Esther Serrano si era fatta viva più volte, fra la fine di agosto e le prime settimane di settembre, a Camisano. La donna aveva contattato alcuni conoscenti in paese, i quali le avevano suggerito di rivolgersi ai carabinieri. Il motivo? «Nell'attico di via Zanella - era il ragionamento della dominicana di 38 anni - c'è una cassaforte con documenti importanti, gioielli e soldi del mio povero marito Maurizio. Vorrei recuperarli».
In realtà, quella donna innamorata altro non era, secondo gli inquirenti, che colei che aveva pianificato il delitto del coniuge per intascarsene la ricca eredità. E i contatti con Camisano confermerebbero l'ipotesi, che costituisce il movente di un efferato delitto.
La donna è in carcere da qualche tempo a S. Domingo. Con lei sono stati arrestati i suoi tre fratelli e l'autista del marito, il fido collaboratore di Maurizio Bezze, il manager in pensione di 56 anni ammazzato a sprangate nell'isola caraibica durante la notte fra il 22 e il 23 luglio scorsi.
Al momento, da S. Domingo i particolari relativi all'indagine trapelano con il contagocce. La polizia locale ha comunicato al consolato che la donna i suoi famigliari sono stati arrestati tutti con l'accusa di omicidio volontario aggravato. Un ruolo chiave ce l'avrebbe avuto l'autista. Da quanto è emerso, tutti e cinque - durante l'interrogatorio - hanno negato di aver avuto un ruolo nel delitto. A partire dalla moglie - sposata in seconda nozze - Esther, la quale però è stata trovata in possesso di una pistola, detenuta regolarmente.
Anche Maurizio era proprietario di un'arma, che è stata trovata all'interno della sua auto, chiusa a chiave. Quella notte Bezze - che viveva a S. Domingo dal mese di maggio, dopo un continuo via vai fra l'Italia e i Caraibi - era uscito con la sua auto, poi ritrovata ad alcuni chilometri dal suo corpo.
Bezze era andato in pensione a dicembre, dopo una vita come manager di una società di supermercati. Con la liquidazione e i suoi risparmi aveva acquistato una casa a S. Domingo, dove viveva con Esther e la figlioletta, oltre ad una serie di partecipazioni in società che gestiscono locali per turisti, in special modo europei.
Già in passato, proprio per i suoi investimenti ai Caraibi, Bezze era finito nei guai. Alla squadra mobile della questura vicentina era stata girata una segnalazione precisa che lo indicava come un narcotrafficante. All'esito dell'inchiesta, non emerse nulla: Bezze portava soldi in Centroamerica per comprarsi l'abitazione, non già per acquistare stupefacente. E quella era anche la ragione dei suoi frequenti viaggi, soprattutto dopo il matrimonio con Esther, diventata nel frattempo cittadina italiana.
Nel Padovano è rimasto invece Davide, 33 anni, figlio di prime nozze di Maurizio. Assistito dall'avv. Luca Pavanetto, il giovane - che ha avviato un'attività di meccanico nel Veneziano - ha cercato in questi mesi di avere informazioni sulla morte del padre prima, e sulle indagini poi. Con Maurizio i rapporti erano molto diradati, soprattutto dopo il secondo matrimonio, ma Davide ha appreso con sollievo la notizia dell'arresto dei presunti assassini di suo padre. «Spero che venga fatta al più presto giustizia», ha detto, sottolineando che al movente-eredità lui aveva pensato fin dal primo giorno. I beni di Maurizio, infatti, a S. Domingo rappresentano una fortuna per una famiglia locale. E la circostanza delle telefonate fatte a Camisano da Esther va in questa direzione. La donna voleva rastrellare ogni proprietà del marito. Che avrebbe pianificato di uccidere con crudeltà.









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