aggiornamento del 20 maggio 2011
Niente ergastolo, come sollecitato dalla procura. Ma vent'anni di carcere più almeno altri sei di misura di sicurezza: subito minimo tre in un ospedale psichiatrico giudiziario e altri tre in libertà vigilata alla fine della pena.
E' finita così l'udienza preliminare a carico di Stefania A., la giovane di Cirimido accusata dell'omicidio della sorella Maria Rosa, il cui corpo carbonizzato è stato trovato sull'uscio di casa dei genitori, e del tentato omicidio del padre e della madre.
Dopo due ore di camera di consiglio il giudice ha sì condannato l'imputata, ma l'ha anche riconosciuta parzialmente capace di intendere e di volere e socialmente pericolosa. Da qui la decisione di condannarla a vent'anni di carcere, una pena che comincerà a scontare, però, solo dopo almeno tre anni di reclusione in un ospedale psichiatrico giudiziario. Al termine dei vent'anni la donna resterà in libertà vigilata per altri tre anni.
E' finita così l'udienza preliminare a carico di Stefania A., la giovane di Cirimido accusata dell'omicidio della sorella Maria Rosa, il cui corpo carbonizzato è stato trovato sull'uscio di casa dei genitori, e del tentato omicidio del padre e della madre.
Dopo due ore di camera di consiglio il giudice ha sì condannato l'imputata, ma l'ha anche riconosciuta parzialmente capace di intendere e di volere e socialmente pericolosa. Da qui la decisione di condannarla a vent'anni di carcere, una pena che comincerà a scontare, però, solo dopo almeno tre anni di reclusione in un ospedale psichiatrico giudiziario. Al termine dei vent'anni la donna resterà in libertà vigilata per altri tre anni.
Diplomata geometra, 28 anni, Stefania era stata arrestata per l'omicidio della sorella Maria Rosa, trovata cadavere il 12 luglio del 2009 in via Toti, a Cirimido. Nel mese di ottobre dello stesso anno, Stefania aveva aggredito l'anziana madre, cercando di strangolarla fino a farle perdere i sensi. La giovane aveva provato anche ad appiccare il fuoco agli abiti della madre e venne arrestata.
La sorella, 40 anni, abitava a Guanzate, in uno chalet che avrebbe voluto acquistare: aveva chiesto un aiuto economico al padre, imprenditore edile, che però non aveva ottenuto in quanto la sua attività era fallita. Maria Rosa era sparita nel maggio del 2009 e il suo cadavere fu poi trovato carbonizzato a metà luglio nella casa dei genitori a Cirimido.
fonte
aggiornamento del 25 aprile 2011
aggiornamento dell'11 marzo 2010
Gia' indagata con il sospetto di aver ucciso e carbonizzato la sorella, era finita in carcere per aver cercato di uccidere anche i genitori: la mattina del sette ottobre scorso infilando uno straccio nel bocchettone del serbatoio dell'auto sulla quale si trovavano mamma e papa' per poi appiccare il fuoco. L'uomo se ne accorse e si evito' il peggio. Quello stesso giorno, all'ora di pranzo prese per il collo la madre che fu salvata solo dall'arrivo dei carabinieri che la stavano intercettando nell'ambito delle indagini sull'omicidio.
Ora Stefania Albertani risponde ufficialmente anche di quel cadavere trovato nel cortile retrostante l'abitazione di famiglia a Cirimido nel luglio scorso. Oggi, infatti, i carabinieri del Nucleo Operativo di Como hanno notificato alla 26enne, detenuta al Bassone, l'ordinanza di custodia cautelare firmata dai sostituti Maria Vittoria Isella e Giuseppe Rose.
La sorella, Mary, era stata trovata quasi causalmente dopo circa un mese dalla sua scomparsa. Da subito l'attenzione degli investigatori punto' su Stefania ma la vera svolta alle indagini e' arrivata attraverso una perizia calligrafica che i due magistrati fecero eseguire su alcuni documenti con riportata la firma della vittima. Firma risultata falsa. Ad armare la mano di Stefania sarebbero stati motivi economici: pare che avesse scialacquato circa 100mila euro che avrebbe dovuto investire per riacquistare una casa della famiglia andata all'asta fallimentare. (AGI)
aggiornamento del 27 ottobre 2009
VOLEVA UCCIDERE anche il padre, lo stesso giorno in cui ha cercato di strangolare la madre. Ancora con il fuoco, l’elemento che si trascina fin dall’inizio di questa sconcertante vicenda. Questa volta con uno straccio imbevuto di sostanza infiammabile infilato nel serbatoio di benzina della sua auto, e un accendino.
La lista delle accuse che la Procura sta contestando a Stefania Albertani (nella foto) si allunga, ed arriva ad includere una denuncia a piede libero per tentato omicidio del padre. La donna, 26 anni, è stata arrestata l’8 ottobre scorso, con l’accusa di aver tentato di incendiare e strangolare la madre, mentre erano in casa da sole. Una vicenda maturata all’interno dell’indagine sulla morte della sorella maggiore di Stefania, Maria Rosa di 38 anni, il cui corpo carbonizzato è stato trovato a luglio alle spalle dell’abitazione di via Toti dove le due donne erano cresciute con la famiglia. Mary era sparita da due mesi senza preavvisi: la sorella aveva detto a tutti che era partita per un viaggio e che aveva problemi di depressione da risolvere. Invece i carabinieri la mattina del 9 luglio si sono imbattuti in un cadavere di donna carbonizzato e irriconoscibile, ormai consumato da settimane di esposizione al sole e alla pioggia. Il cadavere di Maria Rosa, ha stabilito il dna. Pochi giorni dopo Stefania è stata iscritta sul registro degli indagati con l’ipotesi di avere a che fare con quella morte, ma tre mesi dopo la situazione è degenerata.
Esplosa dopo l’ennesima discussione in famiglia la giovane donna, secondo le accuse, avrebbe improvvisato un sistema incendiario nel serbatoio di benzina dell’auto del padre, il cui effetto è stato scongiurato ma di cui il padre si è accorto. Poi, salita in casa, avrebbe aggredito la madre cercando di strangolarla con una cintura di cuoio, e dando poi fuoco ai suoi abiti prima di simulare il disordine di una rapina e andarsene in giro per il paese.
link alla notizia:
ilgiorno.ilsole24ore.com/como/cronaca/locale/2009/10/27/253401-diabolica_stefania_albertani_voleva_uccidere_anche_padre.shtml
aggiornamento del 25 aprile 2011
Tenta di dare fuoco alla madre. Ma era sorvegliata da luglio, da quando era morta la sorella. Ed è stata quindi arrestata. La svolta nel giallo di Cirimido, in provincia di Como, è avvenuta ieri, quando la polizia ha arrestato Stefania, la sorella di Mary Albertani, la donna di 39 anni il cui corpo era stato trovato carbonizzato il 14 luglio di quest’anno. Ieri la donna ha tentato di uccidere nello stesso modo anche la madre.
È stata la stretta sorveglianza alla quale era sottoposta da parte dei giudici, che da mesi indagavano su di lei per l’omicidio di Mary, a permettere di sventare l’omicidio.
La madre Alma Verga è ora ricoverata all’ospedale Sant’Anna con bruciature ed ecchimosi giudicate non gravi dai medici, mentre Stefania Albertani, di 26 anni, è in stato di arresto. Il tentato omicidio è avvenuto attorno alle 13 nella casa di famiglia a Cadorago, dove gli Albertani si erano trasferiti da circa un anno, dopo il fallimento dell’impresa edile del padre, che li aveva costretti a lasciare l’abitazione di via Toti a Cirimido, nel cui cortile era stato rinvenuto il cadavere di Mary.
Il tentato omicidio è scattato dopo una lite tr amdre e figlia, quando Stefania ha cercato di strangolare la madre. La donna è svenuta e la figlia ha tentato di darle fuoco con del liquido infiammabile. Stefania Albertani era indagata per i reati di omicidio, sequestro di persona e distruzione di cadavere, ma era rimasta sempre a piede libero, perché fino a ieri la Procura non aveva trovato prove schiaccianti della sua colpevolezza. All’origine dell’omicidio ci sarebbero ragioni di soldi. La sorella puntava infatti ai risparmi di Mary.
link alla notizia:
aggiornamento dell'11 marzo 2010
Gia' indagata con il sospetto di aver ucciso e carbonizzato la sorella, era finita in carcere per aver cercato di uccidere anche i genitori: la mattina del sette ottobre scorso infilando uno straccio nel bocchettone del serbatoio dell'auto sulla quale si trovavano mamma e papa' per poi appiccare il fuoco. L'uomo se ne accorse e si evito' il peggio. Quello stesso giorno, all'ora di pranzo prese per il collo la madre che fu salvata solo dall'arrivo dei carabinieri che la stavano intercettando nell'ambito delle indagini sull'omicidio.
Ora Stefania Albertani risponde ufficialmente anche di quel cadavere trovato nel cortile retrostante l'abitazione di famiglia a Cirimido nel luglio scorso. Oggi, infatti, i carabinieri del Nucleo Operativo di Como hanno notificato alla 26enne, detenuta al Bassone, l'ordinanza di custodia cautelare firmata dai sostituti Maria Vittoria Isella e Giuseppe Rose.
La sorella, Mary, era stata trovata quasi causalmente dopo circa un mese dalla sua scomparsa. Da subito l'attenzione degli investigatori punto' su Stefania ma la vera svolta alle indagini e' arrivata attraverso una perizia calligrafica che i due magistrati fecero eseguire su alcuni documenti con riportata la firma della vittima. Firma risultata falsa. Ad armare la mano di Stefania sarebbero stati motivi economici: pare che avesse scialacquato circa 100mila euro che avrebbe dovuto investire per riacquistare una casa della famiglia andata all'asta fallimentare. (AGI)
aggiornamento del 27 ottobre 2009
VOLEVA UCCIDERE anche il padre, lo stesso giorno in cui ha cercato di strangolare la madre. Ancora con il fuoco, l’elemento che si trascina fin dall’inizio di questa sconcertante vicenda. Questa volta con uno straccio imbevuto di sostanza infiammabile infilato nel serbatoio di benzina della sua auto, e un accendino.
La lista delle accuse che la Procura sta contestando a Stefania Albertani (nella foto) si allunga, ed arriva ad includere una denuncia a piede libero per tentato omicidio del padre. La donna, 26 anni, è stata arrestata l’8 ottobre scorso, con l’accusa di aver tentato di incendiare e strangolare la madre, mentre erano in casa da sole. Una vicenda maturata all’interno dell’indagine sulla morte della sorella maggiore di Stefania, Maria Rosa di 38 anni, il cui corpo carbonizzato è stato trovato a luglio alle spalle dell’abitazione di via Toti dove le due donne erano cresciute con la famiglia. Mary era sparita da due mesi senza preavvisi: la sorella aveva detto a tutti che era partita per un viaggio e che aveva problemi di depressione da risolvere. Invece i carabinieri la mattina del 9 luglio si sono imbattuti in un cadavere di donna carbonizzato e irriconoscibile, ormai consumato da settimane di esposizione al sole e alla pioggia. Il cadavere di Maria Rosa, ha stabilito il dna. Pochi giorni dopo Stefania è stata iscritta sul registro degli indagati con l’ipotesi di avere a che fare con quella morte, ma tre mesi dopo la situazione è degenerata.
Esplosa dopo l’ennesima discussione in famiglia la giovane donna, secondo le accuse, avrebbe improvvisato un sistema incendiario nel serbatoio di benzina dell’auto del padre, il cui effetto è stato scongiurato ma di cui il padre si è accorto. Poi, salita in casa, avrebbe aggredito la madre cercando di strangolarla con una cintura di cuoio, e dando poi fuoco ai suoi abiti prima di simulare il disordine di una rapina e andarsene in giro per il paese.
link alla notizia:
ilgiorno.ilsole24ore.com/como/cronaca/locale/2009/10/27/253401-diabolica_stefania_albertani_voleva_uccidere_anche_padre.shtml
aggiornamento dell'8 ottobre 2009
Stefania Albertani, sorella della ragazza trovata morta e bruciata il 14 luglio, è stata arrestata dopo avere picchiato e quasi ucciso la madre. È indagata anche per l'omicidio di Mary
Tenta di dare fuoco alla madre. Ma era sorvegliata da luglio, da quando era morta la sorella. Ed è stata quindi arrestata. La svolta nel giallo di Cirimido, in provincia di Como, è avvenuta ieri, quando la polizia ha arrestato Stefania, la sorella di Mary Albertani, la donna di 39 anni il cui corpo era stato trovato carbonizzato il 14 luglio di quest’anno. Ieri la donna ha tentato di uccidere nello stesso modo anche la madre.
È stata la stretta sorveglianza alla quale era sottoposta da parte dei giudici, che da mesi indagavano su di lei per l’omicidio di Mary, a permettere di sventare l’omicidio.
La madre Alma Verga è ora ricoverata all’ospedale Sant’Anna con bruciature ed ecchimosi giudicate non gravi dai medici, mentre Stefania Albertani, di 26 anni, è in stato di arresto. Il tentato omicidio è avvenuto attorno alle 13 nella casa di famiglia a Cadorago, dove gli Albertani si erano trasferiti da circa un anno, dopo il fallimento dell’impresa edile del padre, che li aveva costretti a lasciare l’abitazione di via Toti a Cirimido, nel cui cortile era stato rinvenuto il cadavere di Mary.
Il tentato omicidio è scattato dopo una lite tr amdre e figlia, quando Stefania ha cercato di strangolare la madre. La donna è svenuta e la figlia ha tentato di darle fuoco con del liquido infiammabile. Stefania Albertani era indagata per i reati di omicidio, sequestro di persona e distruzione di cadavere, ma era rimasta sempre a piede libero, perché fino a ieri la Procura non aveva trovato prove schiaccianti della sua colpevolezza. All’origine dell’omicidio ci sarebbero ragioni di soldi. La sorella puntava infatti ai risparmi di Mary.
link alla notizia
Sospettata di aver strangolato e arso viva la sorella, una donna di Cirimido ha tentato di uccidere nello stesso modo la madre dopo una lite. E' stata arrestata dai Cc mentre la vittima e' stata ricoverata in ospedale. Stefania Albertani, 26 anni, era indagata a piede libero per l'omicidio della sorella, trovata carbonizzata a luglio sul retro dell'ex casa di famiglia. Su lei c'erano parecchi sospetti ma il quadro indiziario era ritenuto insufficiente per chiederne la custodia cautelare in carcere.
Scomparsa il 14 giugno scorso, la sorella Maria Rosa era stata trovata carbonizzata il 14 luglio, sul retro di quella che era l'abitazione e la sede dell'azienda edile della famiglia Albertani, a Cirimido, prima che il fallimento della ditta li costringesse ad abbandonare lo stabile, finito poi all'asta. Interrogata più volte, Stefania, la sorella minore e laureata, era sempre apparsa lucida e spigliata. Ma alla fine i sospetti erano ricaduti su di lei, che poche settimane dopo il ritrovamento del cadavere aveva tentato il suicidio ingerendo barbiturici.
Il movente del delitto sarebbe di natura economica: Maria Rosa, operaia in un calzaturificio della zona, aveva dei risparmi con i quali intendeva acquistare per sé lo chalet in cui viveva da sola in affitto. La sorella, si sospetta, voleva invece che quel denaro fosse utilizzato per comperare all'asta la casa di famiglia. Dalle indagini è emerso che Stefania, fingendosi mediatore immobiliare e poi avvocato, aveva inviato delle mail frapponendosi tra la sorella e il proprietario dello chalet, nel tentativo, si presume, che Maria Rosa rinunciasse all'acquisto. Acquisto che la donna non ha mai fatto in tempo a perfezionare.
link alla notizia:
temporeale.libero.it/libero/fdg/2903114.html
Scomparsa il 14 giugno scorso, la sorella Maria Rosa era stata trovata carbonizzata il 14 luglio, sul retro di quella che era l'abitazione e la sede dell'azienda edile della famiglia Albertani, a Cirimido, prima che il fallimento della ditta li costringesse ad abbandonare lo stabile, finito poi all'asta. Interrogata più volte, Stefania, la sorella minore e laureata, era sempre apparsa lucida e spigliata. Ma alla fine i sospetti erano ricaduti su di lei, che poche settimane dopo il ritrovamento del cadavere aveva tentato il suicidio ingerendo barbiturici.
Il movente del delitto sarebbe di natura economica: Maria Rosa, operaia in un calzaturificio della zona, aveva dei risparmi con i quali intendeva acquistare per sé lo chalet in cui viveva da sola in affitto. La sorella, si sospetta, voleva invece che quel denaro fosse utilizzato per comperare all'asta la casa di famiglia. Dalle indagini è emerso che Stefania, fingendosi mediatore immobiliare e poi avvocato, aveva inviato delle mail frapponendosi tra la sorella e il proprietario dello chalet, nel tentativo, si presume, che Maria Rosa rinunciasse all'acquisto. Acquisto che la donna non ha mai fatto in tempo a perfezionare.
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temporeale.libero.it/libero/fdg/2903114.html









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