1 ottobre 2015

Milano - Dopo separazione, giudici affidano bimba alla madre: che la uccide
16 gennaio 1992 - "Carmen era seduta sul letto, con Carole in braccio. Non la voleva lasciare. Ho dovuto prenderle la bimba con la forza, strappargliela. Ho tentato di farle la respirazione bocca a bocca ma non è servito. Abbiamo chiamato subito l' ambulanza. Mi hanno detto che non ce l' ha fatta".
Giancarlo Castellazzi non riesce a darsi pace. Nell'appartamento vicino al suo, all'ottavo piano di una palazzina all'inizio di via Veneziano, ieri sera la piccola Carole, un anno e mezzo tra meno di un mese, è morta. Tutto lascia pensare che a soffocarla sia stata la madre, Carmen Ferigo, una donna di ventinove anni che da mesi soffriva di distrurbi psichici e che, in agosto, aveva rotto col marito, sposato pochi mesi prima. "Al padre, l' avvocato Giampaolo Ferigo - spiega la signora Castellazzi - la ragazza ha ripetuto "l'ho uccisa io, l'ho uccisa io". E a chi è arrivato nell'abitazione all'ultimo piano, alle sei e mezzo di ieri sera, la donna avrebbe detto che la bambina stava male, tossiva, e lei l'aveva aiutata a morire.
Poi si è sentita male, l'hanno portata al Policlinico dove la piccola era giunta poco prima senza vita e dove si è precipitato anche il padre. Carmen è stata visitata da un medico della divisioni psichiatrica, è in stato di fermo e il magistrato di turno ha annunciato "provvedimenti imminenti" prima dell'autopsia che accerti definitivamente le cause della morte della bimba, molto probabilmente soffocata.
Il padre è arrivato subito all'ospedale di via Francesco Sforza, sconvolto, distrutto dal dolore. Ha spiegato che la moglie da tempo si comportava in modo strano e che si erano lasciati in attesa di avviare le pratiche legali per la separazione. "Ci siamo divisi in agosto - fatica a raccontare Raimondo Palermo, 29 anni come la moglie e un lavoro come guardia in un'agenzia di investigazioni - lei non stava molto bene, aveva dei disturbi". Così, il 5 dicembre dell'anno scorso, si è deciso a presentarsi a un giudice del Tribunale dei minorenni per raccontare tutta la storia e confessare le proprie preoccupazioni per la figlia, chiedendo che fosse tolta alla moglie e venisse affidata a lui.
Nell'appartamento di via Veneziano è rimasto il padre, un legale di 66 anni che si occupa da tempo di problemi e cause di zingari, incapace di spiegarsi la tragedia e cui manca ormai la forza di aggiungere parole che aiutino a capire cosa sia potuto accadere. La figlia si era fatta rivedere a casa, con la nipotina, martedì mattina. Lui e la moglie erano usciti, ieri, dopo pranzo. Quando sono tornati per Carole non c'era più nulla da fare. "Ci hanno chiamato - racconta la vicina del pianerottolo - mio marito ha cercato di fare il possibile per far respirare la bambina ma non c'è riuscito. Io ho chiesto a Carmen "cosa hai fatto. Perchè?" Ma lei aveva lo sguardo fisso, assente. Credo che nemmeno adesso si renda conto di quello che ha combinato". La signora, come molte altre inquiline dello stabile, la ragazza cresciuta al Corvetto con i suoi coetanei la conosce da sempre. "E' laureata in giurisprudenza, come il padre - dice la signora Castellazzi - Si era sposata a marzo, due anni fa, e aspettava già Carole che è nata dopo pochi mesi. Poi ha avuto dei problemi con il marito. E ieri è tornata dai genitori. Per un po' di tempo ha lavorato, credo, però non so cosa facesse adesso".
Di certo non stava bene, era dimagrita. "Trasparente, quasi denutrita, probabilmente mangiava pochissimo o aveva dei problemi di salute", ripetono in via Veneziano. "Sembrava a digiuno da giorni - continua la signora Castellazzi - la crisi più grave è cominciata ad agosto. Carmen è stata ricoverata in ospedale, mi hanno detto. Quando le parlavo sembrava che lei non capisse. Le ho chiesto "da quanti giorni non mangi" e lei ha risposto "non lo so". Lei ha pochi dubbi, pensa a un gesto di follia. Gli altri vicini di casa hanno poco da aggiungere. Una studentessa che abita con delle compagne di corso ha sentito solo le sirene. E si è ricordata che poche ore prima, l'altra mattina, per le scale si erano sentite delle urla.
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USA - Il marito la lascia, lei uccide i quattro figli
26 ottobre 1997Susan Eubanks aveva commesso l'impensabile quando aveva sparato e ucciso i suoi quattro figli, in stile esecuzione, nella sua casa in California.
Brandon, Austin, Brigham, e Matteo avevano, 14, 7, 6, e 4 al momento della loro morte. Poi ella aveva rivolto la pistola su se stessa, sparandosi nello stomaco.
Cinque giorni dopo gli omicidi, Susan era stata accusata di quattro capi di omicidio di primo grado. Nel suo processo c'erano accuse di abusi sui minori e si è parlato di vendetta contro il suo ex-marito.
Essendo stata riconosciuta colpevole per quattro capi di imputazione per omicidio di primo grado, Susan Eubanks era stata condannata alla pena di morte.
Un mese dopo la sua condanna, ha dichiarato che amava i suoi figli, ma sentiva che sarebbero stati meglio da morti. Ha detto che ha ucciso i suoi ragazzi come ultimo atto d'amore in un omicidio-suicidio tentato.
Al momento della condanna, aveva citato i fattori che avevano influenzato le sue azioni, compresi i genitori alcolizzati, la depressione e una cattiva terapia per la sua salute mentale: il giudice , tuttavia, ha deciso che la motivazione di base della Eubanks era il suo profondo odio contro l'ex-marito.
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GB - Madre lesbica, lasciata, per vendetta uccide il figlio
8 marzo 1998 - Una tragedia. E' finita cosi' la storia di due lesbiche inglesi che hanno messo al mondo un figlio con gli spermatozoi di un amico e hanno poi cercato di crescerlo nell'inconsueta famiglia. Quando e' stata abbandonata dalla compagna la madre biologica ha perso il controllo: ha preso il piccolo, lo ha annegato nella vasca da bagno e gli ha stretto una corda attorno al collo per essere proprio sicura che fosse morto.
Carol Stokes - questo il nome della madre processata per infanticidio - ha 32 anni e si era innamorata di Colleen O'Neil nel 1994, dopo averla conosciuta tramite un annuncio di giornale per "cuori solitari" ("Signora tranquilla vuole incontrare una donna amichevole"). Carol e Colleen hanno messo su casa vicino a Cardiff, la capitale del Galles, e a un certo punto hanno sentito il forte bisogno di un figlio a completamento del loro menage. Si sono rivolte allora a un amico sposato, che ha prestato volentieri il suo sperma per l'inseminazione artificiale di Carol. E' nato un bel maschietto, Lewis, e tutto e' filato liscio fino a quando l'amore tra le due donne non si e' spento.
Carol non ha sopportato la rottura, consumata nello scorso ottobre, e una settimana dopo ha preso il figlio di sedici mesi e l'ha soffocato nell'acqua. "Quando mi hanno detto che avrebbero avuto un figlio assieme - ha raccontato in aula Ethel Stokes, madre dell'imputata - rimasi inorridita ma non riuscii a far cambiare idea a mia figlia. Era felice quando trovo' un amico per l'inseminazione, ma capii che non poteva funzionare.
Quando Lewis nacque, Coleen era al settimo cielo e in ospedale si mise a danzare e canto': "sono padre, sono padre". Ethel Stokes si e' detta convinta che "se Carol avesse avuto un rapporto stabile e normale con un uomo la tragedia non sarebbe successa".
Per Carol Stokes il tribunale di Cardiff ha ieri ordinato il ricovero a tempo indeterminato in un ospedale psichiatrico. Ha infatti preso atto che dopo il parto la donna aveva perso in parte la capacita' di intendere e volere in seguito a una grave forma di depressione e in un'occasione cerco' di uccidere se stessa e il bambino con le scariche elettriche. L'avvocato difensore ha insistito sul tasto che i servizi di assistenza sociale hanno una certa responsabilita' nel dramma: avevano inserito Lewis in una lista di bambini a rischio, ma non sono poi intervenuti come avrebbero dovuto.

Firenze - "Piuttosto che l'abbia lui, preferisco ucciderla a bastonate"
23 aprile 2000

Corsico (MI) - Picchia la figlia che vuol andare a vivere col padre
3 maggio 2001 - Picchiata e minacciata continuamente dalla madre perché lei, a 16 anni, voleva andare a vivere con il padre che si stava separando dalla mamma. Teatro delle percosse un alloggio popolare di Corsico, in corso Garibaldi. Come tutte le altre volte, anche sabato scorso sono stati i vicini di casa che, sentendo le grida della ragazzina, hanno chiesto l' intervento dei carabinieri. Quando i militari hanno bussato alla sua porta, la donna ha cercato di impedire loro di entrare in casa minacciandoli con un coltello da cucina. Per questo sabato la madre, L. P., casalinga di 45 anni, è stata arrestata per resistenza e minacce a pubblico ufficiale e maltrattamenti. Non era la prima volta che i militari si presentavano nella casa di corso Garibaldi per le segnalazioni di maltrattamenti, ma dopo l' ultimo episodio il Tribunale dei Minori è intervenuto per mettere fine a quella situazione: la sedicenne ora è stata affidata al padre.

Turbigo (MI) - Madre si uccide con il figlio di 2 anni perché il padre ne chiedeva l'affidamento
18 dicembre 2003 - Una donna si è tolta la vita assieme al figlio di due anni e mezzo gettandosi nelle acque del canale artificiale che alimenta la centrale idroelettrica Enel di Turbigo, in provincia di Milano. I due sono morti annegati.
L'allarme è scattato stamattina alle 9,30, quando un operatore della centrale ha notato i corpi incagliati nelle griglie che fungono da filtro per l'alimentazione idrica del sito industriale.
Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, i vigili urbani di Turbigo e i Carabinieri della stazione di Castano Primo.
I vigili del fuoco hanno ripescato nelle acque del canale anche uno zainetto del bambino, con oggetti didattici utilizzati negli asili nido, mentre nelle vicinanze del corso d'acqua è stata ritrovata l'auto della donna.
Le indagini successive al ritrovamento dei due corpi hanno confermato quello che in un primo momento era sembrato un sospetto, il suicidio.
La donna da qualche tempo non viveva piu' con il marito e proprio nei giorni scorsi erano state avviate le pratiche per la separazione. Pare che soffrisse di disturbi nervosi per i quali era da tempo in cura.
I carabinieri hanno anche accertato che il marito della donna aveva presentato, proprio ieri sera, una denuncia di scomparsa.
L'uomo era andato a vivere a pochi chilometri di distanza dalla famiglia: in casa con la donna in questo periodo si erano trasferiti i suoi parenti.
Ieri pomeriggio l'uomo e' andato a trovare il figlio, come faceva regolarmente. La moglie non c'era e neppure il bimbo.
Dopo aver atteso per qualche tempo ha tentato di contattare la moglie sul telefono cellulare, senza risposta. Ha telefonato ad alcune amiche per sapere se l'avessero vista. Anche i familiari della donna, non hanno saputo fornirgli spiegazioni.
Alle 21 ha deciso di recarsi dai carabinieri per segnalare la scomparsa della moglie e del figlio, fornendo alcune indicazioni come il tipo di auto con la qualche la donna si era allontanata da casa, una Panda di colore blu. La stessa che stamattina i carabinieri hanno ritrovato vicino le sponde del corso d'acqua.
20 dicembre 2003 - «Il giudice si riserva la decisione». Martedì scorso, in una stanza al sesto piano del tribunale di Milano, si svolge una scena come tante: davanti al giudice Serena Baccolini ci sono un uomo e una donna, due coniugi protagonisti di un matrimonio ormai finito.
I due hanno un bambino di due anni e mezzo. La madre vuole continuare a tenerlo con sé. Il padre chiede che sia assegnato a lui. La decisione del giudice si sarebbe dovuta conoscere lunedì prossimo, ma è una decisione che ormai non serve più a nulla.
Quelle parole, «il giudice si riserva», devono essere girate a lungo, come un incubo, nella testa della madre: l'incubo di perdere il bambino, di vederlo affidato all'ex marito.
Il giorno dopo l'udienza, la madre ha preso con sé il bambino, l'ha fatto salire sulla sua Panda. E insieme a lui si è andata a buttare in un canale artificiale che alimenta la grande centrale elettrica di Turbigo, a venti chilometri da Milano. I corpi di madre e figlio sono stati ripescati ieri mattina dagli operai della centrale, dopo che il padre aveva denunciato ai carabinieri la loro scomparsa. Lei si chiamava Laura, il bambino Leonardo.
Chi la conosceva racconta un' esistenza sempre sul filo dell'esaurimento nervoso e dell' anoressia, una vulnerabilità di fondo che aveva portato a crisi anche profonde, a ricoveri, a terapie. Mai un lavoro stabile, mai un progetto duraturo. Neanche il matrimonio con Bruno, quattro anni fa, né la nascita di Leonardo erano riusciti a sollevare Laura dal vortice delle sue debolezze. Il matrimonio si era sfilacciato, qualche mese fa era arrivata la separazione di fatto. Leonardo era rimasto a vivere con la madre e i nonni.
Ma nell'istanza di separazione depositata poco dopo in tribunale, il padre chiedeva che fosse affidato in via esclusiva a lui, proprio sulla base della instabilità nervosa della moglie: è così che si arriva all'udienza decisiva, quella di martedì scorso.
«Un clima sereno - giura Laura Viviani, l' avvocato della donna - in cause di separazione siamo abituati a vedere ben di peggio. La signora era tranquilla, padrona di sé. D' altronde in quell' udienza non si è mai parlato di toglierle l'affidamento del bambino, ma solo della frequenza con cui il padre avrebbe potuto vederlo. Nulla che potesse scatenare una tragedia».
«Se solo avessi immaginato una cosa del genere - dice l'avvocato del marito, Enrico Candiani - sarei andato personalmente a portare via il bambino alla signora, infischiandomi delle conseguenze». Invece nulla fa presagire nulla.
In aula viene sentito uno psicologo che dice che la signora sta facendo dei progressi. Il giudice chiude l'udienza. Bruno saluta Laura: «ci vediamo domani alle quattro, passo a salutare Leonardo».
Ma l' indomani, quando l'uomo bussa alla casa della moglie, in casa ci sono solo i nonni. Laura è uscita con il bambino, dopo avere messo i giochi preferiti di Leonardo in uno zainetto e dicendo ai genitori che andava a trovare un' amica. Bruno chiama la moglie, il cellulare squilla a vuoto. Alle nove, l'uomo si rivolge ai carabinieri.
«Una cosa è certa - dice con voce rotta dall'emozione l'avvocato Viviani - ed è che mai nessuno aveva nemmeno ipotizzato che la signora potesse fare del male a suo figlio».
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Sumirago (VA) - "Il figlio non te lo lascio" e tenta d'impiccarlo
8 gennaio 2005Due corde legate a una trave. Due cappi. A uno era appesa una donna di 36 anni. Una madre. L' altro era vuoto. Questo si sono trovati davanti mercoledì mattina i carabinieri di Gallarate entrando in una casa, una costruzione semplice, bassa, a Sumirago, vicino all'aeroporto della Malpensa. Era la casa di una giovane che dopo la separazione viveva sola con il figlio.
«Una ragazza triste, spesso depressa. Non riusciva a sopportare la solitudine», dicono a bassa voce in paese. Due corde, niente di più. Da questo elemento gli investigatori dovranno capire il mistero della fine di una vita: perché la donna si è ammazzata? E soprattutto, la giovane ha cercato di uccidere anche il figlio oppure dopo aver legato la seconda corda al soffitto ha rinunciato e si è impiccata? Il segreto della notte di mercoledì lo conosce solo Arturo (lo chiameremo così, 8 anni), perché lui era in casa quando la madre ha deciso di uccidersi.
L'idea forse nasce martedì sera. A cena sono in tre: la madre, Arturo, e il padre. è un incontro importante: dopo aver chiesto la separazione un anno e mezzo fa, la giovane si è pentita. A ottobre aveva mandato all' ex marito un sms che, letto adesso, sembra una richiesta disperata di aiuto e un avvertimento: «Preferisco morire che vivere così. Il figlio no, non te lo lascio». Martedì sera marito e moglie forse parlano di rimettersi insieme. Tentano un accordo non facile. Ma proprio la paura e la speranza spezzano l'equilibrio fragile della donna. Alle otto del mattino dopo, Arturo telefona al padre: «Papà, corri, la mamma si è fatta male. Si è impiccata».
L'uomo, però, vive lontano, non può fare altro che telefonare ai propri genitori. Passano pochi minuti e il nonno di Arturo, suocero della vittima, arriva di corsa: è vero, tutto vero, la nuora si è uccisa. Il corpo ormai è freddo. Ma l'uomo nota la seconda corda, accanto a quella usata dalla donna. Facile immaginare che fosse destinata ad Arturo. Anche perché sul collo del bambino ci sono lividi e graffi evidenti. Ed ecco la prima ricostruzione: la madre decide di morire, ma con il figlio. Prepara le due corde. E poi? Forse Arturo è riuscito a liberarsi e ha chiamato aiuto. Forse è stata la stessa madre a salvarlo, a capire all'ultimo momento quello che stava facendo, e a liberarlo dal cappio che lo stava strozzando.
Arturo racconta la sua verità: «I lividi? Mi sono fatto male due giorni fa, facendo ginnastica con gli amici». Un tentativo di proteggere la madre? Possibile, il padre assicura di non aver visto quei graffi sul collo la sera prima. Adesso i carabinieri e il pm Sabrina Ditaranto stanno indagando.
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Pieve a Nievole (PT) - Il padre chiede l'affido della figlia: la madre uccide lei e se stessa
27 febbraio 2008 - Ha portato sua figlia di nove anni in macchina, da Firenze a Pieve a Nievole, vicino a Montecatini, lunedì notte. Probabilmente ha aspettato che la piccola dormisse, le ha abbassato il sedile, le ha coperto il capo con un giubbotto e le ha sparato con la pistola d'ordinanza. Un colpo solo, alla testa. Poi si è puntata la Beretta in bocca e ha fatto ancora fuoco.
Così un' ispettrice di polizia di Firenze, Cecilia Chilleri, 49 anni, e sua figlia Chiara sono state trovate morte ieri mattina nel piazzale tra l'ufficio postale e una chiesa, in questo paesino del pistoiese fra l'autostrada e la ferrovia. Nella borsa della donna è stato trovato un biglietto per il parroco di Pieve che era il suo amico, il suo confessore: «Caro don Enrico, andremo nella casa del Signore» ha scritto a mano, con una calligrafia minuta e scomposta. Dietro questo omicidio-suicidio c'è la paura di perdere la bambina; ci sono liti, ansie, discussioni che un amore finito si trascina spesso dietro, ci sono avvocati, accuse reciproche, la richiesta dell'ex marito di avere in affidamento la piccola.
E' stato un impiegato, ieri mattina alle 9,30 a dare l'allarme: era andato a prendere la sua auto al parcheggio ed ha visto accanto quella Punto bianca, con il lunotto posteriore sfondato, il vetro in frantumi e dentro il sangue e due persone.
Cecilia Chilleri aveva lavorato alla Digos, poi era passata all'Interregionale. Chiara faceva la terza elementare, a scuola andava bene, il pomeriggio di lunedì era rimasta con le maestre per una lezione di musica, poi era andata a casa con la madre. «Cecilia era una collega seria, un po' introversa, ma precisa, affidabile. Nessuno di noi poteva immaginare...» dice in lacrime un altro poliziotto.
In seguito alla separazione dal marito (anche lui poliziotto, in servizio a Prato) era tornata a vivere nel quartiere in cui era cresciuta, in una zona alla periferia di Firenze, vicino ad una sorella ed al padre (che prima di andare in pensione faceva l'orafo a Ponte Vecchio).
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GB - Uccide le due figlie per far dispetto all'ex marito
22 settembre 2009 - E’ iniziato in queste ore a Cambridge il processo che vede imputata Rekha Kumari-Baker, 41 anni, per l’omicidio delle sue due figlie, Davina e Jasmine, rispettivamente di 16 e 13 anni.
La donna, impiegata in un hotel, ha accoltellato a morte Davina mentre dormiva: in preda ad un raptus l’ha uccisa con 39 coltellate, poi ha riservato lo stesso trattamento a Jasmine.
Dopo averle uccise si è vestita ed ha fatto un giro in macchina, poi ha chiamato un suo amico ed ha confessato di aver “fatto qualcosa di terribile“.
A quanto pare il movente del duplice omicidio è stata la vendetta: la Kumari-Baker voleva vendicarsi dell’ex marito, David Baker, che non si era comportato bene con lei.
Lei continua a negare l’omicidio, nonostante le prove schiaccianti e la confessione resa alle autorità al momento dell’arresto.

Quassolo (TO) - L'amante la lascia e lei si uccide col figlioletto di 8 anni
8 aprile 2010 - Nessun segno di violenza sui cadaveri di Federica Forcella, 36 anni, e del figlio di 8 anni, Mattia, ritrovati ieri nel piazzale della centrale idroelettrica. I loro corpi sono stati trasportati lì dalle acque della Dora Baltea. Secondo i carabinieri si tratta di omicidio-suicidio. Lasciata dall’amante, la donna la sera prima ha cenato con l’ex marito e poi intorno alle 4 di notte è uscita in pigiama con il figlio. Lo ha raccontato una vicina che ha sentito abbaiare il cane di famiglia. Nessuno tra amici e parenti immaginava però che potesse arrivare a tanto.

Edimburgo - Prima di accoltellare i 3 figli telefona al marito: "Dì loro addio"
5 agosto 2010 - Sono morti tutti e tre, uccisi probabilmente dalla madre, buttatasi poi dal terzo piano ma sopravvissuta: è stata questa la tragica fine di tre bambini italoamericani, i gemelli Gianluca e Augustino Riggi di otto anni e la loro sorellina Cecilia di cinque, trovati senza vita in una casa di Edimburgo dove c'era stata un'esplosione, probabilmente dovuta al gas. Impegnata in un difficile divorzio dal marito Pasquale, un dipendente della Shell trasferito dagli Usa in Scozia, un mese fa la madre Theresa li aveva portati via dalla loro casa di Skene, vicino ad Aberdeen. L'11 di luglio il padre li aveva denunciati come dispersi e due giorni dopo un tribunale aveva emesso un ordine contro l'espatrio dei bambini. Il 21 luglio madre e figli erano stati finalmente localizzati ad Edimburgo. Ma poi, un'altra "sparizione".
Questo martedì la Riggi avrebbe dovuto essere in tribunale per la causa di divorzio, ma dopo che non si era presentata l'avvocato del marito aveva chiesto al giudice di emettere un ordine per la ricerca della donna e dei bambini. Il giudice aveva acconsentito indicando anche che una volta ritrovati i bambini venissero dati in cura agli assistenti sociali. A 24 ore dall'ordine del giudice, la tragedia. Alcuni vicini di casa hanno raccontato alla stampa di aver visto la donna piangere e urlare prima di buttarsi dal terzo piano dell'abitazione. Poco dopo si è verificata una forte esplosione. Secondo la polizia a causare la detonazione non sarebbe però stato il gas come dapprima si era pensato, ma un'altra fonte. Dalle autopsie sui tre bambini sarà dunque possibile apprendere con certezza se si è trattato di omicidio. Gli agenti non sono ancora riusciti a parlare con la madre, che resta ricoverata in ospedale. Allan Jones, il sovrintendente responsabile delle indagini ha affermato: «La famiglia si trovava nella città (a Edimburgo, ndr) da qualche settimana e siamo interessati a parlare con chiunque li abbia conosciuti in questo periodo. Non siamo ancora in grado di parlare con la donna e seguiremo le indicazioni dei suoi medici a questo proposito». Jones ha inoltre aggiunto che il padre dei bambini è stato interrogato dalla polizia ad Aberdeen ma che su di lui non vi è alcun sospetto. «È distrutto ma mantiene il controllo. capisce di essere in possesso di molte delle informazioni di cui abbiamo bisogno. Siamo consci del trauma che sta affrontando», ha detto il sovrintendente.

Un’altra vicenda legata a motivi di separazione. Una donna nata in California Theresa Riggi, 47 anni, ha ucciso i suoi tre figli, due gemellini di otto anni e la sorellina più piccola di cinque. E’ successo ad Edimburgo. Dopo un’esplosione di gas in un appartamento ha trovare i corpi dei bambini con diverse coltellate in vari punti del corpo. Quella che sembrava un incidente causato per fuga di gas, si è rivelato invece un macabro omicidio. All’origine dell’accaduto c’è la storia di separazione dei coniugi. La donna era terrorizzata dal fatto che gli venissero tolti i bambini, infatti in una ultima telefonata col marito, che gli aveva rivelato l’intenzione di portare via i bambini, la risposta della donna è stata fredda e decisa: “Di loro addio”. Un avvertimento, che la donna poi ha messo in atto con la morte dei tre bambini. La donna sarà processata nel prossimo 26 aprile.

Tufo (AV) - Dopo la separazione maltratta la figlia: che si rifugia dal padre
19 novembre 2010 - Maltrattata, trascurata e con una storia familiare alle spalle davvero difficile. Case popolari di Tufo, comune dell’Irpinia, quell’appartamento al piano rialzato è sempre stato la casa degli orrori. Perché quella ventenne di B.D. ogni volta doveva subire percosse e violenze da una mamma che non riusciva più a riconoscerla come figlia.
Probabilmente, da una prima ricostruzione, la separazione definitiva dal marito, che si è rifatto una vita nuova a Salerno, ha fatto traboccare il vaso. Da quel momento la donna ha sprigionato tutta la sua rabbia sulla giovanissima che già da tempo ha dovuto subire simili umiliazioni e violenze. Non fosse altro che le turbe mentali della donna L.M. negli ultimi periodi si fossero quintuplicate, tanto da spingere anche a vari ricoveri presso gli ospedali di igiene mentale, ma le cure non sono riuscite a frenare quell’istinto non materno… puntualmente feroce.
Violenze, continue violenze, di una quotidiana disumanità. Le ventenne veniva reclusa, non poteva uscire se non quando decideva lei e solo in sua compagnia. 
Un evidente caso di perversione patologica con effetti devastanti sulla povera vittima che l’ha portata finalmente allo scoperto dalla coraggiosa denuncia della ventenne. Dopo l'ultimo pestaggio, stanca dei maltrattamenti e della schiavitù in cui era stata ridotta, ma, probabilmente anche preoccupata che le violenze potessero essere sempre maggiori ha portato quest'ultima a rivolgersi allo Studio Legale Avv. Fabiola De Stefano Avv. Danilo Iacobacci di Altavilla Irpina, che hanno provveduto a redigere delle querele per gli ultimi episodi, configurando reati di stalking e lesioni; rimettendo gli esposti al sindaco di Tufo ed al Piano di Zona Sociale, oltre che interessando il Nosocomio di Solofra.
Ebbene, le forze dell'ordine locali, unitamente a dei medici recatisi a visitare la L.M. per un eventuale Trattamento Sanitario Obbligatorio, si sono presentate presso l'abitazione dove vive la donna scoprendo che la stessa si era dileguata e risulta allo stato irreperibile. Notiziata la figlia, ha prodotto denuncia di scomparsa ai Carabinieri.
Allo stato dopo oltre 24 ore della L.M., persona disturbata mentalmente e pericolosa per sé e per gli altri, ancora non v'è traccia; risultando quindi al momento scomparsa.

24 novembre 2010 - Ancora nessuna notizia della madre violenta accusata dalla propria figlia. Proseguono le ricerche da parte delle forze dell'ordine e dei compaesani. Prende corpo la pista di un allontanamento volontario, anche perché la donna si sarebbe fatta sentire per telefono la mattina di sabato per dire che prima o poi forse sarebbe tornata.
Intanto, la vicenda ha commosso le istituzioni locali: il comune di Tufo unitamente ai servizi sociali del Piano di Zona si stanno curando di procurare una degna sopravvivenza alla giovane ventenne che ha denunciato la madre di violenze e maltrattamenti.
Unica nota positiva della vicenda è che i tristi fatti hanno riavvicinato il padre alla giovane figlia, l'uomo aveva infatti da anni abbandonato la famiglia proprio a causa della violenza e dei problemi psichici della moglie. Ora l'uomo, ritornato sui suoi passi, e preso atto della situazione di emergenza vissuta dalla figlia, si è trasferito in provincia di Avellino ed ha preso presso di sé la ragazza, che ha finalmente ritrovato un familiare con cui vivere.
Ad interessarsi della vicenda i due avvocati Fabiola De Stefano e Danilo Iacobacci a cui la giovane di Tufo è stata costretta a rivolgersi a seguito delle violenze a cui era costretta a subire.
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USA - Madre lancia auto nel fiume e si uccide con 3 figlioletti

14 aprile 2011 - Tragedia familiare a Newburgh, 100 chilometri a nord di Manhattan. Martedì notte una donna di 25 anni ha diretto la propria auto, su cui viaggiavano anche i quattro figli, nel fiume Hudson. Solo il figlio più grande, dell'età di 10 anni, è sopravvissuto, essendo riuscito ad abbassare il finestrino sottacqua e a nuotare fino a raggiungere la terraferma. Lashaun Armstrong è stato soccorso da un passante, che lo ha subito accompagnato alla locale stazione dei vigili del fuoco, dove è arrivato presentando un lieve stato di ipotermia.
Dopo aver ascoltato il racconto del bambino, i vigili del fuoco hanno immediatamente allertato le forze dell'ordine, dando modo ai sommozzatori di fare la macabra scoperta: i corpi di Lashandra Armstrong, di 25 anni, della sua unica figlia femmina di 11 mesi, e degli altri due bimbi di 2 e 5 anni, giacevano senza vita sottacqua, all'interno della vettura, a circa 20 metri dalla riva.
Le ricerche, condotte dalle squadre speciali nell'acqua torbida, alta due metri e mezzo, sono state coordinate da un elicottero e sono durate per quasi due ore. Le prime indagini della polizia confermerebbero che si tratta di un caso di suicidio-omicidio, con la donna che avrebbe lanciato intenzionalmente la propria auto nel fiume.
Poco prima della tragedia un parente aveva chiamato le forze dell'ordine segnalando un "problema domestico". Secondo la polizia l'episodio potrebbe chiamare in causa il marito della donna, Jean Pierre. Alcuni testimoni hanno riferito che c'erano forti tensioni all'interno della coppia.

Capannoli (PI) - Madre si uccide con i due figli: si stava separando dal marito 
9 luglio 2011 - I cadaveri carbonizzati di una donna di 40 anni e dei suoi due figli di 11 e 3 anni sono stati trovati in una Bmw andata a fuoco intorno alle 16 a San Pietro Belvedere, nel comune di Capannoli, in provincia di Pisa. L'ipotesi privilegiata dagli inquirenti è l'omicidio-suicidio. «Quasi sicuramente è questa l'ipotesi, anche se non trascuriamo nessun'altra pista», dichiarano fonti dei carabinieri, ma sembra più uno scrupolo che altro. La tragedia è probabilmente legata alla separazione in corso tra la donna e il padre dei due bambini.
Il pm conferma che l'ipotesi più probabile è l'omicidio-suicidio. La donna, Simona Alessandroni, 40 anni, fiorentina ma residente da tempo a Lari (Pisa), e i due figli Letizia di 11 anni e Lapo di 3, erano sul sedile posteriore della Bmw, abbracciati. Il padre dei due bambini è stato rintracciato a San Casciano Val di Pesa e ascoltato dal pm. L'uomo ha saputo dai carabinieri quando accaduto. L'uomo e la donna si stavano separando.
Simona Alessandroni viveva a Lari con i due figli, insieme al padre dei due bambini e a un altro figlio, Leonardo, 12 anni, avuto dall'uomo in un precedente matrimonio. «Una famiglia normale» dicono alcuni vicini. Lapo frequentava la scuola materna mentre Letizia aveva finito da poco le elementari e ed era già stata iscritta alle scuole medie che avrebbe iniziato a settembre. La coppia era in fase di separazione, anche se confermano i vicini, «dieci giorni fa avevano fatto una festa di compleanno». Leonardo da qualche giorno aveva lasciato la casa di Lari e si era trasferito col padre nella zona di San Casciano.
«In questo momento sono indispensabili le analisi tecniche e i rilievi sul luogo del fatto - ha spiegato il pm Antonio Giaconi - e sarà importante anche l'autopsia». A chi gli faceva notare che alcuni testimoni avrebbero sentito uno scoppio nella zona dove è stata trovata l'auto il magistrato ha rilevato che la macchina è completamente fusa e che anche il serbatoio sembra esploso. Forse all'origine del gesto una crisi depressiva o un momento di disperazione della donna.
L'auto era parcheggiata in una strada secondaria appena fuori dal centro abitato. Alcuni testimoni avrebbero visto del fumo e poi sentito un forte scoppio. Quando i vigili del fuoco sono riusciti a spegnere le fiamme hanno scoperto i tre cadaveri.

Oderzo (TV) - La bimba affidata al padre annegò mentre era con la madre: per giudici è solo "abbandono di minore"
5 settembre 2009 - Bimba annegata, arrestata la madre, Oderzo (Treviso)- Era figlia di separati,la bambina era affidata al padre.
Per la procura si tratta di omicidio - Svolta nel dramma di Oderzo: Simone Moreira, mamma della piccola Giuliana Favaro, accusata di aver ucciso - La ricostruzione dei fatti non ha convinto il pm Miggiani
Simone Moreira, la madre della piccola Giuliana Favaro, la bambina di due anni e mezzo annegata mercoledì notte nel Monticano (Oderzo), è stata arrestata su mandato del pubblico ministero di Treviso Antonio Miggiani. L'accusa, per la donna d'origini brasiliane, è omicidio aggravato dalla relazione di parentela con la vittima. La svolta dopo l'interrogatorio di venerdì. La donna era stata sentita, inizialmente come persona informata sui fatti contenuti nel fascicolo della procura. In corso d'opera la svolta: Moreira indagata per omicidio colposo e omissione di controllo.
Giunta a palazzo di giustizia con l’avvocato Alvise Tommaseo Ponzetta, che già l'aveva assistita nella causa per l’affidamento della bambina, di fronte al pm la donna aveva ripercorso fra le lacrime i fatali momenti di mercoledì sera, quando una tranquilla passeggiata per un gelato era precipitata nel più cupo dei drammi umani. La giovane brasiliana aveva ripetuto il racconto raccolto dai carabinieri a ridosso della scomparsa e prima che fosse comunicato a Moreira stessa della morte in ospedale della piccola. «Non ha parlato molto, perché stava malissimo - le parole dell'avvocato Ponzetta -. In questi giorni non ha pratica­mente parlato neanche con me, non ne ha la forza, è completamente distrutta dal dolore». Tutto sarebbe nato da una breve distrazione, secondo la madre ora accusata di omicidio. «È stata una questione di pochi secondi - le parole al pm - il tempo di girarmi verso l'auto, prendere la borsa e controllare le chiamate sul cellulare. Subito mi sono girata e Giuliana non c’era già più. Intorno era buoi, non ho visto più nulla».
La ricostruzione non aveva convinto. In piazza Rizzo, per l'Enel, di luce ce n'era eccome, salvo verifiche che dimostrassero il contrario. E in serata, venerdì, il procuratore capo di Treviso, Antonio Fojadelli, aveva detto: «Stiamo facendo tutte le verifiche necessarie, per togliere tutte le riserve. Ci sono perplessità sulla dinamica e sulla personalità della mamma. Non si esclude alcuna ipotesi». Neppure la peggiore, appunto questa.
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21 dicembre 2011 - Simone Moreira condannata a 10 anni di reclusione per abbandono di minore aggravato dalla conseguenza della morte della piccola Giuliana Favaro. Non accolta la richiesta dell’accusa che aveva chiesto per la 24enne brasiliana la condanna all’ergastolo per omicidio volontario aggravato. Respinta anche la richiesta degli avvocati della difesa che, in subordine all’assoluzione, avevano chiesto una condanna a 2 anni per omicidio colposo.
“Mi aspettavo una pena più pesante – ha commentato Michele Favaro, il papà di Giuliana -. Questa sentenza non rende giustizia a mia figlia”.
Dopo tre ore di camera di consiglio, alle 23.22 di ieri sera, i giurati togati e popolari della Corte d’Assise di Treviso hanno formulato la sentenza di condanna nei confronti di Simone Moreira, la 24enne brasiliana accusata di aver ucciso la figlia gettandola nelle acque del Monticano.
La corte non ha accolto le richieste di accusa e difesa ed ha scelto di derubricare il reato di omicidio volontario aggravato del quale era imputata la 24enne, in quello di abbandono di minore sancito dall’articolo 521 del codice penale. La pena prevista in questi casi è di 5 anni, aggravata fino ad 8 anni se l’abbandono provoca la morte del minore e ulteriormente aumentata nel caso in cui sia operato dal genitore. I giudici hanno inflitto a Simone la pena massima prevista di 10 anni, condannandola anche al risarcimento danni nei confronti del padre della piccola 75 mila euro e della nonna, 25 mila euro, oltre al pagamento delle spese processuali.
“Giustizia per mia figlia? E’ difficile dire ora se sia stata fatta, ma credo di no – ha commentato a caldo e con la voce rotta dal pianto Michele Favaro -. Credo che dieci anni siano troppo pochi. Mi spiace molto, ero convinto che ci sarebbe stata una pena molto più pesante”.
Una condanna che non soddisfa neppure gli avvocati di parte civile Luigi Fadalti e Antonia Boccato: “Siamo solo parzialmente soddisfatti, perché continuiamo ad essere convinti che la signora Moreira sia un'assassina”.

Porto Viro (RO) - Dopo la separazione, figlia affidata alla madre: che la picchia
22 dicembre 2011 - Maltrattava la figlia minorenne dopo la separazione dal marito, e per questo una donna di 45 anni, casalinga residente a Porto Viro (Rovigo), è stata denunciata dai carabinieri.
La donna, secondo quanto ricostruito dai militari dell'Arma, proprio a seguito dei propri problemi coniugali avrebbe iniziato ad assumere un atteggiamento violento con la figlia minorenne, fino alle percosse per questioni futili.
Almeno un episodio violento - secondo i carabinieri - si sarebbe verificato nella casa dei nonni paterni, tanto che, oltre alla violenza su minore, si sarebbe configurata l'ipotesi di violazione di domicilio.
La posizione della donna è ora al vaglio della magistratura mentre a titolo cautelativo è stato informato anche il Tribunale per i Minorenni di Venezia. (Ansa)

Cesena (RN) - Dopo la separazione, figli affidati alla madre-orca: salvati dal padre
5 gennaio 2012 - Una romena di 24 anni residente a Cesena è stata denunciata dalla Squadra Mobile riminese, a seguito di indagine, per lesioni personali e maltrattamenti in famiglia, sull'ex marito e sui figli di cinque e tre anni.
A presentare denuncia è stato lo stesso marito, dopo che si è presentato al pronto soccorso di Rimini, dove abita, il 29 dicembre scorso per far visitare i bambini: il giorno prima era andato a prenderli a casa della ex a Cesena.
I medici hanno riscontrato ferite a un orecchio e al torace dei bambini, probabilmente provocate da un forte schiaffo: li hanno dimessi con una prognosi rispettivamente di dieci e cinque giorni. Il marito aveva querelato per lo stesso motivo la donna già a maggio e novembre scorsi.

USA - Dopo la separazione, figlia affidata alla madre-madrona: salvata dal padre
4 febbraio 2012 - Ha tagliato i capelli alla figlia e le ha spruzzato negli occhi e sul corpo uno spray al peperoncino fatto in casa. La ragazzina di 13 anni è stata così punita dalla madre, la 38enne Dorcus Moore, per aver interrotto la donna mentre faceva sesso con il convivente. La donna è stata arrestata per violenza su minore.
La ragazzina ha raccontato alla polizia di Pawtucket, nello stato di Rhode Island, che la Moore le ha ordinato di prendere delle forbici, che ha poi utilizzato per tagliarle i capelli a zero. Una volta finito, la madre le avrebbe spruzzato su viso, braccia, gambe e vagina con uno spray piccante.
Solo il giorno seguente, dopo una notte passata tra le sofferenze date dal bruciore, la 13enne ha trovato il coraggio di parlarne a scuola ed avvisare la polizia.
La ragazza è attualmente con il padre, mentre la madre è stata rilasciata su cauzione.
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Rende (CZ) - Madre separata picchia i figli quando vedono il padre
14 febbraio 2012 - E' da condannare per violenza privata, nei confronti dei figli minorenni, la madre che, sostenendo di soffrire per il malessere della separazione dal marito, sfoga il suo ''disagio psichico'' con comportamenti aggressivi, picchiando e facendo ''pressioni' sugli adolescenti ogni volta che vedono il padre o lo sentono al telefono.
Lo sottolinea la Cassazione, che ha deciso la riapertura del processo nei confronti di una madre calabrese assolta in primo e secondo grado dopo aver tenuto un simile comportamento.
La Suprema Corte – con la sentenza 5365 – ha, infatti, accolto il ricorso della Procura della Corte di Appello di Catanzaro contro il proscioglimento di Matilde P. dall'accusa di maltrattamenti e di violenza verso i suoi due figli. Ad avviso della Cassazione se in questo caso non si può parlare di maltrattamenti - in quanto manca l'abitualità [?..] della condotta vessatoria, che si manifesta solo in occasione dei contatti con il padre - sussiste senz'altro, e a pieno titolo, l'accusa di violenza privata.
Ora la madre aggressiva - una donna di 47 anni di Rende, che ha mal digerito la ''disgregazione familiare'' - tornerà ad essere processata dalla Corte di Appello di Catanzaro. Proprio per la grave conflittualità che caratterizzava i rapporti fra Matilde ed i suoi figli, la figlia adolescente era stata affidata al padre e il diritto di visita della madre era stato autorizzato solo in ambienti sicuri.
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Ferrara - Rapisce il bimbo al padre e lo fa massacrare dal nuovo convivente
11 marzo 2012 - Lo chiamiamo Luigi, perché il suo vero nome è meglio non dirlo dopo le botte e le cicatrici che gli hanno lasciato sua madre e il nuovo compagno. Ma Luigi è salvo per fortuna. Ferito ma salvo. E tra qualche giorno potrà tornare a casa, in città, con suo padre, al quale il tribunale aveva dato l’affidamento.
Il calvario di Luigi, tre anni, inizia a ottobre, proprio quando la madre dopo la sentenza del Tribunale lo porta via all’ex marito, con il suo nuovo compagno raggiunge Ferrara dove inizia la nuova convivenza. Sono mesi di botte e docce gelate in pieno inverno per Luigi, che come tutti i bambini della sua età vuole solo correre e giocare.
Il compagno della madre lo obbliga a stare al freddo e bagnato, lo ferisce, lo sbatte contro i mobili. Sul piccolo corpo di Luigi i segni di quella violenza senza senso sono fin troppo evidenti. La madre non lo difende mai, ma lo copre bene quando esce in città, per nascondere i segni di quelle botte, alcune così violente da provocare un trauma cranico, la frattura della mascella e di alcune costole.
L’ultimo episodio a fine del mese scorso, era il 28 febbraio, Luigi viene portato in ospedale, probabilmente per un ennesimo scoppio d’ira della coppia con conseguenze gravi per il piccolo. I medici si rendono subito conto di quello che è successo, il corpo del bambino ha segni di bruciature oltre che le fratture emerse dalle radiografie. I sanitari dell’ospedale avvertano subito la Questura e il pubblico ministero di Ferrara.
Durante gli interrogatori la madre e il compagno insistono, «non siamo stati noi, è troppo vivace ha sbattuto contro lo spigolo di un mobile e poi è caduto». Lo hanno ripetuto per ore davanti ai poliziotti, ma nessuno ha creduto a quelle menzogne raccontate male.
Dalle indagini e dagli accertamenti in ospedale non ci sono dubbi su quello che ha dovuto subire il piccolo da ottobre fino a qualche giorno fa. I due aguzzini finiscono in carcere, e ci resteranno probabilmente fino al processo perché pare abbiamo minacciato alcuni vicini di casa disposti a testimoniare sulle violenze subite dal piccolo. Il convivente della madre di Luigi ha precedenti per violenze.
Oltre alle violenze la donna che ha 24 anni deve rispondere di sottrazione di minore. Il padre del piccolo nei prossimi giorni raggiungerà Ferrara per riportare il piccolo a Torino. Luigi intanto è ricoverato in ospedale, non è grave ma la sua prognosi è di quaranta giorni.
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Olevano sul Tusciano (SA) - Dopo separazione, figlia affidata a madre: che la bastona
3 maggio 2012 - (Adnkronos) Brutta avventura per una ragazza di 15 anni fuggita da casa e ritrovata in lacrime e senza scarpe dai carabinieri lungo la strada provinciale che porta ad Olevano sul Tusciano, nel salernitano.
La ragazza, 15 anni, ha raccontato ai militari di essere fuggita da casa al termine dell'ultimo litigio con la madre la quale non approva la relazione con il fidanzatino. La giovane ha anche raccontato che la donna altre volte l'aveva picchiata con un bastone e una cintura di cuoio, provocandole escoriazioni in alcune parti del corpo.
I carabinieri hanno accompagnato la 15enne all'ospedale di Battipaglia, dove le hanno curato le ferite; poi e' stata affidata al padre che vive in un'altra citta'.
La madre della ragazza e' stata denunciata in stato di liberta' alla procura di Salerno per maltrattamenti in famiglia.

Canada - Madre annega i due figlioletti per vendicarsi contro l'ex marito

6 giugno 2012 - È stata condannata a sei anni di prigione Allyson McConnell. La donna era accusata di aver annegato i suoi due figli di due anni e di 10 mesi nella vasca da bagno nella sua casa di Millet nel febbraio del 2010. 
La sentenza è arrivata ieri dal giudice Michelle Crighton. La donna era stata condannata ad aprile per omicidio, il che comporterebbe una condanna automatica all’ergastolo. L’accusa, rappresentata dal prosecutor Gordon Hatch aveva chiesto 12 anni di cui tre da scontare in un ospedale psichiatrico. 
Durante il processo aveva contestato che McConnell avesse ucciso i due figli come vendetta nei confronti del marito dal quale stava divorziando. Quest’ultimo le aveva negato il permesso di ritornare nella nativa Australia con i figli. Da qui la richiesta di condanna per omicidio di secondo grado. La difesa ha invece sostenuto che lo stato d’animo della donna era alterato dall’alcol, dai sonniferi e dalla depressione. E ciò rendeva impossibile infliggere una pena così grave. 
L’accusa ha già comunicato che ricorrerà in appello: Gordon Hatch ritiene infatti che il giudice Michelle Crighton abbia sbagliato nella valutazione delle conclusioni degli esperti e soprattutto nell’escludere che la donna non volesse uccidere i suoi figli.
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Russia - E' in crisi col marito: scaraventa i due figli dal 15° piano
26 giugno 2012 - Una madre 27enne di Mosca, domenica scorsa, ha scaraventato i suoi due bambini dal balcone del 15° piano perché - è stato riferito - era "stufa" di prendersene cura, secondo i media russi.
Galina Ryabkova, che si vede nel video di sorveglianza poco dopo l'incidente, è apparsa priva di emozioni dopo, andando a guardare i resti dei suoi figli, di 4 e 7 anni, secondo la RIA Novosti.
Il video - pubblicato dal tabloid LifeNews.ru - inizia con l'atterraggio di uno dei figli, appena fuori dal riquadro, nella zona inferiore di una breve rampa di scale, all'esterno dell'edificio. Un uomo viene poi visto uscire e scoprire la scena cruenta.
Il video mostra anche la Ryabkova arrivare al piano di sotto: con indosso una t-shirt bianca e jeans, si siede nella hall, mentre i presenti cercano di camminare a distanza dalla magrissima bionda.
"Mia moglie mi ha svegliato e mi ha detto che c'erano bambini che precipitavano", ha detto un vicino al LifeNews.ru, secondo la RIA Novosti. "Siamo corsi fuori ed abbiamo visto due bambini a terra, di fronte alla porta principale. Proprio in quel momento la madre stava lasciando l'edificio. Le abbiamo chiesto se quelli erano i suoi figli e lei ha risposto apatica: 'Sì, li ho buttati via".
Alla fine del video si possono vedere le autorità coprire i corpi con lenzuoli bianchi, e quindi entrare nell'edificio.
La Ryabkova e la sua famiglia vivevano all'8° piano del palazzo, ma - hanno detto le autorità - lei ha portato i bambini fino al 15° prima di lanciarli fuori.
La donna inizialmente ha detto alle autorità che i suoi ragazzi erano ormai "angeli nel cielo" prima di rifiutarsi di parlare, ha detto ad RIA Novosti Sergey Markin, portavoce del nucleo investigativo.
Non è chiaro perché la Ryabkova, che si dice avesse tentato il suicidio in passato, abbia ucciso i suoi due figli: alcuni rapporti sostengono che stesse cercando di divorziare dal marito, mentre altri hanno suggerito che avesse scoperto di recente un suo tradimento.
Suo marito, al momento del fatto, era via per un viaggio di lavoro, secondo la RIA Novosti.
La Ryabkova dovrebbe essere inviata in un ospedale psichiatrico per la valutazione, ha riferito RIA Novosti, e in caso di condanna potrebbe passare il resto della sua vita in prigione.
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USA - Madre tortura la figlioletta di 10 mesi per far dispetto al padre, suo ex
28 giugno 2012 - Le torture e gli abusi sulla figlia di soli dieci mesi erano perpetrati per fare un dispetto al padre della piccola. Le sevizie, infatti, venivano filmate e i video inviati all'ex compagno. Così una madre di venti anni, Kellie Park, di West Heaven nel Connecticut (Usa), è stata arrestata lo scorso 20 giugno.
Dopo aver ricevuto i video e 55 messaggi dalla donna, il padre della bambina ha chiamato la polizia per denunciarla. La ventenne è accusata di crudeltà su minore, rischio di lesioni e minacce. Una delle frasi che Kellie ha scritto all'uomo è stata: "Le rompo la faccia, adoro abusare di lei".
Dai rapporti della polizia si legge che in un video la Park getta del cibo contro la bambina gridandole "Tuo padre vuole che ti faccia mangiare sul pavimento". Poi si vede la donna mettere la figlia in una culla e scuoterla fino a farla cadere. In un altro filmato la donna prende a calci la bimba in lacrime dicendole: "Se tuo padre non si prende cura di te non lo faccio neanch'io".
La polizia di West Heaven, dopo l'arresto di Kellie, ha subito preso in custodia la bambina e l'ha portata in ospedale.
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Svizzera - Per vendetta, madre avvelena il figlio e ne accusa il padre
31 agosto 2012Una madre 34enne è stata condannata oggi a Liestal a tre anni di carcere con condizionale parziale per aver avvelenato il figlio di tre anni con dei farmaci, accusando poi il marito.
All'epoca dei fatti la coppia stava affrontando le procedure di divorzio. Il bambino è sopravvissuto.
L'imputata è stata giudicata colpevole di lesioni gravi, omissione di soccorso, denuncia mendace e truffa. Dei tre anni di reclusione ne dovrà scontare uno. Il servizio d'esecuzione delle pene deciderà la forma precisa di detenzione.
I fatti risalgono all'agosto 2008. La coppia ha due figli e un terzo, quello coinvolto nella vicenda, è nato da una relazione extra-coniugale di lei.
Il tribunale sostiene che la 34enne volesse vendicarsi del marito - per una questione di affidamento -, somministrando due pastiglie di rilassante muscolare al bambino. Non si è però trattato di tentato omicidio, come invece afferma il procuratore.
La donna è stata condannata per omissione di soccorso, poiché ha fornito ai medici false informazioni sullo stato di salute del bambino. In questo modo ha notevolmente aumentato i rischi, ha sottolineato il giudice.
L'imputata ha nel frattempo avuto un altro figlio da un nuovo compagno.

Genova - Madre butta giù dal quarto piano il figlio di 4 anni
27 settembre 2012 - Si è gettata dalla finestra della sala d’aspetto dello studio legale a cui si era rivolta dopo essere stata denunciata dal marito per sottrazione di minore, la donna di 43 anni di origini peruviane che questa mattina ha lanciato nel cavedio di un palazzo del centro di Genova il figlio di 4 anni per poi buttarsi a sua volta nel vuoto.
La donna, che era apparsa molto agitata alla segretaria dello studio legale che l’aveva fatta accomodare in sala d’aspetto in attesa dell’arrivo dell’avvocato, è morta sul colpo mentre il bimbo è ricoverato in gravi condizioni all’ospedale pediatrico Gaslini.
Secondo quanto trapelato, tutto sarebbe iniziato nel 2011 quando la 43enne è scappata in Perù con il figlio ed il marito, un cittadino italiano di 51 anni, l’ha denunciata per sottrazione di minore.
La donna si è così rivolta allo stesso studio legale di Genova in cui è avvenuta la tragedia ed ha deciso di tornare nel capoluogo ligure, dove aveva acquistato una casa col marito, dopo che l’uomo ha ritirato la denuncia. Dopo un periodo di apparente calma in cui la coppia aveva ripreso una normale vita coniugale, tra i due sono scoppiati nuovi dissidi.
La 43enne questa mattina si è così presentata senza appuntamento dal proprio legale, l’avvocato Giovanni Battista Gramatica e in attesa del suo arrivo è stata accompagnata in sala d’aspetto, dove ha compiuto il folle gesto davanti agli occhi della segretaria.
Ha lanciato il figlio dalla finestra dello studio del legale nel cavedio del palazzo, si è messa a leggere la Bibbia e poi si è buttata anche lei. E’ il racconto fatto da un testimone della tragedia. La donna morta è una peruviana di 43 anni; il bambino ha 4 anni.
La tragedia si è consumata nello studio dell’avvocato Giovanni Gramatica. La scena è stata notata dalla segretaria del legale. ‘’La segretaria ha fatto accomodare la cliente nella sala d’aspetto - racconta l’avvocato - dove ha atteso circa 30 minuti. A un certo punto ha visto la donna, che era nervosa fin dall’arrivo, alzarsi dalla sedia e gettare il bambino fuori dalla finestra. Un attimo dopo si è gettata anche lei’’. La vittima è Margarita Soledad Alania, era sposata con un savonese di 51 anni.
‘’Nel luglio del 2011 - spiega l’avvocato Gramatica - ho ricevuto un messaggio via mail da Lima con cui la cliente mi chiedeva assistenza legale perché era stata raggiunta da un mandato internazionale per una querela fatta dal marito per sottrazione di minore. La cliente era in Perù con la madre e il figlio almeno dalla primavera e il tribunale di Lima l’aveva convocata. La denuncia era di qualche mese prima. La vicenda si era poi risolta perché il marito si era recato in Perù e io avevo consigliato alla donna di tornare in Italia’’.
Il legale racconta che il marito aveva pagato il biglietto alla moglie e al figlio e nell’autunno scorso erano tornati in Italia. I due avevano ripreso la vita coniugale e si erano riconciliati. ‘’Eravamo anche riusciti a convincere il marito a ritirare la querela. La pratica era finita con la remissione della querela. In seguito la donna ha cambiato atteggiamento, voleva avviare una pratica di separazione. Io la sconsigliai e le dissi che, viste anche le condizioni economiche, avrebbe rischiato che le venisse tolto il figlio.
Di recente la donna si è rivolta ad un altro avvocato per presentare querela contro il marito, voleva segnalare - tra l’altro - una presunta molestia sul figlio’’. L’avvocato rivela: ‘’Ho conosciuto il marito, mi ha fatto un’ottima impressione, mi è sembrata una persona per bene che ha cercato di tenere unita la famiglia’’.


Foggia - Madre-madrona offriva figlia disabile mentale al suo amante: salvata dal padre
27 ottobre 2012 - Favoriva gli incontri sessuali del suo amante con la figlia disabile mentale al 100% Lo hanno scoperto gli agenti della squadra mobile di Foggia che hanno arrestato una donna di 48 anni e un uomo di 64. L’uomo ha ottenuto i domiciliari.
Secondo quanto emerso dalle indagini la donna favoriva gli incontri sessuali di una delle quattro figlie con l’uomo. Era la stessa donna che accompagnava la figlia agli incontri sessuali che avvenivano in un casolare abbandonato nelle campagne di Foggia o in altri luoghi appartati.
Inoltre la madre avrebbe tentato di “offrire” al suo amante anche un’altra figlia che si è rifiutata. A denunciare quanto accaduto le figlie e l’ex marito dopo aver appreso quanto accadeva.

Ascoli P. - Madre separata maltratta i figli per vendicarsi contro l'ex marito
17 dicembre 2012 - Ancora una storia di separazione e litigi, in cui a pagare sono i più piccoli. Protagonista della vicenda è una madre, una 50enne ascolana, che avrebbe maltrattato i figli per colpire il marito dal quale si stava separando. Una ‘vendetta’ per cui è stata condannata a un anno e mezzo di carcere dal giudice del Tribunale di Ascoli, Marco Bartoli.
Pesanti le accuse che le sono rivolte: dai maltrattamenti in famiglia, alla violazione di obblighi di assistenza familiare, fino alla mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del Tribunale. Il giudice, proprio a causa della gravità della sua condotta, le ha anche sospeso per tre anni la potestà genitoriale, disponendo la relativa comunicazione al Tribunale per i minori di Ancona.
La donna dovrà pagare anche una provvisionale di 20mila euro all'ex marito, in attesa dei risarcimento danni da stabilirsi in separata sede. Secondo l'impianto accusatorio, con il suo comportamento la madre 50enne avrebbe causato stress emotivo e psicologico ai due figli, tanto che il Tribunale per i minori li ha affidati poi al padre.
La donna avrebbe avuto una condotta tale da mettere i figli contro il padre, con il quale invece i bambini stavano volentieri. Li avrebbe anche puniti negando loro la cena quando, tornati da lei dopo aver trascorso del tempo col padre, le raccontavano di essere stati bene
http://www.ilrestodelcarlino.it/ascoli/cronaca/2012/12/17/818568-maltratta_figli_colpire.shtml

Crema - Dopo la separazione, figlia affidata alla madre: che la maltratta
7 febbraio 2013 - Gli agenti dell’anticrimine, dopo aver ascoltato le accuse formulate da una ragazza che spontaneamente si è presentata presso il commissariato di Crema, hanno denunciato una madre con l’accusa di “maltrattamenti in famiglia ai danni della figlia minorenne”.
La giovane nella sua esposizione ha svelato un quadro familiare altamente conflittuale, all’interno del quale sarebbe vittima di continui maltrattamenti psicologici e fisici da circa tre anni.
Secondo quanto esposto dalla minore, i maltrattamenti sono iniziati dopo la separazione dei genitori. Da allora la madre, una 43enne cremasca, ha iniziato ad attribuire a questa figlia le colpe dell’avvenuta separazione. La madre dovrà rispondere delle gravi accuse che le sono state mosse.
http://www.cremain.it/crema-accusa-di-maltrattamenti-in-famiglia-per-una-43enne/6576/

Francia - E' in crisi col marito: gli sgozza i 3 figli
22 febbraio 2013 E' stata rintracciata e fermata a Parigi la madre dei tre bambini di 9, 11 e 17 anni ritrovati sgozzati questa mattina nella loro casa a Dampart, vicino alla capitale. Gli investigatori, dopo averla rintracciata grazie al segnale del suo cellulare, la stanno interogando. Era stato il padre, questa mattina, a ritrovare i figli sgozzati rientrando in casa dal turno di lavoro come medico nella vicina Lagny-sur-Marne ed ha lanciato subito l'allarme.
I tre bambini avevano 9, 11 e 17 anni. Il padre, medico specialista, ne ha scoperto i cadaveri rientrando questa mattina poco dopo le 7 a casa dal turno di notte. La polizia, subito allertata, ha trovato i corpi di una bambina di 11 anni, poi del fratellino di 9, mentre il fratello maggiore era ancora in vita ma e' morto poco dopo l'arrivo dei soccorsi.
Il padre, in stato di profondo shock, e' stato affidato a una cellula di soccorso psicologico. Secondo i primi accertamenti, la coppia stava vivendo una crisi coniugale.
http://www.tg1.rai.it/dl/tg1/2010/articoli/ContentItem-7da43633-5fde-42c3-b038-13efa71d654a.html

Carovigno (BR) - Lei non accetta la separazione: avvelena la figlia e si getta dal balcone
2 aprile 2013 - Una bambina di tre anni è morta in ospedale dopo essere stata trovata in fin di vita nella sua abitazione, in via Monteverdi, a Carovigno (Brindisi). La madre della piccola, Francesca Sbano, di 32 anni, è in coma dopo aver tentato il suicidio lanciandosi nel vuoto dal terrazzo dello stesso appartamento, al secondo piano della palazzina. Gli investigatori sospettano che la donna abbia avvelenato la figlia e poi abbia tentato il suicidio.
A quanto si è appreso, Francesca Sbano era separata dal marito. Madre e figlia vivevano da sole nell'appartamento. A dare l'allarme sarebbero stati dei vicini di casa. Sul posto sono intervenuti i carabinieri e il personale del 118.
La bambina, che si chiamava Benedetta, potrebbe essere stata avvelenata ma, al momento, sono in corso accertamenti. Nel bidone della spazzatura ispezionato dai carabinieri sarebbe stato rinvenuto un flacone vuoto di diserbante. Potrebbe essere stato utilizzato dalla donna per avvelenare la piccola. La donna avrebbe fatto ingerire il liquido alla figlia, tracce del diserbante sono state trovate anche vicino al corpicino.
Intanto il procuratore che si occupa del caso ha ordinato l'autopsia sul corpo della bambina.
Entrambi i genitori della piccola sono braccianti agricoli. Sembra che Francesca Sbano non abbia mai accettato la decisione del marito di separarsi da lei.
http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/puglia/articoli/1088644/brindisi-avvelena-la-figlia-di-tre-anni-e-poi-si-getta-dal-balcone.shtml


UK - Donna incinta uccide i tre figli e si suicida
16 aprile 2013Tragedia nel Regno Unito, dove una donna si è uccisa mentre aspettava un bambino, ma ha prima tolto la vita agli altri suoi tre figli. La donna, prima di consumare la tragedia, ha postato una foto su Facebook dei suoi tre figli con un messaggio: “Mamma vi ama e non vi lascerà mai”. La donna era probabilmente depressa da quando il compagno, padre dei suoi figli aveva lasciato la sua abitazione. “Tutto quello che abbiamo fatto è stato amarti, tu ci hai fatto tanto male per così tanto tempo. I bambini si venerano come un Dio”. Sono queste le parole scritte dalla ragazza al compagno sopra una foto dei loro figli sempre sul social network.
L'uomo, Craig McLelland, adesso ha perso tutta la sua famiglia: tre bambini e una donna incinta del suo quarto pargolo. Ora, come riporta anche il Daily Mail, la polizia ha attivato le indagini per capire le motivazioni di tale gesto.
“Non sembrava il tipo di madre che avrebbe potuto compiere un gesto simile”, ha dichiarato un vicino di casa: adesso il quartiere si stringe intorno al dolore del padre e la casa degli orrori è stata riempia di biglietti e peluches per dare un ultimo saluto a tre innocenti che hanno perso la vita per un folle gesto.


Francia - Matrimonio in crisi, per vendicarsi contro il marito annega i due figli piccoli
16 maggio 2013 - Una 26enne ha confessato di aver annegato i suoi due figli nella vasca da bagno di casa. E' successo a Ronchamps, nella Francia dell'est.
Sarebbe stata la donna stessa a chiamare la polizia. Quando gli agenti sono arrivati sul posto hanno trovato i due corpicini inermi nella vasca, una bimba di due anni e mezzo e un bimbo di otto mesi. La madre, che avrebbe agito per ripicca nei confronti del partner, è stata ricoverata in ospedale.
Erano circa le 20 quando la donna ha chiamato la polizia spiegando di aver annegato i suoi figli. Immediato l'invio delle pattuglie che però hanno solo potuto constatare la orribile scena: nella vasca da bagno di un appartamento situato in un piccolo edificio a due piani c'erano i cadaveri del piccolo di 8 mesi e della sorella, di due anni e mezzo.
La donna è stata portata in ospedale dove è trattenuta nel reparto di psichiatria. Per lei l'accusa è di duplice infanticidio. I piccoli saranno sottoposti ad autopsia mentre il movente pare debba essere ricercato nella attuale crisi che stava affrontando la coppia.


GB - Dopo separazione, figlia affidata alla madre lesbica: che la massacra con l'amante
aggiornamento del 6 marzo 2015
Orrore in Gran Bretagna dove una madre lesbica musulmana ha massacrato la figlia di 8 anni dopo essersi fatta convincere dall'amante che la piccola, Ayesha, fosse l'incarnazione del male.
La madre-killer, riferisce il Daily Mail, si chiama Polly Chowdhury e ha 35 anni mentre l'amante istigatrice del delitto e' la 43enne Kiki Muddar. Entrambe sono state condannate per omicidio preterintenzionale.
Ayesha pesava solo 21 chili quando venne trovata senza vita il 29 agosto 2013 nella casa di Chadwell Heath nella zona orientale di Londra. Sul suo corpo vennero scoperte 56 ferite (lividi e bruciature, e perfino un morso profondo sulla schiena inflitto dalla madre convinta di essere un vampiro); un ultimo colpo alla testa le fu fatale; ferite inferte nelle 48 ore precedenti il decesso.
La corte suprema penale dell'Old Bailey non e' riuscita pero' dimostrare chi abbia inflitto l'ultimo colpo letale. Solo per questo le due donne hanno evitato la condanna ad omicidio di primo grado.
Secondo la ricostruzione dell'accusa, la Muddar, vicina di casa della Chowdhury, grazie alla forte presa sulla donna dalla debole tenuta mentale, la convinse (con espedienti messianici e strani riti horror) prima a cacciare il marito di casa e poi le fece credere che la figlia fosse il diavolo. Cosi' facendo la porto' a commettere un'inimmaginabile serie di abusi, cui la Muddar partecipava sadisticamente in modo attivo, sulla piccola.

La povera Ayseha nel diario trovato dalla polizia si disperava per il suo continuo tormento nonostante cercasse con tutte le sue forze di "essere buona" per non far arrabiare la madre e la sua amante che, oltre a picchiarla e a spegnerle sigarette sulla pelle, le facevano fare bagni gelidi e l'alimentavano con la forza, fino a farla ammalare. La notte prima del suo assassinio fu la Muddar - ha rifertio la polizia secondo il Daily Mail - a "colpirla senza pieta'" con il soffione della doccia. Fu sempre la Muddar a chiamare il 999 (il numero delle emergenze in Gran Bretagna) e, secondo la registrazione, quando l'operatore le chiese cosa fosse successo, rispose con torno gelido: "era una bambina disobbediente e la mamma pensava fosse posseduta dal demonio".
Distrutto, il padre e' scoppiato in lacrime in tribunale e ha ricordato commosso quale splendida bambina fosse la sua Ayesha.

Francia - Dopo separazione, tre bambini affidati alla madre: che li uccide soffocandoli
2 novembre 2013 - (AGI) Tre fratellini tra i 18 mesi e i 6 anni sono stati trovati morti nella loro abitazione a Gergy, a 10 chilometri da Chalon-sur-Saone, nella notte tra venerdì e sabato. Lo riferiscono fonti della polizia, aggiungendo che la madre e' stata trasportata in ospedale.
Secondo il procuratore, la donna, che viveva da sola con i bimbi, all'arrivo dei soccorritori "sembrava chiaramente sotto l'effetto di farmaci".

Sulla madre si concentrano le indagini, nell'ipotesi che sia stata lei a uccidere i suoi figli, soffocandoli. La donna si è trasferita con i figli a Gergy dopo la separazione, avvenuta tre o quattro mesi fa.



Francia - Madre separata uccide i suoi tre figli
18 novembre 2013 - Tre bimbi di 2, 3 e 5 anni sono stati trovati morti soffocati nella casa della madre a Bar-le-Duc, nel nord-est della Francia: la donna, 39 anni, è stata arrestata subito dopo.
L'allarme è scattato quando la madre non ha riaccompagnato i piccoli dalla famiglia affidataria alla quale erano stati assegnati, ma all'arrivo della polizia i tre bambini erano già morti, stesi sui loro lettini. La 39enne, dopo essere stata arrestata, ha confessato di aver soffocato i suoi tre bambini con il cuscino mentre erano nei loro letti.
"La donna è separata dal padre dei bambini e vive sola a Bar-le-Duc - ha detto il comandante della polizia, Gilles Hubain - Aveva il diritto di visita e di tenere con sé i figli per il fine settimana, ma non li ha riaccompagnati. Non è chiaro che cosa l'abbia spinta a uccidere i piccoli".
http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/2013/notizia/francia-madre-soffoca-tre-bimbi_2010153.shtml

Lecco - Dopo separazione, tre figli affidati di default alla madre: che li uccide con 90 coltellate
9 marzo 2014Ha ucciso le sue bimbe più piccole nel sonno, poi ha infierito anche sulla figlia più grande, che ha tentato invano di difendersi dalla furia omicida della madre.
Ha confessato la 37 enne Edlira Copa che questa mattina all’alba ha ammazzato a coltellate le figlie di 13, 10 e 3 anni alla periferia sud di Lecco.
Quando è stata trovata era sulle scale della palazzina, all’esterno dell’androne, con le mani al collo sporche di sangue, in stato confusionale. A dare l’allarme i vicini di casa , che avrebbero sentito le urla provenire dall’abitazione.
I carabinieri stanno rintracciando in queste ore il padre, separato dalla moglie e che non abita con la famiglia.
La donna albanese non era in cura; non vi è al momento una certezza sul genere di patologia pregressa da parte dei tre psichiatri incaricati dal tribunale, ma si parla di una possibile psicosi paranoide, acuita da problemi personali, come la recente separazione dal marito.

Portogruaro (VE) - Dopo separazione, bambino affidato di default alla madre: che lo pesta
9 aprile 2014È arrivato a scuola con un occhio nero e la schiena dolorante, tanto da non riuscire a star seduto al suo banco.
Ad accorgersi di quanto stava accadendo un genitore di una compagna di classe che ha fatto intervenire gli insegnanti prima che iniziasse la lezione. Quel bimbo di 11 anni ha poi raccontato che a ridurlo in quelle condizioni sarebbe stata la mamma. La dirigenza scolastica ha quindi attivato la procedura del caso con l'intervento dei carabinieri e dei sanitari del 118 arrivati con l'ambulanza.
È accaduto sabato in una scuola media del Portogruarese. Il bambino è stato portato al pronto soccorso, mentre i suoi compagni di scuola lo rincuoravano dal giardino. Quando gli è stato chiesto cosa gli fosse successo ha risposto che a ridurlo così era stata la mamma. «Ho detto una parolaccia alla nonna - ha riferito il bimbo agli inquirenti - poi sono stato picchiato».
Secondo il racconto il bambino venerdì, verso le 16, era a casa con la nonna che avrebbe apostrofato con un pesante insulto. A quel punto la madre avrebbe reagito picchiando il figlio, tanto da procurargli un occhio nero e delle lesioni al fondo schiena. Ferite importanti per i sanitari, tanto che il bambino non riusciva nemmeno a sedersi a scuola.
Il bambino vive assieme alla madre, che è separata, e alla nonna, mentre il padre abita e lavora fuori regione. Il ragazzino presenterebbe qualche difficoltà di relazione sia in casa sia a scuola, forse a causa di un malessere interiore. Così quando il ragazzino ha insultato la nonna, la madre ha visto rosso e sempre secondo il racconto del minore lo avrebbe aggredito violentemente fino a causargli lividi profondi.
Ora sul caso indagano i carabinieri. Intanto il padre del bambino appena saputo quanto era successo è corso in ospedale per sincerarsi delle condizioni del figlio.

Alcamo (TP) - Dopo separazione, giudice affida di default bimbo alla madre depressa: che lo avvelena

15 luglio 2014 - E' stata fermata durante la notte con l'accusa di omicidio volontario la madre del bimbo di 5 anni morto, ieri, nella propria abitazione, ad Alcamo, in provincia di Trapani.
Il fermo è stato disposto in quanto, secondo una ricostruzione degli inquirenti, sarebbe stata la donna a somministrare al piccolo gli psicofarmaci che lei stessa assumeva. In un primo tempo gli investigatori avevano pensato che fosse stato il bimbo ad avere assunto i medicinali, eludendo la sorveglianza della madre, la 33enne Aminta Guerrero Altamirano, di origini messicane.
Non solo: nell'abitazione in cui la donna viveva col figlio sarebbe stata trovata una lettera in cui, in termini molto confusi, la messicana dava disposizioni annunciando la morte propria e del figlio e chiedeva che non venisse eseguita l'autopsia sui loro corpi. Ma la donna interrogata dai magistrati sarebbe caduta più volte in contraddizione, tanto da indurre la Procura ad adottare il provvedimento.
La tragedia si è consumata nell'abitazione dove vive la 33enne, che è separata dal marito. Sembra che la donna non abbia ancora confessato l'omicidio. Secondo una prima ipotesi investigativa, la donna avrebbe somministrato al piccolo gli psicofarmaci che prende per curare una forma di depressione.
Ieri la donna aveva raccontato di aver trovato il bimbo morto nel suo lettino, nella loro abitazione di via Amendola, dove i due vivevano da soli. Ma la sua versione è apparsa agli inquirenti lacunosa e fragile.
La donna soffriva di depressione e assumeva ansiolitici: questi farmaci sarebbero stati da lei somministrati anche al figlio, secondo la tesi della Procura. Il padre del bambino si è separato tempo fa dalla messicana e si è trasferito in Germania.
Oggi è in programma l'autopsia, affidata al professore Paolo Procaccianti, direttore dell'Istituto di Medicina legale del Policlinico di Palermo.
http://www.huffingtonpost.it/2014/07/15/bambino-morto-farmaci-fermata-madre_n_5586864.html?utm_hp_ref=cronaca

USA - Il marito la tradisce: lei uccide il figlio e si spara: «L'ho fatto per vendetta»
22 agosto 2014 - Gli spari nella notte, la corsa verso la stanza del figlio e un solo rimpianto che si porterà per tutta la vita: non essere riuscito a salvare il suo bambino dal piano di morte della madre.
Michael Kirlan, 47 anni, aveva deciso che non poteva più vivere nella menzogna. Una volta tornato nella sua casa di Steamboat Springs, nel Colorado, avrebbe raccontato tutto alla moglie, Lisa Lesyshen, 47 anni: aveva una relazione con un'altra donna e voleva andare via di casa.
Quella sera avevano parlato e lei era andata su tutte le furie: le cose non andavano bene da qualche tempo, ma affrontare un divorzio comportava una serie di preoccupazioni. Una su tutte: i soldi. Lisa sembrava impazzita all'idea che il marito non si sarebbe preso più cura di lei e del figlio. E, nonostante le rassicurazioni di Kirlan, la moglie era distrutta. La conversazione si era chiusa bruscamente e il clima in casa era diventato insostenibile. Ma niente faceva pensare al disegno di morte che stava pianificando: un omicidio-suicidio.
Due giorni dopo la confessione del marito, Lisa, la notte del 29 maggio 2013 , aveva deciso che lei e il piccolo Asher, 9 anni, dovevano morire. Il marito li lasciava e loro avrebbero lasciato questo mondo.
Alle 3 di notte Michael è stato svegliato da una serie di colpi di pistola: quando è arrivato in camera del figlio, il bambino era in una pozza di sangue. La donna aveva sparato 5 colpi alla testa del bambino a distanza ravvicinata, uno al torace e uno alla gamba. Asher è morto poco dopo per emorragia.
«Perché lo hai fatto?» ha gridato il marito in lacrime. «Per farti del male» ha risposto la donna. Poi ha voltato le spalle al figlio e all'uomo e si è diretta in un'altra stanza per suicidarsi: un colpo di pistola al collo che non l'ha uccisa ma l'ha costretta su una sedia a rotelle per tutta la vita.
In cucina la donna aveva lasciato un biglietto per il marito: «Ricordati che sei il responsabile di quello che è successo e tu sei la persona che ha causato tutto questo. Lisa e Asher»
In tribunale a Deven, in un primo momento, la donna si era dichiarata non colpevole per infermità di mente, ma poi aveva deciso di confessare l'omicidio del figlio. In queste ore la sentenza: rimarrà dietro le sbarre per 40 anni.
http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/ESTERI/colorado_omicidio_figlio_condannata/notizie/856762.shtml


Ponteranica (BG) - Dopo separazione, figlio affidato di default alla madre: che lo uccide
29 agosto 2014 - Il corpo della donna è stato trovato in un dirupo poco lontano dal luogo dove è stato rinvenuto il corpo del figlio, Patrick Lorenzi ucciso in una tenda.
La donna, separata, aveva 40 anni e soffriva di depressione.
Jessica Mambretti, 40 anni, di Ponteranica, è stata trovata anche lei senza vita. Madre e bimbo erano arrivati in montagna con una tenda all’alba di mercoledì; a trovare il bambino morto è stato un pastore.
Sul corpo del bambino vi sarebbero segni di tagli e altre ferite. L’autopsia, disposta dagli inquirenti, farà chiarezza. La Procura di Bergamo ha aperto un’indagine per omicidio.
Il pastore, dentro la tenda, non ha trovato nessuno, ma degli indumenti, dei farmaci antidepressivi e un telefono cellulare. Il pastore ha composto il numero indicato alla voce “mamma”. Al numero ha risposto la madre della donna che si è detta preoccupata perché la figlia, dopo la separazione dal convivente, stava vivendo un brutto momento. L’uomo ha avvertito il gestore di un rifugio vicino e sono cominciate le ricerche da parte dei Carabinieri. Quindi è stato trovato il corpo del piccolo. Poi ora la scoperta anche di quello della madre. Si sospetta un omicidio-suicidio.
http://www.laprimapagina.it/2014/08/29/bergamo-jessica-mambretti-uccide-il-figlio-patrick-lorenzi-poi-si-toglie-la-vita/


S. Severino M. (MC) - Il figlio 13enne vuole andare dal padre: lei lo uccide a coltellate
25 dicembre 2014 -Inseguito sul pianerottolo. Ammazzato dalla madre con 9 coltellate. Il ragazzino aveva 13 anni. «L’ho ucciso perché me lo vogliono portare via».
Così avrebbe detto ai carabinieri Debora Calamai, la donna di 38 anni che la sera della Vigilia ha ucciso il figlio Simone Forconi a San Severino Marche, in provincia di Macerata.
La donna è stata arrestata per omicidio e portata del carcere di Camerino. 
Lavorava, da precaria, in una casa di cura per anziani. Il figlio era in affidamento congiunto ai genitori, dopo che questi si erano separati. Erano in corso le pratiche per sottrarre il ragazzo alla madre e affidarlo al padre, Enrico Forconi, operaio di 40 anni.
A dare l’allarme, mercoledì sera dopo le 21 e 30, sono stati i condomini del palazzo in cui abita, in via Zampa 70 nel quartiere Settempeda. I vicini hanno sentito le urla della donna e di Simone. Il ragazzo, che frequentava la terza media, aveva cenato con la madre e stava aspettando il nonno paterno, per trascorrere il Natale con i parenti del padre.
Sembra che la donna abbia inseguito il figlio adolescente fin sul pianerottolo, colpendolo poi per 9 volte con un coltello da cucina, 4 volte al petto.

I vicini di casa hanno subito avvisato il 118 e i carabinieri. I militari hanno trovato la 38enne ancora col coltello in mano. Simone era già morto.
Sul delitto indagano i carabinieri del reparto operativo di Macerata, guidati dal colonnello Leonardo Bertini, e quelli di Tolentino. L’inchiesta è coordinata dal pm di Macerata Luigi Ortenzi.
Stando a una prima ricostruzione, la donna avrebbe avuto un alterco con l’ex marito in mattinata. Lei voleva vedere più spesso il marito, «altrimenti chiamo i carabinieri». L’uomo le avrebbe risposto: «Li ho già chiamati io». Alterco comunque ricomposto nel pomeriggio: i due si sarebbero incontrati assieme ai genitori di lui e a Simone. Concordando appunto che alla sera della Vigilia il ragazzino sarebbe rimasto con la mamma.

A casa di lei, in serata, il ragazzino ha ricevuto in regalo delle costruzioni Lego. Simone avrebbe poi chiamato il padre con la scusa di essere aiutato a realizzare il modello con i mattoncini che aveva ricevuto, ma probabilmente nella telefonata c’era una richiesta implicita di aiuto per aver visto la madre in condizioni di forte stress. A quanto sembra, quindi, madre e figlio non avrebbero avuto una lite, ma è probabile che la donna abbia avuto paura che l’ex marito potesse portarle via Simone ed è esplosa la follia.
Il padre della giovanissima vittima è arrivato a casa della ex dopo una decina di minuti ma Simone era già a terra priva di vita. Quando i carabinieri sono arrivati nel cortile del caseggiato hanno trovato la donna seduta su una panchina. Interrogata, ha anche pronunciato queste parole: «Sono contenta di averlo fatto».
http://www.corriere.it/cronache/14_dicembre_25/san-severino-donna-uccide-figlio-13enne-la-cena-natale-049ff444-8bca-11e4-9698-e98982c0cb34.shtml


Cile - Litiga col compagno e si lancia con le figlie dal 30° piano
10 gennaio 2015 - Madre si lancia dal 30esimo piano con le sue bimbe in braccio. La 20enne Lucía Brum Padilla si è uccisa buttandosi giù dal balcone del trentesimo piano del suo palazzo. Con lei, in braccio, le sue due bambine.
Il tutto è accaduto dopo una lite con il compagno. Nel drammatico volo ha portato con sé le sue due bambine di uno e due anni.
La tragedia si è verificata in un condominio popolare della capitale cilena Santiago, dove la coppia viveva con le due bimbe.

Secondo una prima ricostruzione basata sul racconto dei vicini di casa, la coppia è stata sentita urlare e la donna avrebbe accusato il compagno, il 33enne Carlos Pinto, di avere un rapporto con un’altra donna.
Quando alcuni vicini sono accorsi in casa per capire cosa stesse accadendo, la donna si era già lanciata dal balcone. Per fortuna due amici della coppia sono intervenuti in tempo, prima che l'uomo si lanciasse anche lui dal balcone in preda alla disperazione.

http://www.today.it/rassegna/cile-mamma-suicidio-bambine.html

Belgio - Telefona all'ex marito: "non ti darò mai le bambine, sto per ammazzarle"












12 febbraio 2015 -Ha chiuso le tre figlie di 7, 5 e 3 anni in una stanza, poi ha appiccato l'incendio e ha chiamato l'ex marito per avvisarlo. Le tre bimbe non hanno avuto scampo e sono morte in dieci minuti. Questa la ricostruzione fatta dalla polizia su quanto accaduto ieri a Lennik, in Belgio.Thioro Mbow - una casalinga di 35 anni, che in base a quanto racconta il suo ex marito, Helmut, mischiava regolarmente farmaci e alcolici e cadeva in un profondo sonno anche per 20 ore al giorno - litigava da settimane con l'uomo, che aveva chiesto alle autorità la custodia delle bambine.
Lei invece non aveva intenzione di concedergliela, e ha messo in atto un piano diabolico: piuttosto che perderle ha deciso di ucciderle. E infatti, dopo averle chiuse a chiave nella stanza, ha telefonato a Helmut: "Non perderò mai le bambine, sto per ammazzarle", gli ha detto.
L'uomo, che era al lavoro, ha chiamato subito la polizia e i vigili del fuoco, ma per le piccole non c'era più nulla da fare. Sonja ha raccontato che ha sentito delle urla "per una decina di minuti, poi c'è stato silenzio".
La donna è stata arrestata e sono attesi i risultati delle autopsie.
http://www.unionesarda.it/articolo/notizie_mondo/2015/02/12/brucia_vive_le_sue_tre_figlie_per_non_affidarle_all_ex_marito-3-407609.html


Svezia - Madre separata segrega in casa le tre figlie per 10 anni
20 febbraio 2015Una orribile notizia arriva dalla Svezia dove tre ragazze, figlie di una donna di 59 anni, sono state costrette alla completa segregazione per oltre 10 anni.
La vicenda ha scosso la cittadina di Bromolla, nella contea di Scania, nella regione di Gotaland, dove la tragedia si è consumata per tutti questi anni nascosta da una porta blindata. 
La terribile scoperta è stata fatta dalla polizia locale mercoledì sera su segnalazione di un vicino che da poco avrebbe appreso dello stato in cui vivevano le povere ragazze.
Sul posto si sono immediatamente recati i sanitari e gli assistenti sociali, oltre alle autorità inquirenti. Gli agenti hanno posto agli arresti la madre che inutilmente avrebbe cercato di scappare. Attualmente la donna, Pär Andersson, è detenuta nelle celle di sicurezza del tribunale di Kristianstad dove dovrà rispondere dei capi di imputazione contestati ed in particolare di sequestro di persona. 
Dietro quella porta chiusa hanno vissuto tre ragazze, all’epoca di 13, 14 e 22 anni, prigioniere contro la loro volontà in un appartamento di 65 metri quadrati e, con tutta probabilità, mai un giorno di scuola, mai uno svago. 
In seguito alle perquisizioni, gli inquirenti hanno accertato che le tre ragazze dormivano a terra su materassini ad aria. All’interno della casa nessuna possibilità di comunicazione: niente telefono, niente televisione. 
Appena si è diffusa la notizia un uomo si è presentato agli inquirenti dichiarando di essere il padre di una delle tre ragazze e spiegando che erano almeno 17 anni che non ne aveva più notizie. 
Secondo le prime ricostruzioni le ragazze sarebbero state segregate sin da subito quando la madre, in fuga dal marito, si trasferì dapprima ad Are poi a Bromolla ma gli investigatori stanno ancora indagando.
Nega ogni accusa Pär Andersson, la madre delle tre ragazze. Il suo avvocato difensore, Thomas Ljungdahl sostiene che la donna non avrebbe mai limitato la libertà di muoversi alle ragazze e che per certi periodi sono anche andate a scuola. 
Intanto la comunità svedese si interroga: in dieci anni nessuno ha sentito niente, nessuno sapeva? Intanto le indagini continuano, col massimo riserbo. 


Melito (NA) - Dopo separazione, figlio affidato di default alla madre: che lo avvelena e si suicida
30 marzo 2015 - Una donna, Anna Esposito di 35 anni, e il figlioletto (Gaetano) di due anni sono stati trovati morti a letto in un'abitazione di Melito (Napoli), in via Kennedy.
Anna Esposito lavorava in una fabbrica di guanti a Casavatore. Ha prima avvelenato il figlio di due anni e poi si è suicidata usando un coltello: è questa, al momento, la ricostruzione ritenuta dagli investigatori più probabile per la morte della donna e del figlio. La donna, depressa dopo la separazione dal marito, ieri aveva pranzato con i familiari ma nulla, raccontano, faceva pensare ad una tale tragedia. A scoprire i cadaveri - si è saputo dai Carabinieri di Giugliano (Napoli), intervenuti sul posto - sono stati il fratello e la sorella della donna: entrati in casa utilizzando le chiavi avute dai vicini, hanno dovuto sfondare una porta interna per accedere alla stanza dove c'erano i due corpi; entrambi erano sporchi di sangue.
Sulla donna sono state rilevate le ferite del coltello, mentre sul figlio al momento non è stato trovato alcun segno di violenza. Secondo gli investigatori, non si è trattato di un gesto improvviso ma di un proposito che Anna Esposito ha maturato negli ultimi tempi.
http://www.ilmattino.it/NAPOLI/CRONACA/napoli-donna-morta-letto/notizie/1268369.shtml

Francia - Ha problemi col marito: uccide i tre figli a coltellate
11 aprile 2015 - Una donna e' stata arrestata con l'accusa di aver ucciso i suoi tre figli di 10, 6 e 2 anni e di aver ferito gravemente il marito in un piccolo villaggio dell'Alsazia, nel Nord della Francia.
Secondo la radio "France Info", una bambina di 9 anni e' scampata alla strage che si e' consumata nel paesino di Schlierbach, vicino alla citta' di Mulhouse, per ragioni ancora sconosciute. A dare l'allarme sono stati i vicini, che hanno udito colpi e grida.
I soccorritori hanno scoperto i cadaveri dei tre bambini della casa della famiglia, uccisi con numerose coltellate. Anche il padre e' stato accoltellato piu' volte e sara' sottoposto a un intervento chirurgico.
Secondo il procuratore di Mulhouse, che ha definito "insopportabile" la scena del delitto, la coppia aveva da tempo "problemi coniugali". (AGI)
http://www.agi.it/estero/notizie/francia_donna_uccide_tre_figli_e_accoltella_marito_arrestata-201504121106-est-rt10021

Belgio - Dopo divorzio, figlie affidate al padre: lei tenta di ucciderle
1° ottobre 2015Mireille Gram, ereditiera 48enne del marchio di borse Kipling, è stata arrestata in Belgio con l’accusa di tentato omicidio.
La donna, secondo quanto riportano i media locali, avrebbe tentato di uccidere nel sonno le due figlie gemelle.
I fatti si sarebbero svolti domenica 27 settembre. La donna sarebbe entrata con un coltello nella stanza delle figlie e avrebbe colpito una delle due. A fermarla è stata l’altra gemella che, svegliata dal rumore, ha prima tentato di bloccare la madre e poi è scappata per chiedere aiuto alla tata che era ancora in casa.
La polizia è arrivata immediatamente sul posto: la Gram è stata arrestata e la figlia ferita è stata portata in ospedale. La ragazzina sarebbe in gravi condizioni ma non in pericolo di vita.
Non è la prima volta che la donna ha tentato di far del male alle sue figlie: già in passato era stata in terapia dopo aver tentato di annegarle quando erano piccole.
Per il quotidiano Het Laatste Nieuws, l’ultimo tentativo di omicidio potrebbe essere stato scatenato dallo stress provocato dal recente divorzio della donna e dal fatto che l’ex marito abbia ottenuto la custodia delle gemelle. L'uomo tra l'altro aveva denunciato i rischi per la vita delle ragazze, che da settimane dormivano chiudendo a chiave la porta della loro camera da letto.

Ghana - Giudice affida figlie al padre: la madre le avvelena
3 novembre 2015 - Naana, una donna di 40 anni, è stata arrestata in Ghana con l'accusa di aver ucciso, avvelenandole, le sue due figlie.
Il tragico duplice omicidio e' accaduto nella notte tra domenica e lunedi' a Essikado, un sobborgo di Takoradi, nella parte occidentale del Paese, vicino al confine con la Costa d'Avorio.
E' accusata di aver mescolato dei pesticidi al cibo che aveva cucinato per le figlie, in una quantità tale da ucciderle. I corpi di Serwaa (10 anni) e di Fulba (otto), questi i nomi delle due bambine, si trovano adesso all'ospedale di Takoradi in attesa che venga effettuata l'autopsia.
I vicini di Naana hanno detto alle forze dell'ordine che i problemi pschici della donna si sono manifestati quando e' entrato in crisi il rapporto con il marito, dal quale si è successivamente separata. Un tribunale ghanese aveva affidato a lui, un insegnante di scuola superiore, la custodia delle figlie, a partire dal due novembre: il giorno dopo la tragica morte delle sue bimbe.

Reggio E. - Madre separata ai figli: "speriamo che vostro padre muoia"
8 gennaio 2016 - Ha raccontato delle parole d’odio della madre, del suo disprezzo, delle continue accuse e delle aggressioni fisiche. «Mi aveva in antipatia perchè stavo con mio padre» ha detto. Parole sofferte quelle di un ragazzo, oggi 19enne, che ieri ha dovuto testimoniare contro la donna che lo ha messo al mondo, accusata di maltrattanti in famiglia.
E’ entrato nel vivo il processo, davanti al giudice Andrea Rat, che vede una donna alla sbarra per episodio violenti compiuti dietro le mura domestiche. Soprusi veri e proprio, secondo l’accusa, andati avanti dal 2008 al 2010, fino a che tutto è venuto alla luce, con l’intervento dei carabinieri di fronte all’ennesimo scontro domestico.
La donna, 47 anni, difesa dall’avvocato Manlio Marceddu, respinge le accuse. Dice che ama i suoi figli e dà la colpa a dissidi avuti con l’ex marito, alla contesa per la casa coniugale. Quello che tre dei suoi cinque figli - costituitisi col padre parte civile rappresentati dall’avvocatessa Carmen Pisanello – hanno raccontato davanti al giudice, però, è diverso.

Il piccolo, che all’epoca dei fatti non aveva neanche dieci anni, ha spiegato che sua madre aveva per lui una gelosia tale da fare del male al fratello maggiore quando questo per scherzo lo aveva colpito. Ha raccontato del padre, costretto a stare fuori casa per evitare le liti, ma anche di quando la donna lo costringeva a uscire con lei e il nuovo amante. Ma anche di quanto vennero i carabinieri e la donna mise a soqquadro la casa, sostenendo che fosse colpa del marito che l’aveva aggredita.
Per quattro anni i figli minori della coppia sono stati tolti alla famiglia e affidati a una comunità. Anche per gli assistenti sociali era difficile capire chi dicesse la verità: la moglie che accusava il marito o il contrario.
Le indagini coordinate dal pm Stefania Pigozzi hanno infine ricostruito un quadro in cui era la donna a maltrattare i ragazzi e il marito. Il piccolo ha raccontato di stare meglio da quanto ha scelto di interrompere i rapporti con la madre. Il fratello ha raccontato che quando il padre venne colto da infarto, mentre tutti i figli erano al suo capezzale per soccorrerlo lei ripeteva: «Speriamo che muoia». E poi ancora, quando le disse: «Se non te ne vai adesso avrai un brutto destino».
Più volte il giudice è intervenuto per ammonire la donna, che di fronte alle testimonianze dei figli dissentiva a gesti.

http://gazzettadireggio.gelocal.it/reggio/cronaca/2016/01/08/news/mia-madre-ci-picchiava-i-figli-parlano-al-processo-1.12746489



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