27 novembre 2010


IMOLA - Gli aspetti da chiarire in questa intricata vicenda che avrebbe alleggerito per svariate decine di migliaia di euro le casse della diocesi di Imola e le tasche dell’ex economo della diocesi stessa sono tanti e variegati. Di certo, al momento, c’è solo che l’imputata, una 42enne di Mordano già condannata nel 2008 per avere estorto tramite un raggiro in concorso con la madre circa 300mila euro ad un altro sacerdote, dovrà rispondere di reati di truffa, estorsione e circonvenzione di persona incapace. Ieri mattina, davanti al giudice monocratico del tribunale di Imola Sandro Pecorella, si è aperta la fase dibattimentale del processo a carico della donna.


25 novembre 2009
La diocesi e l’anziano monsignore truffato, entrambi tutelati dall’avvocato Giuseppe Girani, si sono costituiti parte civile nel procedimento. Il processo, dopo l’ammissione di prove documentali e testi, è stato poi aggiornato al 12 maggio prossimo. Secondo l’inchiesta condotta dal sostituto procuratore Licia Scagliarini, la donna - assistita dall’avvocato Lucio Strazziari - avrebbe estorto al monsignore 86enne circa 150mila euro tra il 2005 e il maggio 2006. Il religioso - che una perizia medica richiesta in fase di indagine dall’avvocato Girani avrebbe confermato essere ormai non più lucido (da qui l’accusa di circonvezione di incapace) - impietosito dai racconti della 42enne - le avrebbe consegnato denaro da fondi personali contraendo anche alcuni debiti. Le successive udienze dovranno proprio chiarire - attraverso l’esame delle prove e l’audizione dei testi - come la donna sia riuscita a farsi consegnare il denaro e come questo denaro veniva poi impiegato.
link alla notizia:
www.romagnanoi.it/News/Romagna/Imola/Cronaca/articoli/93991/Estorce-150mila-euro-al-parroco.asp

http://www.romagnanoi.it/News/Romagna/Imola/Cronaca/articoli/236604/Denunciata-per-le-molestie-al-prete.asp

Una telefonata dopo l’altra, sempre allo stesso numero, quello della parrocchia. E così via, per diversi mesi. Ad avere sporto denuncia contro ignoti era stato un parroco oggi 87enne, ex economo della Diocesi. Dal lavoro della Procura di Bologna (pm Lazzarini) si è risaliti al “disturbatore”: si tratterebbe di una 42enne di Mordano, che dovrà quindi rispondere di molestie telefoniche (l’udienza è fissata il 12 dicembre).
E’ questo solo il filone di un caso molto più ampio che riguarda la donna, già condannata nel 2008 per aver truffato insieme alla madre circa 300mila euro a un altro prete. La stessa 42enne, infatti, è tuttora sotto processo per estorsione proprio nei confronti dell’anziano sacerdote. Nel mirino della Procura sono finiti quei 150mila euro complessivi che il prete aveva consegnato alla signora, la quale aveva affermato di trovarsi in forti difficoltà economiche. La prossima udienza è fissata per domani pomeriggio.

27 novembre 2010
http://www.ilrestodelcarlino.it/imola/cronaca/locale/2010/11/27/420868-truffa_prete_resta_condanna.shtml

ANCORA guai per Maria Baroncini, la 43enne di Mordano condannata a ottobre per truffa ai danni di un anziano prete della Diocesi di Imola.
Ieri la Corte d’appello di Bologna ha confermato la pena di un anno a cui era stata condannata in primo grado dal giudice Sandro Pecorella dopo che, il 28 maggio 2005, venne scoperta dai carabinieri mentre intascava una busta con 5mila euro in contanti. Quello scambio di denaro – uno dei tanti contestati alla donna e sempre riconducibili al prete a cui era riuscita a spillare in tutto 150mila euro – venne smascherato nell’ambito dell’indagine partita dietro segnalazione della diocesi.
Baroncini venne incarcerata e processata per direttissima il 30 maggio di quell’anno. Il giudice optò per una pena per truffa aggravata di un anno più una multa di 467 euro. Parallelamente partì il processo di primo grado (conclusosi a ottobre) sulla truffa complessiva al prete che l’ha portata a una condanna in primo grado a tre anni di reclusione, più due di libertà vigilata e a un maxi risarcimento: 300mila euro al sacerdote, 50mila alla diocesi e 20mila alla società che ne gestisce il patrimonio. Assistita in tutte le sedi dall’avvocato Lucio Strazziari, Baroncini ricorse in appello sulla condanna per l’episodio dei 5mila euro, ma ieri la terza sezione presieduta da Giovanni Scafa ha confermato la condanna a un anno. In particolare quel giorno del maggio 2005, Baroncini aveva preso contatto con il sacerdote che, come d’accordo, aveva preparato una busta a nome ‘Maria’ con 5mila euro in contanti. Poi il sacerdote l’aveva consegnata a un tassista davanti alla stazione ferroviaria, come la donna gli aveva suggerito, e l’uomo, ignaro di tutto, aveva poi portato la busta a destinazione.
IN QUELL’OCCASIONE lo scambio avvenne al mercato coperto del parcheggio Ragazzi del ’99 dove ad attenderla c’erano i carabinieri. In altre occasioni invece, come riferito dall’avvocato di parte civile Giuseppe Girani, «Baroncini aveva usato altri nomi femminili nelle telefonate al sacerdote, all’epoca colpito da neoplasia che gli aveva in larga parte compromesso le facoltà intellettive». Poi, come sempre, impartiva al prete le direttive della consegna, spesso tramite taxi, in punti della città a lei graditi. Sull’episodio si attende ora la decisione del legale difensore Strazziari, cioè se deciderà di ricorrere in Cassazione.


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