15 dicembre 2010

L’ex moglie lo aveva dipinto come un mostro: maltrattava e abusava sessualmente dei suoi due bimbi. Lui, impiegato di banca originario di Vetralla, a causa di queste accuse era stato arrestato nel 2004 e condotto nel carcere di Mammagialla, dove aveva trascorso un mese e, successivamente, altri due ai domiciliari.
Ieri, il collegio dei giudici composto da Italo Centaro, Franca Marinelli e Salvatore Fanti lo ha assolto perché il fatto non sussiste. "La fine di un incubo - ha detto ieri mattina appena i giudici hanno letto la sentenza - oltre 6 anni di sofferenza".
Una storia che ha dell’incredibile, conclusasi nel modo migliore, anche se resta l’amarezza per un’esistenza completamente rovinata. La storia inizia nel 2003. L’imputato, impiegato di banca - difeso dagli avvocati Maria Rita Sermoneta e Massimo Proietti - e la convivente polacca, da cui ha avuto due figli, si separano. Dopo un anno la donna presenta due denunce contro l’ex compagno alla Questura di Viterbo: una a febbraio 2004, l’altra a giugno, accusandolo di maltrattamenti in famiglia e violenze sessuali su minori; l’uomo viene arrestato e condotto nel carcere viterbese Mammagialla. Viene sospeso dal servizio e messo al minimo dello stipendio fino alla fine del processo. Come se non bastasse, il tribunale dei minori gli toglie la patria potestà e lui da quel giorno non vedrà più i figli.
Il processo inizia a fine 2004 e si protrae fino alla giornata di ieri, dove i giudici, nonostante il pubblico ministero Paola Conti (subentrata al sostituto procuratore Laura Centofanti che condusse l’inchiesta) avesse chiesto otto anni di pena per l’imputato, decidono di assolverlo con formula piena, perché il fatto non sussiste. Per l’imputato è la fine di un incubo, ma resta l’amarezza per gli anni sprecati, che nessuno potrà mai restituirgli. "Sei anni e mezzo di lavoro buttati al vento – si sfoga - al minimo dello stipendio. Adesso la banca dovrà reintegrarmi a tutti gli effetti ma intanto ho perso soldi e possibilità di carriera". E annuncia subito ricorsi. "Chiederò il risarcimento del danno sia economico, sia morale". "Mi sono rifatto una vita nonostante le difficoltà e il dolore. Ho trovato una nuova compagna che mi è stata vicina nei momenti più brutti, ma non è possibile scordare di quello che ho dovuto sopportare. Adesso voglio giustizia".


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