19 settembre 2011

'Linea dura' della Cassazione - che ha detto 'no' all'affidamento in prova e sí alla permanenza in carcere - nei confronti di una giovane madre milanese che "dopo la maternità vissuta come completamento della sua personale scala di successi (matrimonio, lavoro, prima casa), aveva volto in rabbia e aggressività la frustrazione patita alle prime difficoltà nella cura della sua neonata".
La madre "egocentrica" aveva maltrattato e riempito di botte la piccola di pochi mesi, tanto da "procurarle lesioni gravissime" e "danni permanenti". La donna era stata condannata a sei anni di reclusione, tre dei quali coperti dall'indulto, e aveva chiesto di essere affidata ai servizi sociali. Ma il Tribunale di Sorveglianza di Milano, lo scorso novembre, non aveva accolto la sua richiesta rilevando che un simile comportamento non era addebitabile ad "eventuali situazioni di emarginazione sociale o di disoccupazione" e che, dal processo, era risultato che quella violenza era scatenata dall'egocentrismo della donna.
Marta S. (36 anni), avevano scritto i giudici di merito, come ricorda la Cassazione nella sentenza 33770, aveva un "atteggiamento sconcertante" mirato a "mimetizzare le proprie responsabilità, con una considerazione distaccata dei fatti, quasi che interessassero altra persona". Per questa ragione era stata esclusa una valutazione favorevole al suo inserimento in un percorso di "rieducazione", in quanto "la misura alternativa poteva essere vissuta ancora una volta in chiave di deresponsabilizzazione".
La Suprema Corte ha ritenuto "congruamente" motivato il 'no' all'affidamento in prova. Marta S., tra l'altro, "nonostante lo stato di possidenza e il benessere economico" non aveva versato nemmeno un centesimo della provvisionale di centomila euro cui era stata condannata. Invece, accogliendo, il parere della Procura della Cassazione, i supremi giudici hanno suggerito alla magistratura di sorveglianza di valutare la concessione della semilibertà che consentirebbe alla donna di andare a lavorare rientrando la sera in cella.
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