «Non mi aveva visitata».
Il Pm Lara Ghirardi dopo essersi espressa per il proscioglimento dell’imputato ha chiesto la trasmissione degli atti alla Procura relativamente alle due donne.


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